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MAYHEM + DRAGGED INTO SUNLIGHT + NAUDIZ - Orion Live Club, Ciampino (RM), 17/10/2017
22/10/2017 (1600 letture)
Nonostante un fastidioso rinvio della data abbia tenuto con il fiato sospeso i fan, il 17 ottobre ha finalmente avuto luogo uno degli eventi più attesi in ambito estremo nella capitale, ovvero la tappa romana del tour dei Mayhem dedicato alla celebrazione di uno dei lavori alla base del black metal tutto: De Mysteriis Dom Sathanas. La sottoscritta, sia in virtù del ruolo di redattrice della sezione black di Metallized.it sia per via dell’affetto nutrito sin dalla preadolescenza nei confronti della release, non poteva ovviamente lasciarsi sfuggire l’occasione di presenziare nonostante la collocazione infrasettimanale della data e la distanza a dir poco problematica dell’Orion dalla sua residenza. Argomentare quanto ne sia valsa la pena è in tal caso lapalissiano: vi lascio dunque al resoconto della serata, sperando di esser riuscita ad evocare -con quelle che sono mere parole- almeno parte della fascinazione che l’ha pervasa.

NAUDIZ
I primi ad esibirsi sono i capitolini Naudiz, dinanzi ad un pubblico piuttosto sparuto -molto probabilmente in virtù dell’orario per certi versi proibitivo- ma estremamente partecipe ed interessato alla proposta della band nostrana. Quest’ultima risulta essere un black metal ferale, tagliente e primordiale, accostabile al sound dei migliori Darkthrone ed Urgehal, improntato alla celebrazione della mitologia norrena. Nel corso della poco più di mezz’ora dell’esibizione, i Naudiz hanno dispiegato tutta l’oscura carica condensata nelle tracce estratte dal loro ultimo lavoro in studio - Wulfasa Kunja, licenziato dalla Iron Bonehead Production-senza trascurare un gradito accenno al precedente full-length, Aftur till Ginnungagaps, rappresentato dalla splendida Fenrir. I brani, monolitici ed essenziali, ma non per questo privi di un certo fascino morboso e, al contempo, esoterico, hanno costituito un intrigante introduzione ad una serata ricca di promesse. Sebbene i suoni fossero decisamente impastati e saturi, ciò non ha inficiato la riuscita della performance suggestiva e potente in ogni frangente, esaltata dalla raggelante ugola del carismatico Uruz Dagaz.

SETLIST NAUDIZ
1. Intro
2. Garmr
3. Vali Ok Nari
4. Jarnvidr
5. Loki
6. Fenrir
7. Wulfasa Kunja


DRAGGED INTO SUNLIGHT
La comparsa di un candelabro sovrastato da corna di cervo preludono all’ingresso in scena di una formazione del tutto peculiare, ovvero i Dragged Into Sunlight. La combo albionica ha difatti fatto del sottrarsi e mascherare il proprio volto la cifra di una poetica rappresa nella trama grossolana di un black micidiale e claustrofobico, attraversato da venature death, doom e sludge. Nessuna sorpresa dunque nel veder la formazione esibirsi voltando le spalle al pubblico, avvolta da una penombra trafitta di tanto in tanto da fulminei, algidi bagliori. Sebbene ciò, unito alla rigorosa dell’abbigliamento della band, abbia sollevato più di qualche commento perplesso da parte di qualche avventore, il pubblico, divenuto sensibilmente più numeroso, si asserra attorno al palco. Ed è impossibile non esser rapiti dal fascino magnetico suscitato dal combo, in grado di scatenare sull’uditorio un vero e proprio assalto sonoro a tinte sepolcrali e misteriche. La performance è dischiusa da una sinistra ouverture noiseggiante, subito seguita da To Hieron. brano estratto dall’esordio della band, Hatred for Mankind, fonte peraltro della maggior parte dei brani eseguiti in questo frangente. A colpire maggiormente l’ascoltatore è la combinazione tra la furia cieca con la quale i Dragged Into Sunlight molestano i propri strumenti, facendo vibrare con forza le corde magmatiche della coniugato ad una surreale semplicità nelle movenze e nell’allestimento scenico, turbato soltanto dal simbolico atto del soffiare sulle candele, facendo calare le tenebre sui brani conclusivi.

