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FLEURETY - Le belle sorprese
19/11/2017 (313 letture)
Complice un silenzio che, sul fronte dei full-length, durava addirittura dal lontano 2000, sicuramente non in pochi, tra gli amanti dell’avantgarde e del black, avevano considerato conclusa la carriera dei Fleurety, particolare duo norvegese che con il proprio originale e cangiante stile aveva saputo così tanto sorprendere in passato. Eppure, come ci confessa ai nostri microfoni il loro batterista e leader Svein Egil Hatlevik, la band è stata ben lontana dal rimanere con le mani in mano...

Akaah: Ciao Svein e benvenuto su Metallized! Cominciamo subito parlando del vostro nuovo disco, The White Death: anche se lo avete creato anni fa, ritieni che rappresenti al meglio ciò che i Fleurety sono oggi?
Svein: Ciao! Beh direi che si avvicina il più possibile a farlo. Abbiamo scritto tutte le canzoni nel 2014, quindi forse se lo avessimo fatto nel 2017, l’album avrebbe potuto suonare diversamente. Ma è difficile saperlo per certo. Cominceremo presto a registrare nuove parti di batteria in vista di un’altra uscita, per cui solo in quel momento sapremo effettivamente come sono i Fleurety di oggi. Molto dipenderà dal processo con il quale creeremo ogni singolo pezzo.

Akaah: Parlando di tale processo, è stato complesso, o viceversa facile e naturale, dar vita ad un intero full-length dopo così tanto tempo?
Svein: Per The White Death il metodo che abbiamo scelto ci ha obbligato a lavorare in fretta. Nel 2013 ho affittato una casa qui a Oslo con uno studio al pian terreno, al solo scopo di avere un posto dove poter registrare un intero album dei Fleurety. Alex (Alexander Nordgaren, NdR) vive a Los Angeles, per cui non abbiamo oggigiorno più la possibilità di incontrarci e provare ogni settimana, come invece fanno le band i cui membri vivono tutti vicino agli altri. A dicembre 2014 Alex è quindi tornato a Oslo e abbiamo trascorso un mese intero in questa casa, lavorando senza sosta, per creare ciò che sarebbe diventato The White Death. Per cui sì, è stato tutto molto veloce ed efficiente.

Akaah: Siete stati piuttosto attivi negli ultimi anni, ma The White Death è il vostro primo full-length in ben 17 anni. Quali sono le cause che vi hanno portato ad una così lunga pausa, c’entra ad esempio la distanza geografica che hai appena menzionato? Cosa è successo nel frattempo, c’è mai stato un momento in cui siete stati vicini allo scioglimento?
Svein: Sì, la principale ragione è proprio il fatto che io e Alex viviamo attualmente in stati diversi di continenti diversi. Potevamo diventare un progetto digitale, una “internet band”, ma abbiamo deciso di non intraprendere quel percorso, in quanto ci ispira di più lavorare su materiale nuovo quando siamo entrambi nella stessa stanza.
Un’altra motivazione importante è stata che io ho più o meno smesso di suonare la batteria attorno al 1998 o 1999. Al tempo ero infatti convinto di voler fare tutto al pc e non ho suonato in nessun brano di alcuno dei 7” EP che abbiamo pubblicato tra il 2009 e quest’anno. Tuttavia, non volevo diventare l’ex batterista della mia stessa band, per cui ho ricominciato a provare per ridiventare nuovamente capace a suonare. Ho ripreso in mano le bacchette nel 2012, e nel 2014 abbiamo registrato l’album.

Akaah: Pur mantenendoli al minimo, vi siete circondati anche in quest’occasione di alcuni talentuosi ospiti. Come li avete scelti? E come vi siete trovati a collaborare ancora una volta con Carl-Michael Eide (già anima di, tra gli altri, Aura Noir, Virus e Ved Buens Ende, NdR)?
Svein: Carl è stata una scelta piuttosto ovvia per questa release, è un nostro amico dagli inizi degli anni Novanta ed ha persino suonato il basso con noi in alcuni concerti che abbiamo fatto tra il 1995 e il ’96. Ha fatto davvero un ottimo lavoro questa volta e ci siamo divertiti ad averlo in studio. Anche Filip Roshauw è un nostro ‘alleato’ da molto tempo, per cui anche in questo caso è stato logico includerlo per le registrazioni. Io e Alex stavamo inoltre considerando l’idea di includere nell’album delle parti di sassofono, ma avevamo anche una flautista capace tra le nostre conoscenze, per cui ci siamo rivolti a Krizla. Infine, Linn Nystadnes ha una stupenda voce parlata e ci aveva dimostrato la sua bravura già con ciò che ha realizzato con la sua band Deathcrush, per cui abbiamo chiamato anche lei. Senza contare che è anche lei una nostra amica, così come lo è Kalle Risan, che è ha preso parte a quest’uscita complici le sue tante idee per i passaggi di tastiera e il fatto che stesse lavorando a sua volta nello stesso studio che abbiamo scelto noi. Se tu fossi stata con noi in quel periodo, avresti capito quanto spontaneamente e naturalmente il tutto sia svolto. Con la presenza di questi ospiti abbiamo ottenuto all’incirca ciò che volevamo, ma ci sono state anche delle belle ed inaspettate soprese. Ed è quella una delle parti più belle di creare musica con altri, le belle sorprese!

