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MISS MAY I + FIT FOR A KING + VOID OF VISION + CURRENTS - Legend Club, Milano, 01/02/2018
07/02/2018 (598 letture)
E’ un’umida e gelida serata invernale in quel di Milano e solo grazie al fervore con cui sono salita dalla lontana Puglia riesco a sopportare il freddo sulla strada per il Legend club. Sono le 8 circa e dentro al locale milanese c’è fermento: la Hellfire Booking con la E Rock ha messo infatti su una serata a base di metal core in 4 diverse sue sfaccettature. In pole position niente poco di meno che i Miss May I, una delle realtà più blasonate del genere in ambito americano e mondiale. Nel loro tour portano con sé gli amici Fit for a King e gli opener Void of Vision e Currents.
Faccio appena in tempo a guardarmi intorno e lasciare il giaccone anti -freddo al guardaroba che la prima band, con soddisfacente puntualità si appresta a suonare.

CURRENTS
Gli americani Currents iniziano il loro set e io corro letteralmente sotto al palco al suono dell’intro del pezzo Apnea, che riconosco subito in quanto uno dei più noti della band e che ho ben ragione di non voler perdere assolutamente. All’urlo di “YOU’LL NEVER SLEEP AGAIN!” i già cospicui presenti sono pronti ad essere trasportati nelle atmosfere di questo metal core moderno, oscuro ed evocativo con sfumature djent e post, dai suoni cristallini ed eterei ma non per questo mancanti di una potenza intrinseca e schiacciante e una dinamica che rende tantissimo dal vivo, anche grazie ai suoni curati. I nostri sono forti del loro nuovo lavoro The Place I Feel Safest e ci delizieranno con un susseguirsi di pezzi che scorrono fin troppo veloci. Sciocco farsi ingannare dall’aria calma del singer Brian: in realtà il frontman ha un’aggressività che giostra al top fra growl e screaming, regredendo in delicate linee vocali pulite che al momento giusto scende a cantare fra gli astanti porgendo il microfono ai presenti. Bellissimo il pezzo Night Terrors che vede un featuring a sorpresa con Tuck, bassista dei Fit For a King qui guest voice e i vecchi pezzi come Withered e Shattered. In generale la presenza scenica della band è coinvolgente, melanconia e rabbia si mischiano in una resa smagliante che entusiasta fin da subito il pubblico, fra cui vedo chiaramente una piccola cerchia di fan urlanti che cantano le canzoni a memoria: una bella soddisfazione per la band per la prima volta in Italia e un’apertura più che degna per questa serata. Altro che Night Terrors, la loro è una performance da sogno. Bravi!

VOID OF VISION
Breve cambio palco e infusione di Jagerbomb direttamente nelle vene, ed è già il turno degli australiani Void of Vision, forti del loro nuovo EP Disturbia pubblicato dalla UNFD.
Basta un niente e subito le atmosfere della serata virano bruscamente: infatti i nostri fanno un mix di modern metal core, melodic hardcore e nu metal/crossover, il tutto in stile fortemente americano. Incalzanti, con un‘energia immediata, prendono il pubblico fin da subito e gli amati show di braccia e gambe dei moshers - già palesatisi durante i Currents - si fanno ancor più evidenti: il tutto soprattutto grazie al groove irresistibile della band, ai breakdown di qualità e alle ritmiche geometriche alternate alle parti strettamente hardcore.
Il cantante Jack esplode con il suo screaming in stile Straigh from the Path / Heart in Hand, alternato a momenti di pesante growl e adagiato a volte su parti dissonanti a volte su una melodia intrinseca tipica del melodic hardcore, come nel pezzo SUN//RISE. Anche i cori puliti del chitarrista James contribuiscono al lato più edulcorato di questa band anche se ciò che brillerà di più saranno comunque i frame più aggressivi, durante i quali gli astanti si scateneranno e anche i Nostri sul palco si cimenteranno in acrobazie niente male: si sa che è molto più ergonomico suonare facendosi roteare gli strumenti addosso piuttosto che star fermi! Esplosivi!

