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STIGE FEST - BLASPHEMY + ONE TAIL, ONE HEAD + POSSESSION + OTHERS - Campus Industry Music, Parma, 16/12/2017
21/12/2017 (1454 letture)
Lo Stige Fest ha rappresentato uno degli eventi pre-natalizi più attesi: il bill, annunciato progressivamente negli ultimi mesi, dopo aver già mandato in allarme (positivamente) il pubblico per la presenza inaspettata dei canadesi Blasphemy, ha avuto senza dubbio il merito di radunare una schiera di gruppi di alto livello. Molti hanno parlato di “festival dallo spirito europeo”, una constatazione condivisibile seppur nell'amarezza, perché rivela il fatto che da una parte c’è la possibilità, anche in Italia, di fare un evento che sia all'altezza di quelli europei (in una bizzarra contraddizione di termini, quasi che l’Italia non facesse fino in fondo parte dell’Europa); ma allo stesso tempo emerge come esempi così virtuosi siano necessari seppur ancora numericamente molto pochi. Spesso la condizione che influenza l’intraprendenza degli organizzatori è legata ad un atteggiamento quasi schizofrenico del pubblico, che rende imprevedibile stimare con un margine di sicurezza plausibile la riuscita o meno di un evento, ma c’è anche un problema “strutturale” riguardante i bill proposti, che a volte ad essere obiettivi non sono orchestrati con un certo gusto, rendendo quasi ingiustificato il costo del biglietto e scoraggiando l’affluenza.
Per fortuna nel caso dello Stige Fest tutto questo non è accaduto: mi è sembrato dall'inizio ci fosse una certa coerenza tra la qualità della proposta ed il prezzo d’ingresso, nonostante una maggiore chiarezza sul sovrapprezzo di 8€ per l’acquisto al botteghino sarebbe stata auspicabile.

Prima di partire per le vacanze natalizie nel profondo Sud, mi armo quindi per partire per un’ultima trasferta e da Roma, con un po’ di rallentamenti dovuti al maltempo ed a neve trovata lungo la strada, riusciamo a raggiungere il Campus Industry Music di Parma quando purtroppo hanno già suonato i Macabro Genocidio in apertura (dando sicuramente un antipasto dissacrante com'è lecito aspettarsi da un gruppo, nato dalla separazione dei Masturbacion Cristiana, che trae forte ispirazione dalla bestialità dei Morbosidad), seguiti dagli austriaci Hagzissa (debuttante gruppo Iron Bonehead Productions, che personalmente non conosco) e dai parmensi Uncreation (impegnati per l’occasione col release party del loro nuovo Overwhelming Chaos).

FIDES INVERSA
Stanno quindi per salire sul palco i Fides Inversa, per i quali nutrivo molta curiosità. Il progetto è nato a Roma qualche anno fa ma la mente è il batterista toscano Gionata Potenti, qui presente come Omega A.D. anche nel ruolo di vocalist, musicista che sicuramente molti ricordano per la sua produttiva attività in svariati gruppi di respiro internazionale, tra cui meritano menzione i nostrani Frostmoon Eclipse e Handful of Hate. Nonostante l’eterogeneità delle varie collaborazioni di Gionata, che lo hanno visto impegnato nel tessere le trame di praticamente qualsiasi sfumatura legata al black metal, adesso con i suoi Fides Inversa resta legato ad un black metal di matrice svedese. Sicuramente i Watain sono uno dei primi nomi che mi viene in mente come metro di paragone stilistico, e questo pomeriggio il gruppo (normalmente un duo), vede la partecipazione oltre che del chitarrista Void A.D. anche del bassista Tumulash. L’effetto è molto straniante, perché la voce di Omega A.D. arriva tetra dalle retrovie mentre le due asce reggono il palco nascoste dai loro cappucci. Un misto di dissacrazione e misticismo guiderà tutta la performance, anche grazie all’intersezione di intro dal sapore epico e lyrics che a volte mescolano frasi o parole in latino in maniera liturgicamente deviata, come del resto il senso del monicker lascia presagire.
La caoticità della loro esibizione godrà di un’ulteriore sferzata di aggressività con l’ingresso sul palco di Wraath, che più tardi vedremo con i One Tail, One Head e che condivide con Omega A.D. il progetto Darvaza. Verrà da lui eseguita alla voce First Congress, brano d’apertura dell’ultimo Ep dei Fides Inversa, Rite of Inverse Incarnation, uscito proprio quest’anno per World Terror Committee.
Volumi forse un po’ troppo alti non hanno giovato ad una restituzione ottimale dei suoni, tuttavia la band ha mostrato grande solidità sul palco, suscitando anche interesse nella platea.


