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SAINT VITUS + MOS GENERATOR - Traffic, Roma, 11/10/2017
19/10/2017 (435 letture)
Sono passati tre anni dall'ultimo concerto che i Saint Vitus hanno tenuto nella Capitale e, nel frattempo, si sono succeduti un bel po' di cambiamenti: innanzitutto, il locale che ospitò la band, l'INIT, a seguito di alcune vicissitudini purtroppo ha dovuto chiudere la propria attività, ma è recente notizia che continuerà a sopravvivere con una nuova configurazione ed in un'altra location; secondariamente, dopo l'estradizione dal territorio europeo per possesso di droga, a guidare lo show questa sera non ci sarà più Wino, ma Scott Reagers, storico primo cantante e tra i fondatori del progetto nel 1981 (anche se la band era già in attività dal 1979, ma con il monicker Tyrant).
Unico elemento di similitudine, se vogliamo, è la presenza di un gruppo spalla che devia il mood della serata sullo stoner: gli Orange Goblin allora, i Mos Generator oggi. In effetti colpisce il fatto che la band, per lo meno le volte che ho avuto modo di vederla, abbia cercato spesso di affiancarsi a gruppi di questo genere, piuttosto che a quelli più "classicamente" doom. Fatto sta che molta attesa è stata riposta nei confronti di questa data, proprio alla luce del cruciale cambiamento di line up, che ha sconvolto l'assetto della band non unicamente da un punto di vista formale, ma incidendo anche da un punto di vista sostanziale... e ne darà ampia dimostrazione la scaletta di questa sera.

MOS GENERATOR
Entriamo in sala che già sono pronti i Mos Generator, power trio proveniente da Seattle che ci riscalda con un heavy stoner pieno di groove. Premetto che il genere non rientra per nulla tra i miei ascolti abituali, anche alla luce dell'inflazionamento che aveva subìto negli ultimi anni, che lo aveva reso ricco di tanti gruppi con davvero poco margine di originalità e interesse. Tuttavia, i Mos Generator mi hanno piacevolmente colpita durante la loro esibizione e, contrariamente ad altre band dell'ondata, che passano tranquillamente inosservate, hanno avuto grande abilità nel tenere il palco, conquistando una sala che non si è per nulla chiusa nella timidezza tipica che spesso i gruppi in apertura devono sostenere. Lentamente tutti ci siamo fatti coinvolgere ed al termine di ogni pezzo non sono mai mancati applausi ed urla molto sentite.
Sicuramente un grosso ruolo nella riuscita della performance è svolta dal frontman e chitarrista Tony Reed, che ha dato dimostrazione di essere molto empatico nei confronti del pubblico, cercando di interagire quanto più possibile per ricevere in cambio altrettanto calore. Il suo peso scenico è stato notevole e Reed ha saputo gestire benissimo anche un inconveniente come la rottura di una corda, che ha dovuto cambiare in diretta sul palco: nell'intrattenere il pubblico, non si è avuta per niente la sensazione che la tensione si fosse interrotta, anzi, il tutto è scivolato via abbastanza indolore e subito dopo i Mos Generator sono ripartiti con grande grinta e scioltezza. Musicalmente la band si destreggia tra uno stoner più cupo, con inserti heavy rock e pause atmosferiche e bluesy, che provocano quindi un alternarsi di sensazioni molto eterogenee durante l'ascolto e la partecipazione. Il fatto che i pezzi siano così articolati tiene calamitato il pubblico e, a parte una manciata di brani estratti dal loro ultimo lavoro Abyssinia, ho trovato interessante l'ascolto di Step Up, che dopo una partenza acida, si incrocia ad un testo più melanconico per poi trascinarsi nell'intermezzo guidato da un lungo solo di chitarra. Il pathos culmina nella ripetizione ossessiva della strofa "I know you feel lost. But you better find a way.", un mantra che ci conduce verso il finale.

SAINT VITUS
Come anticipato nell'introduzione, la curiosità di vedere i Saint Vitus dal vivo con Reagers era tanta e la sala del Traffic conta un ottimo numero di presenze, se valutiamo anche il fatto che sia mercoledì.
Fanno progressivamente ingresso sul palco Henry Vasquez, Pat Bruders (che da qualche tempo sostituisce al basso Mark Adams, deficitario per via di alcuni problemi fisici dovuti all'età ed agli abusi), ma è ovviamente sullo zoppicante Dave Chandler (che, a seguito di una lesione al tendine, si accompagna con due stampelle) e sul cantante re-ingaggiato che tutti gli occhi sono puntati.

