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SINE QUA NON - # 25 - 'In the Court of the Crimson King' e 'Gentle Giant'
18/03/2018 (1185 letture)
Quando si arriva a parlare di certe opere, determinarne l'importanza inquadrandole secondo l'appartenenza ad un determinato genere è riduttivo e fuorviante. I due dischi scelti per la puntata numero 25 della serie Sine Qua Non sono infatti patrimonio della musica e dell'arte in generale e, come tali e per motivi differenti, indipendenti dalla necessità di essere etichettati. Detto questo, è indubbio che abbiano avuto un ruolo determinante nella strutturazione del progressive rock, specialmente il primo, ma anche questo diventa un fatto secondario rispetto all'importanza ricoperta per introdurre gli anni 70 e, più in generale, per interpretare la contemporaneità dell'uomo. Un uomo che cominciava a considerarsi in maniera diversa rispetto al passato ed a fare i conti con un nuovo assetto sociale e culturale che sempre più lo metteva in difficoltà nell'interpretazione del suo ruolo.

KING CRIMSON: In The Court of the Crimson King
Anche inquadrandolo in un discorso più ampio riguardante la musica in generale, è davvero difficile non considerare In the Court of the Crimson King come opera fondante della cultura contemporanea. Uscito in un momento chiave che segnava il primo e parziale distacco dalle consuetudini e dalla società post seconda guerra mondiale, l'album spostava in avanti la frontiera musicale e spazzava via una certa ipocrisia che ammantava la società del tempo a tutti i livelli, gridando ed incarnando il disagio di una spersonalizzazione che si apprestava a creare il 21st Century Schizoid Man. Una collettività che alla fine degli anni 60 non stava semplicemente evolvendo, magari in maniera nervosa e non lineare come spesso già accaduto, verso un assetto nuovo, ma che era già fratturata in profondità tra generazioni nate prima del conflitto mondiale e quelle nate dopo, doveva essere rappresentata ed interpretata in maniera diversa. E diversi dovevano essere i suoni, i colori, le parole e la maniera di concepirla che una vera opera d'arte doveva utilizzare non solo per certificare il cambiamento, cosa che i King Crimson in parte fecero, ma per indicare anche la via verso dove tale cambiamento poteva e doveva indirizzarsi. Ansia, incertezza, paura per un futuro che sembrava sempre più complicarsi (ed effettivamente era così), punti di riferimento che venivano completamente a mancare e rendevano la realtà circostante "melmosa", imprevedibile. Questi erano gli avversari da individuare e combattere. Un percorso quasi standard che il singolo inserito nella società poteva un tempo prefigurarsi con ragionevole certezza per il suo futuro, diventava oscuro. La strada, prima tracciata in maniera lineare dal punto A al punto B, si diramava adesso in mille viottoli, ognuno con una destinazione ed un selciato differente, sottraendo certezze e facendo sì che fosse sempre più difficile assegnarsi un ruolo e basarsi su sicurezze assodate. In the Court of the Crimson King non solo registrò che questo cambiamento era in atto già da un po', ma progettò una via musicale nuova, arzigogolata e anch'essa impegnativa da percorrere, ma bellissima nei suoi panorami interiori. Soprattutto, però, colse quell'attimo preciso in cui l'uomo si rese conto di essere nella condizione descritta nelle righe precedenti. Una condizione che si era sempre rifiutato di ammettere per paura di non riuscire a reggere la tensione spasmodica che questo avrebbe comportato e che i King Crimson misero davanti a tutti; nuda e cruda. A tutti quelli che ebbero la lucidità di ascoltare e guardarsi dentro, almeno.

GENTLE GIANT: Gentle Giant
Chiaramente, dato che In the Court of the Crimson King può essere tranquillamente considerato come un unicum non solo all'interno di un certo genere, ma nel complesso del panorama della musica mondiale, è difficile che un altro disco, per quanto di altissimo livello, possa reggere davvero il passo. Tuttavia, almeno per quanto riguarda lo sviluppo e l'affermazione del progressive, il primo album dei Gentle Giant riveste certamente un'importanza fondamentale. Abilmente guidati da Tony Visconti (lo abbiamo incontrato spesso affrontando la biografia di David Bowie), il gruppo nato intorno ai fratelli Shulman produsse un album destinato a diventare un punto di riferimento per un movimento musicale che avrebbe rivoluzionato il panorama internazionale. E non solo per merito dell'iconico Gigante Gentile disegnato da George Underwood con la storia dell'intreccio fantastico del personaggio con la band che narra

un gigante viene attratto da un suono lontano, decide di incamminarsi seguendo le note e finisce per ritrovarsi presso un casolare di campagna a Portsmouth, dove il gruppo è intento a suonare a tutto volume "Why Not"? I musicisti accortisi della sua presenza si spaventano, ma lui con la sua affabile simpatia li tranquillizza, tant'è vero che alla fine diventeranno amici. Il moniker del combo, l’artwork della cover e l’essenza stessa della storia sono la metafora relativa alla duplice anima del loro particolare stile musicale: da una parte solenne e maestoso, dall’altra amabile e ricercato. (dalla nostra recensione del disco di Fabio Rossi)

