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LACUNA COIL + WEEPING SILENCE + DECLINE THE FALL - Aria Complex, Iklin, Malta, 10/11/2017
16/11/2017 (764 letture)
Dopo circa un mese e mezzo di break successivo alla conclusione di un tour di cinque settimane negli USA e in Canada per la promozione dell’ultimo, ottimo album Delirium, i Lacuna Coil tornano a calcare i palchi europei in una nuova serie di date. Per questa particolare occasione l’organizzazione è stata focalizzata sulla scelta di località mai visitate prima d’ora, allo scopo di diffondere la loro musica nel più ampio raggio possibile.
Il primo show di questa inedita lista di appuntamenti è dunque fissato sull’isola di Malta, una terra che specialmente negli ultimi tempi si sta mostrando molto attiva nell’ospitare eventi metallici di elevato spessore, grazie al sapiente operato dei promoter locali che non si sono lasciati sfuggire la ghiotta opportunità di portare sulla “roccia” la band meneghina. Ad accompagnare i Gothfathers in questa prima assoluta isolana sono due gruppi locali, gli emergenti Decline the Fall e i già affermati Weeping Silence.
Il locale stabilito è l’Aria Complex, una struttura multifunzionale coperta situata nei pressi della zona industriale di San Gwann – Iklin. Non appena giunto sul posto, circa dieci minuti prima dell’apertura prevista dei cancelli, una nutrita schiera di fan si era già radunata, a dimostrazione di un evento particolarmente atteso. L’interno, pur di dimensioni non esagerate, è sufficientemente spazioso per accogliere il numeroso pubblico accorso. Alla sinistra rispetto all’ingresso di un’area di pianta rettangolare è collocato il palco, dotato di tre grandi schermi a occupare la parete di fondo e di un importante impianto luci, fattori che giocheranno ruoli determinanti per le performance degli artisti chiamati ad esibirsi
.

DECLINE THE FALL
Alle 20.10, in leggero ritardo sul ruolino di marcia, sale sul palco l’opening act di questa serata, i Decline the Fall. Avevo già avuto modo di assistere a una loro performance durante un festival estivo di supporto ai Mayhem ed ero rimasto favorevolmente impressionato dall’energia sprigionata a suon di un metal moderno riassumibile in un mix tra Alter Bridge, Children of Bodom e Killswitch Engage.
Il gruppo pone molta attenzione ad un look ricercato, diventato il loro trademark, costituito da un particolare make-up decorativo per tutti i membri, camicia bianca e gilet nero per il cantante John Gatt, il bassista Fabio Negro e il batterista Ehren Fenech, mentre un abbigliamento volutamente più casual è indossato dai chitarristi Matthew Mercieca e Kris Farrugia. Il giovane quintetto, il cui primo nucleo risale al 2014, ha finora pubblicato un EP di quattro tracce autoprodotto dal titolo As Guardians Fall. Attorno a questa produzione e a quella del nuovo album ancora in cantiere, la band ha incentrato la scaletta dinamica e ben interpretata.
Gatt mostra abilità nel variare agilmente tra clean e screaming, dando voce a pezzi ben strutturati, fondati su una solida sezione ritmica che prende spunto dalle tipiche caratteristiche del metal moderno, specie nella proposizione dei colpi di cassa a gruppi a scandire all’unisono i riff, mentre i due axeman s’intrecciano e intersecano ottimamente nei ruoli di solista e ritmico. L’esibizione si è inoltre impreziosita della presenza della brava ed elegante cantante classica maltese Nadia, che ha prestato la propria voce educata a due dei pezzi del repertorio eseguito.
Le ottime aspettative che avevo riposto su questo interessante gruppo sono state ampiamente confermate da una prestazione on stage decisamente convincente, sottolineata dai sinceri applausi tributati dal pubblico.

