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GOATVOMIT FEST: IMPIETY + ARCHGOAT - Traffic Club, Roma, 01-08/12/2017
12/12/2017 (561 letture)
Qualche giorno fa il gruppo war metal degli Impiety è atterrato direttamente da Singapore, per dare il via al suo tour europeo con i francesi Necrowretch. La Capitale viene quindi scelta come tappa iniziale e banco di prova, accogliendo nella prima esibizione a Roma del gruppo, una buona manciata di presenti. Location è ancora il Traffic, che la settimana successiva ospiterà anche l'atteso ritorno in Italia dei finlandesi Archgoat, per una combo di concerti che sono stati successivamente accorpati sotto un unico evento/festival, il Goatvomit Fest: risoluto negli intenti già dalla scelta del nome.

IMPIETY + NECROWRETCH + GORT + NEFASTORETH, 01/12/2017 - Traffic Club, Roma

A causa alcuni imprevisti, con alle spalle una trasferta fiorentina per vedere al Circus Club il concerto dei doomster Procession con i nostrani Epitaph (un "Pacto de Sangre", dal nome del tour, a dir poco perfetto che purtroppo ha contato su un numero ingiustamente basso di presenze), arrivo al locale che hanno purtroppo appena terminato la loro esibizione i Gort. Entro in sala che quindi di lì a poco si appresteranno a salire sul palco i Necrowretch, band di supporto ufficiale durante il Winter War Apokalypse tour, nonostante le pareti del Traffic siano ancora impregnate del pungente odore dell'incenso, copiosamente usato in maniera scenografica dai blackster Nefastoreth in apertura.

NECROWRETCH
I deathsters francesi godono di un successo oramai riconosciuto: ricordo un certo hype su di loro, specie qualche anno fa, e tutt'ora la loro attività live sembra essere inesauribile, se si contano le numerose partecipazioni ai più importanti festival europei (Party.San, Hellfest, Fall of Summer, per citarne qualcuno), oltre che le date come supporte ed il sempre più corposo tour in promozione al loro ultimo album Satanic Slavery, uscito per Season of Mist. Tutti questi dati sembrano in qualche modo "assurdi" se si pensa alla relativa giovinezza della band, formatasi nel 2008, ma con un curriculum già molto vasto.
Eccomi dunque finalmente al loro cospetto, per la prima volta. I Necrowretch questa sera si fanno portavoci di uno show molto buono, trascinati dalla voce fortemente riverberata del frontman e chitarrista Vlad, ma guidati da un'insana performance del batterista: seppur in parte potesse risultare buffo col suo facepainting minimale e con le espressioni facciali inconsulte, che assumeva mentre suonava la sua batteria con disinvoltura, c'è da ammettere che la sua bravura ha impressionato tutti i presenti. Di fatto molti occhi erano puntati su di lui, complice questo mix grottesco ed un'esecuzione musicale precisissima e viscerale. Come gruppo i Necrowretch mi hanno sempre incuriosita, non sono stati di certo tra i miei ascolti abituali, ma dal vivo hanno saputo dare prova di grande impatto. Tuttavia, ciò che si può certamente imputare è una certa monotonia nella struttura dei brani, che sono tutti bene o male scomponibili negli stessi elementi/passaggi di base, operazione che li rende un po' (troppo) prevedibili e che ammortizza quel senso di incisività che sarebbe stato importante per conservare un certo coinvolgimento anche nell'audience.

