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SINE QUA NON - # 24 - 'Epicus Doomicus Metallicus' e 'Born Too Late'
30/01/2018 (665 letture)
Anno davvero magico il 1986. Non si contano, infatti, le uscite storiche od anche soltanto di alto livello che allietarono le orecchie degli appassionati durante quei dodici mesi. A farla da padrone fu probabilmente il thrash, che visse forse il momento più magico ed irripetibile della sua storia. Senza voler compilare l'elenco degli album più importanti, solo Master of Puppets; Peace Sells... But Who’s Buying? e Reign in Blood valevano il prezzo del biglietto, per così dire. Ogni settore, ad ogni modo, partorì capolavori come mai prima e, forse, anche dopo. A fare la sua parte anche il Doom, che mise sul piatto (dello stereo) due pezzi da 90 come Epicus Doomicus Metallicus e Born Too Late. Lentamente, ma li mise.

CANDLEMASS: Epicus Doomicus Metallicus
Anche se non si può certo sostenere che siano stati i Candlemass ad inventare il Doom, è innegabile che Epicus Doomicus Metallicus abbia indicato tra i primissimi come declinarlo in forma moderna dopo la lezione intramontabile dei Sabs, tanto per citare la band più conosciuta. Altri gruppi, in realtà, avevano già messo il loro sigillo sul manifesto di quello anni 80: i Trouble, gli stessi Saint Vitus i quali, non a caso, sono compagni degli svedesi in questa puntata di Sine Qua Non ed altri, ma l'impatto di questo album sulla scena ebbe una valenza differente. Epicus Doomicus Metallicus sdoganò questo tipo di proposta dandole la dignità di un vero genere ed attirando molta attenzione su un certo modo di esprimersi, mentre fino a quel momento non si poteva forse ancora parlare di uno stile aggregabile in un numero di gruppi sufficientemente conosciuti da creare uno dei tantissimi sottogeneri che, dalla metà degli anni 80 in poi, avrebbero dato vita ad un vero e proprio funereo pantheon di stili e personaggi. Tra questi, la figura di Leif Edling continua a spiccare anche ai nostri giorni. Quello che l'album aveva in più rispetto agli altri prodotti a questo accostabili, era un'aura di profondissima tristezza che mai prima si era insinuata in maniera così organica all'interno di un vinile destinato ad un pubblico numericamente più elevato della media di quelli interessati ad un simile approccio. E proprio questa è la chiave per afferrare l'importanza di un disco che come accennato, era stato preceduto da vari altri lavori importantissimi, come il sospiratissimo debutto dei Pentagram, del quale ci occuperemo magari in un'altra puntata della serie. Epicus Doomicus Metallicus, però, inseriva una nota di modernità che altri lavori ancora non possedevano, superando -ma non dimenticando- la lezione degli anni 70 che imprigionava ancora quasi completamente tutti gli altri, per guardare in modo nuovo alle insondabili profondità del lato oscuro dell'animo umano. Da non tralasciare anche la maggiore disponibilità del prodotto per il pubblico europeo, che contribuì in maniera notevole a diffondere l'angoscioso verbo dei Candlemass, così come una veste grafica che contribuì in maniera determinante ad attirare l'attenzione del pubblico. Certi dischi, infatti, hanno quasi il potere di chiamarti. Ed in un'epoca in cui non esisteva internet e l'informazione era racchiusa in quei pochissimi album al mese che potevano proporti Rockerilla e qualche altra rivista o fanzine, essere colpiti da un artwork e/o da una foto in retrocopertina poteva essere determinante per indurti ad acquistare un vinile del quale non sapevi assolutamente nulla. Proprio come accadde a me in un negozietto di Hannover pochi giorni dopo l'uscita ufficiale del disco. Nessuna preview, nessuna notizia sul gruppo, niente di niente. Solo il richiamo di un titolo, di un nome e la voglia ipnotica di scoprire. Quasi sempre in Solitude rispetto al resto della società.

