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MALTA DOOM METAL FEST 2017 (Day 2) - Chateau Buskett, Rabat, Malta, 28/10/2017
03/11/2017 (1298 letture)
Durante le giornate del 27 e 28 ottobre si è svolto il Malta Doom Metal Fest, atteso appuntamento isolano annuale giunto al ragguardevole traguardo della nona edizione.
Un evento gradito, vero e proprio fiore all’occhiello del panorama concertistico maltese, che puntualmente raduna schiere di appassionati provenienti da ogni angolo d’Europa, complice anche le condizioni climatiche in questo periodo ancora tipicamente vacanziere.
Il luogo stabilito per l’organizzazione è ancora una volta Chateau Buskett, esclusiva location immersa nelle suggestive campagne boschive, che ha ospitato nel passato più recente le memorabili esibizioni di act del calibro di Moonspell e Orphaned Land.
Considerate le tali precedenti esperienze positive vissute personalmente, e spinto dalla curiosità per una kermesse di cui si è sempre detto un gran bene, ho deciso di assistere alla conclusiva giornata di sabato.
Anticipato dalla serata del venerdì, che ha visto i tedeschi Desaster in cima alla programmazione, supportati da Atlantean Kodex, High Fighter e King Witch, il giorno successivo si è caratterizzato per un bill decisamente più consistente, con gli Hell come act principale, accompagnati nell’ordine da The Doomsday Kingdom, Wheel, Sacrilege, Excruciation, Witchwood, Rage of Samedi, No Good Advice e A Broken Design. Una lista di gruppi corposa che non ha mancato di soddisfare i timpani dei numerosi accorsi…
.

A BROKEN DESIGN
A dare il via a questa lunga maratona musicale sono i padroni di casa A Broken Design, quartetto maltese formatosi nel 2014 e dedito a un heavy stoner influenzato, fra gli altri, da nomi quali Black Sabbath, Down e Black Label Society.
Sin dalle prime battute sorprende la potenza e la nitidezza dei suoni, fattori che non sempre giocano a favore delle band di apertura e che costituirà uno dei punti di forza del festival.
Lo show preparato è semplice ma coinvolgente, incentrato sulla proposta dei pezzi inclusi nell’EP di recente uscita dal titolo Halo of Flies, sostenuti da una sezione ritmica arrembante impersonata da Liam Spiteri al basso e da Chris Galea dietro i tamburi. Le canzoni sono ben congegnate ed interpretate dal bravo chitarrista e cantante Brendan Jackson, che con il suo riffing ritmico affianca il solista Daniel Bezzina, autore di una prova sopra le righe ed in possesso di una competenza tecnica di notevole caratura.
Una ottima prestazione generale, che ha ottenuto il consenso dei fan più fedeli accorsi sin dalle prime ore del pomeriggio.

NO GOOD ADVICE
Dopo un breve avvicendamento, salgono sul palco i torinesi No Good Advice che si presentano con la medesima struttura di formazione dell’opening act, composta da Livio Cadeddu, vocalist e chitarra ritmica, Lorenzo Moffa alla chitarra solista e la coppia ritmica assortita dal bassista Paolo Bugnone e dal drummer Gianluca Scognamiglio.
La loro musica è definibile come un massiccio hard rock dalle evidenti influenze doomish e stoner che concede ampio spazio a momenti strumentali durante i quali vengono sperimentati suoni e soluzioni differenti rispetto al retaggio stilistico di base.
La scaletta per quest’occasione è stata focalizzata sulla presentazione di brani inseriti nel primo CD From the Outer Space, pubblicato nell’anno corrente. Una band interessante e piuttosto personale, che ha sfoderato una prestazione tosta ed energica, riuscita perfettamente nell’intento di coinvolgere un pubblico nel frattempo visibilmente infoltitosi.

