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WE ARE STRONGER THAN BEFORE TOUR - Miss May I + Fit For a King + Currents
01/02/2018 (471 letture)
MISS MAY I
Incontro un sorridente e solare Levi Benton poco dopo la fine del set dei Miss May I, disponibile e zelante nonostante la tarda ora e l’enorme quantità di energia spesa sul palco durante la loro mirabolante performance.

Valeria Di Chiaro: Ciao Levi! Come sta andando il tour? So che siete molto amici dei Fit for a King
LB: Ciao Valeria! Il tour sta andando alla grande, ed è vero i Fit for a King sono nostri amici, anche per questo abbiam proposto loro di venire con noi in tour in Europa! Era una bella occasione per suonare insieme, nonché per far girare anche loro fuori dagli Usa.
Valeria Di Chiaro: E che mi dici dei Currents e Void of Vision? Che ne pensi di loro come band?
LB: Oh, fantastici! Con i Currents abbiamo già girato, grandissimi, ed è per questo che sono con noi in tour. Poi dei conoscenti ci hanno parlato dei Void of Vision e ci han detto: sentite questi ragazzi, sono australiani, spaccano! In effetti è così ed eccoci qua tutti insieme!
Valeria Di Chiaro: Bella storia! Parliamo un po' del vostro stile musicale: in un panorama di modern metal core, electronic, djent e contaminazioni simili voi continuate a suonare uno stile molto old fashioned, con una buona dose di thrash e heavy metal Insomma è la prima scuola di metal-core sempre rinfrescata dai vostri nuovi lavori. Come fate quindi a rimanere su di uno stile classico, reinventandolo?
LB: Grazie, lo apprezzo molto! (ride) Sai, suoniamo quello che ci piace suonare... Decidemmo che volevamo suonare metal core, non seguiamo nessun tipo di moda o hype, quindi diciamo che rimaniamo sempre sullo stile iniziale per lo più, l’importante è dare il meglio! Non vogliamo essere una band djent, o una band con breakdown a profusione, o una band black metal o chissà cosa, vogliamo essere i Miss May I!
Valeria Di Chiaro: Parliamo un po' del vostro ultimo lavoro, Shadow Inside: qual è il significato musicale e lirico di questo lavoro?
LB: Allora questo lavoro è dedicato al nostro passato… alle esperienze passate, ed è per questo che si intitola Shadow Inside. Ci abbiamo messo 9 mesi a scriverlo e 3 a registrarlo in studio. Abbiamo cambiato anche l’etichetta, lo studio, insomma abbiamo affrontato e cambiato molte cose del passato, e questo combacia anche col significato del lavoro. Dal punto di vista musicale abbiamo osato con qualche canzone più lenta, e questo è stato un rischio, ma in generale gli ascoltatori e i fan si sono ritrovati sia nel significato testuale che negli aspetti musicali.
Valeria Di Chiaro: Voi avete una sorta di mascotte, il leone: nell’artwork del vostro album di debutto Apologies are for the Weak, nuovamente nell’artwork del secondo lavoro Monument, poi avete un album che si intitola Rise of The Lion..come mai questo simbolo? E dimmi, in un certo senso tu pensi di rappresentare il leone in persona?
LB: Si sì, la gente lo dice e io lo accetto, è figo! (ride) Miss May I non significa nulla, non c’è significato nel monicker, sicché volevamo un qualcosa che per noi avesse un significato, un‘ispirazione: il leone insomma, il Re della foresta: nobile e fiero. Un simbolo forte di cui avevamo bisogno. Ti dirò anche che nel nostro leone abbiamo inserito qualche ulteriore allegoria: ad esempio ha 7 denti, perché abbiamo iniziato nel 2007, 5 ciuffi di criniera perché noi siamo in 5… Ecco dei piccoli segreti!
Valeria Di Chiaro: Grazie per averli condivisi con noi!! E per finire, che mi dici del vostro fandom italiano?
LB: Gli italiani sono fantastici: che sia uno show in grande o in piccolo fanno sempre sentire la loro presenza e il loro calore, fanno casino e si scatenano: meraviglioso! Qui in Italia abbiamo suonato in situazioni grandi, ma anche in locali più piccoli come il Legend. Quindi stasera ci domandavamo quale sarebbe stata la riuscita della serata, se positiva o meno... ma come sempre non siamo stati delusi, ed è andata alla grande!!!
Valeria Di Chiaro: Grazie per il tuo tempo!!!
LB: Grazie a te Valeria!!!


FIT FOR A KING
La serata è appena volta al termine, fa il freddo tipico di una notte invernale milanese e pioviggina. Ciò nonostante Ryan Kirby, frontman dei Fit For a King -tanto esplosivo sul palco quanto accomodante e serafico nella normalità– mi seguirà all’esterno per rispondere a qualche domanda.

