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IMPERIVM - Thor ed Odino? Meglio Cesare ed Ottaviano!
20/10/2017 (581 letture)
Barry: Ciao e benvenuti su Metallized! Iniziamo da una domanda che permetta ai nostri lettori di conoscervi un po’ meglio: come nascono gli Imperivm?
Atticus: Ciao a voi e grazie per questa possibilità! Gli Imperivm nascono ad opera di amici che suonano assieme da quando avevano quattordici anni: abbiamo vissuto tante avventure assieme e fondato tanti gruppi, alcuni più fortunati, altri meno. Ci siamo ritrovati nel 2010 in tre, dal momento che il nostro precedente chitarrista ci ha lasciati e ci siamo dedicati alla scrittura di pezzi per il primo disco, nel quale ho suonato anche la chitarra, dal momento che abbiamo reclutato il nostro attuale chitarrista subito dopo la fine di questo primo lavoro. Nel frattempo, in corso d'opera, si era aggiunto a noi il tastierista, che ha collaborato attivamente alla scrittura di alcuni pezzi e ci ha permesso di realizzare la nostra intenzione di suonare il più classico power metal di stampo europeo, in stile Sabaton per intenderci. Non è un genere purtroppo molto di successo in Italia, tant'è che, per restare in tema Sabaton, sono andati a vederli all'Alcatraz dove avranno riunito sì e no trecento persone, mentre a Wacken magari suonano davanti a decine di migliaia di fan!
Spartacus: Prima degli Imperivm abbiamo suonato per anni in una sorta di progetto demenziale, i Nettezza, con il quale abbiamo pubblicato tre album...poi fortunatamente siamo cresciuti, ahah!

Barry: Ahah vabbè dai, un po' di sano divertimento ci sta! Per allacciarmi al discorso di Atticus, come mai a vostro giudizio questo stile non ha mai fatto particolare presa nel nostro Paese?
Atticus: Bella domanda! Non ho una risposta precisa; per fare un'ipotesi, forse questo tipo di power è rivolto a persone magari di età un po' più avanzata rispetto a chi oggi compra abitualmente musica! I ragazzini di quindici anni ascoltano generi diversi, magari apprezzano il punk, mentre noi ci siamo evoluti dagli ascolti giovanili basati ad esempio su Iron Maiden e Manowar per giungere ad apprezzare questo tipo di power. Magari il ragazzino che oggi preferisce musica più energica che altro, fra qualche anno potrà intuire le potenzialità del power ed evolversi a sua volta, chi lo sa!
Spartacus: Secondo me invece non siamo messi così male in Italia con il power: abbiamo tante ottime band, basti citare Rhapsody, Secret Sphere, Vision Divine, Elvenking...semmai manca un po' di “cultura musicale” al riguardo da parte dei nostri connazionali, ma a volte anche questo fa parte degli aspetti positivi dell'essere di nicchia!

Barry: Una delle maggiori critiche rivolte al power è quella di non sapersi evolvere, di essere un po' troppo statico.
Spartacus: Il power teutonico in effetti è un po' statico ed ha mantenuto le sue caratteristiche fisse negli anni...per riallacciarmi al discorso di prima, credo che invece le band italiane abbiano saputo diversificare il power in maniera rilevante ed abbiano creato uno stile che forse è più variegato rispetto al classico power teutonico, che pure è la base di tutto.
Atticus: Ma guarda, secondo me invece il fatto di essere “statico” è uno dei suoi punti di forza! Mi spiego: se io voglio ascoltare power è proprio perché cerco quella determinata combinazione di sonorità e di elementi, altrimenti andrei ad ascoltare altri gruppi che suonano altri generi!