FIT FOR A KING
Dopo due antipasti più che graditi, è il momento delle portate principali , i pezzi forti della serata, per i quali la sala del Legend si è fatta gremita, le sagome dei presenti fremono e sono appena visibili nelle luci appositamente calate prima dell’ingresso dei Fit for a King. Dopo l’annullamento del loro tour dell’anno scorso con Emmure e After the Burial, i nostri erano infatti più che attesi dai loro fan italiani e finalmente il loro show si appresta ad iniziare.
Le luci si accendono sul classico Hollow King, che non dà nemmeno il tempo di prendere fiato per quando colpisce in faccia. I downtunes e le ritmiche schiaccianti della band sono già evidenti, così come il groove, le ritmiche cubitali e spesse e la voce distruttiva del frontman Ryan Kirby, ancora una volta rappresentativo del fatto che la faccia da bravo ragazzo non fa il cantante: soprattutto i suoi screaming lunghissimi sono davvero scioccanti.
Tutto ciò è confermato nell’ambivalente Shadows and Echoes con il suo ritornello emozionale e nella melanconica e agrodolce Dead Memory, entrambe cantate a gran voce dal pubblico ed estratte dall’ultimo album Deathgrip: pezzi che si fanno adorare per la dualità e lo scambio fra rabbia pressante e delicatezza, potenza e interiorità, feelings che i Fit for a King portano con sé fieramente.
Il frontman Ryan incalza gli astanti invitandoli al sing along; a cantare i cori puliti ci penserà invece il bassista Tuck, i cui clean sono forse meno aggraziati che su disco ma comunque abbastanza intonati e dati dal fervore del momento -che non fa mai male- visto che lui si agita come un matto, fa espressioni scioccate e strafottenti al pubblico e rotea il suo basso con una nonchalance straordinaria.
Ciò che più colpisce di questa band sono gli stacchi matematici e i breakdown, tutti suonati con precisione straordinaria e che lasciano in sospeso gli ascoltatori mandando in loop il cervello e facendo impazzire completamente i presenti, fomentati anche da Ryan, che si cimentano in circle pits e moshpit sfrenato ai limiti della vera e propria coreografia. Ho potuto appurare spesso che i Milanesi sono veri artisti del mosh e ne ho anche stavolta l’ennesima conferma: apice di ciò sul classico Slave to Nothing e soprattutto Stacking Bodies, assolutamente devastanti e di una cattiveria e oscurità inaspettata quando si parla di una band dichiaratamente christian metalcore (il cui motivo va cercato nei testi).
Unica nota di demerito è il mancato featuring dal vivo da parte di Levi Benton dei Miss May I in Stacking Bodies: egli ha infatti registrato parte della traccia sul disco e tutti si aspettavano che salisse sul palco a cantarla.
Escluso il dispiacere per questa inaspettata mancanza, è stato tutto eccezionale e i ragazzi rendono anche più che su disco: la conclusione del set è affidata ai pezzi Deathgrip e Pissed Off, sinistre e arrabbiate e perfettamente rappresentative anche dei contenuti sociali/filosofici dei nostri.
E il “God Bless You” di Ryan Kirby come congedo dal pubblico mi fa pensare che non c’è mai limite all’esperienza da reporter. Indimenticabili.

