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DELIRIUM X TREMENS + KANSEIL - Revolver, San Donà di Piave (VE), 14/10/2017
18/10/2017 (693 letture)
In un assai nebbioso sabato sera di metà ottobre, il Revolver di San Donà di Piave ospita un evento di una certa rilevanza emotiva e territoriale: quello organizzato è infatti un concerto commemorativo della strage del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963 sulle montagne al confine tra Friuli e Veneto. La serata a tema ha luogo cinquantaquattro anni esatti dopo la tragedia e intende far riflettere i presenti attraverso musica e testi di due gruppi che hanno molto a cuore la vicenda: i protagonisti sono infatti i Kanseil, giovane band folk metal proveniente dal Cansiglio, e i Delirium X Tremens, quartetto death metal di Belluno. Entrambe le formazioni hanno dedicato pezzi delle loro discografie proprio alla suddetta catastrofe, la quale vede da una parte come carnefice la stupidità umana e dall'altra come vittime innumerevoli uomini, donne e bambini. Ad anticipare lo show, per rendere il tutto ancor più toccante, c’è la proiezione su maxi schermo dello storico monologo Il Racconto Del Vajont di Marco Paolini, drammaturgo italiano. La serata è studiata in tutti i dettagli: il locale assume le sembianze di un cinema dalle 20:30 alle 22:45 circa, passando per le 22:39, orario del disastro (segnato con un grande orologio posto proprio in parte allo schermo); non appena il filmato si conclude, sale sul palco il primo gruppo, seguito dopo un’oretta dal secondo, a cui si dedica un po’ più di spazio in termini di tempo.
Al mio arrivo al Revolver la scena che mi si palesa davanti è davvero suggestiva, ed è destinata ad un crescendo di pathos: gli sguardi e le orecchie di tutti i presenti sono rapiti dalle parole e dalla teatralità di Paolini, che spiega in maniera dettagliata quanto avvenuto, tra drammaticità e – laddove possibile – sottili battute, queste per rendere la narrazione un po’ meno amara. Tra commozione e riflessione, il filmato mi lascia un senso di vuoto interiore che non riesco a descrivere, un nodo alla gola che porterò avanti anche durante le due esibizioni, nonostante il divertimento generato dalla dimensione live dell’evento. D'altronde l’obiettivo di una serata come questa, tanto anomala quanto perfetta ed egregiamente riuscita, è proprio quello di tener vivo il ricordo e di smuovere le coscienze di fronte alle gravi conseguenze della mano umana, spesso superficiale e guidata unicamente da scopi speculativi.

KANSEIL
Il compito tutt'altro che semplice di suonare dopo tali premesse spetta agli amici Kanseil, che non nascondono il loro lato emotivo e anzi, lo fanno trasparire appieno tramite parole e teatralità sul palco. Per la serata (così come per tutti gli altri enne-concerti della band a cui ho assistito da quando li conosco), il gruppo veneto ha scelto di inserire in scaletta i brani più rappresentativi di Doin Earde, disco pubblicato nel 2015 dalla Nemeton Records. Quello proposto dai sette del Cansiglio è un folk metal con influenze death, riscontrabili sia nel cantato che nelle parti strumentali. Il gruppo appare espressivo, movimentato e affiatato dall'inizio alla fine, senza mostrare alcun tipo di calo. I primi due brani della setlist si collegano abilmente al monologo proiettato in precedenza: La Sera, ballad folk, mantiene costante il mood della sala, mentre la lunga e tecnica Vajont, come da titolo, narra tra italiano e dialetto locale la strage e la dimensione emotiva che essa comporta. Come di solito invece avviene, in quest’ultima canzone stasera manca l'intro narrativa di Stefano, forse per creare una sorta di continuum col documentario, che già di per sé è risultato esaustivo e toccante. Ad ogni modo il pezzo appare riuscito appieno e tutti gli strumenti riescono a stagliarsi sulla batteria pressante di Luca, dal flauto al kantele, passando per le chitarre. A rendere l’esecuzione ancor più riuscita è il finale, durante il quale il cantante Andrea scende dal palco per riunirsi coi presenti in un gesto simbolicamente commemorativo. Ciada Delàmis, più breve e d’impatto, vede l’ingresso della cornamusa di Zanchettin, sostituta del già citato kantele; la sezione ritmica e le harsh vocals fanno sì che si scateni ciò che Andrea chiama “pascolo”, meglio tradotto come pogo. Su Doin Earde ( tua terra, tradotto) spiccano le chitarre di Davide e Federico, che si stagliano sui cambi di ritmo e sulla melodia del flauto. Sulla scia di questo brano è Bus De La Lum (inghiottitoio carsico collocato sulla piana del Cansiglio), con il suo inizio strumentale che sfocia in parti più serrate, alt"ernate ad altre più melodiche dove non mancano gli assoli di chitarra. Un elemento di novità è dato dalla successiva Ander De Le Mate, brano inedito suonato per la prima volta al Fosch Fest dello scorso anno e che sarà incluso nel prossimo disco della band, su cui si inizierà a lavorare dai primissimi giorni del 2018: col suo piglio folk accattivante vede l’alternanza tra voce scream e clean, quest’ultima con una resa davvero notevole. Panevìn, come di consueto ai concerti dei Kanseil, riesce a smuovere alla grande il pubblico, che balla, poga, canta e salta mentre a turno i membri della band scendono in platea per unirsi alla grande festa. Anche Tzimbar Bint regala un’atmosfera scanzonata e divertente, a chiusura di un’esibizione impeccabile, ricercata e folkloristica.