Barry: Che è una valida argomentazione! A proposito, visto che abbiamo parlato del vostro primo album, a mente fredda ne siete ancora pienamente soddisfatti o, avendone la possibilità, effettuereste qualche cambiamento?
Atticus: Assolutamente sì! Died Fighting è stato registrato con un budget molto limitato, in maniera più “casareccia” che altro. I suoni, pertanto, sono più simili a quelli di un demo e sono molto lontani da quelli che abbiamo ottenuto nel secondo disco; avendone la possibilità, vorrei sicuramente modificarli. Quanto al songwriting, invece, almeno quattro-cinque pezzi a mio giudizio starebbero benissimo anche in Rome Burns, quindi non cambierei nulla, anzi si tratta di canzoni che suoniamo tuttora abitualmente dal vivo.
Spartacus: Anche io sono soddisfatto fino ad un certo punto. L'album in sé secondo me è valido, ma avremmo potuto migliorare tante cose avendo l'esperienza che abbiamo ora; è stato un po' un trampolino di lancio per noi, sia dal punto di vista della composizione dei brani, sia da quello della registrazione, quindi in quel momento andava bene così! Ma, come detto, mi piacerebbe magari poterlo rimasterizzare in futuro o almeno valorizzare quei quattro-cinque pezzi che suoniamo spesso dal vivo, donandogli quel sound che siamo riusciti ad ottenere con Rome Burns.

Barry: Il secondo disco in effetti ha ottimi suoni, rispetto al primo!
Atticus: Il primo lo abbiamo essenzialmente autoprodotto, mentre stavolta ci siamo affidati ad uno studio per la parte riguardante il missaggio ed i suoni: abbiamo comunque registrato noi i pezzi, tant'è che le versioni grezze non sono poi tanto diverse dai brani di Died Fighting, eppure i suoni adottati dall'ingegnere che abbiamo ingaggiato fanno tutta la differenza del mondo! Riprendendo il discorso di prima, quindi, l'autoproduzione è qualcosa che con il senno di poi non rifarei, però va anche detto che è stata un'esperienza e, come tale, l'abbiamo sfruttata per imparare qualcosa e migliorare.
Spartacus: Dobbiamo assolutamente ringraziare Luca Briccola per il sound che siamo riusciti ad ottenere con il secondo album! Come dicevamo prima, il primo album è stato una produzione essenzialmente casalinga, mentre qui si sente che c'è la mano di una persona che sa il fatto suo; le sonorità che abbiamo ottenuto sono molto più vicine a quelle che abbiamo in mente come dimensione sonora ideale della nostra musica.

Barry: Ciascuno ha il suo mestiere, dai! Voi scrivete, l'ingegnere del suono rifinisce!
Atticus: Ma certo! Considera poi che il primo disco è partito quasi come un gioco: abbiamo impiegato un anno per scrivere i brani in attesa di rimpiazzare il chitarrista e trovare il tastierista, quindi alla fine non avevamo neppure un'idea precisa di cosa stessimo facendo, tant'è che non a caso abbiamo distribuito il CD gratuitamente. L'idea del concept sull'Antica Roma è nata in corso d'opera, successivamente alla scrittura delle musiche.

Barry: E, visto che ci siamo, come mai la scelta di trattare l'Antica Roma come tematica principale?
Atticus: Come hai scritto nella tua recensione, in Italia abbiamo parecchi gruppi dediti al power, ma praticamente nessuno che parli dell'Antica Roma! Se i gruppi nordici nei loro testi si rifanno giustamente alla loro storia e mitologia, perché mai noi avremmo dovuto trattare degli stessi argomenti, essendo italiani? Abbiamo una storia molto più nota ed interessante rispetto a quella a disposizione dei gruppi nordici, quindi abbiamo semplicemente utilizzato argomenti che conosciamo ed apprezziamo, unendola al nostro genere musicale preferito!
Spartacus: Ai primordi della band, mentre ci limitavamo ancora a suonare qualche canzone dei Manowar o dei Sabaton, abbiamo appunto pensato che questi due gruppi parlano di argomenti legati alla mitologia nordica ed alla guerra; riprendendo un po' il loro stile, abbiamo deciso di suonare il medesimo tipo di musica, trattando argomenti che tutti noi studiamo, ma pochissimi suonano! Ad esempio solo successivamente alla nascita degli Gli Imperivm, ho scoperto l'esistenza di un gruppo estremo proprio di Roma, gli Ade, che tratta nei suoi testi dell'Antica Roma, ma pensavamo davvero di essere i primi!