IMPIETY
Terminata l'esibizione dei francesi, mentre siamo intenti a commentare ancora l'effetto conturbante che ci ha trasmesso il batterista, ci prepariamo all'ingresso dei protagonisti, che questa sera si esibiranno di fronte ad un numero ahimè esiguo di astanti, se si conta che il concerto si svolge di venerdì sera. Del resto la concentrazione di concerti di cui fortunatamente la Capitale è stata di recente investita costringe ad una scelta per mere questioni economiche e sicuramente la prossimità di gruppi ben più grossi e seguiti come Archgoat e Riot V (questi ultimi al Jailbreak Live Club il 9 dicembre) non ha giovato ad una serata come questa, decisamente più underground.
Gli Impiety salgono a questo punto sul palco e noi ci avviciniamo per apprezzare più da vicino i loro rigurgiti black/death. La loro esibizione raccoglierà sentori molto diversi e contrastanti, tra chi l'ha trovata un po' piatta e chi invece ha apprezzato proprio la nettezza compositiva del gruppo (non scevra da cliché legati al genere, vedasi il brano Bestial to The Bone), che diventa proprio un tramite per proiettare un suono rozzo e primitivo.
La condizione di bestialità più volte richiamata dalla band si incrocia con tematiche blasfeme in maniera pedissequa, tant'è che pezzi come Christfuckingchrist o Anal Madonna non necessitano di molti preamboli per essere compresi.. un mood che del resto vede un filo conduttore con gli altri headliners ideali del festival, gli Archgoat.
Il concerto degli Impiety scorre un po' altalenante, tra una prima parte un po' "di riscaldamento", come si evince anche da una risposta più statica del pubblico, ed una seconda parte che, soprattutto nei pezzi finali, sarà molto più d'impatto. L'aumentare della risposta ha fatto anche sì che, al termine del loro concerto, il gruppo di Singapore venisse richiamato a gran voce per un altro bis, a riprova del fatto che finalmente si fosse creato il giusto clima. Shyaithan decide, quindi, di premiare l'accorata richiesta dei presenti ripescando direttamente dal demo del 1992, Ceremonial Necrochrist Redesecration, il brano Intromancy: ...of Masse Acheronic Desolation, una degna conclusione insieme a Torment in Fire.
Seppur la loro esibizione abbia diviso nel giudizio finale, tra coloro che l'hanno apprezzata e coloro che invece l'hanno trovata insoddisfacente in relazione alle aspettative, a mio avviso il gruppo di Singapore ha dimostrato quanto rudezza e "primordialità" vogliano essere ancora parametri vivi nel loro approccio, a volte scadendo nella ripetitività, ma riuscendo in fin dei conti a dare prova di coerenza.

ARCHGOAT + BAPHOMET'S BLOOD + LECTERN + CIORAN, 08/12/2017 - Traffic Club, Roma

La seconda ed ultima giornata del Goatvomit Fest è bagnata dalla pioggia, condizione che ha in parte scoraggiato il già pigro pubblico romano, ma che non ha inficiato in maniera troppo negativa sull'affuenza al concerto, grazie ad una buona presenza di pubblico proveniente da fuori Roma. La cifra complessiva dei partecipati è infatti ammontata a poco più di un centinaio di persone e complice di questa "contaminazione" esterna è stata probabilmente la presenza dei Baphomet's Blood, uno dei pochi gruppi underground nostrati che può vantare un devotissimo seguito, pronto a fare trasferte pur di vederli nelle più diverse occasioni in cui la band speed metal marchigiana è coinvolta.
Arrivo al locale che c'è già un gruppo di gente, anche se il numero è fortunatamente destinato ad aumentare man mano che la serata scorre, e sul palco si stanno preparando i Lectern.

LECTERN
Il gruppo di Roma già dalle prime note dichiara un'assoluta aderenza al sound death metal anni '90 americano, sposando quindi una struttura dei brani molto ispirata da una band come i Deicide. La sala del Traffic è ancora abbastanza spoglia ed i Lectern si esibiscono quindi davanti ad un numero molto ristretto di presenze, che un po' ha ammortizzato la resa della performance in generale. A rincarare la dose, purtroppo, concorre anche una mancanza di "carica" dei membri della band, che quindi, più che cercare di compensare il timido coinvolgimento con un maggiore impatto scenico, preferiscono mantenersi su un profilo più basso. Questi due aspetti quindi rendono il live dei Lectern un po' spompato e personalmente ho trovato una certa ripetitività nelle soluzioni compositive che faceva emergere dei brani molto serrati al livello ritmico, ma al contempo con poco mordente, proprio perché carenti di momenti di respiro che catturassero l'attenzione del parterre.

BAPHOMET'S BLOOD
Come accennato in apertura, al concerto di questa sera molti sono anche coloro che sono accorsi per vedere ancora una volta all'opera il gruppo marchigiano, che nelle volte che mi è capitato di vedere ha sempre avuto il magnetismo di attrarre dei fan molto accaniti e viscerali, nella loro risposta da sotto palco. Anche questa sera, quindi, l'esibizione dei Baphomet's Blood sarà rafforzata da questo aspetto e Necrovomiterror e Angel Trosomaranus guidano una line up ridotta a power trio, data l'assenza di G.S. Philtyrant, che era subentrato in formazione alla precendente bassista S.V. Goat Necromancer. Fatto sta che l'assenza di un membro non ha affatto influenzato la resa del concerto: la corale partecipazione a colpi di headbangig, pugni battuti a tempo e pogo quasi continuo ha dimostrato ancora una volta quanto il loro speed/thrash goda di una oramai consolidata capacità di raccogliere consensi. C'è quindi il tempo per dare rilievo in scaletta a pezzi appartenenti alla storia dei Baphomet's Blood, tratti in particolar modo dal debutto Satanic Metal Attack, da cui verrà eseguita la titletrack, oltre che Speed Metal Warriors e Blood, Vomit and Satan. C'è, tuttavia, spazio anche per un estratto dall'ultimo lavoro In Satan We Trust, con l'esecuzione di Whiskey Rocker per una prima chiusura del live, prolungata a seguito delle richieste di bis con un ultimo, memorabile brano: la cover di Overkill dei Motörhead.

