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BLACK METAL COMPENDIUM - Volume 2 - Europa e Regno Unito
15/12/2017 (1105 letture)
Dopo un’ottima e approfondita prima parte, la Tsunami Edizioni riporta il suo focus sul black metal e le band che ne hanno fatto la storia, nuovamente attraverso le penne di Lorenzo Ottolenghi e Simone Vavalà. Il secondo volume del Black Metal Compendium, è infatti parte centrale di una trilogia che -come già anticipato alcuni mesi fa- è partita dallo storico cuore pulsante della fiamma nera, il Nord Europa, per approdare di recente all’intero continente europeo, in vista di un futuro approfondimento pronto a varcare gli oceani e a portarci a scoprire come il black sia stato interpretato e plasmato negli States e nel resto del mondo. Come chiarito fin dal primo tomo e ribadito in questa sede, l’intento dei due autori rimane lungi dal voler elencare i dischi migliori in termini assoluti, o insindacabilmente ordinarli per il loro valore, bensì di spaziare all’interno di un chiaro contesto geografico, selezionando opere storiche e ‘di culto’, uscite minori spesso dimenticate, ma che hanno saputo scrivere a modo loro una pagina di storia, nonché release più moderne, che interpretino nuovi filoni e correnti intraprese negli ultimi dieci-quindici anni, offrendo in tal modo una visione a 360° su come il genere sia stato forgiato nei decenni.

AI SETTE ANGOLI D’EUROPA
Per esplorare le innumerevoli release che hanno reso il black metal europeo la sfaccettata realtà che è oggi, Ottolenghi e Vavalà optano nuovamente per un percorso che si basi sulla geografia e si muova lungo il continente attraverso sette distinte aree, distinguibili anche agli ascoltatori più distratti per la loro peculiare anima e il loro caratteristico modo di interpretare il genere.
Si parte dall’area mediterranea, tra Grecia, Spagna e Portogallo, iniziando con un pezzo da novanta come Thy Mighty Contract dei Rotting Christ e giungendo in fretta a due arcinoti cavalli di battaglia dei Moonspell quali Under the Moonspell e Wolfheart, senza tralasciare opere prime di nomi noti quali Septic Flesh, Varathron o le Astarte, così come pubblicazioni meno conosciute al grande pubblico ma di indubbio impatto, ad opera di Numen, Blazemth o degli sfortunati The Heretic.
Ci si muove poi lungo l’italico Stivale, tra gli assi calati negli anni da band storiche che hanno tenuto alto l’orgoglio tricolore quali Mortuary Drape, Necromass e Opera IX, progetti quanto mai particolari come Inchiuvatu o Aborym, e formazioni forse dimenticate dai più quali i piemontesi Maldoror, i trentini Beatrik o i veneti Evol.
Abbandonato il sud del continente, il Black Metal Compendium attraversa le Alpi per giungere in Francia, dove ad accoglierci non troviamo solamente i prevedibili Blut aus Nord o Deathspell Omega, ma anche gruppi discussi quali i Peste Noire o Mütiilation, opere dei contemporanei Alcest e Merrimack ed un interessante (seppur forse pesantuccio, contando da solo un quinto dell’intera lista di titoli transalpini) excursus sui ormai defunti Vlad Tepes, duo bretone appartenente al Les Légions Noires, sorta di risposta francese all’Inner Circle norvegese (pur dedicato, al contrario della sua controparte scandinava, al solo creare black metal grezzo, crudo e destabilizzante, chiaramente a tiratura limitatissima), qui rappresentato dalla propria opera migliore, War Funeral March, e da due split, uno con i Belkètre, l’altro con i Torgeist, anch’essi act associati al LLN.
Dalla Francia, i due autori imboccano poi in successione le due più naturali vie di proseguimento, esplorando dapprima le isole britanniche e poi la Germania. Saltata la Manica, ad guidarci lungo le terre dei figli di Albione non sono solo i ‘mostri sacri’ Cradle of Filth, ma anche altri combo inglesi che non hanno bisogno di presentazione quali Bal-Sagoth, Hecate Enthroned o Anaal Nathrakh, così come indimenticati vicini di casa ‘scomodi’, visto il loro talento, quali Primordial, i compianti Altar of Plagues o i meno celebri Myrkr dublinesi, senza dimenticarsi di progetti contemporanei di suadente bellezza come i Fen.
In ambito teutonico (o meglio, germanofono, venendo analizzato in questo capitolo il trittico Germania-Austria-Svizzera), invece, a fare gli onori di casa sono Samael, Nagelfar e Abigor, i cui storici titoli vanno ad intrecciarsi con quelli di onorevolissime nuove leve quali i The Ruins of Beverast, Harakiri for the Sky e Schammasch, e di nomi che si sono guadagnati negli anni la fama internazionale a colpi di uscite solide e mature, come nel caso degli austriaci Summoning, degli svizzeri Paysage d’Hiver e Darkspace, o degli oramai scioltisi Lunar Aurora.
Radunate infine in due macro aree con invece molto più evidenti limiti, sono le ultime manciate di band che vanno a chiudere questo secondo volume del Black Metal Compendium. Si inizia infatti con una maggiormente generica analisi del black metal proveniente dall’est Europa, andando quindi a catalogare assieme i figli della caratteristica e fiorente scena polacca, muovendosi in tutto ciò che è compreso tra primi Behemoth, Christ Agony e Graveland e i contemporanei Mord’A’Stigmata, Cult des Ghoules e Mgła, saltando brevemente in Repubblica Ceca per il doveroso omaggio a Master’s Hammer e Cult of Fire, fino a giungere ai confini più orientali del continente con due progetti immancabili come Drudkh e Nokturnal Mortum, senza aver tuttavia dimenticato i buoni vecchi rumeni Negură Bunget.
Altrettanto rapido e stringato, per quanto completo nelle descrizioni dei singoli dischi, appare il percorso effettuato lungo gli altri paesi europei fino a quel momento sfuggiti al compendio, quali i Paesi Bassi, rappresentati ad esempio da Carach Angren, Urfaust e Gnaw their Tongues, il Belgio degli Enthroned ed Ancient Rites, i paesi Baltici degli estoni Loits e dei poco noti Poccolus lituani, o un nome outsider, quello degli sloveni Dalkhu.