WEEPING SILENCE
Durante le normali fasi di avvicendamento compaiono ai lati del palco due stendardi, uno dei quali raffigurante la copertina del disco Opus IV Oblivion, ad anticipare la salita sul palco dei Weeping Silence. Nome noto del panorama musicale maltese, con all’attivo quattro album e un EP, questi gothic doom metallers si presentano con una formazione leggermente rimaneggiata, che consiste in Dario Pace Taliana e Diane Camenzuli alle voci, Mario Ellul e Manuel Spiteri alle chitarre, Angelo Zammit alla batteria, Alison Ellul alla tastiera e Clifford Smith al basso, sostituto del temporaneamente indisponibile titolare Sean Pollacco.
L’esiguità della scaletta proposta è dovuta alla lunghezza delle composizioni, ispirate a band come Katatonia, Paradise Lost e Tristania, e costruite su ritmiche prevalentemente in mid tempo. Ottima la prova della coppia di vocalist, una voce gutturale e profonda ed una soave e armoniosa che forniscono le due principali chiavi interpretative dei pezzi. I due axeman si coadiuvano nello sviluppo delle lunghe e complesse trame melodiche dei brani, arricchiti da una mai invadente tastiera che svolge il ruolo di completameto di un sound elaborato. Di rilievo anche la prestazione dietro le pelli di Angelo Zammit, straordinariamente preciso nell’esecuzione di slow e mid tempo dove tenere il beat costante e regolare è impresa non facile.
Nonostante la considerevole durata delle canzoni e una proposta musicale che per natura spesso non ha nel DNA la dimensione live, i Weeping Silence hanno fornito una prova tecnico-esecutiva ineccepibile accompagnata da una presenza scenica sobria e composta, ribadendo il proprio status di band matura e punto di riferimento fisso della scena gothic isolana e non solo.

LACUNA COIL
Il momento lungamente atteso è finalmente arrivato. Si abbassano le luci e, sul risuonare del sample introduttivo, i Lacuna Coil cominciano ad apparire sul palco. Il primo a fare il suo ingresso è il batterista Ryan Blake Folden, seguito a ruota da Diego Cavallotti, il più recente acquisto alla chitarra, e dal bassista, fondatore e produttore interno del gruppo Marco Coti Zelati. Terminato il preludio, sulle note di Ultima Ratio, primo estratto da Delirium, raggiungono i compagni sul palco i cantanti Andrea Ferro e Cristina Scabbia, tra il tripudio della folla. La band esibisce un particolare face painting e indossa costumi di scena bianchi che ricordano il vestiario dei pazienti psichiatrici, adattando perfettamente l’immagine al concept sulla follia sviluppato nelle tracce del disco.
I cinque, in grandissimo spolvero, catturano subito l’attenzione con Blake Folden a sorreggere con il suo chirurgico beat il poderoso wall of sound generato dalla sette corde di Cavallotti e dalla prorompente propulsione di Coti Zelati. Le impegnative linee vocali mettono subito a difficile prova le ugole di Ferro e della Scabbia, brillantemenre superata dai due interpreti in ottima condizione di forma. L’inizio dello show è quindi diretto e potente, esaltando il pubblico che trasmette alla band tutto il proprio entusiasmo.
Da questo momento in poi la scaletta si comporrà di estratti dai vari capitoli della loro lunga discografia, ad eccezione dei più datati In a Reverie e Unleashed Memories. Si compie dunque un notevole passo indietro sino al 2009, anno di pubblicazione di Shallow Life, la cui unica traccia selezionata è Spellbound, dal ritornello trascinante cantato a squarciagola dal pubblico, per poi avanzare temporalmente al 2014 con Die & Rise, estrapolata dal penultimo Broken Crown Halo, egregiamente interpretata dai due singer e durante la quale si fa ancora notare il bravissimo drummer, intento per tutto il prosieguo dello show nel deliziare i fan con impressionanti stick trick, mostrando una totale padronanza dello strumento anche su pattern tecnicamente complessi. Si procede nuovamente a ritroso con un estratto da Dark Adrenaline, l’ispirata Kill the Light, seguita da Swamped, l’opener di Comalies, particolarmente apprezzata.
Lo spolpamento di Delirium riprende con Blood, Tears, Dust e Ghost in the Mist, suonate con una buona fedeltà all’originale in studio. In questo senso la band si avvale del supporto tecnologico di samples e campionamenti, di cui il citato album è pienamente intriso, che contribuiscono efficacemente alla perfetta resa sonora live dei brani. Molti di essi sono inoltre presentati con brevi discorsi esplicativi da parte della Scabbia, la quale dimostra, oltre di essere un’eccellente frontwoman, anche di essere in possesso di carismatiche doti di intrattenitrice.
La setlist continua ben equilibrata e fornisce una buona panoramica delle produzioni del gruppo muovendosi saltuariamente tra i diversi platter. Dopo Victims, si torna repentinamente sui solchi dell’oggetto promozionale di questo tour con My Demons, dove spicca un notevole lavoro di basso, giungendo poi al brano di apertura del già citato Dark Adrenaline, intitolato Trip the Darkness. Si entra poi nel vivo dello show con l’emozionante Downfall, prima del quale la singer invita il pubblico ad illuminare il locale con le luci dei telefoni, creando una atmosfera in sala veramente molto suggestiva. Lo spettacolo va avanti intenso e coinvolgente, offerto da una formazione che non si è certo risparmiata nel rapporto comunicativo con gli astanti, sia durante l’esecuzione che tramite simpatici siparietti tra una song e l’altra.
Uno degli apici viene raggiunto chiaramente all’annuncio di Enjoy the Silence, celeberrima hit dei Depeche Mode, riproposta nella magistrale e personale revisione artistca secondo il tipico sound dei Lacuna Coil, trascinati dal pubblico con grande partecipazione. A seguire hanno trovato posto nella setlist anche Our Truth, altro singolo di successo da Karmacode e la titletrack della nuova fatica. Il gruppo forse non immaginava un tale entusiasmo da parte dei presenti e la cantante mostra sincera gratitudine e riconoscenza dedicando loro Zombies, cui segue Nothing Stands in Our Way, un titolo significativo che sarà utilizzato anche per il libro celebrativo di prossima stampa per la celebrazione dei vent’anni dalla nascita della band.
I musicisti si ritirano dietro le quinte per una breve pausa prima di riprendere con il consueto encore. Dopo pochi minuti, la band acclamata torna sullo stage e suona Naughty Christmas, il singolo natalizio per l’occasione venduto anche al banco merchandising corredato di una foto autografata.
Il concerto giunge alle battute finali con l’ormai intramontabile Heaven’s a Lie, uno dei loro più grandi successi, e la finale The House of Shame, un brano energeticamente dispendioso che, seppur piazzato nell’ultimo slot della scaletta, viene eseguito in maniera perfetta dalla band che si congeda tra gli applausi di un pubblico letteralmente in visibilio.