Valeria Di Chiaro: ciao Ryan! Come sta andando il tour con i Miss May I?
Ryan: Ciao Valeria! Tutto alla grande, noi amiamo i Miss May I! Abbiamo anche un pezzo con il featuring di Levi Benton nell’ultimo album. Siamo stati già in tour con loro nel 2015 e siamo molto amici.
Valeria Di Chiaro: E’ la prima volta che suonate in Italia?
Ryan: E’ la prima volta che suoniamo a Milano, ma abbiamo suonato una volta a Bologna.
Valeria Di Chiaro: Che ne pensate del fandom italiano?
Ryan: Penso che tutti siano gentili e soprattutto entusiasti, quando ci incontrano oppure anche durante il concerto; nelle altre città quando io urlo: ˈˈEhi, come va?!ˈˈ spesso la gente rimane calma, invece in Italia hanno fatto un gran casino! (ride)
Valeria Di Chiaro: >: Parliamo del vostro album Deathgrip e dei suoi contenuti lirici: i testi sono profondi, melanconici, arrabbiati, con rari scorci di positività e speranza; sembrano avere significati sociali, politici e religiosi. Qual è il messaggio che volete comunicare ai vostri ascoltatori con questo lavoro?
Ryan: Il tema generale dell’album è scendere a patti con la morte, di qualunque tipo essa sia. Molte canzoni poi parlano di situazioni alle quali non pensiamo quando viviamo in paesi agiati, come per esempio Stacking Bodies che parla del genocidio in Rwanda. Cose orribili che accadono nei paesi del Terzo Mondo e alle quali le persone non pensano perché vivono tranquilli in paesi civilizzati e confortevoli; volevamo portare attenzione a queste realtà dimenticate.
Valeria Di Chiaro: Parliamo invece dell’espressione “Slave to Nothing”: essa è ricorrente nel vostro percorso: è il titolo di un album, di una canzone, e la troviamo anche nei versi della canzone Pissed Off, tratta da Deathgrip. È una sorta di concept? E cosa significa?
Ryan: L’espressione significa che non dobbiamo essere schiavi di nulla, soprattutto mentalmente: molta gente dice di essere libera ma poi si ritrova schiava dell’ansia, della depressione, di pensieri negativi. Circoli viziosi. Occorre combattere contro questi mostri, sappiamo che non è facile , ma bisogna provare a combattere e vincere perché se si molla si verrà sempre annullati e annientati.
Valeria Di Chiaro: Parliamo dell’artwork di Deathgrip: esso è molto delicato, diafano, con il concept della mano che tiene una rosa, sia in disegno che in fotografia. Insomma, è se vogliamo in netto contrasto col titolo dell’album… Cosa vuole rappresentare?
Ryan: Perché la morte è una parte della vita di tutti, e a volte si tratta della bellezza che si accompagna e si confronta con la morte. E’ il ciclo e l’esperienza umana, non bisogna essere terrorizzati e non dev’essere tutto nero. Fino a quando vivi la vita appieno, con passione, non devi aver paura di nulla.
Valeria Di Chiaro: Ritroviamo la rosa, insieme con una donna vestita di bianco, il fuoco, il mare, come simboli nel video del vostro pezzo Dead Memory. Che cosa significano questi simboli, e il video in generale?
Ryan: Mah, noi abbiamo dato delle idee, poi abbiamo lasciato fare al direttore del video; tutto nasce dal significato del testo e della canzone, che si riferisce a una storia riguardante mia moglie: suo padre l’ha abbandonata quando aveva tre anni senza curarsi di lei mentre cresceva… La fanciulla vestita di bianco, errante e alla ricerca di risposte rappresenta questo.
Valeria Di Chiaro: Molto toccante. E che mi dici del featuring con Jake Luhrs degli August Burns Red?
Ryan: Ho incontrato Jake nello stesso tour in cui ho incontrato Levi Benton: siamo diventati tutti amici e ho detto: ˈˈHey, vi voglio entrambi nel nuovo disco!ˈˈ (ride)
Valeria Di Chiaro: Molto toccante. E che mi dici del featuring con Jake Luhrs degli August Burns Red?
Ryan: Ho incontrato Jake nello stesso tour in cui ho incontrato Levi Benton: siamo diventati tutti amici e ho detto: ˈˈHey, vi voglio entrambi nel nuovo disco!ˈˈ (ride)


CURRENTS
Siamo in attesa dell’apertura dei cancelli, la serata è giovane e io ho modo di chiacchierare un po' con un’ entusiasta Brian Wille, frontman dei Currents e nuova promessa canora della scena modern metal.

