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SINE QUA ...BOH? - # 14 - 'Gold Cobra' e 'One More Light'
12/02/2018 (1080 letture)
Puntata rischiosa quella che abbiamo deciso di proporvi come numero 14 della serie Sine Qua... Boh?. Loro malgrado, ad essere protagonisti delle nostre critiche sono due band che in molti non faticheranno a collocare al di fuori dell'ambito del "vero metal": i Limp Bizkit ed i Linkin Park. Il rischio insito in questa scelta è legato al fatto di lasciarsi trascinare dai pregiudizi, ed andare così oltre la fredda analisi di due lavori scelti i quali, proprio in quanto inseriti in questa rubrica, vanno comunque incontro ad una stroncatura. A prescindere da quanto possano essere considerati degni di essere classificati come facenti parte degli stili che la maggioranza considera dentro, o contigui al recinto del metal, ambedue le band sono presenti nel nostro data base. Pertanto, la loro trattazione non deve affatto stupire. L'unica domanda che conta in questa come in qualsiasi altra sede è infatti: Quanto è perchè "Gold Cobra" e "One More Light" sono insufficienti sotto il profilo musicale ed a prescindere dallo stile nel quale vengono collocati?" A questa domanda -e solo a questa- tenteremo di seguito di rispondere.

LIMP BIZKIT: Gold Cobra
Sulla solidità e sulla qualità del genere di appartenenza torneremo brevemente in chiusura dell'articolo e nella maniera più fredda possibile, ma disquisire in merito non è certo il punto di vista migliore per stabilire aprioristicamente la validità di un singolo disco. Certo è che i Limp Bizkit erano destinati fin dall'inizio a dividere profondamente il pubblico, specialmente quello di origine europea. Tralasciando i panegirici sull'essere "trve", "false" o chissà cos'altro, resta comunque l'assoluta pochezza di un lavoro come Gold Cobra, anche considerandolo come prodotto svincolato dal mondo del metal. Dopo la pubblicazione di CD validi come Significant Other o Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water, la band era arrivata all'anno di grazia 2011 con parecchi problemi. Questi erano connessi sia agli equilibri interni di una formazione che aveva vissuto momenti decisamente sopra le righe in più di una occasione, sia al fatto che la spinta propulsiva di quello strano calderone chiamato per comodità NU-Metal, contenendo elementi musicali filosoficamente anche antitetici, era destinato a perdere di identità o, addirittura, all'annichilazione. Gold Cobra non possedeva più l'irruenza, l'incoscienza, la maleducazione ed il genuino senso dell'eccesso di lavori come Three Dollar Bill, Yall$ od il già citato Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water, i quali si reggevano in parte maggiore sull'attitudine giovanilistica, più che sulla scrittura. E quando una band vive su queste possibilità, il semplice scorrere del tempo sottrae credibilità alla musica ed ai musicisti. Oltre a ciò, una situazione di tensione con la Interscope Records, non a caso definita dallo stesso Durst "quella macchina corrotta" e poi rapidamente abbandonata, fece la sua parte. Gold Cobra è un brutto album perché non presenta nulla che non sia stato da loro fatto in maniera genuina prima -quando era il momento di farlo- e perché non trova mai un solo momento in cui riesce a suonare vero al di là di ciò che vuol far credere. Se non parzialmente in Douche Bag, nella ballad Walking Away e, in modo annacquato, in Killer In You, ma non c'è nulla che suoni davvero plausibile. Hip-Hop di facciata, testi che sconfinano spesso nel ridicolo, graffi di rock che non fanno sanguinare.
Il cobra è d'oro, ma placcato.