SAINT VITUS: Born Too Late
Circa quattro mesi dopo Epicus Doomicus Metallicus, fu il turno dei Saint Vitus posare uno dei mattoni fondamentali del Doom dell'epoca; e non solo. Come scritto nel paragrafo precedente, la band aveva già dato alle stampe due album che, per usare un eufemismo, non erano affatto male. Tuttavia, è con l'entrata in formazione di Scott Weinrich che il gruppo trova una dimensione realmente superiore, pubblicando Born Too Late. Altra figura fondamentale per il traghettamento del Doom metal dagli anni 70 agli anni 80 e poi in quelli successivi, Wino inserì nel gruppo quella cura per i testi e la capacità di renderli un tutt'uno con la musica che trasformò una band da "molto buona" in "fondamentale". Born Too Late è un lavoro che, come tutto il Doom di qualità, non si ascolta solo da una fonte esterna, ma ti parla dall'interno in quanto interprete di un qualcosa che nasce dal profondo insondabile dell'ID e striscia dentro di noi, raramente manifestandosi in forma definita. Certi dischi, quindi sono grandi perché riescono a dare forma e sfogo a qualcosa che non la ha e non riesce ad averla; che parlano di ciò che non serve a darti felicità, ma a dominare; a controllare quello che ti spinge in direzione opposta e che, forse, senza nessuno in grado di interpretarla su un pentagramma, continuerebbe ad avvelenare il quotidiano. Born Too Late possedeva la capacità di interpretare il "sentiment" incredibilmente malinconico di chi risultava naturalmente portato verso l'oscurità interiore e, come detto in sede di recensione, lo faceva con dei testi:

sempre più orientati verso aspetti esistenziali ed oscuri ed interpretati con una maggiore carica emotiva rispetto al pur bravissimo predecessore. Born too Late è un capolavoro forse proprio grazie al valore aggiunto apportato da Wino, autentico cantore della disperazione e del dramma esistenziale; crudo, diretto e vero come poche altre voci nel mondo del metal di ieri e di oggi.

Anche il suo essere scarno -qualcuno direbbe addirittura ripetitivo- sostanzialmente incapace o, più precisamente, non interessato ad impennate vere e proprie nella stesura degli arrangiamenti e degli assoli, Born Too Late risulta proprio per questo fondamentale nell'indicare in forma base alcuni degli elementi del Doom i quali, negli anni seguenti ed arrivando ai giorni nostri, prenderanno forme addirittura cacofoniche. Fino a giungere al Drone. Ed è forse proprio questo, in conclusione, l'aspetto principale da tenere presente nella valutazione dell'importanza di un disco simile. Un album che, posto a confronto con altri prodotti coevi, perde il duello in termini di varietà. Ma sono le statiche profondità dell'anima che qui sono state sondate e lasciate sbocciare per sempre. Come un elleboro niger: nero in natura e perenne.

AL MOMENTO GIUSTO
Molte volte, per entrare nella storia della musica è questione di momenti, di far uscire il disco giusto nel momento giusto per il pubblico giusto. Anche se quel pubblico non sa di esserlo. Soprattutto nel caso di Epicus Doomicus Metallicus, ma anche di Born Too Late, si trattò di manifestare un sentire che sempre più sembrava farsi largo in una certa fascia di ascoltatori, di riuscire a superare e far evolvere verso il futuro un suono nato molti anni prima senza stravolgerlo, ma interpretando il tempo un cui furono registrati. Il Doom, infatti, è uno di quei generi che probabilmente è destinato a non morire mai. Perché se si tratta di dar forma all'ansia di vivere, al non sentirsi a posto in questa parte di universo, a quel piccolo demone che abita negli intestini e li graffia lentamente dall'interno, sarà sempre necessario per alcuni ascoltarlo fino a quando la felicità non sarà normale per tutti; cosa che non accadrà mai. E questi due dischi si occuparono di farlo. Da due punti di vista un po' diversi, ma ugualmente terapeutici.



