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ENSLAVED - Di passioni che non finiscono e cose da hipster
12/12/2017 (960 letture)
Fa sempre piacere avere la possibilità di intervistare nomi importanti come gli Enslaved, specie quando nel farlo ti ritrovi ad interloquire con persone dirette ma oneste come Grutle Kjelsson. Nei quindici minuti a nostra disposizione, prima che la band andasse a cena, abbiamo potuto parlare con lui del nuovo disco e della storia del gruppo.

Room 101: Ciao Grutle!
Innanzitutto grazie davvero per il tuo tempo e per la possibilità di parlare con te.
Grutle Kjellson: Di niente!

Room 101: Inizierei chiedendoti del vostro ultimo disco, E. Potresti un po' spiegarci qualcosa in merito ai significati che ci sono dietro? Sia in senso letterale che più mistico. Anche perché il cuore di questa release è ovviamente qualcosa che va ben oltre una semplice lettera.
Grutle: Allora, prima di tutto il titolo è una runa chiamata Eihwaz, il cui valore fonetico è “E”, questo è quindi il motivo per chiamiamo il disco in questo modo. Il significato di Eihwaz è quello della dualità tra l'uomo e gli dei, tra l'uomo e il mondo dei sogni, tra il conscio e l'inconscio.
Tutte le interazioni umane con le proprie “divinità interiori”, con la natura, con i propri strumenti, i propri animali e così via. In pratica qualsiasi tipo di relazione tra il genere umano e le cose che lo circondano.

Room 101: Come in un rapporto simbiotico quindi. Cosa vi ha portato a scegliere di voler sviluppare un argomento così complesso all'interno del vostro lavoro?
Grutle: La dualità è un concetto molto interessante per noi, alla fine -se ci pensi- è qualcosa che ti accompagna in qualsiasi tipo di passo tu compia nella tua vita.
Abbiamo pensato che fosse una bella cosa utilizzare una runa per descrivere questo tipo di interazioni e siamo finiti ad usare Eihwaz anche perché simboleggia il cavallo di Odino.

Room 101: Sleipnir giusto?
Grutle: Esatto, puoi vedere Odino come una metafora del tuo “essere interiore”, la saggezza se vogliamo, mentre il cavallo come una sorta di progenie del caos. Questo perché, nella mitologia, Loki -che è anche i fratellastro di Odino, quindi anche qui ritorna il discorso della dualità- partorisce Sleipnir, con la collaborazione di un cavallo (Svaðilfœri, NdR) proveniente dal mondo dei giganti, Jǫtunheimr. Quindi secondo noi era un buon modo di rappresentare per simboli dei concetti che poi sono cruciali nella vita di qualsiasi essere umano: il conflitto e la dualità tra ordine e caos.

Room 101: Invece, cosa vi ha portato a scegliere una canzone lunga e stratificata come Storm Son come apertura del disco e come primo singolo? Specie considerando che l'avete scelta in luogo di altre canzoni decisamente più immediate.
Grutle: Ci è semplicemente sembrato che fosse l'inizio perfetto. Poi mi piaceva l'idea di iniziare con qualcosa di più delicato e far crescere il tutto passo a passo, come se stessimo costruendo la canzone analogamente ad un muro, passo a passo e mattone per mattone. Il concept di questo album è incentrato sulla figura di Sleipnir che è si dice sia nato mentre stava venendo costruito un muro intorno ad Ásgarðr, che è la casa degli dei nella mitologia nordica.
Quella canzone, a modo suo, rappresenta un po' la pietra su cui viene costruito tutto quanto. Riflettendoci, la morale è un po' che puoi anche provare a costruire una fortezza, ma alla fine devi arrenderti all'evidenza che ciò non sia possibile e quindi affrontare la vita sapendo che ci sarà bisogno di convivere con il caos, magari anche collaborando con esso, invece che provare a chiuderlo fuori.

Room 101: Quando stavate scrivendo E, avevate già l'idea di star costruendo un'opera d'arte studiata in modo che ognuno di noi la potesse interpretare per conto proprio?
Grutle: Sì, ma se stai a guardare è sempre così con i testi. Chiaramente hai il significato iniziale che è quello letterale, ma poi devi sempre lasciar spazio alle possibili interpretazioni di chi ti ascolta. Immaginare qualcosa di univoco (magari di semplice e diretto), scriverlo e suonarlo dal vivo non sarebbe poi così interessante.
Quindi sì, l'interpretazione è sempre aperta. Poi, chiaramente, sarebbe anche bello vedere i testi come una sorta di poesia che scorre insieme alla musica, anche perché le parole hanno una loro armonia per sé. Però l'interpretazione rimane sempre fondamentale, c'è ovviamente il significato che abbiamo pensato noi in origine e ci sono i significati che gli danno quelli che ascoltano. Vale lo stesso per altre forme d'arte, ti capita anche se guardi un quadro.

