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THRESHOLD - Progressive metal tra Brexit e acronimi.
04/10/2017 (311 letture)
Caratterizzati da una storia costellata dai cambi di frontman, i Threshold ritornano in gran forma con un doppio concept album. Parlando con il chitarrista Karl Groom, che si è dimostrato molto disponibile, abbiamo avuto modo di scoprire di più sullo split con Damian Wilson e sulla genesi dell’ultima fatica in studio Legends of the Shires, senza trascurare domande di carattere più personale. Buona lettura!

Alessandro Pavoncello: Ciao Karl e benvenuto su Metallized.it. Cominciamo subito con un argomento generico: il tuo personale contributo alla musica progressive nel corso della tua carriera ha spaziato dal neo-progressive rock al progressive metal, ma quali sono state le tue maggiori influenze, relativamente al tuo modo di suonare?
Karl Groom: Ricordo che le band metal di fine anni ottanta e i loro chitarristi suonavano le scale il più velocemente possibile, ignorando al contempo qualsiasi melodia. Spesso, nel momento in cui iniziavano le parti strumentali, sembrava come se si trattasse di una canzone totalmente diversa, e quindi ho cercato di provare ad evitare questo inconveniente. I gruppi metal erano i miei preferiti ma amavo lo stile di chitarristi come Steve Lukather, David Gilmour e Dann Huff, che avevano una base di melodia.

Alessandro Pavoncello. Passiamo ad una domanda più particolare: Threshold (in italiano “soglia”, ndr.) è una parola davvero suggestiva e mi chiedevo quale fosse l’origine di questo nome.
Karl Groom: Il nostro bassista originario, Jon Jeary, propose questo nome poco dopo essere entrato nella band. Era un fan dei Moody Blues e la loro etichetta, una sussidiaria della Decca Music, si chiamava così. Niente a che fare con le porte d’ingresso :).

Alessandro Pavoncello: I testi e i temi dei vostri album sono sempre stati ideati molto accuratamente e in un certo senso sono per la maggior parte collegati a problemi personali e ambientali. Siete particolarmente legati, come band, a questo genere di argomenti e come pensate che vengano espressi nella vostra musica?
Karl Groom: Sebbene di album in album vengano toccati vari argomenti, cerchiamo di non fare la predica, fornendo piuttosto un approccio riflessivo.
Legends of the Shires è correlato a preoccupazioni di carattere personale e politico nella maniera in cui si cerca il proprio posto nel mondo e nel modo in cui ci si relaziona con le altre persone. È possibile certamente riscontrare parallelismi recenti nel mondo reale, da un punto di vista politico, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.
Le liriche di State of Independence hanno a che fare con questo tema e il riferimento personale può essere paragonato a qualcuno che sta attraversando un divorzio, dal momento che si tratta di un concept album “duplice”. Anche Small Dark Lines rappresenta i confini tra i paesi e sul versante personale ha a che fare con il lato oscuro delle persone e il voler affermarsi a scapito degli altri.
Avere un duplice concept era un’idea allettante e ci sono un paio di idee interessanti all’interno dei testi che hanno ulteriormente legato l’album al genere progressive. Casualmente, tutti i titoli delle canzoni iniziano con le lettere L, O, T ed S, ovvero l’acronimo di Legends Of The Shires. Inoltre, le iniziali di The Man Who Saw Through Time sono anche le iniziali dei giorni della settimana usati nella canzone per dare l’idea dei viaggi nel tempo (Thursday, Monday, Wednesday, Saturday, Thursday, Tuesday).

Alessandro Pavoncello: Sebbene come band abbiate sempre avuto un’identità ben definita, ci sono alcuni gruppi che avete preso come modello (non necessariamente nella scena progressive)?
Karl Groom: Decidemmo di fondare i Threshold perché nessuno suonava la musica che avremmo voluto ascoltare. Non c’era un genere chiamato progressive metal e volevamo essere essere riconoscibili per il nostro sound. Io e Nick Midson amavamo artisti come Testament, Malmsteen e Metallica. Jon Jeary era un grande fan di band progressive quali Rush, Pink Floyd e Genesis. Quando ci trovammo per la prima volta a scrivere della musica, per far tutti contenti decidemmo di provare e miscelare tutte le influenze nel nostro sound e questo aiutò a definire quello che divennero i Threshold anni dopo.

Alessandro Pavoncello: Recentemente vi siete separati (di nuovo) da Damian Wilson. Si è trattato di uno split pacifico? Siete ancora in contatto con lui?
Karl Groom: Damian è stato membro dei Threshold per tre volte e abbiamo lavorato anche su altre cose insieme, quindi non dovrebbero esserci problemi. Al tempo non volli dare un’opinione unidimensionale che avrebbe potuto dare l’idea che ci stessimo lamentando di lui, quindi decisi di aspettare per dare una spiegazione più dettagliata. A coloro i quali non è andata a genio la sua partenza, ricordo che Damian è ancora attivo dal vivo e ha pubblicato dei bei dischi da solista.