Valeria Di Chiaro: Ciao Brian! Come sta andando il tour? Siete felici di girare per l’Europa coi Miss May I e i Fit For a King?
Brian: Il tour sta andando benissimo! Loro sono così simpatici e disponibili. Noi siamo felicissimi, perché entrambe le band sono note e hanno girato molto, sicché hanno davvero tanto da consigliarci e insegnarci; inoltre ci hanno chiamato personalmente in questo tour, siamo qui e siamo davvero grati nei loro confronti.
Valeria Di Chiaro: E’ la prima volta per voi in Italia? Che vi aspettate dalla serata?
Brian: Non so cosa aspettarmi sinceramente! (ride) Noi suoniamo per primi, abbastanza presto, e ci domandiamo sempre quanta gente ci sarà: ma stasera sembra ci sia già molta gente, non vedo l’ora di vedere che accadrà, penso che sarà una bella serata!
Valeria Di Chiaro: Brian, tu sei entrato come cantante nella formazione ben dopo la nascita dei Currents: come sta andando questa esperienza con la band?
Brian: Una bellissima esperienza: sono quasi tre anni che sono nella line up ed è straordinario, inizialmente i Currents erano la mia band locale preferita, nel circondario della mia città; poi entrai con loro pensando di fare solo qualche show... E invece eccomi!! Non pensavo sarei mai uscito dal Connecticut, e invece sono con loro in Europa, in Italia, tutto quello che sta accadendo è un sogno che è diventato realtà!
Valeria Di Chiaro: Sei stato in altre band prima ?
Brian: Sì, un paio di band, meno note e sempre della mia zona: è capitato che suonassimo negli stessi show dei Currents e insomma fossimo nella stessa community, questo mi ha portato a conoscerli e ad entrare nella formazione!
Valeria Di Chiaro: Possiamo dire che era il tuo destino?
Brian: Lo puoi ben dire!
Valeria Di Chiaro: Parliamo del vostro album di debutto The Place I Feel Safest: è un ottimo lavoro e sta avendo un buon riscontro di pubblico; un interessante mix di post metal-core, djent, aggressività, melodia e atmosfere… Avete uno stile vario ma ben definito: a quali band vi siete ispirati nella ricerca della vostra personalità musicale?
Brian: Strumentalmente parlando sicuramente band europee come Meshuggah, Humanity’s Last Breath, Gojira. Come si pronuncia Gojira? (ride). Sai, quelle band dal tipico stile con le accordature di chitarra molto basse e molta cura dei dettagli per quanto riguarda i suoni e produzione. A livello vocale personalmente i Linkin Park e i Bullet for my Valentine. Proprio loro mi hanno fatto iniziare a cantare in screaming.
Valeria Di Chiaro: Parliamo di The Place I Feel Safest , ma a livello lirico. I testi sono molto melanconici, sembrano scritti da un punto di vista molto personale e ho notato che c’è una ricorrenza di titoli legati a situazioni notturne negative, come Apnea, Tremor, Night Terrors… Ciò fa parte di un concept, o c’è altro?
Brian: Sarò onesto, non era intenzionale! In verità già prima della mia presenza la band aveva canzoni intitolate ad esempio Anxiety e Sleep Paralysis, ma quando ho pensato alle nuove canzoni dell’album e ai titoli è venuto tutto molto spontaneo, anche prendendo spunto dalla mia esperienza personale: titoli che avevano un senso in quel momento. Originariamente la canzone Apnea si chiamava Night Terrors, pensa, e il verso: ˈˈYou’ll never sleep againˈˈ dice tutto. Poi ho deciso di darle un titolo che la rappresentasse ancora meglio: Night Terrors è diventata un'altra canzone. Quindi se vogliamo è stata una coincidenza, ma al contempo è bello che ci sia stata una continuità e un filone inconscio. Avrei voluto pensarci! (ride) E’ stato un felice incidente!
Valeria Di Chiaro: Parliamo invece dell’artwork, che è un notturno delicato ma dal forte impatto, con i due uomini sull’orlo di una scogliera/burrone, uno dei quali con un coltello nascosto dietro la schiena…
Brian: L’artwork è oscuro e notturno perché sai… siamo una metal band! (ride). Scherzi a parte, senza dubbio anche l’artwork rispecchia il senso dei testi e del concept ˈˈdel posto dove ci si sente più sicuriˈˈ, in maniera controversa: perché a volte il posto dove ti senti più sicuro è il posto più sicuro dove stare, però ciò non ti garantisce una certezza. Ciò vale anche per le persone. Con le persone di cui ti fidi puoi stare sull’orlo di un precipizio senza paura che ti buttino giù o senza paura di saltare insieme, ciò non toglie che potrebbero tradirti in maniere che non puoi immaginare, per questo il coltello dietro la schiena.
Valeria Di Chiaro: Grazie mille!


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Valeria Di Chiaro con Brian Wille
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Valeria Di Chiaro con Ryan Kirby
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