Barry: La scelta di suonare vostri brani e di affrontare la storia di Roma vi rende onore! In effetti, dubito che la storia dell'Antica Roma, ma anche dell'Italia post-romana abbiano qualcosa da invidiare a quella del resto del mondo...
Atticus: Esatto! Per carità, ciascuno nei propri testi scrive legittimamente ciò che vuole, ma a noi sembrava avesse poco senso scimmiottare i gruppi che parlano di Thor e di Odino. Non lo abbiamo fatto per una qualche logica di mercato o sperando di vendere più copie, ma proprio per trattare argomenti più vicini a noi.
Spartacus: Assolutamente sì! Per l'appunto, piuttosto che diventare l'ennesima cover band, abbiamo deciso di proporre pezzi nostri, ritagliandoci una nicchia nostra con questa tipologia di argomenti.

Barry: Il che ha perfettamente senso. Mi avete detto, dunque, che un vostro pezzo nasce solitamente prima dalla musica? Come avete lavorato per comporre i brani di Rome Burns?
Atticus: Il processo compositivo è stato essenzialmente analogo a quello di Died Fighting: partiamo da un'idea che solitamente viene da me -circa nove pezzi su undici sono nati da mie idee-, porto il tutto in sala prove e sviluppiamo l'idea originale: registriamo un primo demotape per ogni pezzo, poi scriviamo i testi e successivamente riportiamo nuovamente la canzone in sala prove, per limare i difetti ed adattare le linee vocali, mantenendo al contempo il senso del brano. Solitamente Spartacus ha il vizio di tagliare i testi che io scrivo!
Spartacus: In realtà sul primo disco ero riuscito a scrivere qualche testo anche io, dopodiché ti sei appropriato tu di tutto, ahah! Io sono intervenuto principalmente per limare i dettagli, per gli arrangiamenti e per sistemare le linee vocali. Non c'è una regola comunque, un pezzo può nascere anche da un semplice riff e poi svilupparsi su quella lunghezza d'onda.

Barry: Ho apprezzato molto l'effetto “epico” che siete riusciti a creare musicalmente, il connubio fra potenza e melodia.
Atticus: Beh, per me una canzone deve essere melodica! Per alcuni anni abbiamo suonato anche hard rock e glam, non ci siamo mai addentrati in generi più pesanti come il thrash; rispetto ovviamente il genere, ma non mi diverte suonare musica troppo heavy proprio perché manca di melodia, che per me invece è essenziale. Le parti più pesanti su Rome Burns infatti non dipendono da me, ahah!
Spartacus: Le parti più tipicamente metal, infatti, dipendono molto dal nostro chitarrista, che era assente sul primo album e che ha dato una grossa impronta con il suo stile ai pezzi di Rome Burns!

Barry: A ciascuno il suo!
Atticus: Certo, ma poi chiaramente ogni brano nasce proprio dall'incontro fra le nostre diverse influenze, io da solo non riuscirei mai a portare a termine un pezzo! No Wife No Queen, per farti un esempio, è un rifacimento di una mia vecchia canzone solista pop-rock, mentre Fire and Flames è una nostra vecchia canzone dei Nettezza. Per fortuna, comunque, idee per nuovi pezzi non ci mancano mai!

Barry: Il che ci può far già ben sperare per un nuovo album?
Atticus: Non te lo sappiamo dire. Comporre un album, per chi come noi non lo fa di professione, è un lavoro molto lungo; Rome Burns ci ha preso due anni fra composizione e registrazione! Un conto è avere la possibilità di chiudersi in studio per due settimane tutti i giorni, un altro è, come noi, poterlo fare per due-tre ore a settimana. Solo per registrare le parti di batteria per undici tracce abbiamo impiegato due-tre mesi, mettici il tempo necessario per gli altri strumenti ed il calcolo è molto facile! Abbiamo praticamente impiegato un anno per registrare, mentre l'anno precedente è stato portato via dalla composizione. A questi ritmi, partendo oggi con i lavori per un nuovo album, finiremmo non prima del 2020. Vediamo come va intanto con questo!
Spartacus: Pensa che, dai dati in nostro possesso, abbiamo pochissimo seguito in Italia, ma abbiamo avuto buoni riscontri dal Giappone! Ritagliarsi uno spazio in quel mercato sarebbe davvero incredibile!

Barry: Davvero? Nemo propheta in patria...
Spartacus: Lo sapevano già duemila anni fa!
Atticus: E' vero! Ma del resto, per esulare dal discorso musicale, mi accorgo di questa cosa anche quando esce un mio nuovo libro: mi dedicano spazi importanti giornali e riviste nazionali, mentre la Prealpina, il giornale di Varese, se va bene mi fa un'intervista di dieci righe!

