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RORY GALLAGHER: IL BLUESMAN BIANCO CON LA CAMICIA A QUADRI - La recensione
15/11/2017 (742 letture)
...AND JUSTICE FOR RORY
Il mondo della musica, si sa, certe volte è profondamente ingiusto: in ambito chitarristico, uno dei musicisti più abili ed al tempo stesso più sottovalutati dal grande pubblico è senza ombra di dubbio Rory Gallagher, bluesman irlandese che, a dispetto di un'infinità di riconoscimenti da parte di colleghi e di un buon successo di pubblico, non viene quasi mai annoverato nell'Olimpo delle sei corde. Nel nostro Paese, in particolare, il musicista di Cork si può dire quasi sconosciuto, tant'è che non esisteva neppure un libro che parlasse della sua carriera, tanto straordinaria quanto, purtroppo, breve...fino ad oggi. Per fortuna, infatti, il nostro amico ed ex redattore Fabio “Heavy metal is the Law” Rossi, che i nostri lettori ricorderanno per le sue recensioni appassionate e scorrevoli, si è riproposto di rimediare ad una così grave lacuna: dopo aver esordito nel campo della scrittura professionale due anni fa con l'ottimo Quando il rock divenne musica colta: Storia del prog, il nostro ha deciso di provare a render giustizia all'abilità di questo sottovalutatissimo artista, dedicandogli il qui presente Rory Gallagher: Il bluesman bianco con la camicia a quadri.

HANDS UP FOR RORY
La prefazione del libro, ad opera del veterano di Metallized Francesco “Raven” Gallina, centra già un aspetto essenziale ed imprescindibile dell'opera: la passione. Come ci aveva abituati durante la sua collaborazione con noi e come ha già mostrato nel suo esordio, Fabio scrive con un'energia coinvolgente ed un amore smisurato per la musica, animato da una sorta di “sacro furore” che replica in maniera efficace lo stile con cui suonava l'eroe di giornata, Rory Gallagher. Se vi aspettate un resoconto freddo ed impersonale, da scribacchino impomatato, che elenca freddamente i lavori del bluesman irlandese e ne descrive la vita in modo giornalistico, allora siete decisamente fuori strada (e menomale, aggiungeremmo noi!). Come era facilmente intuibile, la maggioranza dell'opera si concentra sulla carriera solista del nostro, ma non viene affatto tralasciata la sua precedente avventura con i Fontana e soprattutto con i Taste, trio blues rock sulla falsariga dei maestri Cream che sono stati essenziali per la storia musicale e professionale dell'asso di Cork: è grazie ad essi infatti che il ragazzino un tempo tanto desideroso di avere la chitarra dei suoi sogni da tampinare letteralmente il venditore in attesa di un'occasione di seconda mano diviene “grande” e raccoglie i primi consensi; è grazie ad essi che il ragazzo innamorato del blues del Delta e dei suoi mostri sacri (fra cui Muddy Waters, con cui avrà anche occasione di suonare) sviluppa il suo stile unico a cavallo fra blues, hard rock e folk irlandese, giungendo ad esser definito da un certo Jimi Hendrix come il migliore al mondo; è grazie ad essi, infine, che Rory Gallagher sviluppa una sana idiosincrasia per il music business: il gruppo, infatti, nonostante un discreto successo ed un live straordinario al leggendario Festival dell'Isola di Wight, nel 1970, si scioglie dopo poche settimane per problematiche interne e non solo: benché le responsabilità non siano mai state del tutto chiarite, fra accuse di eccessivo protagonismo rivolte al musicista di Cork e diatribe economiche, Fabio punta il dito sull'avidità del manager del gruppo. Non a caso, da quel momento in avanti, Rory Gallagher manterrà sempre un atteggiamento diffidente nei confronti di tutto ciò che ruota attorno alla musica, giungendo in qualche modo perfino a “sabotare” se stesso, con il suo ostinato rifiuto di pubblicare singoli e di curare in modo particolare la propria immagine: quel che gli interessa è soltanto attaccare il jack e suonare, un atteggiamento che, se non ha giovato alla sua fama, lo ha però fatto passare alla storia come una delle rockstar più umili, dimesse ed amate che la storia ricordi.