LINKIN PARK: One More Light
Generalmente, la scelta dei dischi da inserire in questa rubrica, privilegia uscite che abbiano già qualche anno alle spalle. Ciò in modo da avere a che fare con prodotti che sono già stati almeno parzialmente storicizzati e consentano quindi di basarsi su elementi concreti per una ulteriore analisi. In modo, oltretutto, da minimizzare i rischi di "revisionismo storico-musicale" futuro che ne mini la credibilità. Inoltre, anche l'anno di uscita simile per i due album da analizzare, è tenuto nel debito conto. Ne consegue che per parlare dei Linkin Park, apparentemente, sarebbe stata più logica la scelta di A Thousand Suns. Perché, allora, rischiare con un CD uscito solo pochi mesi fa? La risposta potrebbe sembrare scontata: One More Light è così al di sotto della sufficienza da risultare ugualmente a bassissimo rischio "toppata". In effetti è così, ma non è questo il solo motivo. La scelta, infatti, dipende anche dalla possibilità di introdurre in chiusura elementi di analisi che A Thousand Suns avrebbe offerto in parte molto minore; ma torniamo al disco. Prescindendo totalmente dalla morte di Chester Bennington e concentrandosi esclusivamente sulle dieci canzoni in scaletta, il ritratto dei Linkin Park più recenti che ne viene fuori è senza dubbio impietoso. Anch'essi infilati, probabilmente loro malgrado, dentro quel calderone al quale abbiamo accennato nel paragrafo dedicato ai Limp Bizkit, i losangelini hanno qui raggiunto il punto più basso di una carriera che, nei primi anni, indicava possibili evoluzioni importanti all'atto del raggiungimento di una maturità mai concretizzatasi. Spesso, per chiarire la propria posizione e dare elementi di discussione agli utenti, ci si addentra in analisi profonde e meditate, come è giusto che sia quando si scrive un articolo che abbia la pretesa di essere degno di una lettura da parte del pubblico. Nel caso di A Thousand Suns tutto può essere però ridotto ad semplice concetto: il disco è brutto; dannatamente brutto. E non si tratta di inquadrarlo come pop da un punto di vista metal o viceversa, di assumere posizioni manichee che trancino di netto in due la scena tra musica importante e musica per le masse e senza qualità. A Thousand Suns è nullo come album pop ed irritante come album rock; scialbo dal punto di vista degli arrangiamenti e poco dignitoso da quello dell'interpretazione. Da salvare, solo parzialmente, i due brani che potete individuare leggendo la recensione presente nel nostro data base. Troppo poco anche per aspirare ad un "mediocre" politico. Ed a farsi strada è quasi il sospetto che, semplicemente, non ci fosse più nulla da dire o da fare, ma sia stato ugualmente detto e fatto.

ONE MORE RAPPER'S HAT
Alla fine dei conti, forse la realtà è molto più banale di come lo sforzo analitico appena tentato potrebbe far credere. E' probabile, infatti, che dietro queste due débacle ci sia non solo e non tanto quella di due singoli dischi di due specifiche band, ma quella di un intero modo di far musica e, più ancora, di intenderla. Da un lato i Limp Bizkit, inesorabilmente ancorati ad un genere ed ad un'iconografia che, quando hai raggiunto una certa età, cominci ad avere qualche ruga e qualche chilo in più, ti inchioda ugualmente a cappellini al contrario, t-shirt smanicate e pantaloni di taglio e taglia discutibile. Tutta roba che non diventa tipica come nel caso dell'abbigliamento del metal classico, perché da sempre appannaggio di una gioventù che con la musica come ragione di vita ha tutto sommato poco a che fare e rappresenta generazioni poco impegnate, per così dire, cozzando contro il raggiungimento degli "anta" e, quindi, contro la necessità di dire qualcosa di più articolato. Dall'altro i Linkin Park, un gruppo che ha invece avvertito la necessità di maturare (da qui la scelta di un disco uscito sette anni dopo il primo, in modo da fornire un raffronto che sia coerente con quanto fin qui detto), ma ha scelto la via peggiore, virando verso un pop-(ben poco)rock che ha distrutto totalmente ciò che restava della loro immagine presso il pubblico che li aveva resi grandi e non ha inciso più di tanto nel mainstream, volubile e distratto per definizione. Se non per singole settimane o solo negli U.S.A. ed esclusivamente nelle rock charts. Le reazioni isteriche del defunto Bennington alle critiche, furono ulteriore testimonianza di quanto la band avesse poco chiare le idee sul posto da occupare sulla scena e su come farlo. Se vogliamo parlare di NU-Metal, ancora oggi continuano ad uscire album validi, ma se volessimo presentare il genere ad un nuovo potenziale adepto, non sono certo questi due a dover essere scelti per introdurlo al settore.
Anzi, non dovrebbero essere scelti; e basta.



Nu Metal Head
Martedì 13 Febbraio 2018, 1.04.53
13
@acasualdjentleman: sì esatto, è proprio da quell'anno che scrivo qui... perché?
Rob Fleming
Lunedì 12 Febbraio 2018, 22.39.29
12
Io i Limp non li ho mai sopportati. Al punto che l'unica canzone che potessi ascoltare intera era la cover di Behind Blue Eyes. Per contro ho trovato di mio gradimento i Linkin Park soprattutto nel loro bellissimo debutto. Ricordo che Meteora all'epoca mi piacque ma onestamente non me lo ricordo proprio.
Acasualdjentleman
Lunedì 12 Febbraio 2018, 22.22.54
11
nu metal head ma tu da quanti anni sei sul sito ? mi capita spesso di vederti menzionato anche nei commenti di recensioni del 2011.
