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HEAVY METAL AFRICA - Life, Passion and Heavy Metal in the Forgotten Continent
27/10/2017 (769 letture)
Molti di voi, se nostri lettori abituali, avranno già letto o perlomeno saranno a conoscenza dell'esistenza della serie intitolata The Others. Incentrati su un format che, partendo da un elenco di venti gruppi appartenenti a realtà nazionali notoriamente difficili o addirittura non associate in nessun modo al metal nell'immaginario collettivo, gli articoli che vi appartengono cercano di descrivere le difficoltà connesse all'ascolto ed all'esecuzione di musica heavy in determinate realtà. Più in generale, gli scritti puntano anche a raccontare un po' delle società che così tanti ostacoli generano agli appassionati. Ogni puntata, pertanto, necessita di una lunga preparazione. Il materiale presente in rete talvolta è abbastanza facilmente consultabile e necessita solo di essere selezionato ed organizzato prima di procedere con la scrittura, talaltra è invece scarso e/o non disponibile nella nostra lingua, ma qualcosa esiste sempre. Durante una di queste ricerche, proprio quella che ha poi portato alla pubblicazione della puntata su Sudafrica e Botswana, mi è capitato di imbattermi in un'opera intitolata Heavy Metal Africa, firmata da Edward Banchs. Un libro che, oltre ad essere una eccellente fonte di informazioni sulle band dei Paesi africani trattati, è anche e soprattutto un godibilissimo reportage di viaggio.

HEAVY METAL ENGLISH
Prima di addentrarci nella descrizione dell'opera, è però necessaria una doverosa premessa. Heavy Metal Africa è un libro molto affascinante, ma è disponibile solo in lingua inglese. Tuttavia, se è vero che per poterlo leggere è necessario possedere almeno le basi dell'idioma in cui è scritto, è altrettanto vero che il modo di esprimersi di Edward Banchs è molto discorsivo (per lui studi universitari in tema con Continente trattato prima negli USA e poi a Londra, quindi la decisione di unire la passione per l'Africa con quella per il metal), per nulla interessato ad usare un linguaggio altisonante e sempre molto chiaro nell'esposizione. Ne consegue che è sufficiente avere avuto un buon voto al liceo e farsi aiutare dal traduttore di Google per la comprensione dei termini meno usuali, per poterlo leggere senza troppi problemi. Necessarie, però, passione e pazienza, dato che l'opera non è certo succinta.

DAL SUDAFRICA ALLO ZIMBABWE. UN VIAGGIO TRA MUSICA, POPOLI E PERSONE
L'opera è costruita descrivendo in maniera molto approfondita le scene metal (ma non solo, come vedremo) di sei paesi del Continente africano: Sudafrica; Botswana; Kenia; Madagascar; Mauritius & Isole Reunion e Zimbabwe. Il tutto preceduto da un capitolo che racconta la genesi dell'opera -dall'idea alla realizzazione- e da uno finale in cui, oltre a ringraziare tutti, Banchs fornisce anche un quadro di quanto accaduto dopo la scrittura, per un totale di 390 pagine integrate da una serie di foto poste in chiusura di ogni capitolo. Oltre ad una incredibile quantità di informazioni sui gruppi e sui personaggi che animano le nottate metalliche dei Paesi citati, però, quel che più stupisce ed affascina è che tutto è legato in modo molto naturale sia alla quotidianità dei musicisti, molto spesso personalmente intervistati da Banchs, ed alla realtà sociale che li ha generati. Tanto per quanto riguarda la musica, che per quanto attiene alla vita di tutti i giorni ed alle vicende che hanno portato all'odierna realtà di quei luoghi. Il quotidiano e la storia di questa gente e di questi Paesi viene fuori in maniera reale, viva, perché Edward Banchs non si è limitato a reperire informazioni ed a mettere insieme dati e testimonianze ed a stringere contatti magari via mail (quello ha fatto parte del lungo stadio di preparazione dei viaggi), ma si è recato personalmente in ognuno dei Paesi descritti -da annotare anche un "taglio" a causa di instabili condizioni politiche- venendo ospitato da alcuni dei musicisti, vivendo le loro giornate, assistendo personalmente agli eventi live in bar e sale improvvisate, spostandosi con i mezzi a disposizione degli abitanti meno abbienti, passando da ambienti moderni e sicuri ad altri decisamente meno al passo coi tempi e rischiosi, tanto da aver a che fare pure con la malaria. Questo ha permesso di rendere Heavy Metal Africa sia un libro che tratta di musica, che un vero reportage di viaggio contenente la descrizione dei paesaggi -e trattandosi dell'Africa non mancano momenti struggenti- delle città, dei singoli quartieri, dell'economia, dei caratteri, delle prospettive, dei sogni e dei problemi della gente che vive quei territori.