Barry: Un classico, ahah! Parlando sempre dei testi, come avete scelto i personaggi e gli eventi da trattare?
Atticus: Berenice di Cilicia è stata una scelta quasi obbligata, poiché, dovendo fare un pezzo lento ed avendo già utilizzato la vicenda di Antonio e Cleopatra, era una delle pochissime storie d'amore a disposizione! A loro volta Ottaviano Augusto, Giulio Cesare, Annibale ed Attila invece sono personaggi talmente celebri da poter risultare interessanti non solo per noi, ma anche per i nostri ascoltatori.
Spartacus: Magari sul prossimo album affronteremo qualche tematica un po' meno nota, ma per Rome Burns abbiamo effettivamente scelto di trarre principalmente eventi ben conosciuti.

Barry: Beh, però ci starebbe bene un bel concept sul De Bello Gallico per il futuro!
Atticus: Ti dirò, in realtà stavo pensando anche a qualcosa sull'Impero Giapponese o sull'epoca Sengoku! Certo, ormai l'immagine del gruppo è legata indiscutibilmente all'Antica Roma ed il nostro pubblico probabilmente si è affezionato a queste tematiche, ma dopotutto i testi vengono sempre per ultimi, quindi chissà!
Spartacus: E' chiaro che la band è nata parlando dell'Antica Roma e, dopotutto, si tratta di qualcosa di più vicino a noi, ma, come dice Atticus, nessuno ci obbliga a restare ancorati a queste tematiche. Anche il Giappone ha avuto una sua lunga storia molto affascinante, i samurai sarebbero un argomento molto interessante da trattare.

Barry: Dai, una bella canzone sui Tokugawa vi farebbe sicuramente guadagnare ancora più fan in Giappone!
Atticus: Ahah giusto! Vedremo un po' cosa accadrà!
Spartacus: Per adesso godiamoci Rome Burns, poi ci sarà tempo per pensare al prossimo!

Barry: Ma sì, c'è tempo, per ora godetevi Rome Burns. Avete mai pensato, visto il vostro amore per le vicende di “casa nostra”, di introdurre qualche pezzo in italiano?
Spartacus: Non mi fa impazzire l'idea, in realtà, a me piuttosto piacerebbe introdurre qualche passaggio in più in latino. L'italiano, secondo me, non è molto adatto a questo genere di musica! Anche i Rhapsody, per citare una band fondamentale del power italiano, non hanno secondo me raggiunto risultati eccellenti quando hanno provato ad introdurre pezzi in lingua italiana. L'inglese è la lingua che meglio si adatta al genere!

Barry: Vero, poi chissà, magari un giorno vi verrà voglia! Ora una domanda classica: le vostre influenze come bassista e cantante?
Spartacus: Ascolto un po' di tutto onestamente, ma principalmente power metal: i primi Helloween sono un gruppo imprescindibile e, oltre a loro, adoro gli Edguy! Stimo tantissimo Tobias Sammet, che ritengo un vero genio e per me, con gli Avantasia, ha portato il power alla sua apoteosi. Posso poi citare i primi Stratovarius, i Nightwish, i Gamma Ray, i Blind Guardian e, bene o male, tutti i gruppi classici del power metal di stampo teutonico. Ci sono poi i classici gruppi heavy come Iron Maiden -soprattutto quelli di Seventh Son of a Seventh Son o i Manowar, o un cantante che ritengo incredibilmente sottovalutato, come Jorn Lande. Tutti classici, insomma! In Italia apprezzo molto Lione ed anche Giacomo Voli. C'è sempre da imparare da chi canta per professione! Io dico sempre che non mi sento un cantante, perché per esserlo davvero servono anni di studio!
Atticus: Non so darti una risposta precisa! Di influenze ne ho molte, ma sono piuttosto volubile, quindi di volta in volta posso darti una risposta diversa, senza contare che originariamente nasco come chitarrista! Joey DeMaio e Steve Harris in ogni caso sono sicuramente stati un'influenza importante, così come Tom Araya, pur non essendo io grande fan degli Slayer. Forse anche i miei sono nomi classici ed un po' “scontati”, ma sono sicuramente quelli più importanti!