MEFITIC
I bergamaschi Mefitic raccolgono un numero di presenze davvero consistente sotto il palco: oramai la maggior parte di coloro che assisteranno al festival a quest’ora sono già arrivati ed il fatto che per questioni organizzative non si possa uscire dal locale fino alla fine dell’esibizione dei Possession, unito alla certezza che di per sé i Mefitic siano in grado di radunare sempre una schiera interessata e partecipe di audience, ci fa quindi trovare con una sala colma.
Le loro esibizioni live sono molto centellinate, anche se ultimamente in aumento, ma di fatto l’unica volta che li ho visti dal vivo è stata all’estero, in occasione dell’edizione 2014 del Nuclear War Now! Fest a Berlino. Ricordo ancora quella prima volta che mi trovai al loro cospetto: rimasi sul serio rapita dall’impatto che al livello scenico furono in grado di trasmettere, nonostante la scelta rischiosa di presentare dal vivo praticamente quasi solo pezzi inediti, che successivamente sarebbero stati inclusi nel disco Woes of Mortal Devotion del 2015.
Da allora quel disco l’ho consumato, ponendo attenzione anche alla maniera con cui sono strutturati i testi, molto suggestivi, che nella stratificazione caotica degli strumenti - com’è facile accada - un po’ sembrano passare in secondo piano, ma che meritano senz’altro una lettura più attenta per svelare la loro ricchezza. Coerentemente ad uno stile che ricorda i Grave Miasma, il concerto sarà cupo e lavico ed uso quest’ultimo termine non a caso: è proprio l’immagine di un magma informe e distruttivo che ho avuto in testa mentre i Mefitic suonavano. Nonostante la cupezza e la cavernosità dei suoni, enfatizzati anche da un cantato molto gutturale del frontman e bassista G., la band non è affatto glaciale, ma crea una trama intricata e disturbante di pezzi caotici come Eroding the Oblates of the Lord o Henosis of Void da Signing the Servants of God del 2009.
Resta comunque The Tomb of Amaleq quella che continua a colpirmi di più: febbrile, morbosa, con un frammento recitato in latino in maniera straziante.

"Anima Christi, exsecra me.
Corpus Christi, damna me.
Sanguis Christi, iniqua me.
Aqua lateris Christi, foeda me.
Passio Christi, opprima me.
O Bone Iesu, interficia me."


SLAUGHTER MESSIAH
Gli Slaughter Messiah propongono, invece, un approccio molto più fisico nella performance e nell'interazione col pubblico, spingendo l’acceleratore su ritmi thrash molto slayeriani e virando su sfumature decisamente meno opprimenti ed oscure dei loro predecessori. Guidati dal carismatico Lord Sabathan, ex-membro fondatore degli Enthroned, il concerto godrà di una partecipazione molto attiva, anche perché l’apporto del frontman sarà molto imponente, non di certo per questioni legate alla statura fisica (tutt'altro), ma proprio per l’assoluta scioltezza che il musicista ha dimostrato nel possedere il pubblico e calamitare a sé tutta l’attenzione. Non mancheranno urla acutissime degne del miglior Araya, continue sollecitazioni alla partecipazione ed un'accorata risposta in occasione di pezzi come l’autocelebrativo Slaughter Messiah o la trascinante Bells of Damnation.
Nonostante la produzione discografica del gruppo, all'attivo dal 2008, sia ancora piuttosto ristretta e si limiti a qualche Ep e demo, tutto sommato c’è da dire che hanno saputo offrire dell’ottimo death/thrash, molto aderente agli stilemi basic del genere ma pur sempre d’effetto e coinvolgente. Perfetti ed incisivi.

