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PITTORI DELL`INCUBO - # 2 - Hieronymus Bosch
08/03/2018 (1034 letture)
Dopo il Goya, pittore già notevolmente rappresentativo dell'uso di una certa iconografia largamente ripresa ed utilizzata da svariate band metal, tocca adesso a quello che, forse, più di tutti può essere considerato "dell'incubo": Hieronymus Bosch. Non c'è polittico, quadro o singola pennellata ascrivibile all'artista di Bosco Ducale, che non conduca direttamente in una realtà parallela incredibilmente densa di simboli e di figure che sembrano essere state concepite proprio con l'intento di descrivere al meglio le atmosfere del metal. Oltre mezzo millennio prima della sua nascita.

LA NOSTRA DILETTA SIGNORA ADAMITICA
Nato intorno alla metà del 1400 a 's-Hertogenbosch (Paesi Bassi) nell'allora territorio dei Duchi di Borgogna da famiglia probabilmente tedesca, Hieronymus Bosch apparteneva ad un ambiente già dedito alla pittura. Nonno, padre e fratelli erano infatti a loro volta del mestiere. La famiglia si dedica dunque a questo ed alla produzione di decorazioni su legni ed arredi sacri, essenzialmente per la futura Cattedrale di S. Giovanni. Ben poco si sa sulla sua infanzia e la sua formazione. Le prime, sporadiche note ufficiali che lo riguardano sono datate a partire dal 1474, quando Bosch doveva quindi avere circa vent'anni, ma è logico supporre che già da tempo fosse inserito nella bottega di famiglia per apprendere i segreti del mestiere. Si pensa, inoltre, che attorno alla metà degli anni 70 abbia viaggiato per il tradizionale "compagnonaggio", usanza formativa d'origine massonica, venendo in contatto con opere che ne influenzeranno lo stile. In particolare di Geertgen tot Sint Jans e del misterioso Maestro della Virgo inter Virgines di Delft. Nel 1480, poi, lo troviamo già come "Libero Maestro". L'anno dopo lo scopriamo già marito di una donna molto abbiente e ad operare da un proprio studio, col fratello Goessen a guidare la bottega di famiglia. Incombenza da lui assunta però poco dopo, a seguito della morte del fratello in questione. Sono in particolar modo delle miniature e delle xilografie di sapore gotico che all'epoca giravano per l'Europa a mo' di "Gazzettino delle nuove tendenze" a far probabilmente più impressione su di lui e, del resto, lo stesso Sint Jans era noto per suoi lavori in questo campo. A cavallo dell'inizio del '500 e in buona parte per merito della rete di conoscenze della consorte, ma più ancora per essere entrato già da qualche anno a far parte della potente Confraternita della Nostra Diletta Signora (per la quale il padre aveva lavorato), organizzazione dedita anche a combattere le eresie e la corruzione di laici ed ecclesiastici, comincia ad allargare la propria committenza al di fuori della cerchia cittadina, divenendo piuttosto popolare a Bruxelles, all'epoca centro politico-culturale della zona e non solo. Dal 1488 è inserito tra i "notabili", ossia tra i dirigenti della Confraternita -una specie di Rotary Club dell'epoca, dedito ad opere di carità, pubblicazione di testi e molto altro, con il culto della Vergine come "ragione sociale" e per la quale eseguirà anche dei dipinti- e tale rimarrà fine alla morte, avvenuta nel 1516. Numerose teorie, poi, lo danno come aderente a varie sette o associazioni più o meno segrete, come quella dei Fratelli del Libero Spirito, meglio noti come Neo Adamiti. Fatto che getterebbe diversa luce sull'interpretazione esoterica di molte delle sue opere ed in particolare circa Il Giardino delle Delizie, ma sarebbe un discorso troppo lungo per essere affrontato nella sua interezza in questa sede. Queste alcune scarne note biografiche sulla vita dell'artista e del resto, come già scrivevamo nella puntata 1 della serie: "Senza voler fare una vera biografia dell'artista [dato che] non è questo lo scopo di questi articoli e non verrà fatta per nessuno dei soggetti trattati". La scarsità di notizie biografiche su Bosch, ad ogni modo, ha prodotto una sommaria divisione della sua produzione artistica in tre periodi, anche se alcuni la fanno ancora più complicata. Però, dato che non siamo critici d'arte, tendiamo a semplificare al massimo: Giovanile; Mediano; e Tardo. Per quanto riguarda lo stile, invece, troviamo che le opere che hanno interessato gruppi e/o artisti rock-metal sono distribuite in maniera grosso modo uniforme. Partendo dal presupposto che, a prescindere dalla resa luciferina e deviante di molti quadri, il loro scopo era religioso -lasciamo per adesso da parte le interpretazioni magiche o comunque diverse da quelle ufficiali- potremmo anche allargare il discorso alla "comunicazione" dell'epoca, ma anche qui rischiamo di allargare troppo l'orizzonte delle nostre competenze. Per il momento, allora, cominciamo col vedere quali e quante delle sue opere sono finite sul nostro scaffale dei CD/vinili.