LA FIAMMA STORICA
A conclusione del tomo, come già accaduto nel precedente, il Black Metal Compendium si sofferma su alcune realtà europee pioniere del genere che, pur non essendo interamente ascrivibili al black metal, o semplicemente non rientrando nell’intervallo temporale scelto a monte dagli autori (il cui inizio, lo ricordiamo, è stato dai due posto al 1992 di A Blaze in the Northern Sky dei Darkthrone), non sarebbero potute essere incluse nei capitoli precedenti, ma che tuttavia non possono certo mancare in questo compendio per la loro portata storica, che ha dato avvio alla first wave in modi diversi e angoli differenti d’Europa.
Questa conclusione indugia quindi nelle vicende che hanno portato i Venom a diventare fautori di quel (come definito proprio in queste pagine) “proto-black” che stabilì i primi segni distintivi che divennero nel tempo marchi di fabbrica dell’intero genere: le tematiche estreme, l’occhiolino a Satana, il volersi così tanto differenziare dall’establishment, lo stile musicale violento, grezzo e diretto, nonché la volontà deliberata di scioccare l’ascoltatore. Molto mancava ancora, ma a 10 anni dallo sbocciare di quella scena scandinava che ha portato alle stampe molti capolavori black, gli inglesi ne avevano già imboccato il sentiero. Quasi in contemporanea, ma questa volta in Svizzera, prese vita il progetto Hellhammer, capace nella sua breve esistenza di dare alla luce vere pietre miliari, e che in breve si trasformò in una formazione che non ha certo bisogno di presentazioni, i Celtic Frost. In questo caso, se l’influenza di band come i Venom fu percepibile agli esordi, presto la proposta musicale degli elvetici si fece più cupa e pesante, opprimente e misteriosa, ponendo (in parte inconsapevolmente) ulteriori basi su cui costruire questo genere estremo, che nel 1984 vide già una sua prima, chiara consacrazione, con un trittico che ancora oggi sa trasmettere brividi ed emozioni: Bathory degli omonimi svedesi, A War with Satan dei Venom e Morbid Tales dei Celtic Frost.
Nei suoi ultimi paragrafi, il Black Metal Compendium trova tempo anche per ricercare all’interno del territorio nazionale alcuni pionieri di questo genere estremo, rintracciandoli nei Death SS prima e nel già citato duo Necrodeath/Mortuary Drape poi, rispettivamente con Into the Macabre e Necromancy, chiudendo infine il cerchio con Musaeum Hermeticum dei Monumentum nel 1989.

CONCLUSIONI
Nuovamente rilegato in un volume dalle dimensioni tascabili, di qualità e curato nei dettagli, inclusa la particolare artwork di copertna, il volume secondo di questo Black Metal Compendium non delude certo le aspettative e si configura, come il suo predecessore, come una lettura completa, capace sia di fornire informazioni di base utilissime a chi volesse avvicinarsi o approfondire le vicende legate al black metal europeo, sia storico che di più contemporaneo sviluppo, che di riportare alla memoria degli esperti del genere alcune gemme meno note, se non addirittura dimenticate nel tempo. Grazie ad una selezione accurata delle uscite trattate ed una narrativa scorrevole, mai priva di dovuti approfondimenti e inquadramenti storici utili a contestualizzare almeno in termini generali le vicende delle singole aree analizzate, quest’uscita appare particolarmente utile e pratica, nonché in grado di offrire qualcosa di più intrigante e piacevole delle mere informazioni che singolarmente si possono -indubbiamente- trovare in rete. Un risultato che indubbiamente invoglia il lettore a recuperarne, qualora non l’avesse già letto, la prima parte, ed attendere con curiosità l’ultimo tomo della trilogia.
Vale infine la pena ricordare nuovamente che, per coloro i quali si ritenessero come detto interessati all’intero compendio, esiste la possibilità prenotarne tutte e tre le parti ad un prezzo di favore direttamente dal sito ufficiale della casa editrice, con in omaggio una maglietta celebrativa esclusivamente legata a quest’uscita.

