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CANDLEMASS - CrossRoads Live Club, Osteria Nuova (RM), 30/09/2017
07/10/2017 (919 letture)
Di recente le formule "Doom over.." o "Death over.." sembrano stare prendendo piede in maniera sempre più proficua, sulla scia di un format che, per il momento sperimentato solo nel doom e nel death metal, vuole portare nelle principali città italiane festival tematici che raccolgano gruppi underground del genere, nonché headliners internazionali di tutto pregio.
Così, se a marzo scorso il Doom Over Brixia aveva ospitato nella città di Brescia una combo che vedeva tra i gruppi principali i Candlemass, adesso anche Roma, qualche giorno fa, ha potuto godere della presenza dello storico gruppo svedese, in una versione del Doom Over Rome che ha visto il set dei Candemass privilegiare brani del primissimo repertorio, alla luce del trentennale dell'uscita di Nightfall.. con grande estasi da parte di tutti gli astanti.
Un evento imperdibile che, nonostante una location un po' fuori mano come il CrossRoads di Osteria Nuova e la vicinanza della data romana dei Voivod (che si sono esibiti in uno show incredibile due sere prima - un'ennesima lezione di classe da parte dei canadesi), non sembra aver risentito molto in termini di presenze, contando su una partecipazione corposa e coronando alla perfezione il weekend musicale capitolino.

Purtroppo, nonostante una partenza anticipata rispetto al canonico orario, una serie di ritardi causati in parte anche dall'immancabile traffico, mi fanno arrivare al locale quando gli Invernoir -secondo gruppo previsto nel bill di questa sera- hanno da poco terminato da loro esibizione.

CIRCLE OF WITCHES
Arrivo, dunque, mentre stanno per prepararsi a salire sul palco i salernitani Circle of Witches, che in divergenza con una scelta estetica che li avvicina un po' al mondo biker, propongono una strana mistura tra heavy rock e rallentamenti stoner. In effetti ho avuto difficoltà ad inquadrarli, perché mi sono sembrati accostare elementi tratti da repertori molto diversi che, però, non hanno trovato una sintesi omogenea e convincente. I brani scelti in scaletta questa sera sono per lo più tratti dal loro prossimo disco, come più volte ricordato dallo stesso frontman e, nonostante si debba riconoscere al cantante/chitarrista Mario "Hell" Bove una massiccia presenza scenica, i suoi tentativi di incitamento non hanno smosso un parterre che mi è sembrato essere ancora un po' freddo.
Giocando con tematiche storiche ed inneggiando dapprima alla libertà di pensiero, con la citazione a Giordano Bruno, e, successivamente, chiamando in causa lo spirito di ribellione, con il ricordo del gladiatore Spartaco, i Circle of Witches fanno leva sulla distorsione del basso e su un'esecuzione abbastanza sporca. Un'attitudine molto grintosa durante tutto il concerto fa capire quanto lo spirito del gruppo sia più che altro rivolto verso uno stile rock'n'roll (o "hell'n'roll", come amano definirsi), anche se il monicker ad un primo impatto potrebbe dare l'effetto fuorviante di pensare ad un gruppo con tematiche lisergiche o al massimo occult, mentre le brevi incursioni stoner danno uno stop momentaneo alla tonalità preponderante che un po' destabilizza. Insomma, un'esibizione buona, che tuttavia non ha incontrato pienamente i miei gusti, soprattutto a fronte di un mix di linguaggi che mi hanno lasciata interdetta, piuttosto che incuriosita.