SETLIST LACUNA COIL
1.Intro
2. Ultima Ratio
3. Spellbound
4. Die & Rise
5. Kill the Light
6. Swamped
7. Blood, Tears, Dust
8. Ghost in the Mist
9. Victims
10. My Demons
11. Trip the Darkness
12. Downfall
13. Enjoy the Silence (Depeche Mode cover)
14. Our Truth
15. Delirium
16. Zombies
17. Nothing Stands in Our Way

---- ENCORE ----

18. Naughty Christmas
19. Heaven’s a Lie
20. The House of Shame


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
L’anno concertistico maltese si avvia dunque alla sua conclusione nel migliore dei modi regalando al pubblico isolano un’altra serata memorabile.
Dai punti di vista tecnico e logistico il tutto si è svolto senza alcun intoppo. L’acustica dello show si è rivelata sostanzialmente di altissima qualità, con suoni nitidi ed apprezzabili distintamente, venendo incontro in maniera più che egregia all’esigenza primaria di un concerto. Dal lato strettamente musicale, grande merito del successo dell’evento va ovviamente riconosciuto ai Decline the Fall e ai Weeping Silence, per aver assolto con grande professionalità il non facile compito di sparring partner.
Ma le ultime brevi considerazioni vanno necessariamente dedicate ai Lacuna Coil. Lasciatosi finalmente alle spalle un periodo non felicissimo, funestato da incertezze e instabilità, il combo lombardo è tornato ai massimi livelli, rinnovando il proprio sound al passo con l’evoluzione dei tempi, pur non snaturando quella splendida idea artistica nata nell’ormai lontano 1998. Sul palco, inoltre, i nostri hanno fugato ogni dubbio sul fatto di essere ancora una macchina perfetta e ben oliata, una band compatta ed affiatata, peculiarità sviluppate con l’esperienza di quasi due decadi in giro per i palchi di tutto il mondo, esportando con fierezza il metal made in Italy.
Vent’anni di carriera quasi compiuti, un traguardo importante e non semplice da raggiungere se non con tanti sacrifici ed enorme forza di volontà, che sarà celebrato al London O2 Sheperd’s Bush Empire, in uno speciale show segnerà un’altra tappa storica a coronamento di un percorso di carriera dalla caratura internazionale meritatamente riconosciuta.



Quello che si offende facilmente
Venerdì 17 Novembre 2017, 8.40.34
3
Musicalmente mai piaciuti, ma sono comunque un orgoglio nazionale, tra i pochi gruppi ad essere davvero professionisti, e non professionisti solo perché paparino e mammina cacciano i dindi per mandare in giro a suonare i propri pargoletti.
Silvia
Venerdì 17 Novembre 2017, 1.34.20
2
È vero sono molto umili! Non sono il mio genere ma grande Cristina, la semplicità fatta persona. Stupenda e un grande esempio x tutte le ragazze.
tino
Giovedì 16 Novembre 2017, 15.59.48
1
Bella recensione e bell’articolo, bravo. La fotografia perfetta di questo gruppo secondo me straordinario pur con i suoi difetti, bravi e soprattutto umili.
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Ryan Blake Folden
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Nel cuore del set
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