Nonostante le coordinate stilistiche del progressive fossero nel 1970 ancora da stabilire in maniera definitiva (e proprio questo lavoro contribuirà a farlo), Gentle Giant mostrava infatti delle caratteristiche che lo avrebbero reso sia facente ancora parte della cultura degli anni 60 -Folk; Rhythm ’n’ Blues; Soul e molto altro- con la mini suite Nothing At All in particolare che affermava la voglia e la possibilità di costruire qualcosa che andasse al di là delle convenzioni del beat, del rock generalista e della spocchia con cui i generi "alti" guardavano al popular. Cercando e trovando una sintesi efficace tra rock e classica. Non che non ci fossero precedenti in tal senso. Eppure, i germi di questo approccio pieno di fantasia, di voglia di esplorare, di sperimentare e di lasciar fluire una scrittura che a partire da questo e da una manciata di altri album porteranno alla costruzione di architetture musicali ardite, complicate da schemi arzigogolati e barocchi, proiettate verso l'alto e spesso poggianti su basi sottilissime che, pur destinate a crollare (apparentemente) pochi anni dopo, cambieranno per sempre il modo stesso di intendere il pop-ular. E la primogenitura dell'approccio a questo tipo di scrittura è da assegnare ad un numero ristretto di dischi e gruppi. Tra questi Gentle Giant ed i Gentle Giant

I GENTLE GIANT TRA IL CANOVA ED I KING CRIMSON
Giustamente conosciuti ben oltre i confini del progressive i King Crimson, tutt'oggi ancora lontani dalla popolarità che avrebbero meritato fin dall'inizio i Gentle Giant, ambedue le band ed ambedue i dischi trattati in questa venticinquesima puntata meritano un posto di assoluto rilievo nella collezione di qualunque appassionato di musica e di cultura. Per quanto riguarda il primo, importante fin dalla copertina "Munchiana" che era essa stessa fotografia della condizione interiore dell'uomo in quel momento di passaggio, si tratta semplicemente di un'opera d'arte che va collocata accanto ai più bei quadri, alle più belle sculture, alle più importanti installazioni, alle più belle poesie che l'uomo abbia prodotto nel ventesimo secolo. Un'opera che andrebbe studiata a scuola quando si vuol descrivere agli studenti cosa accadde tra la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni 70 in maniera molto più efficace di come certe pagine dei libri di testo riescono a fare; se e quando vengono letti. Anche quando si parla di una bellissima statua, l'accostamento ad un monumento è sempre svantaggioso, si sa. Paragonata ad un Canova, pure l'opera di un ottimo neoclassicista tende ad essere messa necessariamente in secondo piano, ma trasportando il paragone nell'ottica del nostro articolo, almeno per quanto riguarda il progressive anche Gentle Giant riveste grandissima importanza. In una certa misura e proprio in quanto tra gli elementi fondatori del genere, anche l'esordio dei Gentle Giant può essere reputato socialmente importante, anche se da questo punto di vista il prog inglese non fu così incisivo come quello italiano ma, a prescindere da questo, resta una testimonianza fondamentale per comprendere gli sviluppi successivi almeno dal punto di vista strettamente musicale e visuale. Quindi, un degno Sine Qua Non.



