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PARADISE LOST + PALLBEARER + SINISTRO - Phenomenon, Fontaneto D'Agogna (NO), 28/10/2017
01/11/2017 (604 letture)
Vedere dal vivo una band con trent'anni di carriera è un'esperienza che può avere sfumature spesso molto diverse tra di loro. Ci si può trovare al cospetto di grandi professionisti che valorizzano una prestazione con la loro grande esperienza, come si può incappare in band ormai sulla via del tramonto, non più in grado di fornire prestazioni al livello del loro nome. Il caso dei Paradise Lost è quantomeno particolare, visto che -dopo lunghi periodi di prestazioni live altalenanti- Holmes e soci hanno iniziato a migliorare a ogni anno che passava, come una bottiglia di buon vino.
In tal senso il live è stato anche aiutato dalla cornice del Phenomenon: ottimo locale per luci, acustica e ampiezza di palco ed ambiente. Il solo difetto del locale è quello di essere un po' fuori mano per i non automuniti, visto che si trova sì a poche centinaia di metri dall'uscita di Borgomanero dell'autostrada A26, ma nella poco conosciuta Fontaneto D'Agogna (nome che peraltro mette in difficoltà praticamente tutti i frontman stranieri)…


SINISTRO
Non è passato molto dall'apertura delle porte del locale (avvenuta un po' in ritardo) quando i portoghesi Sinistro prendono possesso del palco, mentre la sala sta ancora continuando -lentamente- a riempirsi. La band di Lisbona ha saggiamente approfittato della possibilità di andare in tour con i Paradise Lost per promuovere, anche se in anticipo, il loro nuovo album Sangue Cássia, di prossima uscita nel gennaio del 2018. Vista la risposta entusiasta del pubblico la scelta pare abbia decisamente pagato.
La formazione che si è presentata sul palco del Phenomenon era priva del bassista/tastierista F, efficacemente rimpiazzato da delle basi che hanno -indirettamente- dimostrato la pulizia e la precisione dei restanti componenti. La proposta dei lusitani è infatti qualcosa di piuttosto particolare anche per l'ambito doom, non tanto per le influenze sludge nei suoni (pastosi e molto saturi nei momenti più intensi), ma per il bilanciamento proprio tra queste ultime e i momenti più acustici e sognanti. Si passa in modo tanto naturale quanto improvviso da un riffing monolitico e denso sulle basse frequenze (uno dei subwoofer ad un certo punto ha preso a “passaggiare” per il sottopalco, fino al provvidenziale intervento di un tecnico nastro-adesivo dotato) a momenti in cui i riverberanti intrecci clean delle chitarre di Y e R riempivano malinconici l'aria. In tutto questo l'attenzione veniva catalizzata dall'eclettica cantante Patricia Andrade, che ha dato vita ad una delle interpretazioni più “fisiche” a cui mi sia capitato di assistere. Non solo risultava ammaliante per la sua voce acuta ed eterea (e un cantato rigorosamente in lingua madre), ma anche per le movenze che oscillavano tra la “considerevole presenza scenica” e il “totalmente invasata”.
Un concerto breve e “intimo”, che ci ha permesso di ascoltare ottimi brani come Relíquia (tratta da Semente) e ascoltare come anticipato anche qualche preview da Sangue Cássia.

PALLBEARER
Totalmente diverso è invece approccio degli americani Pallbearer.
La band dell'Arkansas, al momento in fase di promozione del loro ultimo lavoro Heartless, si è presentata infatti sul parco con delle ampie pedaliere, che già da sole evidenziavano il lato più sperimentale del loro sound. Il loro doom è infatti fortemente contaminato da elementi progressive, riscontrabili non solo nelle melodie articolate o nei tempi non sempre pari, ma anche nello sviluppo di melodie che coinvolgono l'uso di tre voci.
Per quantità di riff e complessità degli arpeggi, non sembrava nemmeno di assistere ad un concerto doom, ma il muro di basse frequenze eretto dal basso -pesantemente distorto- di Joseph D. Rowland faceva da perfetto contraltare all'articolato lavoro delle chitarre, insieme al drumming serrato e con una certa “mano pesante“ del batterista Mark Lierly. A catalizzare l'attenzione è stata la prestazione vocale del chitarrista Brett Campbell, che ha dimostrato una grande capacità di coordinazione, visto che cantava eseguendo delle partiture decisamente complesse (spesso armonizzate con l'altro chitarrista Devin Holt), peraltro con un'attenzione maniacale ad aggiustare -tra una canzone e l'altra- i suoni della pedaliera. La loro presenza scenica è stata quasi del tutto limitata all'interpretazione durante l'esecuzione dei brani, anche perché tra uno e l'altro i musicisti sono rimasti quasi del tutto assorbiti dai numerosi cambi di accordatura.
Nulla di male in ogni caso, a parlare per loro e la musica e questa è assolutamente di alto livello, tanto che il pubblico si è dimostrato decisamente entusiasta della prestazione.

