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TONIGHT WE STAND - Senza passione, un gruppo non dovrebbe neanche cominciare a suonare!
28/11/2017 (267 letture)
In occasione dell'uscita del loro nuovo singolo con relativo videoclip, abbiamo incontrato per una lunga ed interessante chiacchierata i Tonight We Stand, quintetto metalcore della provincia di Venezia. Il chitarrista Phil e il batterista Ale ci raccontano le ultime esperienze del gruppo a più di un anno dalla pubblicazione dell'EP d'esordio, Redemption, svelandoci anche qualcosa in merito ai brani inediti e ai programmi futuri. Buona lettura!

Annie: Ciao ragazzi! Come state? So che siete appena tornati da due date all'estero di supporto agli Our Last Night, una in Ucraina e una in Bielorussia. Raccontatemi un po' com'è andata...
Phil: Ehilà, tutto bene grazie.
È stata un'esperienza formidabile! Come puoi immaginare quando sei una band di supporto non vieni considerato troppo dal pubblico, dato che è freneticamente in attesa che cominci a suonare la band per cui hanno pagato il biglietto. In queste due date, però, abbiamo avuto una sorpresa: il pubblico è sempre stato attivo e partecipante durante i nostri concerti. Soprattutto perché, alla fine di ogni serata, ci appostavamo verso l’uscita dei vari locali in attesa che il pubblico uscisse e magari ci comprasse i nostri CD o le nostre magliette. La sorpresa fu che quando la gente uscì dalla sala dove avevamo suonato, ci riconobbe e ci trattò come delle star: si complimentava con noi per come avevamo suonato e ci chiedeva autografi e foto insieme. Un'emozione più unica che rara.

Annie: Le novità non finiscono qui! Recentemente avete registrato il video del vostro singolo inedito I Will Rise, You'll Fade Away. Oltre al significato del brano e del video stesso, mi piacerebbe sapere com'è stato misurarsi con la realizzazione della clip, dall'ideare la storia insieme allo staff di Lucerna Films allo stare di fronte alla telecamera.
Phil: Esattamente, il video uscirà il 27 novembre 2017 (l’intervista è stata svolta prima della pubblicazione, NDR) e sarà un passo avanti verso la ricerca del nostro stile. Rispetto al nostro primo video musicale, questo è stato molto più complicato da registrare, eravamo chiusi in una stanza e dovevamo muoverci stando attenti a non distruggere la scenografia attorno noi. Stare davanti a una telecamera non è stato così complicato, all’inizio eravamo un po' statici, però poi lo staff di Lucerna Films ci ha messo a nostro agio e abbiamo dato il meglio di noi. Diciamo, è come se avessimo dovuto suonare una canzone all'infinito davanti a due spettatori. Il significato del video e della canzone viaggiano su due vie parallele. Il testo di I Will Rise, You'll Fade Away verte su un unico sentimento: l'abbandono. Questa persona, la quale ha fatto sempre parte della tua vita, ne vuole uscire, come se per questa non fossi mai stato nulla. In questa canzone si descrive l'odio che si può provare per una persona del genere e che l'unico modo per stare bene è lasciarla andare, anche se non è facile perché noi siamo solo vittime. Nel video possiamo riscontrare la stessa cosa: il bambino comincia a disegnare per diletto, man mano ciò che disegna prende forma, da qui comincia a ingigantirsi il problema fin quando il bambino non ne viene assalito nonostante abbia provato strenuamente e più volte a cancellare i suoi disegni.

