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EUROPE + SOUL SELLER - Alcatraz, Milano, 29/11/2017
04/12/2017 (469 letture)
Ebbene sì, novembre può essere considerato ufficialmente lo Europe-month per noi italiani: sarà un caso ma per l'ennesimo anno la band scandinava atterra nel BelPaese sul finire del mese e la venue prescelta è ormai da prassi l'Alcatraz. Freschi del nuovo album Tempest & Co richiamano una bella folla anche se non si raggiunge il sold-out come accadde per la data del trentennale di The Final Countdown. Dopo aver trovato parcheggio nella via adiacente al locale entro e mi piazzo nella zona di destra da dove seguirò il concerto gustandomi gli assoli di Norum; non resta che aspettare l'inizio dello show...

SOUL SELLER
L'onore e onere di aprire la serata è affidato ai Soul Seller, band piemontese che propone un hard rock di chiarissima matrice melodica. I ragazzi sono visibilmente entusiasti di fare da spalla ai mostri sacri di un genere molto simile al loro e ci mettono decisamente tutto l'impegno possibile: il cantante Eric Concas salta sullo stage salutando il pubblico e invitandolo a battere le mani a tempo, e dalle urla provenienti dalla zona fronte palco appare evidente che ci sia una piccola delegazione di fan entusiasti di vedere il gruppo esibirsi su di un palcoscenico tanto prestigioso. Le tracce, quasi tutte estratte dall'ultimo album Matter of Faith, scorrono piacevolmente tra le plettrate della coppia Audisio/Zublena e le incursioni di Simone Morandotti alle tastiere, con la chiusura affidata a Wings of Freedom, pezzo per il quale è stato girato un video. Alla fine dell'esibizione applausi convinti e l'immancabile foto di band e platea per immortalare una serata a modo suo storica per i Soul Seller.

SETLIST SOUL SELLER
1. Neverending
2. Get Away from the Light
3. Matter of Faith
4. Keep on Moving
5. Tide is Down
6. Memories
7. Get Stronger
8. Given to Live
9. Wings of Freedom


EUROPE
Dopo la solita attesa per il cambio palco arriva finalmente il momento degli Europe: come facilmente prevedibile è la title track del nuovo album ad aprire le danze e bisogna ammettere che anche dal vivo Walk the Earth fa la sua bella figura. Come sempre Joey Tempest appare in forma smagliante, tonico e agile da par suo, e fortunatamente anche la sua ugola sembra all'altezza delle aspettative; non c'è che dire, il tempo sembra essersi fermato per lui e quando rotea l'asta del microfono pare di essere ancora ai bei tempi. Un paio di brani nuovi e siamo già calati negli Eighties con la mitica Rock the Night che, manco a dirlo, viene cantata all'unisono da tutto l'Alcatraz e vede al solito protagoniste le rullate di Ian Haugland, il quale forunatamente partecipa al tour nonostante sia stato colpito di recente da un evento luttuoso. Per tirare un attimo il fiato Joey dialoga come sempre con la platea e questa volta il suo "corso di dialetto lombardo" -dopo il già sentito barlafüs- trova un nuovo modo di dire con un classicissimo "Và a ciapa' i ratt!" del quale il divertito singer ignora il significato, e forse è meglio così. Il simpatico siparietto comprende anche la dichiarazione d'amore verso la città meneghina e del resto il calore del pubblico italiano si fa sentire, quindi lo show continua con la potenza di Last Look at Eden alla quale segue un'inaspettata e piacevolissima sorpresa: Joey imbraccia la chitarra e dopo aver confidato che questo pezzo non viene suonato da un po' di tempo, attacca l'arpeggio della mitica Prisoners in Paradise (e già solo questa a parere del sottoscritto vale il prezzo del biglietto) e in più dal medesimo album viene suonata anche Girl from Lebanon, preceduta dalla sognante Vasastan dove un monumentale Norum, su cui sono puntate delle luci di grande atmosfera, è protagonista indiscusso. GTO col suo tiro micidiale dà una carica di adrenalina pazzesca scatenando tutti gli astanti e finalmente giunge anche il turno di quel capolavoro presente in Walk the Earth che risponde al nome di Turn to Dust, brano che attendevo più di tutti tra quelli nuovi. Arriva quindi un altro classico, Carrie, che nelle date precedenti del tour non era ancora stata suonata, e anche qui accendini -o meglio smartphone- accesi e dondolati al ritmo del celebre ritornello che ha fatto storia, prima che Haugland si prodighi in un drum solo sulle note del Guglielmo Tell di Rossini. Segue un tuffo nel passato con Wasted Time e poi l'oscura -e stupenda- War of Kings prima che dagli altoparlanti irrompano dapprima Superstitious (anche qui il pubblico è protagonista) e quindi la coinvolgente Cherokee. La band a questo punto si ritira ma sappiamo bene che manca ancora una canzone, eh sì proprio quella... Mic Michaeli ha il suo momento di gloria ed è subito The Final Countdown! Inutile dire che viene urlata da tutti i presenti, ma la cosa incredibile è che Tempest ne ha ancora e finisce il set come lo aveva cominciato, vale a dire con una prestazione ottima. Gli Europe salutano felici dell'ennesima prova di affetto che ricevono dai fan italiani e ci danno appuntamento alla prossima volta. Grandissimo concerto, come sempre!

SETLIST EUROPE
1. Walk the Earth
2. The Siege
3. Rock the Night
4. Love Is Not the Enemy
5. Last Look at Eden
6. Prisoners in Paradise
7. Firebox
8. Ready or Not
9. Vasastan
10. Girl from Lebanon
11. GTO
12. Turn to Dust
13. Carrie
14. Riches to Rags
15. Drum Solo
16. Wasted Time
17. War of Kings
18. Superstitious
19. Cherokee
---Encore---
20. The Final Countdown


foto a cura di Debby



Vitadathrasher
Lunedì 4 Dicembre 2017, 12.04.23
2
Una bella scaletta, tralasciando un po di roba del passato, specialmente dei primi 2. Non mi meraviglio dell' ottima prestazione.
Joey
Lunedì 4 Dicembre 2017, 1.26.23
1
Bella recensione, visti diverse volte dal vivo, questa l'ho passata, non avendo particolarmente apprezzato l'ultimo album. Prisoners in paradise acustica è stupenda, ho avuto la fortuna di ascoltarla dal vivo qualche anno fa. Vedo che resistono i successi del primo corso (per fortuna), altri però hanno lasciato il passo ai nuovi, fisiologicamente. Matocc mi stai confermando che per Joey il tempo sembra essersi fermato, così dissi gli anni passati quando lo vidi io, sia come dinamicità che come vocalità. Chapeau ad Ian, presente nonostante la gravità del lutto subito.
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