"Corpi che affioran sul letto di morte,
silenti tutti restaron di fronte alla valle
vite spezzate che gridano ancora,
l’urlo che sordo fu avvolto nell’ombra.
Silenzio tremante di chi già sapeva,
dell’uomo che è causa della propria rovina,
vivranno per sempre nei secoli ancora,
vivrà chi è morto nella nostra memoria"
.

SETLIST KANSEIL
1. La Sera
2. Vajont
3. Ciada Delàmis
4. Doin Earde
5. Bus De La Lum
6. Ander De Le Mate
7. Panevin
8. Tzimbar Bint


DELIRIUM X TREMENS
Dopo un breve check della strumentazione fanno il loro ingresso sul palco del Revolver i Delirium X Tremens con il loro "dolomitic death metal". Come i Kanseil, anche i quattro di Belluno non tralasciano l’apparenza e indossano trucco e abiti in linea con quanto cantato nelle loro canzoni. Se col gruppo precedente erano i tratti folk a prevalere, adesso lo sono quelli death; i richiami tipici all'interno dei brani portati sul palco sono comunque mantenuti grazie ai testi e alle evocative ed accattivanti basi registrate, sia corali che narrative. La proposta dei nostri si focalizza su un cantato tendenzialmente in growl e raramente in pulito, accompagnato da blast beat martellanti e riff potenti: ciò che ne deriva è una prestazione incalzante e pressata in cui non mancano grinta e teatralità. All’interno della scaletta trovano luogo in ugual misura brani estratti da Belo Dunum, Echoes From the Past e Troi, rispettivamente 2011 e 2016. Tutti i pezzi eseguiti, fatta eccezione per gli intermezzi corali, risultano essere delle valanghe sonore che trasmettono carica e che inducono il pubblico a continui headbang. Oltre alle riuscitissime Col di Lana, Mount of Blood e The Dead Stone (entrambe estratte dall'ultimo disco), esempio lampante di ciò è senza dubbio The Legend of Càzha Selvàrega col suo piglio veloce e potente, alternato alle sezioni finali più melodiche, accompagnate dal doppio pedale sempre presente di Thomas. Durante tutti i brani, il cantante Ciardo pare proprio cavarsela egregiamente col suo growl e non tralascia la dimensione on stage, muovendosi continuamente e incitando il pubblico insieme al chitarrista. Anche il bassista Pondro non è da meno e intona spesso con molta carica i cori registrati, accompagnando così il singer. Le folkloristiche Artiglieria Alpina, The Voice of the Holy River e la lunga Spettri Nella Steppa (dedicata alla storia degli alpini in Russia) si aggiudicano il podio della serata, dimostrando la qualità e la tecnica del combo bellunese a trecentosessanta gradi. Quest’ultima, inoltre, vede l’alternanza di parti cadenzate ad altre strumentali che pongono i riflettori sugli arpeggi di chitarra di Med, impeccabili. Con Teveròn, the Sleeping Giant i ritmi tornano a farsi cupi e i blast beat hanno la meglio insieme al growl di Ciardo. Ancient Wings, traccia opener di Troi, mostra ancora una volta il lato più sperimentale e folk della band, tra cambi di ritmo, basi di cornamusa e flauti, e riff veloci di basso e chitarra. Il finale della scaletta è costituito dalla trilogia dedicata al Vajont, inclusa nel penultimo lavoro da studio: la narrazione di Ciardo, che traduce parti del testo dal bellunese all'italiano, cala l’ascoltatore nello stesso mood drammatico e toccante di inizio serata. La chitarra elettrica di Med è in primo piano in tutto il climax esecutivo dei tre pezzi (assolo incluso), accompagnando abilmente la voce, più efferata nel ritornello per poi tramutarsi in clean verso la conclusione. Che dire: un finale perfettamente eseguito, che chiude il cerchio di una serata che ha saputo lasciare un segno indelebile.

"You will be remembered
Like the one who remembers murders
A shame that no purifying
water will be able to wash away"
.

SETLIST DELIRIUM X TREMENS
1. Col Di Lana, Mount of Blood
2. The Dead of Stone
3. The Legend of Càzha Selvàrega
4. Artiglieria Alpina
5. The Voice of the Holy River
6. Spettri Nella Steppa
7. Teveròn, the Sleeping Giant
8. Ancient Wings
9. Life Before Nothing
10. Scream of 2000 Screams
11. The Memory



Luke25
Mercoledì 18 Ottobre 2017, 10.58.56
2
Serata davvero emozionante, dalla proiezione di inizio serata fino alle due esibizioni di Kanseil e Delirium X Tremens. Come ha giustamente sottolineato annie, i Kanseil hanno sfornato una prestazione praticamente perfetta e questa volta ho sentito Andrea praticamente identico a studio! I Delirium X Tremens invece non li conoscevo, ma sono davvero dei carri armati! Un death metal diverso dal solito con testi stupendi! \m/
Doom
Mercoledì 18 Ottobre 2017, 9.22.14
1
Bell'evento davvero. Complimenti agli organizzatori...giusto non scordarsi queste tragedie passate che spesso e volentieri passano nel dimenticatoio a scapito delle solite cose che ci vengono propinate. Delirium band che merita davvero.
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18/10/2017
Live Report
DELIRIUM X TREMENS + KANSEIL
Revolver, San Donà di Piave (VE), 14/10/2017
 
 
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