POSSESSION
Veniamo ad uno dei gruppi che personalmente avevo più curiosità di vedere: attorno ai belgi Possession ultimamente si è creato molto hype, sulla scia del debutto Exorkizein uscito proprio quest’anno in co-produzione Invictus Productions/Iron Bonehead Productions, due etichette cardine nel movimento underground europeo più estremo. La loro storia è abbastanza recente dato che il primo demo risale a soli 4 anni fa, per cui è a tratti incredibile il livello di successo che quasi istantaneamente sono stati in grado di guadagnare, pur restando legati ad una proposta che non rivela troppe divergenze dal black/death metal canonico. Lo dimostra anche il coinvolgimento nelle recenti date al fianco di Black Witchery e Nyogthaeblisz in posizione di supporter diretti del gruppo di Impurath, ruolo che senz’altro deve aver portato loro ulteriore visibilità e consensi.
Exorkizein mi era piaciuto e devo ammettere che questa sera i Possession mi hanno positivamente colpita anche sotto il profilo live, soprattutto per la padronanza con cui hanno saputo tenere il palco. Vederli tutti e cinque fortemente coinvolti ed attivi ha senz’altro enfatizzato la risposta anche di coloro che ascoltavano, riuscendo a portare a casa un concerto molto d’impatto ed esecutivamente perfetto. E’ stato un po’ come essere in apnea per tutto il tempo, con brevissimi secondi di rallentamenti con le distorsioni al massimo, posti ad intermezzo di un flusso prevalentemente serrato e schizofrenico. L’intro in francese a metà del set è stato quasi straniante rispetto al mood generale, senza tuttavia risultare troppo traumatico per la prosecuzione del concerto, e tra i pezzi da segnalare sicuramente ci sono la bellissima Ablaze, oltre che Infestation - Manifestation – Possession, un vero e proprio manifesto.
Peccato per un fastidioso fischio che si sentiva ogni tanto da una delle chitarre, ma per il resto l’esibizione non ha lasciato dubbi sul loro valore, anche se in alcuni frangenti è sembrata un po’ monotona proprio perché l’irruenza dei brani ha trovato pochi momenti di respiro ed a lungo andare questo poteva risultare anestetizzante.

ONE TAIL, ONE HEAD
Presa una breve pausa prima di rientrare, siamo in dirittura d’arrivo per questo festival ed accogliamo sul palco i norvegesi One Tail, One Head. Poco conosciuti ed estremamente di nicchia, fanno parte di quei gruppi che negli anni più recenti si sono coagulati in un unico “movimento”, quello del Nidrosian black metal, che si propone come nuova chiave revival della second wave, spinta soprattutto dalla Terratur Possessions. L’etichetta, che tra l’altro cura un festival a tema ogni due anni, ha infatti radunato sotto il proprio roster tutti i gruppi principali della scena che, oltre ai One Tail, One Head, vede tra i protagonisti i Mare, insieme a Kaosritual e Celestial Bloodshed.
La band di Wraath, però, non ha raccolto molte reazioni positive: c’è da ammettere che il vocalist ha cercato di condurre una performance molto fisica, ma a tratti forse sono risultati un po’ troppo eccessivi e “pompati” rispetto poi a quello che è stato l’effetto realmente ottenuto. Dal punto di vista esecutivo sono infatti stati molto piatti e sono rimasta abbastanza delusa, anche se The Splendour of the Trident Tyger (dall’Ep Tandava del 2011) resta una piccola gemma, sicuramente il mio pezzo preferito, in grado di emergere anche nel complesso di un concerto con davvero pochi picchi esaltanti.
Col senno di poi sarebbe stata forse più giusta un’inversione di scaletta con i Possession, lasciando questi ultimi a ricoprire il posto d’onore di predecessori degli headliners.