Annie: A proposito di canzoni inedite, come procede la stesura dei brani che andranno a comporre il vostro prossimo disco? Da uno dei vostri concerti a cui ho assistito mesi fa ricordo che avete inserito un nuovo pezzo ispirato ad un canto dell'inferno di Dante...
Phil: Per il momento la stesura del nostro disco procede bene, non abbiamo ancora deciso quante tracce avrà, però abbiamo molte idee e non vediamo l'ora di riuscire a comporre altre canzoni, sia per avere nuovi pezzi da mettere in scaletta, sia per una soddisfazione nostra di riuscire ad avere un certo numero di composizioni. Sfortunatamente abbiamo avuto poco tempo ultimamente nella scrittura di nuove canzoni a causa di queste due date con gli Our Last Night che ci hanno tolto molto tempo, però d'ora in poi la stesura dell’album sarà la nostra prima preoccupazione e ci lavoreremo con molto impegno e dedizione.
The Gates of Hell è una nuova canzone scritta per la maggior parte da me ed è ispirata non tanto a un canto di preciso, ma quanto più al percorso di un uomo comune che vive la sua vita come vuole ignorando la legge, l'etica e la morale. Dopo la sua morte comincia la discesa agli inferi seguendo il percorso che, come da tradizione, è l’inferno dantesco: in ordine troviamo Caronte, Minosse e infine il fiume Stige dove il dannato soffrirà per l'eternità.

Annie: Da cosa prendete spunto, in generale, per i testi dei vostri brani? Avete mai pensato di realizzare un concept album?
Phil: In generale dipende da chi scrive il testo delle canzoni: maggiormente si tratta di Andy (il cantante, NDR) ed Ale (batterista e cantante, NDR), poi ci sono pure io che qualche volta aiuto la stesura e la rifinitura. Comunque Andy si ispira molto a esperienze vissute direttamente, che vengono riversate nella scrittura dei testi, mentre Ale cerca di focalizzarsi su un certo argomento e da là estrapola un testo.
Un concept album? A dire la verità lo avevo proposto al resto della band ma siamo tutti a conoscenza che non è per niente semplice riuscire a crearne uno. Magari potremo fare un concept sulle trame dei prossimi testi, per il momento non si può dire nulla, vedremo le sessioni di scrittura cosa ci riserveranno.

Annie: Sono trascorsi un bel po' di mesi dall'uscita del vostro EP d'esordio Redemption. Qual è stato il riscontro che avete avuto sia dal vivo (in Italia e non) che dalla stampa? Siete soddisfatti dei risultati?
Phil: Più precisamente un anno e quattro giorni fa! Soddisfatti? Beh che dire, certamente non pensavamo di fare il boom con un semplice EP, era più un biglietto da visita su cui facevamo vedere il nostro modo di lavorare, soprattutto anche per cercare di capire se il nostro materiale poteva interessare alla gente. Abbiamo avuto un buon riscontro, sia sulle vendite sia sul feedback che il pubblico ci dava sulle nostre canzoni, però d'ora in poi le canzoni prenderanno una piega diversa, si sentiranno nuove influenze sulle canzoni.

Annie: Quali sono le vostre derivazioni musicali? Quali gruppi e generi ascoltate di solito e quali di essi vi hanno formati musicalmente?
Ale: Possiamo affermare che tutti noi abbiamo una solida base metal, poi ovviamente ognuno di noi ha anche altre influenze musicali diverse dagli altri, ed è proprio questa una delle nostre forze, mescolare un po' queste influenze. Fortunatamente siamo molto aperti, musicalmente parlando. Parlando personalmente, ascolto svariati generi e sottogeneri, metal, rock, jazz... Del metal, ascolto in particolare gli Avenged Sevenfold, i Bullet For My Valentine, gli Iron Maiden (i quali mi hanno maggiormente formato a livello musicale).

Annie: Com'è vissuto il metalcore, genere che praticate, nel nostro Paese? Cosa pensate in generale della scena underground italiana?
Ale: Nel nostro Paese il metalcore (come altri sottogeneri sebbene non a livello del metalcore) viene purtroppo denigrato. Da una parte del mondo metal più puro viene visto come un sottogenere più “easy" mentre dalla parte del metal più giovane viene visto come qualcosa di antico e ormai finito. Purtroppo la mentalità ottusa del nostro Paese fa sì che queste cose succedano. Basti vedere quanto va il metalcore negli Stati Uniti...Per fortuna nostra, il "nostro metalcore" ha moltissime influenze diverse che ci fanno avere un sound pressoché unico con molteplici sfaccettature.