Come detto, buona parte del libro è incentrata sulla successiva carriera solista del chitarrista irlandese: Fabio illustra con dovizia di particolari (ma senza mai diventare pedante o didascalico) l'evoluzione dell'artista come musicista e compositore, recensendo i suoi lavori ed offrendo anche la traduzione di alcuni brani particolarmente significativi; pur essendo dichiaratamente suo grandissimo fan, Fabio ammette candidamente che Rory Gallagher non ha mai composto un album realmente in grado di entrare in pompa magna nella storia del rock, anche per la sua idiosincrasia verso gli studi di registrazione, che certamente non favoriva il perfezionamento dei suoi brani, spesso infatti molto “grezzi”; tuttavia, Fabio rileva anche come, pur non avendo mai prodotto il suo Led Zeppelin II o il suo In Rock, l'artista non abbia neppure mai sbagliato un lavoro, mantenendo sempre elevata la qualità delle sue opere ed offrendo alcuni live che ogni appassionato del rock e della chitarra elettrica dovrebbe ascoltare, fra cui l'incendiario Live! In Europe. I riconoscimenti da parte di colleghi ed addetti ai lavori, non a caso, non tardano ad arrivare e, nel 1972, la rivista Melody Maker elegge l'eroe di Cork come miglior chitarrista del mondo; gli anni 70, del resto, sono verosimilmente il decennio migliore per Rory Gallagher, che nel 1975 ha addirittura l'occasione di entrare a far parte di The Rolling Stones...niente male per un “ragazzo del popolo”, come lui stesso amava definirsi! Gli anni 80, come puntualmente evidenziato dall'autore del libro, sono viceversa più difficili per il nostro e per tutto il movimento classic rock, messo in secondo piano dall'esplosione del punk, dell'heavy metal e di genere più soft quali la new wave e la disco music; ciò nonostante, il musicista continua imperterrito per la sua strada lastricata di sanguigno blues, senza cedere alla tentazione di utilizzare strumentazione più moderna nei suoi album, in un atteggiamento estremamente coerente che non può non esser guardato con rispetto. Tuttavia, se la sua carriera si mantiene stabile, lo stesso non può dirsi per il suo equilibrio psicofisico: sempre più stressato e divorato da fobie di vario genere, non ultima quella di volare, il nostro abusa sempre più di alcool, fino a devastarsi letteralmente il fegato: nell'aprile del 1995 subisce addirittura un trapianto, che tuttavia non è sufficiente a salvargli la vita; poco più di due mesi dopo, a soli quarantasette anni, Rory Gallagher muore. La contagiosa passione di Fabio, che ha animato tutte le pagine precedenti, lascia ora spazio ad una sincera commozione e ad un bellissimo commiato, dove l'autore spera di esser riuscito a render giustizia all'antidivo del rock per eccellenza. Da parte nostra, non possiamo che rispondere in maniera assolutamente affermativa.

CONCLUSIONI
La parte conclusiva dell'opera è affidata innanzitutto alle dichiarazioni di celebri musicisti che hanno conosciuto ed apprezzato l'opera dell'asso irlandese: trovano dunque spazio i ricordi e le dimostrazioni di stima e rispetto da parte di personaggi come Eric Clapton, The Edge, Brian May, Glenn Tipton, Slash e Joe Bonamassa. In aggiunta, dal momento che Fabio ammette di non esser riuscito a vedere dal vivo l'eroe di questo libro, il nostro ha provveduto a raccogliere la testimonianza di chi, invece, ha avuto tale possibilità: troviamo dunque il racconto di magiche serate vissute in compagnia di Rory Gallagher in tutta Italia, da Viareggio a Brescia, passando per Porto Recanati e, naturalmente, per lo storico Piper Club di Roma. Proprio in questa sezione si riscontra l'unico “difetto” del libro, non imputabile però all'autore, dal momento che qui e là l'interlinea fra le righe sembra diversa a seconda del paragrafo ed alcuni passaggi, che dovrebbero essere in corsivo, risultano invece non esserlo. Poco male, si tratta di refusi che potranno esser tranquillamente corretti in una successiva ristampa, che sicuramente il libro raggiungerà e meriterà. Infine, come è d'uso, Fabio provvede ad elencare i concerti italiani del bluesman con la camicia a quadri e la sua discografia/videografia completa. Abbiamo dunque a che fare con un libro completo, appassionante e piacevole, privo di quell'alone di pedanteria che troppo spesso i libri del settore possiedono. Se siete fan del chitarrista di Cork, allora finalmente avete pane per i vostri denti. Se invece non lo siete...beh, che state aspettando a colmare questa lacuna?