Nell’ottobre 2016, durante lo show del Progpower Europe provammo a programmare delle date per registrare con Damian, ma lui sembrò riluttante. Più avanti venne ad incontrarmi in studio dicendomi che aveva intenzione di lasciare i Threshold, fornendomi inoltre alcuni nomi di cantanti che avrebbero potuto rimpiazzarlo. Alcune settimane dopo disse di voler continuare e iniziò le registrazioni, ma ormai l’atmosfera all’interno della band era cambiata. Acconsentì quindi di onorare il tour a novembre di quest’anno ma non volle impegnarsi per futuri spettacoli dal vivo. A quel punto avemmo tutti la sensazione che ci sarebbe stato bisogno di scendere a compromessi per ciò che avevamo in programma di fare dopo. Non ho mai avuto l’intenzione di forzare qualcuno ad essere attivo nei Threshold, quindi lo abbiamo ringraziato per il suo tempo nel gruppo augurandogli il meglio per i suoi progetti.

Alessandro Pavoncello: Passiamo adesso al nuovo album: tu sei il principale autore nei Threshold, insieme a Richard West. Potresti quindi descriverci il processo di composizione di Legends of the Shires?
Karl Groom: Il metodo tipico di scrittura collettiva è che io scrivo una canzone e Richard vi aggiunge i testi. Poi io registro un demo con tutte le parti di batteria, basso, chitarra e tastiera il più possibile simili alla versione definitiva dell’album. I membri della band sono i benvenuti a suggerire dei cambiamenti se hanno una buona idea, ma almeno hanno un modello del punto di partenza.
Non mi è mai sembrato sensato proporre una canzone abbozzata e quando Richard aggiunge la voce guida, spesso la registrazione finale sarà molto simile ai contenuti del demo. È un processo che richiede un po’ di tempo ma la musica dei Threshold è complessa e non può essere approssimata.

Alessandro Pavoncello: Le canzoni del nuovo album erano già state completate quando Glynn è tornato nel gruppo e, se sì, come avete adattato le parti vocali alla sua voce?
Karl Groom: L’album era completamente scritto e arrangiato prima che chiunque altro della band lo sentisse, quindi Glynn si trovava nella solita posizione. Per l’appunto, ricordo che le canzoni di Glynn sono state concluse nello stesso modo in cui era solito scrivere per i Threshold su Psychedelicatessen. È semplicemente la maniera in cui componiamo musica nel gruppo ed è un processo molto personale.
Abbiamo lasciato Glynn tre settimane con il nuovo album e lui ne ha imparato la gran parte in quel lasso di tempo. Successivamente è tornato per un'altra sessione al fine di completare le parti vocali delle restanti canzoni.

Alessandro Pavoncello: Come mai avete deciso di rilasciare l’album come doppio cd? C’è un concept che sottende ad ognuna delle tracce?
Karl Groom: Non avevamo certo pianificato di scrivere un doppio concept album quando abbiamo iniziato a comporre Legends of the Shires. È stato un processo totalmente organico che è culminato con 83 minuti di musica e abbiamo semplicemente continuato a scrivere mentre l’ispirazione continuava a venire. A un certo punto abbiamo deciso che sarebbe stato un album doppio e abbiamo voluto creare il nostro primo concept album dai tempi di Clone del 1998. La musica è contenuta perfettamente su un doppio LP e, parte fondamentale, le tracce rimarranno nell’ordine corretto una volta trasferite sui quattro lati del vinile.
Penso di aver descritto il concept più sopra, ma si tratta di qualcosa che abbiamo tenuto in mente dall’inizio alla fine, sia musicalmente sia per quanto riguarda i testi.

Alessandro Pavoncello: Come mai avete deciso di rilasciare Lost in Translation, che è un brano molto lungo, come primo singolo del vostro nuovo album e che tipo di reazioni vi aspettavate?
Karl Groom: Il piano originale prevedeva di rilasciare Small Dark Lines con il relativo video come primo singolo, ma non siamo riusciti ad incontrarci per una data abbastanza vicina e la Nuclear Blast aveva bisogno di un brano per la data del pre-order. Comprendo che la scelta di questa canzone dev’essere stata piuttosto sofferta per la casa discografica, ma il lato progressive è parte della nostra musica. Per quel che ne so, Lost è il singolo più lungo che io ricordi e abbiamo pensato che fosse un’idea interessante per una release di 10 minuti. Inoltre, simboleggia il fatto che siamo una band progressive metal e che questo è un doppio concept album. I singoli mostrano deliberatamente i vari lati della musica sul disco e hanno dato agli ascoltatori un’idea su che cosa aspettarsi prima della pubblicazione.

Alessandro Pavoncello: Bene Karl, ti ringrazio molto per la tua disponibilità e per le tue risposte. Vorresti lasciare un messaggio ai nostri lettori?
Karl Groom: Durante la sua creazione, questo album è diventato qualcosa di speciale nella storia dei Threshold, e a ogni fase tutto andava al suo posto come fosse predestinato. Una delle ragioni principali per cui vado avanti con il progetto Threshold è per stabilire un contatto con le persone attraverso la musica. Spero che questo album lasci un segno su coloro che lo ascolteranno e che essi possano cogliere qualcosa di significativo ascoltandolo.
Spero che i Threshold abbiano presto l’opportunità di tornarvi a trovare dal vivo!



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Threshold - Legends of the Shires
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Karl Groom
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Threshold - La band
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