In quanto alla scena underground italiana...lo dico qui e mi prendo tutte le responsabilità del caso, è diventata una pagliacciata. La paragono ad una loggia massonica, una cerchia ristretta di pochi "eletti" che, con tramacci più o meno loschi, cercano di dettare le linee guida di concerti e pressoché di tutto quello che gira attorno alla proposta musicale in tutta Italia.
La scena italiana è decisamente satura, da una parte ci sono sempre le stesse identiche proposte con sempre le stesse band che girano e che portano sempre le stesse persone ai concerti (amici, amici di amici…). Dall’altra parte ti trovi band che cercano le vie più brevi per farsi notare nella massa. Chi fa cover vocali su Youtube e usa questo escamotage per pubblicizzare la propria band o per esempio band che perfino arrivano a sponsorizzarsi video dove registrano una cover di una canzone famosa o magari dei Linkin Park, “fatalità” nel momento nel quale Chester ci ha purtroppo lasciato, spacciandolo solo come un tributo, come una dedica. Ovvio, i bei tempi di MySpace purtroppo non torneranno più, adesso abbiamo ottime varianti come Facebook e Youtube ma sono applicazioni che, sebbene semplifichino la vita ai gruppi, devono essere usate con criterio. Comunque sia, nell'underground odierno manca una base sostanziale di umiltà, mentre il livello dell’ego ha ormai sfondato il limite sopportabile.
Alle band underground che hanno ancora un po' di umiltà e di passione (e ce ne sono!) dico solo che guardino al di fuori dell’Italia, c'è un mondo là fuori che si emoziona ancora ai concerti e che è desideroso di ascoltare nuova musica.

Annie: Quali sono i tratti distintivi della proposta dei Tonight We Stand?
Ale: Direi che possono essere sicuramente l'originalità, la personalità, la professionalità e, cosa da sottolineare, la passione. Senza quest'ultima, un gruppo musicale non dovrebbe neanche cominciare a suonare.

Annie: Quanto ritenete che sia importante il look per una band oggi, soprattutto per quanto riguarda la dimensione on stage? Quanto lo è per voi? So che ci state lavorando…
Ale: Sicuramente il look è una cosa da non trascurare, bensì una cosa da studiare. In un mondo fatto perlopiù di apparenza, è inevitabile che l'occhio voglia la sua parte. Puoi anche avere delle canzoni fantastiche, ma se sul palco non entri nella parte e non offri uno spettacolo, il pubblico dopo la seconda canzone inizierà a sbadigliare o a lasciare la sala. Basti prendere come esempio uno spettacolo teatrale, una forma d’arte similare a quella di un concerto di una band. Il gruppo teatrale per mettere in piedi lo spettacolo, oltre alle scene da recitare, deve sistemare anche l'abbigliamento dei vari attori. Il gruppo musicale deve quindi imbastire uno spettacolo. È una di quelle cose che, se fatte a modo, tendono ad alzare l'asticella dell’originalità e soprattutto personalità di un gruppo. Tornando alla tua domanda, per noi è molto importante, abbiamo già iniziato a lavorare ad un nostro look e già nelle date a Kiev e a Minsk abbiamo iniziato a proporlo in sede live.

Annie: Programmi in casa Tonight We Stand? Cosa vi attende prossimamente?
Phil: Non è che in questo momento abbiamo grandi programmi in casa, come si suol dire “pochi ma buoni”! Diciamo che principalmente ci siamo fissati due obiettivi: procedere con la stesura di nuove canzoni che andranno a formare il nostro prossimo album, e continuare sempre a fare date in modo da non essere arrugginiti.

Annie: Il tempo a nostra disposizione è giunto al termine. Vi ringrazio e lascio la parola a voi per salutare i nostri lettori e per aggiungere qualsiasi cosa vogliate.
Ale: Grazie a tutti voi che ci avete dedicato un po' del vostro tempo leggendo questa intervista. Continuate a seguirci e a supportarci!



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