::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Fabio Rossi
TITOLO: Rory Gallagher: Il bluesman bianco con la camicia a quadri
EDITORE: Chinaski Edizioni
N° PAGINE: 144
PREZZO:
14€



Rob Fleming
Venerdì 17 Novembre 2017, 21.59.07
36
Ciao @Nat63 a scanso di equivoci anche per me Jimmy Page è tra i primissimi. Ci mancherebbe. Heartbreaker è, dopo Highway star, il mio assolo preferito. I primi 4 li ho consumati e tuttora vengono venerati (quello che penso sugli Zeppelin l'ho espresso nelle varie recensioni); Since I've been loving you è un blues originale che vale le composizioni classiche dei maestri neri. E qui mi fermo.
nat 63
Venerdì 17 Novembre 2017, 21.24.04
35
@caro Rob, salute a te. Siamo ormai due vecchi amici, ci incontriamo spesso sulle pagine di questa webzine che definire "casa nostra" non e' assolutamente fuori luogo, anzi... All'insegna di un corretto ed amichevole scambio di opinioni, ci siamo spesso dati "battaglia" con opinioni diverse, in taluni casi opposte, ma sempre affettuosamente, civilmente e sapientemente , esposte. Per quanto riguarda Jimmy Page, beh,che dire, a me ed a milioni di fans basta il suo operato nei dieci, stupendi album dei Led Zeppelin, non a caso la più grande rock band dei '70.Non sto ad elencarti riff mostruosamente belli ed assoli paradisiaci che il nostro ci ha regalato nell'arco di 10 anni di canzoni che rimarranno per sempre ai vertici dell' hard rock blues (Dazed and confused, You shook me, Whole lotta love, Heartbreaker, Ramble on, Since I've been loving you,Stairway to heaven... vuoi davvero che io te le elenchi tutte? L'elenco sarebbe infinito,ma veramente, e tu lo sai bene). Coi Firm, il primo è davvero bellissimo,con alla voce un certo Paul Rodgers (uno che a te non dispiace affatto,se non ricordo male...) , ed il secondo, a mio parere, leggermente inferiore, ma pur sempre di classe infinita. Blackmore è grandissimo, uno dei più grandi, ma Page, mi spiace dirlo a te che sei proprio innamorato del "man in black", è fra i primi tre di tutti i tempi, Ah, dimenticavo: già alla metà degli anni sessanta era ritenuto un genio della chitarra solista, ed era lui che, rifiutando di entrare a far parte di gruppi (vedi Yardbirds) che per lui avrebbero fatto ponti d'oro, "sistemava" chitarristi che rispondevano al nome di Jeff Beck ed Eric Clapton. Collocato al terzo posto della classifica dei più grandi chitarristi di tutti i tempi dalla rivista "Rolling Stone" ed al secondo della"Top 50 guitarists of all times" , è senza dubbio uno dei maestri della chitarra elettrica, nonchè un formidabile compositore. Per me il n. !