Barry: I nomi che avete fatto vanno più che bene e non buttatevi giù! Che tipo di attività live state progettando per promuovere il vostro nuovo album?
Atticus: Come sempre l'attività live, più che dai musicisti, dipende da chi ti invita a suonare! Siamo andati al Rock in Somma, uno dei pochi festival metal, uno dei pochi a nord di Milano, dove abbiamo presentato il disco, poi un altro paio di date nel circondario; non abbiamo altro di concreto in mano, se non una possibilità di andare in Russia a novembre come supporto ai DragonForce per una data a Mosca ed una a San Pietroburgo; il fatto che abbiano pensato a noi è un onore ed ovviamente sarebbe bellissimo...il contraltare però è che purtroppo non è gratis e non tutti i membri del gruppo concordano sul fatto che pagare sia il giusto mezzo per promuoversi. Purtroppo, per le band come noi, spesso l'unica possibilità di suonare in festival importanti è proprio quella di tirar fuori i soldi e pagare questa “tangente”, che poi si aggiungerebbe alle spese della trasferta, ai giorni da prendere di ferie, alle famiglie da lasciare a casa... si ha quasi l'impressione che ai gruppi giovani facciano pagare l'organizzazione dello show degli headliners! Ci era peraltro successa una cosa simile già con il primo disco: avevamo ricevuto l'offerta di suonare per sette date in Europa a supporto degli Almah -che peraltro neppure mi piacciono-, tutte rigorosamente a pagamento. A quel punto, piuttosto che pagare per suonare, magari mettiamo assieme un po' di soldi e ci promuoviamo tramite un videoclip!
Spartacus: E' chiaro che noi speriamo di suonare il più possibile! Da grande fan dei DragonForce, peraltro, per me sarebbe fantastico poter suonare con loro, ma in caso dovrà essere una decisione condivisa da tutti. Voglio poi aprire un'altra parentesi: non è facile, purtroppo, trovare spazi che consentano di suonare musica originale se non sei nel Nord Europa. Per carità, stimo tanti gruppi che si esibiscono come tribute band ed ho amici bravissimi che ne fanno parte, se i locali li chiamano è perché sanno suonare! Però credo che la capacità di mettersi in gioco e comporre pezzi propri andrebbe ripagata in modo maggiore rispetto al suonare solo cover. Invece molti gestori di locali sono capaci soltanto di chiederti quante persone sei in grado di portare...voglio dire, magari ti posso portare una prima volta pochissime persone, però la volta successiva, se la prima siamo piaciuti, il numero può aumentare! Ciò porta il gestore anche ad investire, se così si può dire, su una band, senza partire prevenuto perché il gruppo di turno non fa cover di Vasco Rossi o Ligabue.

Barry: Si tratta, purtroppo, di due argomenti molto spinosi, contro i quali peraltro la nostra redazione si batte da sempre. Va comunque detto che il discorso del tour con i DragonForce, per quanto antipatico, testimonia un interesse nei vostri confronti!
Atticus: Ma infatti, a prescindere dalla decisione che prenderemo, io sono contento del ritorno che abbiamo avuto, soprattutto dall'estero. Un canale belga ci ha chiesto l'esclusiva per un videoclip e le visualizzazioni sono salite molto più rapidamente di quanto avremmo potuto ottenere noi da soli!
Spartacus: Infatti siamo comunque soddisfatti, poi, come si dice, quel che viene viene!

Barry: A maggior ragione dovete esser soddisfatti! Direi che avete soddisfatto tutte le mie curiosità, grazie mille per questa intervista!
Atticus: Grazie a te per la bellissima e dettagliata recensione e per lo spazio concessoci!
Spartacus: Grazie a voi ed ai vostri lettori per il supporto!