RAGE OF SAMEDI
Terminata la successiva pausa, arriva il momento dei Rage of Samedi, provenienti dalla Germania. Come prevedibile da un look tipicamente hardcore, il quintetto si aggira nei territori di un doom con profonde venature southern e sludge. La setlist è estrapolato dalla finora ristretta discografia realizzata che consta del debut album, Sign, dato alle stampe nel 2014, e dell’EP A Psychopath Job is Done…!, uscito l’anno successivo.
L’incipit dell’esibizione è molto aggressivo ed “in your face”, piuttosto distante da quanto si ha avuto modo di ascoltare sino a questo momento. Di conseguenza, l’accoglienza è parsa in prima istanza piuttosto distaccata. Ciononostante, con il prosieguo dello show e l’esecuzione di song più votate alla melodia con l’utilizzo del cantato in clean, il consenso è aumentato, con il compiacimento del singer Lou Cifer, che non ha perso occasione per alzare in aria il suo bicchiere colmo di birra in segno di ringraziamento.
Complessivamente si è trattato di una prestazione di buonissimo livello, conclusa simpaticamente con i musicisti che, nel corso del brano di chiusura, ripongono a turno i propri strumenti, a cominciare dal chitarrista Sam D. Durango, seguito dal compagno alla sei corde Dixie King, delegando ai soli bassista Nick Perkele e batterista Ian O’Field il compito di chiudere un concerto apprezzato.

WITCHWOOD
L’atmosfera in sala comincia a scaldarsi quando giunge il turno dei doom prog-rockers Witchwood i quali, a giudicare dal particolare calore riservato, sembravano essere particolarmente attesi, forti anche del successo di critica ottenuto dai due platter realizzati, l’esordio Litanies From the Woods e l’EP Handful of Stars.
I sei, indossanti abiti in stile decisamente settantiano, hanno imbastito uno spettacolo eccellente, concepito su un suono vintage che lascia ampio respiro a parti di matrice progressive, impreziosite dagli arrangiamenti del flautista Samuele Tesori e del tastierista Stefano Olivi. I due chitarristi Antonino Stella e Riccardo dal Pane, che svolge egregiamente anche il ruolo di cantante, sfoderano una prestazione grintosa, affiancati dal basso puntuale di Luca Celotti e guidati dall’elegante drumming di Andrea Palli.
Ciascun finale di canzone è sottolineato da applausi scroscianti, sintomo di particolare gradimento per la prestazione della talentuosa band nostrana che, a parere di chi scrive, si è rivelata, assieme agli headliner, il migliore act della serata.

EXCRUCIATION
Uno dei più significativi aspetti caratterizzanti il festival è il vasto spettro stilistico offerto alle orecchie degli ascoltatori. Si cambia allora nettamente registro con gli svizzeri Excruciation, la prima formazione con una carriera alle spalle pluridecennale e decorata di numerose pubblicazioni in studio.
Presentatisi sul palco in truce abbigliamento esclusivamente nero, con il bassista a mostrare un make-up black metal, i cinque musicisti di Zurigo si impegnano in un monolitico doom cantato con profonda voce gutturale.
La scaletta è stata sostanzialmente suddivisa in due tronconi, una prima parte dedicata all’esecuzione di pezzi potentissimi, grazie ad una sezione ritmica asciutta ed efficace, soprattutto nelle parti in doppia cassa, per poi virare verso composizioni più melodic-oriented nella seconda. Il picco dell’esibizione è stato raggiunto quando il singer Eugenio Meccariello, protagonista di una prova eccellente sul piano dell’interpretazione vocale, annuncia il brano December 12, con dedica all’amico recentemente scomparso Martin Eric Ain, storico bassista dei seminali Celtic Frost.
Lo show ha concesso poco all’aspetto prettamente scenico, ma si è fondato su compattezza ed energia durante il quale la band d’oltralpe ha messo in mostra una indiscutibile qualità.