Il pezzo con cui ci salutano i Saint Vitus è la meravigliosa Dark World, davanti alla quale difficilmente riesco a contenere l'entusiasmo. Lo dichiaro da subito: per me la scissione che certa fanbase fa in merito alla dicotomia Wino - Reagers non esiste; apprezzo il gruppo in entrambe le versioni, sicuramente Born Too Late resta il loro disco più emblematico, ma davanti a capolavori troppo poco valorizzati come Die Healing ed Hallow's Victim non si può far altro che riconoscerne la classe. Sempre dal disco uscito nel 1995 è scelto il secondo brano in scaletta, One Mind, ed il parterre già inizia a scatenarsi prepotentemente sotto il palco, incitando più volte il frontman e riempendolo di ovazioni. Ciò testimonia quanto la sua presenza rappresenti per molti un evento importante, tanto da trasmettere visceralmente tutto il coinvolgimento e l'ammirazione davanti ad una qualità canora rimasta intatta, nonostante lo scorrere degli anni. A discapito di un volume troppo basso, almeno per chi come me era a ridosso della prima fila, Scott è comunque protagonista di una prova impeccabile, ricca di quelle sfumature vocali che hanno dato un certo spessore alle release del gruppo.
L'attitudine è antitetica rispetto a quella di Wino, ma ciò non è da vedere necessariamente come una nota negativa: in molti hanno avanzato questa critica, perché forse i Vitus sono più spesso associati ad un approccio "acido" (in tutte le gradazioni di significato che questo termine può contenere) e Wino certamente possiede il carisma randagio che incarna alla perfezione un mood meno impegnato e più lisergico. Anche come impatto scenico l'effetto è nettamente diverso: se Wino è trascinante con le sue derive psicotrope, che lo fanno realmente somigliare a quel "living dead" citato in Born Too Late, Reagers ha al contrario un approccio più posato (ma energico), professionale e di classe, fosse anche solo per la scelta di portare con sé sul palco una tazza di tisana calda, che sorseggerà tra un brano e l'altro per preservare la voce (alternando, però, qualche sorso di birra).
Le successive War Is Our Destiny e White Magic/Black Magic mantengono l'hype altissimo e durante i rispettivi ritornelli è un tripudio di cori che urlano all'unisono. Scott ringrazierà più volte per la risposta così appassionata e quando gli chiediamo di alzare il volume della voce, scherzosamente, al fonico dirà "Alza il volume, a me puoi anche toglierlo dalle spie, posso cantare senza, mi bastano le loro voci (indicandoci ndR).. I know who I am!".
La frase ovviamente infonderà una carica ancora più adrenalinica alla partecipazione di tutto il pubblico, che non smetterà di agitarsi nel sentire la sabbathiana H.A.A.G., ma che esploderà bruscamente sulle note di White Stallions, direttamente dall'Ep del 1985. C'è spazio anche per un brano inedito, Bloodshed, su cui Chandler si lancerà in un assolo convulso e che ha rappresentato una buona premessa per ciò che bollirà in pentola per i prossimi mesi.

Ci avviamo alla conclusione ed i due encore scelti sono Saint Vitus dall'omonimo disco di esordio e l'immancabile Born Too Late, due totem perfetti per sigillare un concerto davvero di alto livello.
E' stato un rammarico non aver potuto sentire nitidamente la voce di Scott Reagers con l'amplificazione della sala, ma grazie alla prossimità col le transenne del bordo palco ho avuto la conferma (ascoltando il timbro naturale) che la forma del cantante è inalterata e la serietà che ha riversato nei confronti del ruolo che ricopre, sia nella band che di fronte ai fan, sono sicuramente dei dati importanti, che hanno contribuito a rendere la serata indimenticabile grazie anche alla forte connessione emotiva che si è creata tra presenti e frontman.

SETLIST SAINT VITUS
Dark World
One Mind
War Is Our Destiny
White Magic/Black Magic
The Sadist
H.A.A.G.
White Stallions
Bloodshed (inedito)
Burial at Sea

---Encore---
Saint Vitus
Born Too Late



Doom
Giovedì 19 Ottobre 2017, 13.59.41
3
Scaletta da brividi direi...white magic/black Magic, Burial at the Sea, White stallion, War is our destiny, The sadist...tra i miei brani preferiti dei SV. Complimenti
homer
Giovedì 19 Ottobre 2017, 11.00.23
2
io li ho visti a mezzago e dopo due canzoni scott a girato le spie per farci sentire la voce dopo che gli era stato detto non si sentiva. ma anche li e cambiato poco. concerto molto bello lo stesso pero
Muki97
Giovedì 19 Ottobre 2017, 9.22.37
1
Visti a Bologna qualche giorno prima, e anche lì reagers non si sentiva quasi per niente, però farsi tutto il concerto a mezzo metro da lui e Chandler è stata un'esperienza non da poco
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