MISS MAY I
Altro breve cambio palco ed è finalmente il turno degli headliner, fra le più stimate realtà del metal core americano. Perché loro -pur abbracciando la scuola svedese- di americano hanno molto: rimangono legati a certi dettami della scuola heavy metal thrash metal bay area e più in generale a suoni autoctoni e a un metal core prima scuola, senza adattarsi a quell’attitudine ancor più moderna e alle svolte djent e digitali dell’attuale scena. Insomma, old fashioned e fieri di esserlo, sempre confermando il loro smalto e senza cadute di stile, come possiamo appurare dall’ultimo lavoro Shadow Inside.
Non a caso questo loro tour si chiama “We are Stronger than Before”, e dopo questo show non potremo che confermarlo. I nostri esplodono con Lost in the Grey e da questo momento in poi non si fermeranno un attimo: tiratissimi, selvaggi , in your face ma di classe, i nostri sanno come mettere insieme il meglio del melodic metal core vero e proprio –e la sua forte componente swed metal- con l’heavy/ thrash metal e il metal hardcore made in USA.
Il frontman Levi Benton, che ben personifica il leone simbolo dei Miss May I con la sua aria fiera e la sua chioma riccia, colpisce subito per la sua energia assolutamente fuori dal comune e la sua comunicatività: canta senza perdere mai il fiato, si agita e corre da una parte all’altra del palco, sembra guardare i presenti negli occhi a uno ad uno. Fra uno screaming e l’altro –penalizzato solo all’inizio da volumi incerti- il contatto col pubblico e la sua espressività sono assolutamente coinvolgenti: ancora una volta una voce cattivissima e mostruosa ma accompagnata da una radiosità fuori dal comune. Essa sarà dimostrata anche nei suoi numerosi ringraziamenti ai presenti e alle band in apertura.
Anche i suoi compagni si danno ben da fare sul palco, fra i ritornelli puliti dalla voce calda del bassista Ryan, le chitarre guizzanti e controcanti e cori condivisi col pubblico di Justin e B.J., nonché le scaricate di note nei soli in stile puramente thrash metal.
Nel frattempo il pubblico è in visibilio: i circle pits si fanno incontrollabili, il moshpit invalicabile, c’è chi letteralmente strattona le transenne per l’entusiasmo e partono gli stage diving, gente sulle spalle di altri presenti, gente che si butta sul palco a far capriole provocando l’ilarità degli stessi musicisti. Nella prima fila i fan urlanti, nelle retrovie i moshers che si dimenano senza tregua: insomma stare fermi è impossibile, anche per me che nel mentre cerco di fotografare. Questa bella e allegra bolgia è fomentata da pezzi come Deathless, l’attesissimo classico Hey Mister e uno degli ultimi riuscitissimi singoli, I.H.E, con i loro ritornelli caratteristici e cantati a gran voce dal fandom.
Momento di pura contemplazione sarà invece il drum solo del batterista Jerod: che si tratti di pura esibizione di tecnica, di divertentissimo o di tutte le due cose insieme, certo è che tutti ne rimangono ipnotizzati.
L’apice del delirio sarà nel pezzo in chiusura Shadow Inside, velocissimo, infuriato e poi edulcorato dall’intenso ritornello e assolo squisito.
Conclusione perfetta per uno show che non sarà facile dimenticare, per i presenti e per la sottoscritta. Una band da vedere assolutamente, per gli amanti del metal core ma ottimo spunto anche per i defenders dell’old school: una piacevole via di mezzo fra vecchia e nuova scuola, conferma che spesso “in medio stat virtus”. A conti fatti i Nostri però sono tutt’altro che nel mezzo a livello di qualità, piuttosto sicuramente al top.
In questa splendida serata abbiamo insomma potuto esplorare vari aspetti del metal moderno, in un divenire davvero straordinario e intrattenente, con un headliner e tre opening act d’eccezione: stupefacente come ognuno di essi sia diverso e peculiare, ma ciascuno prestante e parte integrante della ricchezza dell’evento e della contentezza del pubblico, nonché della sottoscritta.
E quando vi dicono che il metal core classico è morto, fategli ascoltare i Miss May I.

SETLIST MISS MAY I
Lost in the Grey
Deathless
Masses
Causalties
Gone
Hey Mister
Swallow
I. H. E.
My Sorrow
Crawl
Forgive and Forget
Under Fire
Shadow Inside




Valerie TheHumanRomance
Venerdì 9 Febbraio 2018, 19.35.19
2
@suarez grazie! lo faccio molto spesso questo e altro per la musica !
suarez
Venerdì 9 Febbraio 2018, 10.55.14
1
Dalla Puglia a Milano per vedere queste band?? Sei da ammirare profondamente
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