SACRILEGE
In compagnia dei britannici Sacrilege arriva il momento di fare un viaggio a ritroso negli anni dorati della New Wave of British Heavy Metal. Una formazione di lunga data, la cui carriera non è stata segnata da particolare fortuna, è infatti ora pronta a rilanciarsi, calcando nuovamente i palchi europei a suon di puro e rovente acciaio. Durante i quarantacinque minuti a disposizione, il repertorio eseguito ha spaziato da estratti dell’ultimo album Six6Six, datato 2015, sino a rispolverare i capisaldi della discografia meno recente.
I quattro musicisti mostrano un consolidato affiatamento durante un concerto frizzante e dinamico, reso scenicamente più colorato dalle maschere indossate dal batterista Neil Turnbull in occasione di alcuni momenti dello show. Il frontman e leader Bill Beadle è apparso in splendida condizione vocale e non ha lesinato sorrisi verso un pubblico divertito.
Una prova convincente e priva di sbavature che i presenti hanno chiaramente mostrato di aver gradito, dopo aver avuto il privilegio di essere catapultati in un’epoca musicale lontana, ma mai dimenticata.

WHEEL
Tenendo fede al continuo variare degli approcci stilistici delle diverse formazioni coinvolte, i tedeschi Wheel si collocano esattamente agli antipodi di coloro che li hanno immediatamente preceduti.
Il gruppo di Dortmund, in attività dal 2009, fa infatti parte della frangia del doom che per le peculiarità intrinseche potrebbe essere definito come depressive, caratterizzato da sonorità malinconiche basate su un massiccio uso della melodia e di ritmiche che viaggiano principalmente tra gli slow e i mid-tempo. Il frontman Arkadius Kurek si è fatto perfetto interprete di questo sound, sia mediante le sue lente movenze e la gestualità sul palco, sia tramite la sua particolare voce melodiosa, che non ha disdegnato seppur rari interventi in growl. Una musica profonda ed emozionale, eseguita da una formazione che mantiene sullo stage un atteggiamento compassato, tradotto anche nel rapporto con la platea, distaccato ma sempre cordiale. La serie di brani suonati è stata tecnicamente ineccepibile e il riscontro del pubblico più che entusiastico, segno di un sincero apprezzamento di una proposta ostica, ma al tempo stesso godibile.

THE DOOMSDAY KINGDOM
I due grandi teloni agganciati alle pareti laterali del locale a fungere da sipario si chiudono, anticipando i preparativi per l’ingresso ufficiale nel clou della serata. L’entusiasmo aumenta esponenzialmente quando fanno ingresso sulla pedana gli svedesi The Doomsday Kingdom, la nuovissima band di The Doomfather, all’anagrafe Leif Edling, membro fondatore dei Candlemass e ospite di assoluto prestigio di questo festival. Si tratta del primo live show ufficiale per il combo scandinavo che vede oltre Edling al basso, Andreas Johansson alla batteria, Marcus Jidell alle chitarre e Niklas Stålvind alla voce.
Seppur ‘in rodaggio’, il gruppo è tecnicamente molto preparato, composta di musicisti di spessore e dal curriculum invidiabile. Il sound non può che ruotare attorno al riffing di basso su cui viene poi costruita tutta l’impalcatura doom metal. Leif indossa anche i panni di cantante, invertendo i ruoli con Stålvind, in occasione di The God Particle che, come spiega lui stesso, decide di interpretare personalmente per il profondo significato. Il pezzo è peraltro molto bello, dotato di un momento strumentale durante il quale Leif scende dal palco e va a stringere le mani dei presenti nelle prime file in segno di ringraziamento per il supporto mostrato, un gesto apprezzato che sottolinea l’umiltà e il rispetto per i fan di un grande personaggio che a suo modo ha fatto la storia del genere.
L’esibizione va avanti tra la soddisfazione degli astanti che dimostrano di aver gradito il nuovo progetto dell’iconico bassista cui va il merito di essersi rimesso in gioco perseguendo una strada stilisticamente indipendente dalla formazione che lo ha reso celebre.