SCACCIA IL DEMONIO DAL CENTRO COMMERCIALE
La musica metal ed altri stili citati come mezzo di emancipazione, di presa di coscienza del mondo esterno, di riscatto sociale, di creazione di una fratellanza globale, di affermazione di un sé sconosciuto solo fino a pochissimi anni prima. Inoltre, Heavy Metal Africa può anche essere letto e interpretato come propulsore per una piccola capsula del tempo, che per alcuni aspetti in comune con noi -più di quanti immaginiamo- ci riporta indietro ai nostri "early days". A quando il metal era qualcosa di sconosciuto anche qui e si riuscivano a conoscere solo i nomi dei gruppi principali e spesso solo per sentito dire, senza poterne ascoltare una sola nota. Ai tempi del tape-trading, della scoperta degli stili e della presa di coscienza del fatto che si; quello era ciò che volevamo sentire, ciò che volevamo essere. Con le peculiarità della zona, come i cowboys del Botswana o gli incredibili episodi di isteria religiosa contro i metallari, ma anche qui con molti più punti di contatto con noi di quanto siamo forse disposti ad ammettere al giorno d'oggi. In Kenya, ad esempio, è possibile essere bruscamente allontanati da un centro commerciale perché si indossa la felpa di una band metal e si è di conseguenza dei pericolosi adoratori del demonio, come accaduto a Banchs. Roba fuori dal mondo? Provate ad immaginare come dovevano apparire e come potevano essere additati i metallari coperti di borchie dalle nostre parti, magari in un paesino del profondo Sud, nei primi anni 80 ed in alcuni casi ancora oggi. Scommetto che molti di noi potrebbero raccontare episodi non troppo diversi da questo.

IL METAL? QUESTIONE DI FAMIGLIA
Tantissimi i gruppi citati nelle 390 pagine dell'opera. Alcuni conosciuti anche in Europa (gli Overthrust, ad esempio), altri praticamente mai sentiti dalle nostre parti. Altrettanti gli episodi vissuti in prima persona dall'autore durante i suoi soggiorni in Africa, riportati per descrivere la situazione nella quale si trovano ad operare gli appassionati locali. Alla fine della lettura, però, il dato principale che viene prepotentemente fuori dalla lunga fila di parole messa insieme da Banchs, è l'incredibile senso di unità, di "famiglia mondiale allargata" che l'appassionarsi al metal crea tra i suoi discepoli, tipico specialmente delle scene nate più recentemente -in alcuni casi parliamo addirittura degli anni a cavallo del 2010; come dire ieri mattina- dell'unione tra persone e della capacità di interpretare il metal come mezzo di affrancamento, di autoaffermazione in condizioni di svantaggio e di riscatto morale attraverso la differenziazione dalla massa. Che poi, a pensarci bene, sono i motivi per i quali il metal esiste ovunque, unitamente al fatto che il rock più aggressivo controlla e fa sfogare in maniera innocua quel demone che tutti abbiamo dentro, rendendosi così salvifica valvola di sfogo dei problemi interiori. Anche dove non si sospetterebbe che potesse albergare. Nei posti, cioè, dove non aveva ancora avuto modo di manifestarsi come in talune zone dell'Africa, ma dove, evidentemente, si trova perfettamente a suo agio come altrove.

:::RIFERIMENTI:::
TITOLO: Heavy Metal Africa - Life, Passion and Heavy Metal in the Forgotten Continent
AUTORE: Edward Banchs
PAGINE: 390
CASA EDITRICE: Word Association Publishers
LINGUA: Inglese
COD. ISBN-10: 1633851613
COD. ISBN-13: 978-1633851610
DIMENSIONI: 1 x 6.2 x 9.2 (pollici)
PREZZO (Amazon): Paperback $ 19,95 - Kindle $ 10,67

Tutte le foto a corredo dell'articolo sono tratte dal libro.



Thomas
Venerdì 27 Ottobre 2017, 18.27.07
2
Bel lavoro Francè
LAMBRUSCORE
Venerdì 27 Ottobre 2017, 11.01.04
1
Devo ancora leggere l'articolo, comunque fa sempre piacere scoprire realtà di paesi in cui la nostra musica è spesso proibita, un paio di questi gruppi li ho ascoltati tempo fa in rete, non ricordo molto ma vanno premiati per l'impegno e la passione, questo senza dubbio.
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27/10/2017
Articolo
HEAVY METAL AFRICA
Life, Passion and Heavy Metal in the Forgotten Continent
 
 
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