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SATYRICON - Largo Venue, Roma, 17/03/2018
22/03/2018 (1396 letture)
THE GHOSTS OF ROME
Circa dieci anni fa, il sottoscritto era un fresco diciottenne appena uscito dal liceo ed avviatosi all'università; musicalmente, pur essendo già fan da tempo di hard rock ed heavy metal, non mi spingevo al di là dei Testament in quanto a “pesantezza”, soprattutto vocale; un bel giorno, un amico ebbe l'ardire di propormi qualcosa di decisamente più estremo: la canzone da lui prescelta fu Mother North, dei norvegesi Satyricon, gruppo appartenente ad un genere che onestamente conoscevo solo per i turpi fatti di cronaca ad esso associati. Come da programma, inizialmente la voce mi lasciò esterrefatto... eppure, quel sottofondo musicale così furioso, ma anche maestoso fece pian piano breccia nel mio cuore di giovine metallaro, fino a farmi apprezzare persino quello stile di canto così aggressivo.
Da allora è passata molta acqua sotto ai ponti, ma conservo intatto l'amore per i Satyricon, cui sono particolarmente legato proprio perché sono stati il mio primo gruppo estremo (primo di una lunga lista, peraltro). L'occasione di ammirarli finalmente dal vivo, quindi, è semplicemente troppa ghiotta per potervi rinunciare e la sera del 17 marzo mi reco trepidante verso Largo Venue, location romana di recente apertura, che sta ospitando più di qualche iniziativa interessante. Sfortunatamente, a causa dei problemi di parcheggio e della procedura di accreditamento, protrattasi più a lungo del previsto, perdo l'intera prestazione dei thrasher greci Suicidal Angels, che pure mi sarebbe piaciuto ascoltare. Da quanto mi viene successivamente riferito dai presenti, la band ateniese ha fatto un ottimo show, pur pescando a pienissime mani del repertorio dei primi Slayer.

SATYRICON
Unitomi all'ex collega e caro amico Fabio “Heavy metal is the law” Rossi, nostro redattore per tanti anni ed a sua figlia Valentina, mi accingo dunque a coronare il sogno di ammirare dal vivo il gruppo che mi ha iniziato all'estremismo. Come buona parte dei fan, adoro principalmente la storica trilogia black metal partorita da Satyr e soci fra 1994 e 1996, ma non disdegno neppure quanto prodotto successivamente a quell'era irripetibile. Per mia fortuna, poi, i pezzi post-1996 che i Satyricon eseguono abitualmente dal vivo, con qualche eccezione (Repined Bastard Nation, che proprio non sopporto), sono anche quelli che preferisco dei rispettivi album. Con puntualità più svizzera che norvegese, alle 21 in punto un elegantissimo Satyr ed un magrissimo Frost, accompagnati dai chitarristi Steinar Gundersen e Gildas Le Pape, dal tastierista Anders Hunstad ed dal bassista Anders Odden fanno il loro trionfale ingresso sul palco. La scenografia è davvero essenziale: a parte la mostruosa batteria di Frost, che occupa da sola quasi mezzo palco ed è decorata da corni vari, l'unica concessione scenica è il microfono del frontman, montato su un grosso tridente che richiama la Y stilizzata del logo del gruppo. L'esibizione ha inizio con Midnight Serpent, tratta dal nuovo Deep Calleth Upon Deep: l'album in questione, sicuramente migliore del precedente targato 2013, mi ha tutto sommato convinto, ma non ho davvero capito la produzione, tesa a smorzare la potenza della band e la voce di Satyr; fortunatamente, dal vivo i Satyricon sono ancora capaci di costruire un validissimo muro sonoro, che ha il suo fulcro nella potentissima batteria, i cui volumi soverchiano frequentemente anche le due chitarre; bisognerà attendere oltre metà concerto perché la situazione venga riequilibrata, grazie al fatto che anche Satyr imbraccerà le sei corde! Si prosegue con Our World, It Rumbles Tonight, uno dei pochi brani interessanti di Satyricon, che a sua volta fa una discreta figura dal vivo: Satyr sembra in ottima forma dal punto di vista vocale e, anche se il suo celebre scream (uno dei più espressivi, per chi scrive) ha perso qualche colpo rispetto agli anni d'oro, il nostro compensa con una dose notevole di carisma e presenza scenica: gli altri musicisti, viceversa, per quanto impeccabili dal punto di vista esecutivo, risultano un po' freddi, ma forse è normale, vista la “glacialità” del sound della band! Nonostante i presenti tributino applausi anche ai primi due brani suonati, è con Black Crow on a Tombstone che Largo Venue esplode per la prima volta in un franco boato: il pezzo, che presenta un riff assassino ed una batteria più marziale che mai, è uno dei miei preferiti del nuovo corso della band e raccolgo più che volentieri l'invito di Satyr a cantare a squarciagola il ritornello. Deep Calleth Upon Deep chiarisce nuovamente come uno dei principali problemi dell'omonimo album, oltre alla prolissità, sia la produzione, giacché dal vivo fa una buonissima impressione; Die by my Hand, altro pezzo che non rientra fra i miei preferiti, guadagna diversi punti ascoltata dal vivo, ma non posso dire lo stesso di Repined Bastard Nation, che continua a convincermi poco. Ai Satyricon, però, immagino interessi poco la mia isolata opinione, dal momento che la maggior parte dei presenti accoglie il riff iniziale con un ulteriore boato! Il drumming disumano di Frost continua a martellare senza sosta gli ascoltatori anche sulla splendida Now, Diabolical, salvo regalarsi qualche momento più lento e groovy grazie a To Your Brethren in the Dark e The Ghost of Rome: i due brani, molto oscuri ed atmosferici, contribuiscono a creare un'atmosfera algida attorno alla band, benché il secondo non rientri a mio modo di vedere fra gli highlights di Deep Calleth Upon Deep.