PARADISE LOST
Dopo che per una buona ventina di minuti i tecnici si sono occupati di sgombrare il palco dalla batteria e dagli amplificatori dei gruppi d'apertura, tutto è pronto per l'inizio del concerto dei maestri britannici del gothic. Le luci calano in un'oscurità venata soltanto dai led rossi e dopo un'intro magniloquente i quattro di Halifax (più batterista finlandese) salgono sul palco e attaccano senza particolari fronzoli con From the Gallows, estratta dal nuovo nato Medusa.
I suoni appaiono tutto sommato ben bilanciati, con forse solo un'iniziale prevalenza della batteria e un volume un po' basso della chitarra di Greg Mackintosh (problematiche dovute probabilmente alla mia posizione defilata). L'impatto dell'opener è devastante: Waltteri Väyrynen dimostra subito quanto sappia essere “chirurgico” dietro al drumkit, mentre l'insieme del riffing della coppia Mackintosh/Aedy e il pulsare -sempre ben udibile- del basso di Stephen Edmonton mostrano da subito il lato più “cattivo” del sound dei Paradise Lost di oggi. Nick Holmes inizia quindi subito a cantare con quel growl che al momento risulta essere in assoluto la vocalità con cui si trova più a suo agio.
Il pubblico -letteralmente esplode- con la successiva Tragic Idol, che coinvolge tutti con il suo refrain trascinante e valorizza a meraviglia gli elementi solisti di Greg.
Il rapporto di Nick con la folla è come al solito particolare: non mancano gli incitamenti ma in generale il singer di Halifax tende ad essere relativamente distaccato, anche se ogni tanto lascia trasparire la sua ironia tipicamente british:

Visto che bei costumi di Halloween che abbiamo?

Quasi tutta la band era ovviamente in pantaloni e camicia neri.
La setlist si dimostra da subito particolarmente bilanciata, arriva infatti One Second, uno dei pezzi più riusciti del loro periodo darkwave. Holmes in questo caso dimostra alcuni limiti nel cantato pulito a tonalità più alta, in cui viene aiutato dal palese ingresso di effetti come compressore e delay, ma nulla di nuovo o inaspettato. Gods of Ancient preme nuovamente sull'acceleratore, permettendo anche ad Aedy di impostare segmenti ritmici con la cattiveria che solo una chitarra a sette corde ribassata di un tono sa imprimere e a Nick di ricominciare con il growling. Una sinistra apertura di pianoforte pre-registrata manda poi in visibilio l'audience: è l'indimenticabile introduzione di Enchantment, che ci riporta in un batter d'occhio indietro a Draconian Times:

Breakdown frail affairs
Turn from the elusive stares but I...
All I need is a simple reminder


Il ritorno al passato continua -pur con il totale cambio di atmosfere- con il momento elettronico dell'immancabile Erased (da Symbol of Life). La succesiva titletrack del nuovo album (uno dei pezzi migliori e con un ampio ed efficace impiego anche della voce pulita) e la “sinfonica” An Eternity of Lies ci riportano poi alla modernità, che include poi la stupenda ed immancabile Faith Divide Us - Death Unite Us che permette a Nick di esplodere (insieme a tutto il pubblico, a cui viene spesso “passato il microfono”), nel meraviglioso ritornello:

Vanquish the pain
Don't want to see it fail
(Faith divides us - death unites us)


La successiva Blood & Chaos viene introdotta da Holmes come uno dei brani più veloci della loro discografia ed è una buona occasione anche per fare promesse che sa che tanto difficilmente verranno mantenute:

Io ve lo giuro: se mettete in piedi un bel circle pit durante la prossima canzone potrei considerare la possibilità di fare stage diving.

Nessun circle pit ha poi preso piede tra il pubblico (troppo coinvolto a seguire l'ottimo pezzo, sempre estratto da Medusa), quindi non sapremo mai quanta verità ci fosse nelle parole di Nick.