Rob Fleming
Venerdì 17 Novembre 2017, 16.30.02
34
Ciao @nat 63 bella domanda! Per quanto mi riguarda non ho mai considerato Jimmy Page solamente un chitarrista hard blues; al contrario, Alvin Lee, Paul Kossoff, Robin Trower (tolti gli esordi con i Procol Harum) Johnny Winter in un modo o nell’altro sempre lì andavano a parare. Al contrario Page dopo i fasti degli anni ’60-’70 si è, a mio avviso, letteralmente involuto. I Firm potevano essere il più grande gruppo della storia, ma non sono mai andati oltre il “buono, ma…”. Immagino tu abbia Outrider. Beh, la prima facciata è un po’ scarsina rispetto alla seconda in cui Page si dedica al blues. E il compleanno dell’Atlantic alla fine degli anni ’80? Una figura imbarazzante. Con Coverdale ha composto un album veramente bello, ma alla fine l’unico pezzo che mi restituisce il “mio” Page è Don’t Leave Me This Way. Con Plant all’epoca della tournée di Unledded la solista la suonava l’ex chitarrista dei Cure. Devo ammettere che a Milano qualche anno dopo fu tutta un’altra storia. Blackmore al contrario negli anni ’80-90 ha continuato a sfornare prestazioni maiuscole (Anja è uno dei vertici dei Purple e l’assolo di Spotlight kid vale quello di Burn). Nel suo piccolo Rory Gallagher come esecutore non ha mai avuto una battuta d’arresto; come compositore la media è sempre stata medio-alta. Poi, va da sé, che ognuno la vede a suo modo e tutto è opinabile e confutabile a seconda dei gusti
nat 63
Venerdì 17 Novembre 2017, 13.53.31
33
Ragazzi,ma possibile che nessuno nomini un certo Jimmy Page? E' semplicemente assurdo questo! Per me il piu' grande di tutti,come compositore e come tecnica esecutiva: forse non lo nominate perche' considerato fuori concorso?(provocazione)
Fabio Rasta
Venerdì 17 Novembre 2017, 11.29.17
32
Ah be! Difatti BLACKMORE ha il posto che si merita nell'olimpo! Dovevo arrivarci ma non sono mai stato un'aquila! ... Tra l'altro lo so che insieme a CLAPTON è il tuo preferito.
Rob Fleming
Venerdì 17 Novembre 2017, 11.07.18
31
@Fabio Rasta: ho comprato il libro proprio ora. Potrei tirarla per le lunghe dicendoti che da vent'anni si è dato alla musica medievale con la mogliettina giovane e bionda. Quando scrivevo di contemporaneità intendevo con Rory; forse non ho scritto benissimo. Ognuno ha i suoi preferiti, ma per me ce ne è solo uno che ha unito capacità compositive da 10 con una padronanza dello strumento da 11.
Fabio Rasta
Venerdì 17 Novembre 2017, 9.26.10
30
X Rob Fleming 27: mi arrendo. Se parli di somiglianze fisiche mia cuginetta sembra sua figlia (di RORY), ma altri chitarristi che gli assomigliano proprio a causa di questo fatto li avrei notati. O parlavi di HENDRIX? No xchè andrebbe già x gli 80. Adesso ci devi illuminare!... X Galilee: ALVIN LEE mi ha dato la mano! Era in un teatro, metà o fine anni '90, ci saremo stati meno di 200 (che triste x una leggenda di Woodstock). L'ho aspettato sul retro. Era altissimo (io sono 1.80!) e la sua mano ha coperto la mia. Raro x un chitarrista così preciso e raffinato.
Galilee
Giovedì 16 Novembre 2017, 22.36.55
29
Bene, mi procurerò questo Irish tour. Si Mick Taylor suona in BFLC e Barewires, se non erro. L'intro Vacation di BFLC suonato da Mick è qualcosa di stratosferico. Grande anche Alvin Lee e i suoi Ten years after. Lo vidi dal vivo a Pistoia, fantastico. Di Moore ho poco. Mi piace molto ma devo approfondire.
Silvia
Giovedì 16 Novembre 2017, 19.43.25
28
Bella discussione
Rob Fleming
Giovedì 16 Novembre 2017, 18.35.54
27
@Fabio Rasta: in effetti un nome ce l'avrei: suona la stratocaster; è contemporaneo (tutt'ora in vita); inglese e in certe foto si assomigliano pure. Il carattere ed il modo di rapportarsi col prossimo però era totalmente diverso.
Fabio Rasta
Giovedì 16 Novembre 2017, 18.21.32
26
X Rob Fleming: hai scritto: "l'esecutore fosse di gran lunga superiore al compositore"... e ci mancherebbe altro! Se uno componesse come suonava RORY e suonasse pure come RORY, chi ci troveremo davanti? Il nuovo HENDRIX???!!! Ah, ma se trovo quella lampada col genio sentirai parlare di me! /// X Galillee: anche a me piace molto MICK TAYLOR, e non sapevo ci fosse lui sul Laurel Canyon. Ignoranza imperdonabile ma adesso mi spiego molte cose.