Successivamente, però, si entra nella parte cruciale dello show e, da qui in poi, la band di Oslo infila un classico dopo l'altro: si inizia con Walk the Path of Sorrow, storica apripista del magnifico Dark Medieval Times e di colpo veniamo trasportati nel gelido inverno norvegese del 1992; le tre chitarre spazzano via tutto ciò che incontrano sul loro cammino e, per quanto, come detto, apprezzi anche il nuovo stile del gruppo, il paragone con i pezzi post-1996, semplicemente, non esiste. A questo punto, avendo letteralmente in pugno i suoi spettatori, Satyr spiega come il leggendario intermezzo strumentale di Mother North sia stato cantato a squarciagola da un pubblico dei Satyricon, per la prima volta, proprio a Roma, nel 2000. Benché qualcuno dei presenti sostenga che Satyr dica la stessa cosa in ogni città (”a cazzàro!” è la chiosa finale), la sfida è lanciata e l'audience romana non si fa certo ripetere l'invito: la tenebrosa strumentale Transcendental Requiem of Slaves, originariamente posta alla fine del capolavoro Nemesis Divina, viene utilizzata come intro proprio per Mother North, dove lo show raggiunge il suo naturale apice; la maestosità e bellezza di questa canzone sono davvero senza tempo e posso solo consigliare a chiunque di ascoltarla dal vivo, una volta nella propria vita, nonché di consumarsi le corde vocali per cantare il suddetto intermezzo! E' difficile riprendersi dopo il classico per eccellenza della band ed uno dei pezzi più importanti del black metal, ma il gruppo fa del suo meglio per non lasciarci troppo a bocca asciutta: l'ultima parte dello show vede i nostri tornare agli anni fra 2004 e 2006, con l'esecuzione della “celticfrostiana” The Pentagram Burns, sempre molto valida dal vivo, della lugubre To the Mountains e della furibonda Fuel for Hatred; su quest'ultima Satyr chiede al pubblico di mostrargli un moshpit degno di tal nome e, come per l'invito a cantare l'intermezzo di Mother North, i fan romani non se lo fanno ripetere due volte. Si chiude, infine, con K.I.N.G., probabilmente la canzone post-1996 più celebre della band norvegese, famosa anche per il suo bizzarro videoclip.

THE PENTAGRAM (STILL) BURNS
Lascio la sala concerti con un fischio nelle orecchie che mi accompagnerà per tutta la notte e buona parte del giorno successivo, ma anche con un gran sorriso sulle labbra: per quanto gli ultimi dischi non siano certamente i migliori che abbia ascoltato, i Satyricon hanno dimostrato di avere ancora molto da dire, quantomeno dal vivo. Satyr, meno scatenato di un tempo ma ugualmente dotato di un carisma magnetico, si è reso protagonista di una performance notevole, mentre Frost, inspiegabilmente “calmo” su Deep Calleth Upon Deep, si è rivelato un'autentica macchina da guerra. L'unico, autentico motivo di dispiacere della serata è stato la totale esclusione dalla scaletta di The Shadowhtrone, il mio album preferito della band assieme a Nemesis Divina: mi sarebbe bastato anche un solo estratto (Hvite Kristsa Dod, magari) per essere felice al 100%. Anche il 95%, in ogni caso, non è male.