UN GIARDINO DAGLI INFINITI FRUTTI MUSICALI
Nonostante non sia la prima a venire in mente ai più, la cover di Deep Purple, album precedente al mega-successo mondiale del gruppo, è un particolare decolorato tratto dal pannello di destra de Il Giardino delle Delizie. Un altro particolare estrapolato dal pannello centrale, è invece riportato sulla cover di It's After the End of the World: Live at the Donaueschingen and Berlin Festivals di Sun Ra and His Intergalactic Research Arkestra. Cambiando completamente suono, anche i punksters tedeschi Die Toten Hosen hanno usato la stessa immagine dei Deep Purple, mentre i Congress hanno fatto riferimento al Giudizio Finale. E' innegabile, però, che quando chiediamo a qualunque ascoltatore di musica heavy, di associare il nome di Hieronymus Bosch ad una band metal, sono immancabilmente i Celtic Frost di Into the Pandemonium a venire in mente. Stavolta, "La scelta cade sul pannello di destra [Parte superiore - NdA] di uno dei trittici che l'hanno reso celebre, quel Giardino delle Delizie in cui religiosità e riflessi alchemico/esoterici si intrecciano secondo gli assi culturali caratteristici dei fermenti pre-luterani, materializzando alla perfezione l'immagine di quel “pandemonio” indicata dal titolo", come riportato nella nostra recensione. Anche l'attore e musicista esponente del Kraut-Rock Joachim Witt ha utilizzato un altro "estratto" dal Giardino per il suo Eisenherz, così come i Dead Can Dance di Aion. Elementi del Giardino fanno capolino dalla copertina dei Carmina Burana di Ray Manzarek (anche Jim Morrison era un grandissimo appassionato dell'opera di Bosch, molto popolare durante la stagione della psichedelia per via di alcune teorie lisergiche sulla sua opera) e una zona della parte alta del pannello di destra costituiva la cover del primo album degli hard rockers The Big F. Tornando al punk, campo più largo per la copertina di Schön Geseh'n dei Blut+Eisen. A Bosch ed al Trittico delle Tentazioni di S. Antonio si deve poi la copertina di Precious Cargo degli High Tide. Ma torniamo al metal vero e proprio ed in particolare all'Italia: nonostante non siano più attivi dal 2014, anche i pordenonesi Male Misandria, operanti nel settore black/grind, hanno usato Il Giardino per la copertina di E.DIN, pur tirato in prima stampa in sole cento copie. In ambito Rock, i polacchi Normalsi con il loro Dekalog, Czyli Pieklo Muzykantów e, tornando nei nostri paraggi musicali, i Prophecy of Doom per Matrix ed i Divine Eve di As the Angels Weep hanno fatto lo stesso. Sempre in ambito metal, il demo dei Malignant Existence del 91 usava ancora Il Giardino, al quale gli italiani Le Maschere di Clara hanno dedicato un l'EP 23. Restiamo in casa nostra, citando i blacksters patavini Death Dies che riprendono un particolare del Trittico delle Tentazioni di S. Antonio per il loro Product of Hate. In "zona screamcore" i Tidal di Abraxas hanno seguito il trend e sempre giocando in casa, possiamo citare Todgeweiht degli Ingrimm ed il Brutal Death dei Posthumous Blasphemer con la cover di Crucified Humiliation. In ambito Death classico segnaliamo che i Mentally Distorsion per il loro Mentally Distorted del 97 hanno utilizzato il lavoro di Bosch, mentre inutile è citare la maggior fonte di ispirazione dei metal progsters russi Hieronymus Bosch. Anche la copertina di Chapters of Repugnance dei Defeated Sanity è decisamente "boschiana" e, per inciso, da segnalare che anche quella di Reign in Blood (devo dirvi di chi?) è ispirata all'Inferno del pittore. Infine, molto notevole ed a prescindere dal valore del disco dal quale la canzone è estrapolata, il video di Until It Sleeps dei Metallica. Diretto da Samuel Bayer, si tratta di una raffinata serie di citazioni di opere pittoriche poste in relazione col tema della morte descritto dal testo del brano, tra le quali Il Giardino delle Delizie, a quanto pare fonte inesauribile di ispirazione. Queste, beninteso, sono solo alcune delle realtà musicali che hanno preso in prestito il lavoro di Bosch e senza contare quali e quanti pittori ed illustratori si sono a lui ispirati per molte delle copertine più note del mondo del metal. Da Giger a Carrol. Andare avanti diventerebbe tuttavia quasi stucchevole, mentre più interessante è soffermarsi ancora sulla figura del pittore e sul perché il suo lavoro è penetrato così profondamente nel nostro tempo.