Nu Metal Head
Lunedì 12 Febbraio 2018, 20.44.34
10
i due dischi sono talmente sconcertanti che io non li ho ascoltati nemmeno, a parte qualcosina qua su metallized o in rete... due bands che per quanto mi riguarda sono durate molto poco: i Bizkit per i primi 3 album, i Park per i primi 2, e che comunque all'interno del (sotto)genere che amo tanto non rappresentano proprio lo zenit della qualità musicale... due nomi altisonanti e milionari per le classifiche e per le vendite, ma come contenuti musicali posso capire benissimo chi li critica così tanto... comunque i loro dischi migliori li ho ascoltati molto nella mia vita, e fanno oramai parte di essa... ma qui si parla dei loro peggiori, e oltre a questi 2 io per i Bizkit ci potrei anche aggiungere "Results May Vary" (già il titolo dice tutto), ma anche "The Unquestionable Truth (part 1)" non è che fosse molto meglio, una brutta copia dei RATM in salsa Bizkit... mentre per i Park d'accordo con voi nel citare anche "A Thousand Suns"...
HeroOfSand_14
Lunedì 12 Febbraio 2018, 20.00.08
9
Tornando IT, su One More Light non so che pensare. Disco che ho snobbato da subito e schifato in molte parti, dopo la morte di Chester ha assunto un altro significato, e questo penso per molti fan dei LP. La titletrack soprattutto ora viene usata per ricordare il cantante ed è diventata quasi un simbolo della sua sofferenza. Per il resto, il disco è pop moderno spesso mal fatto ma ci sono melodie che rimangono in testa, fa strano ma ascoltandolo e leggendo i testi sofferti di Chester le canzoni assumono altri significati e non sono tutte da buttare via per me. Certo che rimane un passo falso bello grosso rispetto ad altri loro album
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 12 Febbraio 2018, 16.21.59
8
Rileggendo potevo usare termini più morbidi, sembra quasi che ce l'abbia con voi ed assolutamente non è così, grazie dell'attenzione come sempre
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 12 Febbraio 2018, 16.19.04
7
@Raven : va bene i rispolverati, sappiamo come funzionano. Allora ti chiedo come mai un disco del 2016, contando le vostre tempistiche, ad oggi non è stato ancora recensito: o non vi interessa o ve lo siete fumato. e se fosse amen, non è un'accusa. Infatti in sede di recruiting di redattori ci chiedevo se su altri generi eravate a posto proprio perchè è evidente che sul lato alternativo la redazione è carente. Ferma il tram, carente secondo i miei personali gusti e canoni, non è una carenza di cui dovreste avvedervi perchè èovviamente una scelta, la vostra scelta, che io non contesto in quanto metallized offre tanto materiale per tutti i palati a prescindere. In ultimo, a me la conclusione della recensione di Pigwalk sembra perlomeno ambigua, tutto da tranne garanzie sul fatto che verrà trattato anche il resto del lavoro, perlomeno imho. Sembra voler dire poco più di "segnatevi sto nome". Ripeto che è semplicemente uno scambio di impressioni. Secondo me, here come the infidels, ve lo siete fumato e basta.
Raven
Lunedì 12 Febbraio 2018, 15.39.45
6
I dischi da inserire nel tempo sono infiniti. Concludere che gli SM non saranno mai più trattati è un po'avventato. Per ora, comunque, c'è solo Pigwalk che risponde ai requisiti per essere inserito tra i rispolverati, più un EP. Un arretrato piuttosto modesto.
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 12 Febbraio 2018, 15.05.32
5
Dei Linkin non parlo, li conosco (ed apprezzo) poco. Riguardo ai Limp Bizkit... qualche giorno fa ascoltavo Here Come The Infidels degli Stuck Mojo e pensavo che se un pezzo come "Charles Bronson" l'avessero scritto i Limp Bizkit forse oggi sarebbero tornati sulla cresta dell'onda... purtroppo, restando in tema di armi e società usa, i bizkit hanno scritto Shotgun che però come resa è ben lontana. Mi sembra che ha i denti (il nome) non abbia il pane e chi invece il pane lo ha senza un nome altisonante non se ne fa nulla... certo che se la stessa reda di metallized ad oggi scrive la rece del primo stuck mojo lasciando agli utenti "la briga" di scoprirsi da soli la band... quasi che rubi spazio su metallized, quasi che non sia di interesse o di rilievo... beh, tutto dire. E' la prima volta in un annetto che vi seguo che mi deludete ed anche alla grande, se avessi capito bene e non fossero previste altre rece degli Stuck Mojo... spero di aver capito male
Raven
Lunedì 12 Febbraio 2018, 13.15.27
4
Grazie
gianmarco
Lunedì 12 Febbraio 2018, 12.51.07
3
interessante , come tutto il lavoro di METALLIZED del resto.
Painkiller
Lunedì 12 Febbraio 2018, 10.04.06
2
Solo BOH? Fosse per me non se ne dovrebbe nemmeno parlare di queste due bands...
jaw
Lunedì 12 Febbraio 2018, 10.00.51
1
Le due bands non mi piacciono, ho letto solo la chiosa e mi trovo d'accordo. Volendo fare un altro discorso queste sono band trendy e tra quelle mi piacciono molto di piu i Nickelback che mi sembrano uno degli ultimi gruppi hard rock in grado di portare avanti la tradizione
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