Area
Lunedì 8 Ottobre 2018, 15.05.36
14
Mah! Non é che me la sento molto di paragonarli. E il motivo é che il gigante gentile anche qui in Italia é stato apprezzato e rivalutato un po dopo rispetto ai crimson. In the court of the Crimson King é uno degli Alpha e Omega del genere, soprattutto perché come i primi album dei Moody Blues riuscirono a trasformare la Psichdelia in qualcosa di completamente nuovo(ovviamente imparando dai Beatles). Sempre di dischi fondamentali si parla eh!
Le Marquis de Fremont
Martedì 20 Marzo 2018, 12.19.24
13
Pour moi, sono due dischi difficili da accostare. Effettivamente li ho anche ascoltati in momenti temporali diversi (con qualche anno in mezzo) e quindi i Gentle Giant arrivavano in un orecchio, diciamo, già "allenato" a certe sonorità. Indubbio che In the Court... sia di più facile assimilazione, soprattutto per pezzi come Epitaph, la title track e I Talk to the Wind. Certo, sono capitati nel momento storico che il sempre ottimo (e interessantissimo a prescindere!) Monsieur Raven sottolinea, anche se certe sonorità "barocco/classiche/rock" (mi si permetta il mix) erano già uscite con i Procol Harum (1967 e 1968). Più difficile l'approccio con i Gentle Giant che effettivamente hanno fatto qualcosa di veramente nuovo e una volta assimilato, di veramente coinvolgente. Non so, pero, storicamente, quanto potessero coinvolgere più i testi legati alla società del tempo (un po' "minestrone" nei King Crimson che passavano dall'uomo schizoide del 21 secolo, all'ambiente onirico/new age di I Talk to the Wind) che, a mio avviso, venivano messi in secondo piano dalla novità della musica. Comunque due "must have" e sempre complimenti a lei, Monsieur Rave. Au revoir.
duke
Lunedì 19 Marzo 2018, 18.57.22
12
due band immense.....ma se devo scegliere i king crimson sono all'apice .....
GT_Oro
Lunedì 19 Marzo 2018, 14.32.28
11
Due dischi immensi di band che hanno fatto la storia della musica. Peccato, o forse per fortuna, che i GG abbiano deciso di chiudere a un certo. Peccato, perché il mondo della musica comunque ha perso con la loro uscita (nonostante diversi componenti siano ancora nel giro come produttori o talent scout), per fortuna perché hanno saputo quando smettere prima di riciclarsi o svendersi al rock più canonico come la produzione gli imponeva negli ultimi album. Dei King... confesso che ho sempre fatto un po' fatica a focalizzarli, ma sulle doti di Fripp non posso che inchinarmi davanti a un genio.
Raven
Lunedì 19 Marzo 2018, 13.37.30
10
@Galilee, avevo equivocato. Meglio così
Rob Fleming
Lunedì 19 Marzo 2018, 13.10.48
9
@Galilee: ma infatti. Chi ha messo in competizione chi? Nessuno. Al massimo io mi sono spinto nel dire che per i miei gusti i King Crimson del debutto sono inarrivabili pur riconoscendo la bravura dei Gentle Giant. Del resto lo spirito della rubrica, mi sembra chiaro, non è quello di creare gare, ma di porre in evidenza/segnalare l'importanza di certi dischi che devono essere presenti in ogni casa. A prescindere.
Galilee
Lunedì 19 Marzo 2018, 12.49.31
8
Non so se si è capito da quello che ho scritto. Ma non volevo mettere in competizione nessuno, anzi volevo sottolineare il contrario.
d.r.i.
Lunedì 19 Marzo 2018, 10.57.08
7
Corretto @Raven qui non è un uno contro uno ma è ricordare dischi fondamentali affini tra loro. Due disconi comunque
klostridiumtetani
Domenica 18 Marzo 2018, 19.38.26
6
Si, bravo Raven! (di cosa non si sa, però bravo!)
ayreon
Domenica 18 Marzo 2018, 18.31.55
5
bravo raven ,non ti curar di chi critica ma continuate cosi' che fate benissimo.complimenti,se posso dare un suggerimento occupatevi anche di new prog ( iq,marillion,pallas, twelfth night) visto che ormai è più di 30 anni che certe band sono attive.
Raven
Domenica 18 Marzo 2018, 12.53.23
4
Vorrei ricordare che questi articoli non sono da intendere come "disco X contro disco Y", ma solo proporre due SQN accostabili per genere e/o epoca, in modo da mettere ambedue in rilievo. Poi è normale che dalla discussione vengano fuori le preferenze personali, la maggiore importanza dell'uno o dell'altro, etc.
Galilee
Domenica 18 Marzo 2018, 11.54.51
3
I King Crimson vincerebbero in qualsiasi vs, ma questo sine qua non ci sta, visto che i Gentle Giant stilisticamente parlando sono i loro primogeniti. Insomma uno stile che parte da lì e come dice bene l'articolo s'impreziosisce di venature folk ,soul etc.. i Gentle Giant sono sempre stati un pò sottovalutati, ma i primi 4 lavori sono dei must.. Non esistevano solo King Crimson, Yes, Genesis e EL&P.
ayreon
Domenica 18 Marzo 2018, 11.35.22
2
e io invece dico che i GG il confronto lo reggono,eccome,visto che gli stessi Jtull a volte in tour con loro di spalla specialmente in italia gradivano male gli applausi più che meritati che a volte superavano la band di Anderson,in ogni caso queste sfide ,anche se hanno un perdente servono a mantenere vivo il ricordo del prog ,un genere ancora oggi ben lontano dall'essere dimenticato,proprio l'altro giorno ad un programma di radio24 "il falco e il gabbiano" enrico ruggeri ha messo "a place to call my own " dei primissimi genesis ,e a radiocapital il prog anche nel pomeriggio è spesso presente,ora un periodico che esce in edicola avrà proprio i GG in copertina ,per cui ,,,,lunga vita al prog
Rob Fleming
Domenica 18 Marzo 2018, 9.43.02
1
Qua piace vincere facile! Per quanto mi concerne In The Court of...è uno dei pochi dischi veramente perfetti mai pubblicati ed è l'album che regalerei a chi mi chiedesse che cosa è il prog (con Selling England by The pound). L'unica pecca, contraddicendomi lo so e proprio perché bisogna rompere le balle, è che ci sono pochi assoli di chitarra, ma la voce di Greg Lake è quanto di più cristallino, intonato, caldo, celestiale che ci sia stato regalato. Dei Gentle Giant ho solo l'album citato. Bello, ma lo devo ancora apprezzare sino in fondo
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