Room 101: Non è qualcosa di dogmatico insomma.
Grutle: No assolutamente, dovrebbe essere sempre possibile estrapolare una nostra interpretazione. Quando guardi un'opera d'arte qualche volta ti chiedi cosa significhi, ma la domanda giusta è “cosa significa per te”. Tu non ci vedrai necessariamente la stessa cosa che ci ha visto il tuo vicino, o ciò che ci ha visto il pittore. Lo stesso vale quando ci sono di mezzo dei testi, rende le cose più interessanti.

Room 101: Concordo! Invece, dopo oltre una decade insieme ad Herbrand (Larsen, l'ex tastierista, NdR), com'è stato iniziare a lavorare a tastiere e voci clean con Håkon?
Grutle: È stato fantastico. Quando Herbrand ha abbandonato il gruppo abbiamo deciso fin da subito di puntare su qualcuno che fosse tecnicamente più preparato nel suonare, anche per cercare di sfruttare meglio la componente di tastiera all'interno dei nostri album.
Anche se non è che stia poi cantando così tanto, abbiamo preferito sceglierlo perché è un bravo tastierista, preferendo dividere tra tutti noi alcune delle parti clean. Quindi, invece che assumere un buon cantante in grado però di suonare a malapena la tastiera, abbiamo preferito fare il contrario.

Room 101: Qui mi hai un po' anticipato, volevo giusto chiederti di questo, perché l'impressione che si ha ascoltando E è che Håkon abbia più una mentalità da tastierista, e che questo abbia contribuito rendendolo più versatile in questo disco.
Grutle: Molto più versatile, era esattamente lo scopo che ci eravamo prefissi.

Room 101: Dopo aver ascoltato E, sembra stia diventando sempre più chiaro come gli Enslaved abbiano raggiunto la maturità necessaria per produrre dell'arte che non abbia confini, creando così musica senza limitarsi e senza temere le reazioni di pubblico o addetti ai lavori. Sentite di avere direttamente in mano la ricetta per il successo o per il disastro?
Grutle: Credo che non ci sia mai capitato di considerare delle reazioni altrui. Abbiamo sempre cercato di seguire il flusso creativo e di fare della musica contemporanea che fosse nostra e che quindi ci piacesse.
Se ti metti a pensare anche a quel tipo di reazioni ti imponi da solo diversi limiti, confini e rischi di “inquadrarti” troppo, ed è qualcosa che non ci piace.

Room 101: Suonate soltanto per voi stessi in pratica.
Grutle: Esatto, è sempre la cosa migliore secondo me.

Room 101: Sentite di condividere questo tipo di libertà con altre band norvegesi, ad esempio Ulver o Darkthrone, che hanno costruito la loro carriera proprio su questo voler suonare per sé stessi?
Grutle: Sì assolutamente. Sono due ottimi esempi di band a cui non frega nulla di ciò che gli altri pensano della loro musica, ma come ti dicevo prima: è come dovrebbe essere per tutti secondo me.
Sento ancora diverse connessioni con loro, anche se a livello di sound non siamo mai stati simili, ma sia i Darkthrone che gli Ulver sono due tra i gruppi che rispettiamo di più e proprio perché hanno sempre fatto quello che volevano.

Room 101: Mentre stavate registrando il disco avete anche collaborato con musicisti come Einar Selvik, Daniel Måge al flauto e Kjetil Møster al sax, com'è stato lavorare con loro? Come mai li avete scelti?
Grutle: Allora, Daniel l'ho chiamato perché stavamo provando delle parti soliste della chitarra su Feathers of Eolh e non riuscivamo proprio ad inserirle in nessun modo. A quel punto ho detto ad Ice che sarebbe stato interessante provare ad usare un flauto invece. Così ho chiamato Daniel, che è venuto a casa mia e ci siamo messi a provare con lui che suonava la melodia principale con il flauto e Ice che gli andava dietro con chitarra ed e-bow, abbinamento che si è poi rivelato vincente visto che era proprio ciò di cui la canzone aveva bisogno.
Einar invece ha registrato alcune backing vocals per Hiindsiight, ma l'ha fatto nel suo studio privato e ci ha solo poi mandato i file, anche le sue parti comunque funzionano molto bene, sono un po' in background, ma hanno quell'andamento quasi altalenante che rende bene in quel contesto.
Kjetil invece ha uno studio nello stesso edificio in cui stavamo registrando, proprio poche stanze più in là. La canzone su cui suona, sempre Hiindsiight, in origine era stata scritta nel 2008, per una collaborazione che avevamo con una band jazz norvegese chiamata Shining. All'epoca aveva anche delle parti suonate dal loro sassofonista, anche se comunque la versione di oggi è molto diversa come struttura rispetto a quella di nove anni fa, ci tenevamo che ci fosse ancora il sax e con il fatto che lui fosse così vicino, beh, è stato tutto molto più facile, in pratica dovevamo aprire la nostra porta e bussare alla sua (ride, NdR).