Rob Fleming
Giovedì 16 Novembre 2017, 17.35.08
25
@Fabio Rasta: come non darti ragione sui nomi (Alvin Lee è stata da parte mia una dimenticanza imperdonabile) e sulla scelta dei live: Live in Europe è il lato più hard blues; Irish Tour è la manifestazione di tutta la sua poliedricità; Stage Struck, pura dinamite, quasi heavy metal (se mi passate l'azzardo).
Fabio Rasta
Giovedì 16 Novembre 2017, 16.28.17
24
RORY GALLAGHER, ALVIN LEE, LESLIE WEST e PAUL KOSSOFF, fanno il poker ideale di chitarristi "sottovalutati" (anche se io preferisco il termine dimenticati), dal mainstream imperante, ed era ora che qualcuno si ricordasse e scrivesse del talento irlandese. X quanto riguarda lui, prediligo il suo lato Rock Blues e quello Country Blues + acustico, dove da il meglio di se. Con l'acustica, insieme a STEPHEN STEELS e ad altri musicisti Bluegrass che non vi sto a dire (uno solo PAT FLYNN) è da sempre il mio riferimento. Cioè che se potessi scegliere dal genio come suonare l'acustica, sceglierei uno di loro. Sicuramente a RORY manca la sua Sweet Home Alabama, pur essendo bellissime candidate A Million Miles Away e Walkin' On Hot Coals. Ma credo che a lui non gliene fregasse una mazza. Come scritto sopra dal Barry, a lui interessava attaccare il jack e suonare. Comunque, sempre a mio modesto avviso, il Live in Europe, e soprattutto l'Irish Tour, andrebbero esposti vicino a live del calibro di Fillmore East, Made In Japan, The Songs Remains... Che non è poco. Bravo Fabio Rossi!!!
Silvia
Giovedì 16 Novembre 2017, 14.04.18
23
Si' @Fabio, grazie, l'avevo letto! Peccato se ne sia andato cosi' presto... X quanto riguarda la bio sicuramente la sua vita fu abbastanza movimentata Comunque non e' questo lo spazio x parlare di lui. Scusate ancora.
Fabio Rossi (hm is the law)
Giovedì 16 Novembre 2017, 13.06.02
22
@ Silvia: su Gary Moore troverai su questo sito un mio live report di qualche anno fa, poco prima che morisse... però una biografia su di lui... mmmhhh
Silvia
Mercoledì 15 Novembre 2017, 23.48.19
21
Johnny Winter piace moltissimo anche a me come chitarrista, anche lui fra i miei preferiti ma non come Moore. Non c’è un articolo di questo genere? Non ho trovato neppure una bio su Gary Moore. Scusate x l’OT ma è difficile non farsi trasportare
Galilee
Mercoledì 15 Novembre 2017, 23.36.21
20
Migliori o meno, io cito quelli che mi piacciono di più. Green mi emoziona di brutto, mi piace il suo stile. Beck l'ho trovato geniale dal vivo. Su disco è un po difficile. Anch'io sono abbastanza Betalesiano, stavo giusto guardando dei video su Ringo Starr.. . E si, quando Clapton suona Blues è un Dio. Ah, Io sono un super fan di John Mayall. Visto dal vivo anche parecchie volte. Comunque Mi recupererò un live di Rory, perchè ho solo dischi in studio.