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
Titolo: Black Metal Compendium - Volume 2: Europa e Regno Unito
Autori: Lorenzo Ottolenghi e Simone Vavalà
Casa Editrice: Tsunami Edizioni
Collana: I Tifoni
Prezzo: 18,00 euro
Numero Pagine: 189



Simone
Mercoledì 20 Dicembre 2017, 17.35.03
8
Ringrazio nuovamente Elena per la bella e approfondita recensione e rispondo brevemente @ignis, visto che anche a voce è in altri forum ci è stata fatta notare l’assenza degli SEW. Come hai rilevato, abbiamo deciso di evitare ostracismi per motivi politici, quindi confermo che non ci ha bloccato tale aspetto, né avevamo una particolare avversione nei loro confronti, anzi: direi che hanno fatto DUE ottimi album. Semplicemente, eravamo concordi nel fatto che menzionarli nell’ambito della scena di cui furono capifila, invitando il lettore a un ascolto approfondito, potesse essere sufficiente. Proprio perché, a nostro avviso, al di là della buona qualità della loro proposta, la loro notorietà è molto più legata al complesso del messaggio sotteso. Grazie dell’interesse, intanto \m/
Sicktadone
Sabato 16 Dicembre 2017, 9.38.46
7
@ignis, molto spesso il progetto musicale di argento non viene citato per questioni ideologiche e politiche, eppure il contributo con gli SEW, a mio modo di vedere, è fondamentale per il genere.
lisablack
Venerdì 15 Dicembre 2017, 16.32.39
6
Bell'articolo..letto tutto d'un fiato, argomento che mi sta a cuore ehehe!
Zess
Venerdì 15 Dicembre 2017, 15.34.51
5
Anche questo confusionario e con gli stessi difetti del primo volume, leggo una quantità di nomi che col black metal non hanno nulla a che fare.
ignis
Venerdì 15 Dicembre 2017, 15.03.33
4
@2: alcuni dei gruppi citati sono in realtà presenti... Sì, in rete si troveranno "info in gran quantità", ma qui non si tratta di questo. Non credo che gli autori vogliano dare informazioni. Piuttosto, si tratta di fornire una ricostruzione di un genere musicale, attraverso gli album dei gruppi più rappresentativi, e di rievocare un'ambiente e la sua atmosfera...
Akaah
Venerdì 15 Dicembre 2017, 14.59.25
3
@Le Marquis Non tutte le band presenti nel libro sono elencate nell'articolo per ragioni di spazio e scorrevolezza, ma diverse di quelle da te citate come mancanti compaiono nel Compendium
Le Marquis de Fremont
Venerdì 15 Dicembre 2017, 13.47.42
2
Non ho letto il libro ma mi sembra che manchino parecchi nomi, quali i tedeschi AEBA e i primi Todtgelichter, poi in Grecia i grandissimi Necromantia e in UK gruppi come i Winterfylleth o Wodensthrone. Manca poi la Scozia dei Cnoc an Tursa e Saor, aggiungerei gli Ufficium Triste in Olanda e Graveworm (Austria?), Dark Lunacy in Italia. E me ne dimentico altri. Well, meglio di niente ma penso che sul web si trovino info in grande quantità sulle band black metal. Au revoir.
ignis
Venerdì 15 Dicembre 2017, 8.59.35
1
Ottima recensione (attenzione ai refusi: consiglio una rilettura), con la quale mi trovo d'accordo. Come il primo volume lasciava intravedere, si tratta di un'opera davvero notevole. Eccellente la scelta di non produrre semplici schede con asettiche descrizioni degli album: gli autori cercano di tradurre costantemente l'atmosfera suscitata dalla musica e il contesto di riferimento del disco. Un'operazione che non riesce spesso, ma che qui è stata condotta in modo magistrale. Il libro porta anche a conoscenza molte gemme dimenticate. L'unico difetto, sul quale sarei curioso di conoscere l'opinione degli autori, riguarda l'assenza degli Spite Extreme Wing (vedere la scheda della B.M.I.A.). Non credo si tratti di ragioni meramente ideologiche, data la presenza di vari gruppi NSBM. Che si tratti di motivi legati a una idiosincrasia personale? O non si ritiene valido e originale un album come "Vltra"?
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