Room 101: Effettivamente, più comodi di così!
Tornando invece un po' indietro, sono passati ormai venticinque anni da quando tu e Ivar avete registrato i primi demo, come fu all'epoca mettere insieme una nuova band? Considerando soprattutto quanto eravate giovani. Vi sareste aspettati di essere ancora on the road dopo tutto questo tempo?
Grutle: Guarda, devo ammettere che quando avevo diciassette il massimo delle mie prospettive per il futuro era aspettare il weekend per avere abbastanza soldi da comprarmi da bere nei locali (ride, NdR).
Però sul palco sento la stessa energia che avevo allora, il mio spirito è sempre quello. Chiaramente la situazione quando siamo in studio è migliorata drasticamente, è molto più godibile man mano che acquisisci esperienza, anche perché hai anche le capacità tecniche per sperimentare di più.
Quindi: in studio ci divertiamo molto più di allora, mentre i live li affrontiamo con la stessa passione e la stessa voglia di quando eravamo ragazzini, che è sorprendente dopo tutti questi anni, però se così non fosse credo avremmo smesso molto tempo fa.

Room 101: Avviandoci alla conclusione, una domanda che immagino vi abbiano già posto in molti: cosa vi ha portato a scegliere di coverizzare una delle hit più famose dei vostri compatrioti Röyksopp? Ovviamente sono una band che scrive delle canzoni con atmosfere più misteriose e oscure rispetto alla band elettronica media, ma c'è qualche ragione particolare per cui avete fatto una scelta del genere?
Grutle: Sì in realtà sì. A Bergen c'è un'organizzazione di musicisti che si chiama Brak, qualche tempo fa c'è stato il loro ventesimo anniversario e, per celebrare la ricorrenza, hanno organizzato una festa durante la quale hanno invitato diversi artisti di Bergen a suonare delle cover di altri artisti della città.
A noi è stato chiesto esplicitamente di coverizzare quella canzone dal vivo, quando stavamo registrando il disco abbiamo pensato di aggiungere anche questa, specie visto che l'avevamo già provata per quell'occasione. Ovviamente è una registrazione più "primitiva", l'abbiamo realizzata completamente nello studio di Ivar, anzi, forse solo la batteria è stata registrata durante le sessioni per il nuovo disco, ma il resto è stato fatto separatamente.
Di per sé non è nemmeno una parte del disco, è proprio solo una bonus che abbiamo voluto inserire, insieme all'altra, Djupet, che invece ha qualcosa come cinque anni e siamo proprio solo io, Ivar e il produttore a suonarci sopra, era stata registrata nel 2013. Però sono giusto delle bonus, anche se mi sembra tutto sommato funzionino bene.

Room 101: Per concludere, giusto una domanda al volo in merito alla limited edition dell'album, che è stata pubblicata in musicassetta. Come mai una scelta del genere nel 2017?
Grutle: Ah ma non sono stato io (ride, NdR)! Non sono mai stato un fan della “Cassette Revolution”, credo che sia abbastanza ridicola oggi. Posso immaginare sia stata una scelta fatta per innescare una sorta di nostalgia, ma davvero non so come mai abbiano deciso così.
Cioè, posso capire i vinili, personalmente li colleziono da una vita e non ho mai smesso di comprarli.

Room 101: Ma anche perché è un supporto che ancora oggi è giustamente molto apprezzato.
Grutle: Sì assolutamente, secondo me è il miglior formato per ascoltare musica, anche per questioni di suono. Non sono un gran fan dei CD, ma vanno bene, però le cassette? Cioè, davvero? Siete seri? (risate, NdR).

Room 101: Più che altro, magari volevano riportare alla mente i tempi del tape trading, però proporlo oggi è strano.
Grutle: Ma infatti, allora aveva senso, oggi mi sembra soltanto una stupidaggine da hipsters (risate, NdR).

Room 101: Sei stato chiarissimo!
Grutle, questa era l'ultima domanda e abbiamo anche finito il tempo a nostra disposizione, quindi ti ringrazio per il tuo tempo.
Grutle: Di niente! Grazie a te e ci vediamo sotto il palco!

Tutte le domande a cura di Elena “Akaah” Aren.



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