ARCHGOAT
Dopo una fase di preparazione palco e line check (forse durata un po' troppo, a causa di alcuni problemi tecnici), siamo finalmente pronti per accogliere in un boato i gelidi Archgoat.
Dopo la performance fulminea che li ha visti protagonisti in occasione del festival con i Venom vicino Pisa (che, seppur nella sua rapidità, ha lasciato un buonissimo ricordo in tutti i presenti; vi rimando al report per maggiori dettagli) e dopo il concerto al Circolo Colony di Brescia con gli Inquisition (report qui), ho quindi modo di vederli finalmente nella mia città adottiva, Roma, in qualtà di headliners. Tutti gli occhi e l'attesa sono rivolti a loro che, preceduti da un magniloquente intro, questa sera ci regaleranno una performance veramente "bestiale", nell'accezione più animalesca del termine. La fisicità con cui tento di comunicare il loro concerto non è più di tanto riferita al loro modo di tenere il palco, che risulterà al contrario molto statico - come del resto la band è abituata a proporre - piuttosto si riferisce proprio alla risposta del pubblico, che si è incarnata in un flusso continuo di pogo, anche piuttosto aggressivo. I pezzi hanno avuto, infatti, un'accoglienza molto brutale che contrastava con la rigidità e solidità della band, un mix che è stato molto d'effetto soprattutto in Lord of The Void, Blessed Vulva e Goat and the Moon, tra i pezzi più coinvolgenti presentati in scaletta.
C'è spazio anche per la titletrack dell'ultimo disco The Apocalyptic Triumphator, oltre che per uno dei pezzi che ho maggiormente apprezzato dall'album del 2015, Grand Luciferian Theophany, che nella ridondanza del refrain risulta ipnotica. Impossibile non citare anche la "classica" Hammer of Satan, oramai un sigillo atteso, vista la presenza abitudinaria spesso a chiusura del set.
L'alternanza di aggressività e marzialità, data dall'intercalare più cadenzato dei pezzi, ha scandito il modo con cui le nostre reazioni sono state di volta in volta enfatizzate. Anche la presenza di un quarto "membro", chiamato in posizione abbastanza nascosta a gestire gli intro ma soprattutto la cadenza dei rintocchi di campana (inconfondibile marchio dei finlandesi) è stata apprezzata, forse più nella radicalità della scelta di preferire la genuinità di un controllo fisico piuttosto che di un supporto tecnico, che nella sua effettiva necessità o utilità.
Nonostante la richiesta di un bis, purtroppo esauriti i brani previsti il gruppo scende dal palco, con la stessa glacialità con cui ha aperto il live.
Ciò che ho sempre apprezzato degli Archgoat ogni volta che li ho visti è stata proprio la loro franchezza: un'attitudine più distaccata verso il pubblico è sicuramente un'arma a doppio taglio, perché la riuscita o meno del concerto è unicamente appannaggio della musica e della capacità del pubblico di autocoinvolgersi, non è instradata e guidata dall'impegno con cui il gruppo stesso attira gli astanti con una scenicità di accompagnamento e supporto alla musica.
In pratica, gli Archgoat continuano a lasciare la musica come unica protagonista e, nonostante il look di scena abbracci un certo stereotipo, risulta abbastanza marginale nell'impatto performativo e rimane come sottofondo scenico statico. Proprio per la mancanza di dinamicità nell'approccio sul palco quindi sono i pezzi stessi ad emergere nella loro potenza e finora il loro atteggiamento, seppur rischioso, ha sempre innescato in maniera naturale una risposta all'altezza della loro brutalità. Una garanzia.



Doomale
Giovedì 14 Dicembre 2017, 13.53.34
1
Spiace leggere dei Lectern che come band apprezzo e mi piace il loro ultimo album, serata storta probabilmente. Io purtroppo ero a lavoro e ho saltato. Ci rifaremo al prossimo giro con Tato.
IMMAGINI
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locandina del festival
ARTICOLI
12/12/2017
Live Report
GOATVOMIT FEST: IMPIETY + ARCHGOAT
Traffic Club, Roma, 01-08/12/2017
 
 
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