SHORES OF NULL
Gli Shores of Null proiettano in sala un'atmosfera decisamente diversa, rispetto a chi li ha preceduti. La band sta col tempo guadagnando maggior rilevanza nell'underground, forte anche di un riuscitissimo debutto, Quiescence, che qualche anno fa li ha fatti emergere con il loro doom melodico e dalle tinte tenui ed intime, degne dei Katatonia e degli Swallow the Sun. Già solo l'ascolto della titletrack suggerisce paesaggi desolati e malinconici, che rappresentano un po’ il filo conduttore di tutto il mood della loro proposta. Anche l'ultimo Black Drapes for Tomorrow rimane sugli stessi stilemi e la scaletta scelta questa sera sembra essere, come lecito aspettarsi, più sbilanciata verso il lavoro uscito ad aprile scorso.
Davanti ad un pubblico più rinfoltito e più responsivo, l’esibizione non disattende le aspettative che oramai viene naturale rivolgere nei confronti del gruppo e tutto il condensato emotivo dei pezzi viene ricostruito efficacemente anche in un contesto meno “privato” come un palco di questa portata. Insomma, non un lavoro semplicissimo, se si considera che questo tipo di musica funziona proprio grazie alle sensazioni che trasmette durante un ascolto solitario o più raccolto, ma che grazie anche alla perfetta prova vocale di Davide Straccione trova una sua dimensione ed un suo equilibrio anche in sede live, con un alternarsi di parti in growl più profonde e parti in pulito più sospese.

EPITAPH
Ci avviciniamo lentamente all’ingresso dell’headliner, ma prima accogliamo i veneti Epitaph, un altro gruppo che attendevo particolarmente in questa serata. Non avevo avuto ancora modo di incrociarli, ma ho sempre nutrito stima musicale nei loro confronti, anche perché -non dimentichiamoci- la band in formazione vanta la presenza di Nicola Murari (basso) e Mauro Tollini (batteria), entrambi ex-Black Hole: un gruppo che necessita di poche presentazioni per il grande contributo speso nel far coagulare tutto quel movimento oscuro ed occulto, che dalla metà degli anni ’80 si concretizzò nel tipico dark sound italiano.
Gli Epitaph cercano di incorporarne la pesante eredità, riproponendo un certo immaginario funereo ed avvalendosi anche della conturbante presenza scenica del frontman Emiliano Cioffi, che nonostante abbia già annunciato la separazione dal gruppo, continua ad accompagnarlo live, tenendo fede agli impegni già presi mentre si cerca un sostituto. Dopo l’incipit piuttosto raccolto, con tanto di ingresso di vestale nera nell’atto di accendere una candela e le luci rosse emesse dalle orbite di un teschio, la prosecuzione dell’esibizione sarà molto più muscolare e coinvolgente, anche perché lo stesso Emiliano nel gestire ed interpretare i pezzi non ha affatto timore di scomporsi. In un primo momento, quando gli Epitaph hanno appena attaccato col brano di apertura, è seduto sul bordo palco e quasi sembra una persona del pubblico, salvo poi alzarsi e conquistare il microfono per esplodere in tutta la sua teatralità. Il risultato è un grottesco show in cui il cantante si abbandona in maniera quasi schizofrenica, mentre alle spalle del gruppo scorre un film animato e nelle orecchie dei presenti incuriositi si alternano i brani di Claws, disco uscito proprio qualche giorno fa.

CANDLEMASS
Finalmente arriva il momento di accogliere i Candlemass: la sala oramai è pienissima e l’adrenalina è palpabile mentre i membri del gruppo salgono sul palco sulle note della celebre Marcia Funebre. C’è molta curiosità nei confronti di ciò che la nuova conformazine della band ci offrirà questa sera, a fronte anche dell’incolmabile mancanza di un leader così carismatico e unico come Messiah, a cui Mats Levén dovrà dar conto. Il cantante sceglie un atteggiamento ibrido: da una parte durante lo show darà prova di grinta e serietà nel ricoprire un ruolo così spinoso, dall’altra invece opta per un dettaglio autoironico indossando una maglietta sulla quale troneggia la scritta “He’s not Messiah, he’s a very naughty boy”.
Un approccio più “randagio” in effetti è evidente nell’impostazione più rock di Levén, che adotta un cantato molto più sporco rispetto all’originale, graffiando spesso durante gli acuti, nonostante già l’attacco con Mirror Mirror metta subito in chiaro la grande estensione ed il grande corpo vocale del frontman. Ma il vero scompenso in sala si creerà quando sentiremo le prime note di Bewitched: è sicuramente il brano più iconico dei Candlemass e dopo una quantità sconfinata nell’ascoltarlo e nel tentare di interpretarlo nelle più disparate occasioni, è veramente emozionante sentirlo finalmente dal vivo. L’interpretazione è buona, forse la scelta di suonarlo in chiave ribassata rispetto alla versione originale gli dà un tono più oscuro a discapito dell’epicità su cui in realtà in brano si poggiava, anche grazie alla voce più lirica di Messiah che in questo caso viene piegata -come già precisato- su tonalità più sporche. Ciò non toglie che sia stato in una certa misura divertente, durante il ritornello, fare il famoso gesto dell’indicare con il dito puntando verso il palco in maniera corale.
La scaletta proseguirà estrapolando brani esclusivamente dal primissimo repertorio dei Candlemass, in particolare dai primi tre dischi e con un occhio di riguardo nei confronti di Nightfall, che raggiunge una certa maturità artistica ma che paradossalmente sembra molto più longevo di tanti altri.