HELL
Il nome più atteso della serata non si è fatto attendere oltremodo. Dopo i consueti preparativi, il sipario si apre nuovamente svelando lo stage sul principiare dell’intro Gehennae Incendiis. Il primo a fare capolino dietro la propria batteria è Tim Bowler, seguito a ruota dagli altri musicisti nelle persone di Andy Sneap e Kev Bower alle chitarre, quest’ultimo impegnato anche con le tastiere, il bassista Toney Speakman e il poliedrico frontman David Bower.
Il combo si presenta indossando gli ormai caratteristici abiti di scena e il make up sul viso, a trasformarli in entità spettrali e dalle sembianze cadaveriche. Parte così The Age of Nefarious, primo estratto dall’ultimo album Curse and Chapter, caratterizzato dal riffing schiacciasassi messo ulteriormente in risalto dalla devastante onda d’urto proveniente dagli speaker. Lo spettacolo prende vita come un vero e proprio musical, non solo per ciò che riguarda il vestiario ma anche per quanto concerne l’equipaggiamento tecnico utilizzato. Il singer è munito infatti del microfono a bocca, il che gli permette una maggiore mobilità sul palco che enfatizza le incredibili capacità espressive e canore, figlie della sua preparazione maturata nel mondo del teatro.
Descrivere l’esibizione brano per brano non renderebbe giustizia alla quanto messo in piedi dai nostri: ogni pezzo può infatti essere considerato come un atto di una rappresentazione, dove il protagonista è chiaramente l’eccezionale cantante, vero catalizzatore dell’attenzione, talvolta dialogando in maniera diretta con il pubblico, altre volte scomparendo dietro le quinte per modificare il suo aspetto estetico in relazione al contesto sonoro e al concept. Tuttavia, per onor di cronaca, è chiaramente necessario in ogni caso menzionare i titoli componenti la scaletta, estratti con equilibrio dagli unici due album, un aspetto in contrasto con una carriera di lungo corso, purtroppo segnata da tragici eventi che ne hanno minato la stabilità. Vengono così riproposte in successione Let Battle Commence, Something Wicked This Way Comes e Blasphemy and the Master, prima di The Oppressors, la cover dei Race Against Time, la band che fu del primo cantante Dave Halliday. A seguire, si attinge alternativamente tra il debut Human Remains e il più recente lavoro, con Darkhangel, Plague & Fire, Land of the Living Dead, dal ritornello trascinante, The Quest, End ov Days e The Devil’s Deadly Weapon.
Gli altri musicisti sono abili esecutori di questa colonna sonora, tra cui spicca su tutte la prova di Andy Sneap, che oltre ad essere un affermato produttore di fama internazionale, dimostra anche di essere un eccellente axeman, dotato di estro e tecnica. Gli Hell appaiono dunque nel loro complesso in forma smagliante: mentre Tim Bowler si impegna a mantenere con costanza ritmiche serrate e decise, chitarristi e bassista dialogano sul palco adoperandosi in pose e movenze simultanee di grande effetto scenico. Ma non è tutto. Una grande band si riconosce anche nel modo in cui gestisce gli imprevisti on stage, e i cinque danno dimostrazione di esperienza e simpatia quando, loro malgrado, si sono trovati costretti a fronteggiare un problema tecnico che ha precluso l’utilizzo della componente elettronica per gran parte dello spettacolo, proseguendolo con lucidità e professionalità encomiabili.
Ci si avvia verso la chiusura sulle note di On Earth as it is in Hell, con la formazione che si congeda nel tripudio di una folla entusiasta. Coinvolgente, intenso e partecipato sono tre parole che ben si adattano per riassumere un concerto unico nel suo genere, da parte di un act che ha dimostrato anche in sede live tutte le qualità ammirate nei capolavori registrati su disco.