Rob Fleming
Mercoledì 15 Novembre 2017, 23.27.51
19
@Galilee: stiamo giocando sul mio terreno preferito: l'hard rock blues. I nomi che citi sono il mio pane. Aggiungerei Johnny Winter e Robin Trower. Di Jeff Beck ho molta roba, persino l'ultimo, e conosco bene quelli con Rod Stewart o con i BBA o il suo classico periodo fusion. Mi piace, ma non riesco a rimanere a bocca aperta. Poi io che sono un beatlesiano terminale quel video di Prince l'ho visto più volte. Era un grande chitarrista, ma il genere non mi faceva impazzire. Ma nell'ambito rock blues trovo che Gallagher o Trower siano i migliori con in cima Clapton che quando suona il blues è veramente God
Galilee
Mercoledì 15 Novembre 2017, 19.54.02
18
X Rob. Peter Green ha anche una carriera solista. E pezzi come black magic woman ,The Green Manalishi etc sono letali. Il terzo disco dei FM è di soli inediti ed è uno dei dischi rock più belli che abbia mai sentito. Mick Taylor tra Bluesbreaker e Rolling Stones ne ha scritti di pezzi. Magari non le canzoni ma la chitarra è sua. E ha ispirato molti chitarristi metal tra cui KK downing che in metal works cita il pezzo di apertura di Blues from laurel Canyon come ispirazione base per tutta la sua carriera. Di Jeff Beck ti consiglio i due dischi con Stewart alla voce. Fichissimi. Dal vivo è il numero uno. Fidati. Fa veramente paura. Comunque sono tutti compositori. Figuriamoci Prince e Fripp. Si su Fripp ho sbagliato categoria.. Comunque visti tutti dal vivo più volte. Un altro super è Steve Ray Vaughan. Un altro Dio del blues. E poi vabbè tutti i neri di cui non si conosce il nome perché sono neri ovviamente. Però il blues rimane loro. Basta sentire un Buddy guy del vivo per capire cosa dico. Vuoi vederti un video super fico? Allora vai su Google e scrivo Prince while my guitar gently weeps. Ecco, vedrai un live di questa canzone eseguito da vari mostri della chitarra più Prince che all'ultima fa la sua performance e....Non ce n'è per nessuno. Prestazione, presenza, impatto, tocco. Giuro da pelle d'oca.
Silvia
Mercoledì 15 Novembre 2017, 17.42.40
17
Giusto e inoltre instaurarono una forte amicizia fin dall'adolescenza. Molto bello come Moore ricordò Gallagher. Magari si parla nel libro della loro amicizia . So andare off ma tornare on topic, LOL. Scherzi a parte, tutto molto interessante.
Rob Fleming
Mercoledì 15 Novembre 2017, 17.29.33
16
In effetti io l'ho citato (e il suo lato blues è quello che preferisco). E prima che ci dicano qualcosa in merito ad un eventuale OT: siamo indiscutibilmente in tema. Entrambi irlandesi: uno del nord e l'altro del "sud". Ma della stessa isola stiam parlando. Ehm...
Silvia
Mercoledì 15 Novembre 2017, 17.08.48
15
Ma Gary Moore non vi piace? Uno dei miei all time favorite x restare in questo campo. Uno che faceva parlare la chitarra. Uno da ascoltare anche se non piacciono i pezzi secondo me.
Rob Fleming
Mercoledì 15 Novembre 2017, 16.57.13
14
@Galilee: gusti variegatissimi, ma...Peter Green un grandissimo dal tocco sopraffino, ma il repertorio nei Fleetwood Mac era basato su cover o su una equa distribuzione della composizione; Mick Taylor è stato un eccellente esecutore; Robert Fripp come chitarrista blues faccio fatica ad inquadrarlo. Jeff Beck lo sto ancora "studiando". Questo per dire che non discuto i nomi e l'importanza o la tecnica. Ma Gallagher si componeva e si suonava i suoi dischi. Che poi, come dici tu, l'esecutore fosse di gran lunga superiore al compositore non lo discuto. In ogni caso grazie per la risposta
Galilee
Mercoledì 15 Novembre 2017, 16.41.01
13
Nel blues Peter Green su tutti. Poi Cipollina, Mick Taylor, Jeff Beck , Fripp etc etc.. Chitarristi preferiti in generale invece Hendrix, Prince, Tipton, Bettencourt, Mars, Mc Coy, etc etc...
Rob Fleming
Mercoledì 15 Novembre 2017, 16.08.11
12
@Galilee: mi trovi d'accordo, tanto è vero che il meglio discograficamente lo ha dato negli album dal vivo. Però, come detto, i suoi album sono mediamente belli. Il punto che aveva un approccio al blues diverso dai coetanei: lo declinava con il jazz, il folk, l'hard rock più elettrico e alla fine degli anni '70 era durissimo con un'elettricità che fuoriusciva da ogni solco (interessante sapere che sono gli altri musicisti che apprezzi in questo ambito, il mio preferito peraltro: Clapton? Trower? Moore? Kossof? Peter Green? J. Winter?...)
Galilee
Mercoledì 15 Novembre 2017, 15.14.07
11
Chitarrista grandioso ma un po sottovalutato. Diciamo che i musicisti sottovalutati sono tantissimi. Nella schiera blues io preferisco altri musicisti e di molto, anche perchè il lato compositivo di Rory è buono ma non è a livelli stratosferici.