Il gruppo si dimostra decisamente in forma: Lasse è imponente con i suoi assoli, alternandosi a Mappe nel conquistare l’attenzione del pubblico, e nel complesso l’esibizione si mantiene molto omogenea nel tararsi su livelli molto alti, sia qualitativi che di coinvolgimento. I presenti sono, infatti, molto partecipi, anche se in alcuni frangenti forse una latente staticità ha un po’ smorzato la tensione, che quindi ha vissuto momenti altalenanti raggiungendo (oltre che con Bewitched) alti vertici in concomitanza con la bellissima esecuzione di At the Gallows End.
Una breve pausa ci separa dalla tripletta posta a chiusura definitiva del concerto, un tris davvero pazzesco, che si appoggia a Demons Gate e Crystal Ball per scuoterci prima di farci sprofondare con la straziante Solitude: una cesura netta, tombale, impeccabile.

A conclusione, dopo averci donato degli inchini di ringraziamento, i Candlemass ci salutano abbandonando il palco, nella piena soddisfazione da parte di tutti gli astanti, sia per la perfezione della scaletta, sia per la classe con cui ci hanno conquistati. Sarebbe inutile fare chiose sulla mancanza di un elemento chiave come Messiah, che senza dubbio avrebbe fatto schizzare la qualità a livelli ineguagliabili. Marcolin permane come presenza astratta, ho in effetti avuto sempre lui in testa e rappresenterà per sempre lo spirito dei Candlemass, ma stasera la band ha lasciato tutti a bocca aperta e bisogna riconoscerne il valore senza chiudersi in nostalgiche pretese.

SETLIST CANDLEMASS
Intro (Marche Funébre)
1. Mirror Mirror
2. Bewitched
3. Dark Reflections
4. The Well Of Souls
5. A Cry from the Crypt
Intro (Gothic Stone)
6. Dark Are the Veils of Death
7. At the Gallows End

---Encore---
8. Demons Gate
9. Crystal Ball
10. Solitude



Quello che si offende facilmente
Lunedì 9 Ottobre 2017, 10.15.58
2
Ho avuto la fortuna di vedere i Candlemass con Marcolin e sinceramente Leven secondo me non centra nulla, la voce ed il carisma di Messiah sono nell'ambito dei Candlemass irraggiungibili, specie se si opta per un cantato hard rock...sinceramente gli preferivo di gran lunga Robert Lowe che era più adatto, malgrado la voce di Messiah rimanga per quanto mi riguarda "la voce" dei Candlemass...Leven era perfetto negli Abstrakt Algebra, dove invece le canzoni nascevano per la sua voce. Poi per carità è professionale ed è un cantante con un curriculum di tutto rispetto...ma non mi convince nel contesto.
Doom
Sabato 7 Ottobre 2017, 14.28.30
1
Deve essere stato un evento di un certo spessore da quello che leggo. Oltretutto la setlist dei Candlemass e' letteralmente da brivido...Purtroppo ( o per fortuna ) io faccio parte di quelli che dovendo obbligatoriamente scegliere tra loro e i Voivod ho optato per i canadesi, ma almeno non me ne sono pentito. Grandi gruppi entrambi, alla prossima.
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