LA PIETRA DELLA FOLLIA LASCIATA SULLA SALITA DEL CALVARIO
Che si tratti di un uomo dedito alla frequentazione di orge degne di Eyes Wide Shut e realmente iscritto ad associazioni segrete o, molto più semplicemente, di un uomo del suo tempo capace di interpretare l'inconscio più nascosto e di rappresentarlo in maniera così fedele alla realtà da porlo al di fuori del tempo stesso, Hieronymus Bosch è molto più moderno ora di quando ha dipinto La Salita al Calvario di Gand, le Tavole del Diluvio o uno dei Trittici del Giudizio. Quelle rappresentate su tavola da Bosch, pur depauperate nel numero un tempo stimato da studi di dendrocronologia e dall'applicazione di moderne tecniche di datazione ed attribuzione, erano e restano capaci di comunicare ben al di là del soggetto rappresentato. A prescindere da questo e dai motivi che lo hanno spinto a dipingerli, infatti, tolte le esecuzioni più tradizionali magari di ispirazione italiana (ad ogni modo sempre superlative dal punto di vista squisitamente pittorico), è la rappresentazione della pazzia ed il ribaltamento dell'ottica nella quale inquadrare i soggetti rappresentati -chi è più pazzo nell'Estrazione della Pietra della Follia? Il presunto folle o chi cerca di curarlo cavandogli dal corpo la pietra che dovrebbe causarne l'infermità? - e soprattutto la capacità di mettere su legno quello che si annida dentro di noi. Così come rilevato in maniera ovviamente ben più approfondita e competente anche da Michele Novellino nel suo Sognando con Bosch. Gli Incubi, i Peccati Capitali e il Luciferino nell’Uomo. Ed anche se la religione fornisce materia prima in abbondanza per la produzione pittorica dell'olandese ed anche se in questo campo, in realtà, le notizie sono davvero scarse, considerare la committenza religiosa come ineludibile, fornisce comunque spunto di discussione per mettere in relazione l'uso delle sue opere nel nostro mondo; ma non solo. Il numero elevato di citazioni metal, prog e rock qui riportate -una parte minoritaria rispetto a quella esistente- consente di mettere in luce una personalità che ha molto in comune con lo spirito che anima certi comparti del metal. Sia dal punto di vista iconografico, che filosofico. Ad emergere in mezzo all'uso di strumenti d'uso quotidiano decontestualizzati e resi sinistri agenti di tortura (vedi pannello di destra del Trittico del Giudizio di Vienna), alla deformazione di corpi d'uomini ed animali, all'elaborazione fantastica e quasi "Verniana" di strumenti di locomozione e all'esasperazione massima della visione tradizionale dell'Inferno e di varie altre storie legate al cattolicesimo, è un senso dell'umorismo di matrice mitteleuropea e senza dubbio attribuibile solo ad una persona di grandissima intelligenza ed arguzia. Interessantissimo notare poi come una delle sue immagini più sfruttate per la produzione di copertine di dischi, ossia quelle della parte destra del Giardino rappresentante l'Inferno, contenga numerosi strumenti musicali e, proprio perciò, è noto anche come “Inferno Musicale”. In questa parte si notano strumenti di tortura e demoni che tormentano i condannati, ma in una chiave in cui si può interpretare il tutto come avvertimento contro il potere della musica, dato che ”non bisogna lasciare la bella musica al diavolo” (Lutero - NdA). In ogni caso, ad essere presenti sono varie allegorie cristiane e numerosi simboli esoterici ed alchemici e l’effetto è quello che possiamo notare osservando il dipinto.