La prossima canzone la suoniamo ormai da decenni!

Presentazione azzeccata, visto che inizia la stupenda As I Die, tratta da Shades of God (1992), elemento immancabile dei concerti dei Paradise Lost, che estraggono spesso da quel disco questa o Pity the Sadness.
Arriva poi il momento più doom della serata, con la solenne e malvagia Beneath Broken Earth, brano di altissima classe estratto da The Plague Within, come spiegatoci poco prima dal buon Aaron Aedy (durante un'intervista che avrete presto modo di leggere su queste pagine), Beneath Broken Earth funge un po' da alternativa in setlist alla nuova Fearless Sky e risulta uno dei momenti più intensi dell'intero concerto. C'è poi tempo per un rapido ritorno ad Icon con la opener Embers Fire, prima che la band saluti il pubblico prima dell'encore. Questo arriva, aperto dalla serratissima No Hope in Sight, con le sue melodie strazianti racchiuse tra un riffing senza pietà di Aedy e passando per la successiva The Longest Winter, il primo singolo estratto da Medusa che il pubblico ha potuto ascoltare la scorsa estate.
La conclusione viene poi lasciata a The Last Time (Draconian Times), con peraltro lo strano disappunto di parte del pubblico che probabilmente sperava in Say Just Words. Dico strano perché la canzone del 1995 è probabilmente una delle migliori chiusure possibili, coniugando intensità e un ritornello che permette anche al pubblico di salutare adeguatamente la band:

Hearts beating... for the last time
Hearts beating... it is a state of mind
Hearts beating... for the last time
The peace you cannot find


Forse non troveremo mai la pace, ma quando le cose vanno male questi vispi quasi cinquantenni di Halifax continuano sempre ad essere i compagni di viaggio ideali.

SETLIST PARADISE LOST
1. From the Gallows
2. Tragic Idol
3. One Second
4. Gods of Ancient
5. Enchantment
6. Erased
7. Medusa
8. An Eternity of Lies
9. Faith Divides Us - Death Unite Us
10. Blood & Chaos
11. As I Die
12. Beneath Broken Earth
13. Embers Fire

---- ENCORE ----
14. No Hope in Sight
15. The Longest Winter
16. The Last Time



Thomas
Giovedì 2 Novembre 2017, 21.03.23
8
Miii che ricordi, li vidi nel 2007 a Milano...
Rob75
Giovedì 2 Novembre 2017, 16.54.15
7
bellla prestazione da parte di tutte e tre le band! sono rimasto positivamente impressionato dai Pallbearer, molto coinvolgenti live oltre che su disco .ottimo anche il concerto dei Paradise Lost , unica pecca un leggero"calo"di voce( in alcuni frangent)i durante le clean vocals da parte di Nick.complimenti pure all'ottima location che avevo gia'avuto modo di conoscere durante il concerto dei Metal Church nel Agosto 2016.
Doom
Giovedì 2 Novembre 2017, 14.16.35
6
Bella scaletta, magari avrei aggiunto un pezzo in più da In Requiem e uno da Fairh divides us e magari pure Hallowed Land o Mortals watch the day. Niente da dire comunque, beato voi che siete andati. Io e' tanto che non passano piu vicino da me.
007
Giovedì 2 Novembre 2017, 13.14.34
5
C'ero e nn dormivo! Concerto ok per una grande band , forse 15 songs sono un po' pochine ma d'altronde ....
Steelminded
Giovedì 2 Novembre 2017, 12.37.10
4
Bah a me sta Paradise Lost è da tanto che non mi convincono... da draconiane times itunes per la precisione... di sicuro non aspiro a rivederli live... si un altro fronte invece ho assistito ad un grandissimo concerto dei W.A.S.P. al Re-idolized tour. Tanta roba... andateci...
ocram
Giovedì 2 Novembre 2017, 12.17.36
3
idem, tanta tanta invidia. Per me Fontaneto è assolutamente fuori mano, così come il 60-70% dei fan della band suppongo.
Giaxomo
Giovedì 2 Novembre 2017, 11.27.12
2
Gran bel report, dev’essere stata una serata magnifica! Invidia a 10.000! 😭
Metal Shock
Giovedì 2 Novembre 2017, 6.54.52
1
Leggendo il bel report capisco perche` Holmes usi di piu` il growl negli ultimi dischi. Contento per chi era presente e si e` divertito.
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