Raven
Giovedì 1 Febbraio 2018, 7.45.29
11
Non è un confronto tra due opere, ma tra quelle e l'ambiente in cui apparvero. Quanto alla maestrina consiglio di guardare quel curioso simbolo posto alla fine del post 9.E' una emoticon ed ha un preciso senso, molto lontano dal rimprovero da maestrina.
Black Meddle
Giovedì 1 Febbraio 2018, 7.41.12
10
E chissenefrega, saremo pur liberi di farlo senza ricevere imbeccate da maestrina, no? Il confronto tra 2 opere inevitabilmente va a finire anche in questo. E non mi pare ci sia niente di male.
Raven
Mercoledì 31 Gennaio 2018, 18.40.13
9
Ragazzi, vorrei sottolineare che la rubrica non è fatta per stabilire quale dei due dischi proposti sia il migliore, ma per proporre una coppia di lavori importantissimi ed assimilabili
duke
Mercoledì 31 Gennaio 2018, 18.13.14
8
due band grandiose ...due gran bei dischi difficile scegliere tra questi due pesi massimi del doom.....fondamentali entrambi...
valz
Mercoledì 31 Gennaio 2018, 12.28.51
7
epicus è un disco che andrebbe insegnato nelle scuole, uno dei più belli in assoluto della storia del metal.
Red Rainbow
Mercoledì 31 Gennaio 2018, 10.38.52
6
Due band imprescindibili per carriera e qualità delle proposte, due album che non possono mancare nelle discografie dei devoti del genere. La differenza sta forse nella "portata" dei platter in un'ottica storica, con EDM destinato a un ruolo di primogenitura per gli sviluppi del doom contemporaneo in tutto il suo spettro e BTL più legato ad alcuni elementi specifici (le "forme cacofoniche" antesignane del Drone a cui accenna giustamente Raven). Basta questo per ipotizzare una graduatoria di merito tra i due lavori? Mah, il cervello direbbe di no, ma orecchie e cuore mi spingono a quotare Black Meddle... che Wino mi perdoni...
Black Meddle
Martedì 30 Gennaio 2018, 13.49.20
5
Candlemass tutta la vita...ma non c è proprio storia.
Ulvez
Martedì 30 Gennaio 2018, 11.55.58
4
Epicus Doomicus Metallicus è secondo me uno dei migliori dischi heavy metal in assoluto.
Rob Fleming
Martedì 30 Gennaio 2018, 9.29.58
3
I Candlemass li ho scoperti con Ancient Dreams e sono andato a ritroso. Devo dire che poche volte accade, ma l'ultimo ascoltato è diventato il mio preferito: E.D.M. è un autentico capolavoro. Al contrario non sono mai riuscito a trovare un album dei Saint Vitus. Mi sono incaponito a cercare il debutto e V e non avendoli mai reperiti ho lasciato perdere.
Muki97
Martedì 30 Gennaio 2018, 9.20.28
2
Born too late è uno dei dischi che mi ha introdotto al doom, e il fatto di essere riuscito a farmelo autografare da Dave Chandler gli aggiunge un ulteriore valore affettivo
tino
Martedì 30 Gennaio 2018, 8.28.36
1
Non amo particolarmente il doom ma sono sempre stato un fan dei candlemass dopo aver ascoltato all’epoca il capolavoro nightfall. Epicus l’ho scoperto dopo e la mancanza del messiah mi ha sempre lasciato perplesso nonostante apprezzi il talento del cantante. Infatti di under the oak ho sempre preferito la seconda versione su tales of creation. Comunque i candlemass un gruppo fondamentale per la scena di fine anni 80, un gruppo “ponte” che attirava parecchi fan dal thrash metal e ha contribuito non poco a creare quel legame affascinante fra musica metal e scandinavia che dura tuttora.
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