Silvia
Mercoledì 15 Novembre 2017, 15.02.26
10
Grazie @Rob i tuoi suggerimenti sono stati spesso molto preziosi e mi hanno spinto ad approfondire artisti che come sai ho sempre visto facenti parte di un’altra generazione rispetto alla mia. Comunque, sai, Gallagher l’ho sempre considerato fra i più grandi e fra i più conosciuti, anche se non l’ho approfondito, magari oggi i ragazzi neanche sanno chi sia (dubito però ). Un mostro sacro se mi si passa il termine... E infatti se non erro gli è stata dedicata una statua e si tiene un festival in suo onore...
Rob Fleming
Mercoledì 15 Novembre 2017, 14.36.20
9
@Silvia: Metal Shock ha veramente ragione. Rory Gallagher è tanto bravo (o meglio: eccezionale) quanto misconosciuto in Italia. I suoi album in studio sono tutti belli, senza capolavori (Blueprint e Deuce tra quelli dell'inizio,quelli di fine anno '70 molto più duri), ma se prendi/ascolti i 3 live trovi tutta la sua classe. Live in Europe, Irish Tour e il praticamente metal Stage Struck sono di caratura superiore tra blues, jazz, hard rock, folk...sennò ci sono sempre i Taste. Poi ognuno ovviamente ha le sue preferenze
Metal Shock
Mercoledì 15 Novembre 2017, 12.53.46
8
Uno dei piu` grandi chitarristi di sempre, un fenomeno!!!
Silvia
Mercoledì 15 Novembre 2017, 12.29.23
7
Grazie mille @Fabio, credo che iniziero' da questo che propone anche una figura interessante. Mi piace anche lo stile delle tue recensioni
Fabio Rossi (hm is the law)
Mercoledì 15 Novembre 2017, 12.24.20
6
@ Silvia: ho altri progetti forse sempre nell'ambito del blues ,del prog, del metal, devo decidere ancora, ma al momento sono davvero troppo impegnato per promuovere questo nuovo libro. @ Lele 12 *DiAnno: la tiratura parte da un minimo di 500 copie oltre quelle acquistate direttamente dalll'autore. Non è molto ma le case editrici hanno paura del flop @ Rob Fleming: il libro è uscito ufficialmente il 9 novembre.
Silvia
Mercoledì 15 Novembre 2017, 11.01.44
5
Dev’essere molto interessante e diverso dal solito perchè scritto col cuore da quel che leggo, non un freddo report... Hai altri progetti su altri artisti @Fabio (se puoi anticipare)?
Fly 74
Mercoledì 15 Novembre 2017, 10.31.08
4
Leggendo il libro qualche lacrima mi è scesa. È il minimo dato che ascolto Rory da 23 anni. Innamorato della sua musica.
Lele 12 *DiAnno
Mercoledì 15 Novembre 2017, 9.51.10
3
Ma questi libri musicali di piccoli editori specializzati in genere che tirature hanno? Me lo chiedo anche e soprattutto in relazione alla recente ondata di libri su gruppi metal italiani.
Rob Fleming
Mercoledì 15 Novembre 2017, 8.57.31
2
Io il libro l'ho prenotato da diverso tempo, ma ancora non si hanno notizie. Adesso ho capito: troppe prenotazioni. Forse Rory Gallagher comincia ad interessare a qualcuno anche in Italia
Fabio Rossi (hm is the law)
Mercoledì 15 Novembre 2017, 3.29.15
1
Colgo l’occasione per ringraziare Francesco “Raven” Gallina per la bella perfezione al mio libro e Andrea per la sua approfondita analisi. Per dovere di cronaca vi dico che il libro e’ gia’ in ristampa per le numerosi prenotazioni che ha colto un po’ impreparata la casa editrice. Nell’occasione saranno sistemati i refusi (pochi meno male) già individuati dai lettori. Tutte le volte che mi intervistano cito Metallized, il dito dove ho scritto per cinque anni e dove ho trovato tanti amici con i quali sono ancora in contatto. Senza quell’esperienza i miei due libri non sarebbero mai stati scritti. Un saluto a tutti.
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15/11/2017
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RORY GALLAGHER: IL BLUESMAN BIANCO CON LA CAMICIA A QUADRI
La recensione
 
 
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