BLASPHEMY
Ci siamo: la sala è oramai colma, la tensione è percepibile nell'aria e quando le luci si tingono di rosso fuoco sappiamo che è arrivato il momento dei Blasphemy.
Accolti con un coro di urla e fronteggiati dal possente Nocturnal Grave Desecrator and Black Winds, ai lati del palco troviamo l’altrettanto imponente ed inquietante Caller of The Storms (rigorosamente con i suoi occhiali da sole) che, massiccio e glaciale, sferra riff e si sporge in maniera quasi arrogante verso il pubblico. Ryan Förster, invece, all'estremo opposto ha un atteggiamento più defilato, coperto dal suo cappuccio, ma non per questo meno esposto all'attenzione di un pubblico più informato che lo ha seguito già con i Conqueror e che continua a supportarlo, oltre che live con i Blasphemy, anche in studio con il debutto dei suoi Death Worship.
Sarebbe inutile soffermarsi su un brano in particolare, perché tutto il concerto è proseguito senza pause e ripercorrendo per intero il capolavoro assoluto della band, Fallen Angel of Doom…., che sicuramente non necessita di molti preamboli in quanto disco-manifesto non solo dei Blasphemy ma proprio di un intero genere, il war metal, che alcuni un po’ bistrattano come definizione ma che senz'altro nell’immaginario rappresenta un’attitudine al black/death metal molto ben definita.
Gli astanti si sono trascinati in un continuo e violento pogo, a supporto di una performance che per velocità ed incisività del risultato in molti hanno paragonato ad un concerto grindcore: zero pramboli, solo una successione incontrollata di ritmi impulsivi, assoli frenetici e rigetti cagneschi ed incomprensibili di parole. Il livello è stato davvero altissimo, delineando un concerto che ha addirittura superato le aspettative.
Man mano che ci si avvicina al finale la situazione si fa sempre più incontrollata, fino al sopraggiungere della perfetta conclusione: Ritual sigilla in modo inequivocabile la serata ed a quel punto anche io mi precipito irrequieta verso le transenne, ricevendo parecchie botte mentre il pogo attorno a me prosegue feroce ed arrivando a spaccare anche un anfibio; delle controindicazioni che dovevo mettere in conto.

L’esaurirsi delle ultime note di Ritual ci risucchia in un assordante silenzio ed i Blasphemy scompaiono nel backstage, lasciando devastazione ma anche la piena soddisfazione di tutti coloro che hanno viaggiato anche per cospicui kilometri, pur di supportare il culto Ross Bay.
Delle bestie.



Selenia
Sabato 23 Dicembre 2017, 13.23.00
7
Ahaha lo è stato abbastanza in effetti, soprattutto per il gelo al ritorno, @tino!
tino
Venerdì 22 Dicembre 2017, 16.26.05
6
Il campus è un ottimo locale per i concerti di dimensioni contenute. Comunque complimenti per il coraggio, spararsi roma parma (e ritorno) a dicembre per un concerto di questo tipo ha un non so che di eroico.
Selenia
Giovedì 21 Dicembre 2017, 22.16.02
5
@Zess a me il locale è piaciuto, ampio, con piccola zona "privè" con divanetti non invadente, area al piano di sopra per i gruppi (una sorta di backstage ma con vista palco/platea), due aree laterali per gli stand con pannelli insonorizzanti addirittura...e poi piccola area all'aperto. Diciamo che come struttura ricordava un po' l'Orion di Roma anche se la sala non era circolare per fortuna. Buona anche l'acustica.
duke
Giovedì 21 Dicembre 2017, 22.11.26
4
e chi sono sti barboni?
Zess
Giovedì 21 Dicembre 2017, 17.37.58
3
Il posto com'era? L'acustica? Di solito i locali in italia per questo tipo di live fanno pena.
Selenia
Giovedì 21 Dicembre 2017, 17.07.54
2
@Ulvez, purtroppo non ne ho fatte.. Posso confermarti che comunque è stato gran bel festival, tra l'altro l'organizzazione ha spoilerato che il prossimo anno da Parma passeranno anche i Profanatica a marzo. Anche se in realtà già si sapeva perché le date del tour completo sono uscite già.
Ulvez
Giovedì 21 Dicembre 2017, 15.56.07
1
dispiace di non essere potuto andare, mi sono perso un bel macello a quanto pare. di foto non ce ne sono?
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Campus Industry Music, Parma, 16/12/2017
 
 
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