SETLIST SATYRICON
1. Midnight Serpent
2. Our World, It Rumbles Tonight
3. Black Crow on a Tombstone
4. Deep Calleth Upon Deep
5. Die by my Hand
6. Repined Bastard Nation
7. Burial Rite
8. Now, Diabolical
9. To Your Brethren in the Dark
10. The Ghost of Rome
11. Walk the Path of Sorrow
12. Transcendental Requiem of Slaves
13. Mother North
14. The Pentagram Burns
15. To the Mountains
16. Fuel for Hatred
17. K.I.N.G.



Barry
Martedì 3 Aprile 2018, 9.37.37
13
@huggo: mi spiace non ti piaccia l'impostazione del mio report. Detto questo, mi pare che il commento alla prestazione della band sia piuttosto esaustivo
Rainbow Rising
Martedì 3 Aprile 2018, 8.39.47
12
@huggo: ma lo sai che un cafone di prima categoria? Tra l'altro mi piacerebbe sapere quanti report, recensioni o libri hai scritto.
huggo
Domenica 1 Aprile 2018, 0.48.37
11
Ma posso dì una cosa? A noi di quello che piace a te non ce ne frega niente, così come non ce ne frega niente che dieci anni fa eri un pischello Ma chi se ne sbatte?!?. Ma che è un report questo? Devi dire come è andata la band, ma non fare i confronti con quello che preferisci. Impara il mestiere e poi torna a scrive.
Barry
Venerdì 23 Marzo 2018, 13.21.34
10
Guarda, era la mia prima volta a Largo Venue, quindi sicuramente non sono "esperto" della location; l'acustica mi è parsa soddisfacente, anche se chiaramente i volumi di una band come i Satyricon (e quindi anche com i Dark Tranquillity si sentono con particolare intensità
GIANLUCA
Giovedì 22 Marzo 2018, 21.26.50
9
Ragazzi, saro il 24 aprile a roma per i dark tranquillity Sono un po scettico sulla location...non adatta a concerti metal forse Come è stata l 'acustica...
MB
Giovedì 22 Marzo 2018, 16.18.18
8
Concerto duro da digerire per chi, come me, non ama gli ultimi lavori.
Fabio Rossi HM IS THE LAW
Giovedì 22 Marzo 2018, 15.22.51
7
E' stato un concerto fantastico. Sono stato contento di averlo visto insieme a te . Andrea davvero un bel report! A presto!
Barry
Giovedì 22 Marzo 2018, 15.04.26
6
Confermo, i Dark vengono il 24 aprile dai che Satyr ama molto Roma, speriamo tornino presto
Bloody Karma
Giovedì 22 Marzo 2018, 15.03.26
5
Cavolo me ne ero completamente dimenticato! Pensavo venissero a ad Aprile, ma.mi sa che ho confuso con la data dei Darl Tranquillity! Peccato...non li seguo da Now Diabolical ma mi avrebbe fatto piacere vederli. Maledetto lavoro...
Barry
Giovedì 22 Marzo 2018, 12.53.22
4
E' vero ahah ora più che altro ricorda Gomez Addams quanto al materiale, lui nelle interviste ha spesso dichiarato che ritiene importante ogni fase della propria carriera, ma deve sentirsi libero di fare ciò che vuole, senza farsi condizionare dalle aspettative dei fan. Purtroppo con loro (ma con molti altri anche, tipo gli artisti che hai citato) è "prendere o lasciare". Tutto sommato, pur ritenendo ovviamente la trilogia black metal inarrivabile, io prendo
tino
Giovedì 22 Marzo 2018, 12.22.34
3
Non riesco a beccarli live dai tempi di rebel extravaganza quando satyr era nella fase naziskin, comunque non mi piacciono granchè ultimamente ma dal vivo sono comunque una garanzia. Purtroppo il gruppo soffre (come molti altri) della sindrome dei metallica, cioè il continuo reiterato paragone fra i pezzi storici (e incazzati) con i recenti (più mainstream), e l’idea è che per me a sir wongraven il passato stia stretto perché secondo me non ama più quelle cose per le quali si è fatto una carriera. Penso che di questo dualismo ne soffrano anche altri tipo i vari akerfeldt, ihsahn, garm, ma forse è solo una mia impressione. Curioso il nuovo taglio di capelli con brillantina stile agente della stasi, mentre qualche anno fa per le celebrazioni di nemesis divina con i capelli lunghi era il clone di sebastian bach.
Barry
Giovedì 22 Marzo 2018, 12.15.19
2
Grazie per la testimonianza, allora prendiamoci con orgoglio questo merito
Tevildo75
Giovedì 22 Marzo 2018, 12.05.59
1
Al concerto del 200 0c'ero e posso dire che Satyr rimase genuinamente spiazzato quando parti il coro ad accompagnare Mother North; quindi anche se non è vero che nata da lì la cosa un minimo di paternità ce la meritiamo
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