Steelminded
Lunedì 23 Ottobre 2017, 12.49.37
15
Anche di spalla agli Anthrax recentemente
Quello che si offende facilmente
Lunedì 23 Ottobre 2017, 12.05.58
14
Però in quanto figlio di Steve dubito che abbia dovuto pagare...
Elluis
Lunedì 23 Ottobre 2017, 10.35.22
13
Il chitarrista della band è il figlio di Steve Harris, e casualmente hanno accompagnato gli Iron in qualche tour (tipo quello europeo di due anni fa)
Quello che si offende facilmente
Lunedì 23 Ottobre 2017, 10.28.17
12
Io avevo in mente una situazione tipo il figlio di qualche ricco imprenditore che dice "papi dai che il tour con Ozzy costa solo 50000 €"....
Quello che si offende facilmente
Lunedì 23 Ottobre 2017, 10.25.48
11
E' il figlio di Bruce? Li non credo abbiano nemmeno pagato li siamo ad un livello ancora superiore...
Elluis
Lunedì 23 Ottobre 2017, 9.19.58
10
@Quello che si offende... ogni allusione ai The Raven Age ovviamente è assolutamente casuale...
Quello che si offende facilmente
Lunedì 23 Ottobre 2017, 8.54.04
9
A pagare per far suonare dovrebbe essere al limite il manager o la casa discografica del gruppo che appunto investono nel gruppo. Se è il gruppo allora ciao! Quindi se per assurdo il figlio di qualche milionario ha un gruppo metal, in tempo zero si fa 9 mesi di tour con gli Iron.
Elluis
Domenica 22 Ottobre 2017, 17.57.40
8
@Steelminded, capisco il tuo pensiero e lo condivido anche, ma ad essere realisti, se una band ha serie intenzioni di "sfondare" sarà costretta tutta la vita a scendere a compromessi, quindi la dignità la perderà molto presto. Le band che mantengono la cosiddetta dignità oggigiorno rimangono al palo, ossia si accontenteranno sempre di suonare in qualche locale sparso per la propria città o regione, e magari faranno qualche concerto in giro per l'Italia con un panino e una birra come compenso (e credimi questa non è un'esagerazione) Il pay to play, come dice anche Atticus nell'intervista è l'unica possibilità di suonare in festival importanti, è un investimento che fai per la tua band, e quindi ovviamente all'inizio ci vai a perdere: ogni band deve farsi i suoi conti se vale questa spesa iniziale oppure no.
Steelminded
Domenica 22 Ottobre 2017, 14.17.23
7
@Elluis io rispetto la scelta soggettiva, ma non la farei mai e non la consiglierei... per due ragioni: 1. dignità, 2. lo dici tu: 99 su 100 è un'operazione a perdere.
Elluis
Domenica 22 Ottobre 2017, 13.35.42
6
@Steelminded sulle tribute band sono d'accordo con te al 100%. Sul discorso del suonare a pagamento non del tutto; moralmente è una porcheria, e anche su questo siamo concordi, ma sono scelte soggettive di ogni singola band: se un gruppo ha l'opportunità e soprattutto il budget per fare ad esempio un tour europeo di supporto a qualche band più conosciuta, non vedo perchè non dovrebbe coglierla. 99 su 100 è un'operazione a perdere, però intanto ti fai conoscere un po fuori dai confini patrii, se poi riesci a vendere un po di cd del tuo album o una tua maglietta, tanto meglio. Io non ci vedo niente di così malvagio, qualcun altro schifa questo sistema a prescindere, e non lo accetta in nessun modo e lo capisco, però ripeto, sono scelte assolutamente soggettive.
Steelminded
Domenica 22 Ottobre 2017, 9.56.28
5
E le tribute band sarebbero da bannare per legge.
Steelminded
Domenica 22 Ottobre 2017, 9.55.16
4
Ragazzi non ci andate a pagamento... è una vergogna. Suonare gratis sì pagare per suonare, assolutamente no. Non è degno e secondo me non è neanche un investimento. Piuttosto, continuate a fare dischi e a lavorare e quel che viene viene, anche perché non siete i soli in questa situazione. Io la penso così.
Black Meddle
Domenica 22 Ottobre 2017, 0.32.52
3
E mi sembra anche giusto.
Elluis
Sabato 21 Ottobre 2017, 19.15.35
2
Verissimo, eppure è una consuetudine ormai consolidata, e non solo in Italia, vale in tutto il mondo. Se sei una band piccola e vuoi andare in tour in Europa con una band headliner più grossa e famosa devi cacciare i soldi. Da quanto ne so In America funziona così da decenni.
Quello che si offende facilmente
Venerdì 20 Ottobre 2017, 15.55.44
1
Cazzo pagare per suonare con i dragonforce...qua siamo alla frutta!
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