SETLIST DRAGGED INTO SUNLIGHT
1. To Hieron
2. Omniscienza
3. Absolver
4. Buried with Leeches
5. Volcanic Birth
6. Lashed to the Grinder and Stoned to Death


MAYHEM
In quasi perfetto orario rispetto a quanto pronosticato dalla programmazione, comincia a materializzarsi dinanzi allo sguardo di un pubblico piuttosto numeroso ed impaziente, il setting nel quale si svolgerà l’evento al cuore della serata. Il palco comincia dunque a popolarsi di teli con motivi cimiteriali, tra i quali campeggiano le pelli -decisamente fuori misura- su cui si eserciterà il lavorio chirurgico di Hellhammer. L’emozione che pervade la sottoscritta, in procinto di assaporare uno dei dischi alla base della propria formazione musicale, in parte eseguito da coloro che contribuirono alla genesi di tale nero capolavoro è palpabile, e si accresce all’ingresso in scena della band. Omaggiando l’aura maligna ed occultistica che pervade da cima a fondo ogni piega e venatura di De Mysteriis, Attila, Teloch, Ghul e Necrobutcher si presentano ammantati da un saio nero, con il capo coperto. E senza proferir parola alcuna -sarebbe stato superfluo spenderne, in tal caso- i Mayhem travolgono il pubblico con il riffing marcescente ed ossessivo di Funeral Fog. L’unico neo, che affliggerà uno spettacolo altrimenti perfetto in ogni sua parte, è costituito dalla debolezza della voce di Attila, dovuta probabilmente all’impostazione dei suoni. Il vocalist era difatti quasi del tutto inudibile sottopalco o nelle sezioni laterali della sala e, sebbene la situazione migliorasse sensibilmente spostandosi posteriormente verso il centro della platea, risultava comunque fin troppo sullo sfondo rispetto alla densa coltre intessuta dalla componente cordofona. Tutto ciò è stato tuttavia compensato dall’insuperata maestria con la quale l’amato/odiato cantante è assurto a protagonista assoluto del macabro rituale messo in opera dai nostri, pervaso da un registro salmodiante, accompagnato da gesti lenti, solenni ed evocativi. Ed è invece in particolare nel corso di Cursed In Eternity che riluce tutto il talento di Hellhammer, impegnato in una prova assolutamente stupefacente e precisa, degna della fama che adombra il suo nome. Non da meno risulta essere la prestazione dell’inossidabile Necrobutcher, mostrantesi il membro meno glaciale e più propenso all’interazione con il pubblico -arrivando persino ad accettare un tiro di sigaretta da uno degli astanti. Al termine di un’energica e furiosa Pagan Fears, la formazione si ritira nel backstage e sulla scena compare un altare, morbosamente correlato un teschio e da un candelabro, che andrà a costituire il pulpito dal quale, rivestito da sinistri paramenti quasi cardinalizi, Attila declamerà parte dei brani successivi, preso nella celebrazione di una sorta di eucarestia blasfema. All’approssimarsi della titletrack, compaiono inoltre scheletri ammantati da un saio logoro, che costituiranno lo sfondo sul quale i nostri, ormai a capo scoperto, termineranno di officiare i misteri del signore oscuro. E se Necrobutcher e Ghul si abbandonano a qualche sorriso e cenno nei confronti dell’uditorio esaltato, Teloch -l’espressione fissa in un truce face painting- non getta che qualche raggelante e sinistro sguardo sulla folla. La formazione abbandona con il consueto silenzio la scenografia di quello che, più che un semplice live, ha rappresentano una vera e propria esperienza estetica. Nonostante un tour del genere possa prestarsi ad esser interpretato quale una mera operazione nostalgia nei confronti dei vecchi e nuovi fan, la passione e la cura certosina posta dai nuovi/vecchi Mayhem nella realizzazione di uno spettacolo di tale portata non potrà che spazzare via la malizia dei più dubbiosi e far vibrare le corde di chiunque abbia mosso i propri primi passi nel mondo del black grazie a quella release tanto maledetta dalla sua storia sanguinosa quanto benedetta dal suo lascito.

SETLIST MAYHEM
1. Funeral Fog
2. Freezing Moon
3. Cursed In Eternity
4. Pagan Fears
5. Life Eternal
6. From The Dark Past
7. Buried By Time And Dust
8. De Mysteriis Dom Sathanas



duke
Martedì 24 Ottobre 2017, 21.00.51
1
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Live Report
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