SETLIST HELL
1.Gehennae Incendiis (Intro)
2. The Age of Nefarious
3. Let Battle Commence
4. Something Wicked This Way Comes
5. Blasphemy and the Master
6. The Oppressors (Race Against Time cover)
7. Darkhangel
8. Plague & Fyre
9. Land of the Living Dead
10. The Quest
11. End ov Days
12. The Devil’s Deadly Weapon

---- ENCORE ----
13. On Earth as It is in Hell

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Completando il giudizio con la raccolta delle entusiastiche opinioni di coloro che hanno presenziato anche durante la giornata di apertura, si può affermare senza pericolo di smentita che il bilancio finale di questa nona edizione del Malta Doom Metal Fest è assolutamente trionfale.
I promoter locali hanno dimostrato ancora una volta precisione e professionalità nell’organizzazione di così vasta portata, considerato l’elevato numero di gruppi invitati ad esibirsi e il conseguente fronteggiare tutti gli aspetti di contorno della pianificazione. Ciascun dettaglio è stato curato nei minimi particolari per offrire agli appassionati la migliore esperienza possibile sotto tutti i punti di vista.
Innanzitutto, le problematiche logistiche derivate dal raggiungimento di un posto meraviglioso ma decisamente fuori mano, data l’assenza di trasporti pubblici nell’area circostante, sono state brillantemente aggirati mediante la messa a disposizione di navette collegate con i principali centri abitati dell’isola. All’interno del locale, dalle dimensioni sufficienti per accogliere l’evento ma non certamente esagerate, è stato inoltre allestito un ampio e fornitissimo stand per il merchandising, letteralmente preso d’assalto al termine di ogni esibizione dai presenti, desiderosi di accaparrarsi CD, LP, magliette e quant’altro delle band più gradite.
Ottimo anche il servizio ristoro, provvisto di una buona varietà di cibi e bevande. A tal proposito, in funzione di un discorso legato alla sicurezza e all’igiene, i drink sono stati serviti esclusivamente in comodi ed appositi bicchieri di plastica rigida, griffati con il logo dell’evento, acquistabili obbligatoriamente al simbolico prezzo di un euro rimborsabile all’avvenuta riconsegna al bancone dello stesso, seguendo un po’ la logica del carrello per la spesa del supermercato. Per la maggior parte delle persone tale oggetto customizzato è diventato un vero e proprio gadget ricordo della serata da custodire, evitando così lo spargimento di rifiuti e contribuendo all’ordine e alla pulizia dell’area.
Per quanto riguarda l’aspetto prettamente tecnico-musicale, come detto in sede di analisi, è stato meritevole di lode il lavoro svolto dai fonici, abili e competenti nel garantire, seppur in uno spazio chiuso, una resa sonora eccellente che ha valorizzato le prestazioni degli artisti.
Inoltre, grazie al “Meet & Greet” con i The Doomsday Kingdom e gli Hell, i fan hanno avuto la chance di entrare in diretto contatto con i membri dei suddetti gruppi, scambiando due chiacchiere ed ottenendo foto ed autografi.
Il tutto si è svolto in un clima assolutamente tranquillo ed amichevole, le condizioni ideali per una piacevole serata all’insegna della buona musica.
Il Malta Doom Metal Festival si conferma, dunque, un ritrovo certamente consigliato per tutti gli appassionati del genere, un evento che ha affrontato le sfumature del doom a trecentosessanta gradi, regalando a prezzi popolari un weekend da ricordare per lungo tempo.



Elluis
Sabato 4 Novembre 2017, 18.54.00
5
Gli Hell li ho visti a luglio al Colony Fest a Brescia. Grande band, dal vivo sono davvero validi.
Antonino
Sabato 4 Novembre 2017, 10.55.48
4
Quanta invidia, cazzo gli HELL sono una delle migliori band live in circolazione
AL
Venerdì 3 Novembre 2017, 16.39.54
3
avevo seriamente pensato di andarci ma purtroppo problemi di ferie. soprattutto per rivedermi i mitici Hell
Steelminded
Venerdì 3 Novembre 2017, 14.01.46
2
Grandi Witchwood
ObscureSolstice
Venerdì 3 Novembre 2017, 11.01.42
1
già la nona edizione...complimenti davvero
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03/11/2017
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MALTA DOOM METAL FEST 2017 (Day 2)
Chateau Buskett, Rabat, Malta, 28/10/2017
 
 
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