Akaah: Rimanendo sempre in tema di collaborazioni, anche questa volta l’artwork di copertina è stato realizzato dal Trine+Kim Design Studio. Siete soddisfatti di questa partnership? Come prende vita una cover art per i vostri lavori?
Svein: Continuiamo a collaborare con loro sia perché apprezziamo i loro artwork, che perché sono nostri cari amici. Quando si tratta di lavorare per i Fleurety, cerchiamo solitamente di lasciarli lavorare con la massima libertà, per quanto possibile. Anche se ciò non accade sempre: per la nostra recente sfilza di 7” EP e l’ultima compilation Inquietum, il tutto faceva parte di una serie, per cui hanno dovuto dar sfogo alla loro creatività all’interno di limiti ben definiti. Ma, effettivamente, i limiti li hanno posti loro. Per The White Death abbiamo loro imposto semplicemente di realizzare una copertina che fosse prevalentemente bianca, ma abbiamo cercato di tirarci fuori dal resto del processo, per non influire sul risultato finale.

Akaah: Hai menzionato Inquietum giusto in tempo per una domanda a tema: in questa recentissima uscita avete raccolto tutto quanto avete portato alle stampe nell’ultima decade sotto forma di EP. Ci puoi raccontare qualcosa in più in merito a queste produzioni, dato che sembrano strettamente connesse tra loro? Da cosa è nata quest’idea?
Svein: Sì, abbiamo pubblicato quattro 7” EP che sono connessi tra loro dato che fanno parte di un’unica serie. Ma non si tratta di un progetto che ruota attorno ad un concept, molti sono gli elementi che si sono evoluti e differenziati. Molta gente continua a dirmi che Inquietum suona come una compilation di album realizzati da band diverse, o che le canzoni suonano molto differenti tra loro. Per cui sono davvero contento che finalmente qualcuno si sia accorto della connessione che esiste tra i vari EP!
Il denominatore comune è che sono tutti lavori della stessa band, che utilizza diversi modi per esprimere una sorta di irrequietezza costante. Da lì il titolo, Inquietum, che vuol dire proprio irrequieto, ma immagino che tu da italiana l’avessi già indovinato!

Akaah: Rimanendo in tema di soundwriting peculiare, ritieni che i Fleurety continueranno a sperimentare e a cambiare forma anche in futuro, o pensi che quanto realizzato sinora sia completo e possa diventare il loro obbiettivo finale?
Svein: Ritengo che continueremo ad essere considerati sperimentali e che la gente continuerà a catalogarci così, a prescindere da cosa faremo. Per quanto mi riguarda, non considero i Fleurety come un gruppo strambo, ma forse ciò è dovuto al fatto che ascolto davvero qualsiasi tipo di musica. Ho notato che i metallari tendono a catalogarci come bizzarri, mentre la gente che è abituata ad ascoltare altri generi nota più rimandi al pop nella nostra musica. Per fare un esempio, un mio collega un giorno mi ha detto che una nostra canzone sembrava un mix tra Motorpsycho, Emperor e Talking Heads, quando a mio parere nessuna di queste formazioni è particolarmente sperimentale.
Ciò che vogliamo fare è semplicemente creare della musica che secondo noi tuttora manca, qualcosa che non esiste ancora. Un tempo pensavo che tutte le band fossero così, sarà che forse sono un ingenuo…

Akaah: Sono passati oltre vent’anni dal vostro ultimo concerto dal vivo, cosa vi portò all’epoca a questa singolare scelta? E credi ritornerete mai sui vostri passi?
Svein: Le cose sono cambiate molto in questi ultimi 20 anni. L’ultima volta che ci siamo esibiti dal vivo, non c’erano cose come l’Inferno Festival (noto evento metal di più giorni che si svolge annualmente a Oslo, NdR), per esempio. Negli anni che sono trascorsi dal nostro ultimo concerto, i posti e i palchi dove poter suonare metal sono aumentati in maniera esponenziale. Nessuno di quei posti esisteva, nel 1996, ragion per cui all’epoca non era poi così allettante suonare live. Ora l’infrastruttura è decisamente migliorata, e penso potremmo considerare l’idea di tornare a calcare un palco. Ma è ancora tutta una mera ipotesi per noi, preferiamo ancora creare musica in studio.

Akaah: La nostra intervista si chiude qui, ti ringrazio per il tuo tempo. Vuoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori e i vostri fan italiani?
Svein: Grazie a te e a coloro i quali hanno letto quest’intervista!
Mi piacerebbe andare controcorrente e suggerire a tutti di dare un'occhiata alle eccellenti band delle persone che sono state ospiti del nostro album: andate su YouTube a cercare i Deathcrush, andate su Spotify ad ascoltare i rocker The Switch B for the Beast o googlate i Tusmørke, per un assaggio del miglior prog rock norvegese del momento. Poi sì, se non conoscete ancora i Virus o gli Aura Noir, beh, dovreste solo vergognarvi (ride, NdR)! Buon fine settimana a tutti!



Shadowplay72
Domenica 26 Novembre 2017, 1.21.47
1
Band che mi piace tantissimo.adoro l'avantguarde metal!
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Fleurety - L'intervista
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La copertina di The White Death
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Fleurety con gli ospiti dell'ultimo disco
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Svein e Alex
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FLEURETY
Le belle sorprese
 
 
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