L'AMMIRABILE MALIZIA DELLE STREGHE
Di formazione medioevale, interessato all'opera del mistico Dottore Ammirabile Jan van Ruusbroec eppure contemporaneo, incapace e probabilmente non interessato a seguire un filo logico nello sviluppo del suo stile, assolutamente ondivago e quindi specchio di una personalità slegata da necessità "di mercato" in senso stretto, come un musicista che incide ciò che gli piace più che ciò che gli serve, Bosch è proprio artista alchemico. E lo è per il modo in cui fonde passato e presente in un crogiuolo di sensazioni che sono parte dell'uomo in quanto tale, più che dell'uomo come prodotto del suo tempo e, quindi, sempre attuali. Grottesco come un gruppo Grindcore; psichedelico come un lavoro dei Doors; angosciante come una sinfonia Black metal; religioso ed antireligioso al tempo stesso come può essere il Metal; dannato al pari un capolavoro Death; arzigogolato e surreale come una gigantesca rappresentazione teatrale con musiche Prog-Metal; pulsante come un vinile Heavy; satirico, sfacciato e carnale come un CD Thrash; Hieronymus Bosch è l'artista che, probabilmente, rappresenta in pittura il corrispettivo delle sensazioni evocate da ogni branca conosciuta del metal. E non solo, dato che -purtroppo- oggi come oggi troviamo la sua pittura immortalata su leggings, skate, borse, scarpe, poster ed un'infinita serie di altri prodotti pop più o meno necessari che, probabilmente, non fanno altro che svuotare completamente il significato profondo delle immagini riproposte. Un artista così affascinate e poco conosciuto come uomo, pintore simbolista che scelse la bidimensionalità, atterrito dal fuoco che però dipingeva spesso (conseguenza dello shock per l'incendio della sua città), che sono fiorite infinite leggende su di lui e sulla sua appartenenza ad associazioni ben al di fuori della linea imposta dalla chiesa cattolica ortodossa, dedite al consumo di sostanze allucinanti tanto da interessare anche un tossicologo come Enrico Malizia. Nella sua biografia romanzata sulla vita di Bosch, Malizia cita il risultato di uno scrupoloso lavoro da lui svolto sia nella sua qualità di tossicologo, che di ricercatore. Perché -parliamoci chiaro- a prescindere dagli intendimenti del pittore, è il lato demoniaco della sua opera ad affascinare tutti da oltre 500 anni a questa parte. Malizia ha notato che le creature ed i mondi boschiani risultavano molto simili a quelli descritti da pazienti dopo l'assunzione di allucinogeni come l'LSD (da qui una sua grossa popolarità negli anni 60) e, dopo un incredibile lavoro di ricerca sull'alchimia, la stregoneria, la magia, le sette segrete e non che erano attive in quel periodo in quelle zone, la medicina e la conoscenza delle scienze naturali di quegli anni e sui trattati esistenti in materia, dall'Hottus Sanitatis di Plinio al De Praestigis Daemonium di Wier, passando per la Medicina Popolare Siciliana del Pitrè, ne ha ricavato le "ricette" usate dalle così dette streghe dell'epoca. Queste pozioni, peraltro riportate nel libro con tanto di contestualizzazione e spiegazione scientifica degli effetti, sembrano in grado di evocare visioni molto simili a quelle immortalate su tavola da Bosch. Si badi bene che Malizia ha pubblicato sei libri sugli effetti delle droghe tra il 1981 ed il 2004 e non è quindi un ciarlatano qualunque. Lo stesso Malizia scrive ad ogni modo: "Ritengo, dopo nuove ricerche e riflessioni, che il pittore le abbia tratte [le visioni dei soggetti dipinti - NdA] dalla sua immensa fantasia, stimolata ed arricchita probabilmente dall'uso di quelle sostanze". Tutto questo, però, è quasi secondario. Che vi rivolgiate per conoscerlo meglio ad un film d'animazione come Hieronymus di Erik van Schaaik, oppure al libro citato, ossia Hieronymus Bosch. Insigne Pittore nel Crepuscolo del Medio Evo di Enrico Malizia, se ascoltate metal lui è già dentro di voi. E senza che abbiate usato "quattro parti di tritato di loglio, di iosciamo, anebano, cicuta, papavero rosso e nero, lattuga, portulacee; una parte di tritato dell'erba chiamata belladonna dagli italiani" e varie altre cose utili per partecipare ad un sabba, tanto per citare un esempio.
Almeno; lo spero.



Beta
Sabato 17 Marzo 2018, 17.04.41
14
Rob Fleming: adoro Blake
Raven
Sabato 17 Marzo 2018, 17.02.31
13
Si, avrei voluto citarlo nell'articolo, ma alla fine è rimasto fuori. Era un grande video da questo punto di vista e le citazioni molto ben fatte.
Rob Fleming
Sabato 17 Marzo 2018, 16.55.18
12
Sostanze o no, nei Paesi Bassi in quei secoli di sicuro c'era un'aria particolarmente inquietante visto quello che sono riusciti a produrre Bosch, il mio preferito, o anche Bruegel il vecchio, tanto per citarne un altro. In ogni caso Bosch è il mio preferito e questa rubrica è particolarmente indovinata (Goya È stato una sorpresa assoluta per me) in attesa di leggere le imprese di Giger, William Blake e compagnia. Per quanto riguarda il protagonista dell'articolo io conservo ancora nella memoria il bellissimo video di Until it sleeps : perfetto nel ricreare le immagini del pittore; e anche la canzone non era affatto male
Raven
Lunedì 12 Marzo 2018, 9.15.21
11
Nessuna gamba tesa. Se c'è una imprecisione deve essere segnalata.
Lele 12 DiAnnö
Lunedì 12 Marzo 2018, 5.11.25
10
@Raven scusa l'intervento a gamba tesa. È che se Precious Cargo musicalmente non mi ha lasciato nulla, invece mi ricordo benissimo la grafica: un collage molto colorato, parapsichedelico, che sul formato CD contribuiva a rendere le liner notes illeggibili. Al punto che scrissi all'etichetta lamentandomene ...
Raven
Venerdì 9 Marzo 2018, 14.50.52
9
Prendo nota è che talvolta sono così piccole o di non buona qualità che ingrandirle più di tanto le "sgrana", altre volte è questione di pietà per chi deve caricare materialmente il tutto
d.r.i.
Venerdì 9 Marzo 2018, 14.26.04
8
Spettacolare pittore e articolo un consiglio: le foto allegate, ove possibile, dovrebbero essere di dimensioni maggiori per poter godere dello spettacolo.
Raven
Venerdì 9 Marzo 2018, 14.06.21
7
@ 1, si, in effetti si tratta della ristampa. Grazie agli altri per i complimenti
Beta
Giovedì 8 Marzo 2018, 12.36.43
6
Bell'articolo, come al solito complimenti. E' un artista a cui non mi sono mai interessata, comunque è un pioniere non solo se accostato al metal, ma anche nella pittura stessa: i suoi sembrano quadri surrealisti, non è da tutti anticipare i tempi in questa maniera.
ayreon
Giovedì 8 Marzo 2018, 11.22.01
5
gran bell'articolo ,è il mio pittore preferito . i saviour machine per la trilogia di legend usarono sue immagini
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 8 Marzo 2018, 11.12.51
4
"Se ascoltate metal, è già dentro di voi." Si è così, quando ho visto il giardino delle delizie la prima volta ho provato qualcosa di simile e me lo sono appeso a casa... come a ricordarlo, decifrarlo, non so... quel dipinto è magia (nera) pura.
Patricia
Giovedì 8 Marzo 2018, 9.52.10
3
Bellissimi questi articoli, complimenti! Denotano capacità e competenza nel saper trovare legami tra le diverse espressioni dell'arte.. Ancora complimenti
Lele 12 DiAnnö
Giovedì 8 Marzo 2018, 1.48.03
2
La copertina della ristampa Akarma di Precious Cargo. La prima edizione, della Cobra, ha tutt'altra grafica
Lele 12 DiAnnö
Giovedì 8 Marzo 2018, 1.46.14
1
La copertina della ristampa Akarma di Precious Cargo. La prima edizione, della Cobra, ha tutt'altra grafica
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