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PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS - Il rock è un affare di famiglia
26/03/2018 (632 letture)
Barry: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized! Questa sarà la prima di tre date italiane, siete contenti di esser qui? Che ne pensate del nostro pubblico?
Dane: Ciao e grazie! Abbiamo suonato poche volte finora in Italia, ma abbiamo sempre avuto a che fare con un pubblico estremamente caldo, che ci ha accolti e supportati con grande passione; non voglio dire, naturalmente, che anche altrove non siamo stati accolti bene, ma sicuramente gli italiani hanno qualcosa in più, li definirei...
Neil: ...Pazzi, in senso buono naturalmente!
Dane: Ovviamente in senso buono, ahah! Sono molto passionali.
Neil: Come forse saprai, Phil ha un po' di sangue italiano nelle vene -di conseguenza anche Dane e gli altri ragazzi-, quindi sentono tutti un legame speciale con l'Italia.
Dane: Confermo!

Barry: Molto bene, allora speriamo che già stasera questo legame venga rinsaldato!
Dane: Lo speriamo anche noi!
Neil: Chiaro!

Barry: So che vi avranno già rivolto questa domanda mille volte, ma cosa si prova a suonare in una band che, di fatto, è anche una famiglia?
Dane: Sotto molti punti di vista è più facile, rispetto al suonare in una qualunque altra band: suoniamo assieme da quando eravamo giovanissimi, fra noi ed assieme a nostro padre, quindi ci conosciamo molto bene anche come musicisti. Penso che Neil possa dire la stessa cosa.
Neil: Direi di sì, non ho mai visto questa band come una “famiglia”; magari per Dane è diverso, dal momento che tre dei musicisti sono suoi consanguinei, ma da parte mia vedo Todd, Tyla e Dane come tre cari amici, non come fratelli chiusi fra loro.
Dane: Non ti senti escluso, insomma, ahah!
Neil: Assolutamente no! Da parte mia ho la possibilità di scrivere e suonare belle canzoni con degli amici e tanto mi basta; per loro tre, immagino che il far parte di una famiglia sia un vantaggio, perché si conoscono molto bene, suonano assieme da anni e ciascuno conosce il modo di lavorare dell'altro: al momento di scrivere o arrangiare nuovi brani, chiaramente sanno già come gli altri intendono procedere, questo è un vantaggio!
Dane: Esatto, direi che è tutto più semplice.

Barry: Una bella fortuna, allora! E ditemi, come mai ritenete che questa sia l'era dell'assurdità (The Age of Absurdity, ndr)?
Dane: Basta accendere la TV.
Neil: E' vero, basta mettere un qualunque telegiornale per rendersi conto della follia collettiva, ma è sufficiente anche aprire internet: trovo ad esempio sconcertanti i ragazzi che condividono video mentre bevono alcool il più velocemente che possono, sfidando i loro amici a fare di meglio; cose di questo genere ti fanno davvero pensare: “Ma che cazzo sta succedendo? Non vi rendete conto che qualcuno potrebbe lasciarci la pelle?” Viviamo in un'epoca dove sembra si faccia a gara a travalicare i limiti della stupidità che gli esseri umani possono raggiungere; al tempo stesso, però, oltre a far riflettere sugli aspetti negativi della società odierna, il nostro proposito è anche quello di mostrare quanto accadano cose “assurde” in senso positivo; voglio dire, gli esseri umani possono essere folli e crudeli come neppure il peggiore degli animali, sono capaci di uccidere senza rimorsi altri esseri umani, di bombardare case, scuole, ospedali...eppure sono anche capaci di cose incredibili, di curare malattie un tempo mortali! Ma, se accendi una TV, senti parlare solo di notizie orrende.
Dane: Evidentemente, per una qualche ragione, la gente è morbosamente attratta dal sangue.
Neil: Esatto! Anche per questo vogliamo comunque sforzarci di mandare un messaggio positivo. Sempre sul tema dell'assurdità, Phil dice sempre che la sua vita con i Motorhead è stata un qualcosa di assurdo, che ha passato oltre trent'anni davvero folli girando il mondo con questa grandissima rock 'n' roll band. Il titolo dell'album, quindi, richiama anche il suo passato.

Barry: Speriamo insomma che questo album possa esser d'aiuto!
Neil: Ce lo auguriamo! Tutti noi abbiamo usato la musica, negli anni, per superare momenti brutti o anche per celebrarne di belli, quindi sarebbe una gran cosa aiutare qualcun altro a fare lo stesso, in qualche modo.

Barry: Speriamo! Trovo peraltro interessante il fatto che si tratti di un album variegato: ci sono sia pezzi in stile Motorhead come Gypsy Kiss, pezzi più hard rock come Ringleader ed anche un'inaspettata chicca blues come Dark Days, peraltro una delle mie preferite: avete espressamente cercato questo approccio diversificato o vi è venuto naturale in sede di composizione dei pezzi?
Dane: Direi la seconda opzione!
Neil: Sì, non c'è stato un giorno in cui ci siamo detti: ”Ok, mettiamoci qua e scriviamo un pezzo blues, uno hard rock, uno heavy metal”. Essendo una band nuova, non siamo partiti con un background già definito o con l'idea di doverci per forza ricollegare ad un un preciso tipo di sound; naturalmente la nostra musica presenta inevitabili punti di contatto con quella dei Motorhead, per ovvie ragioni, ma, trattandosi di un nuovo progetto, ci siamo sentiti liberi di fare ciò che più ci piaceva, senza particolari “obblighi”. Ci siamo quindi limitati a comporre canzoni che ci sembrava suonassero bene, senza preoccuparci se fossero punk, hard rock, metal, blues o altro: alla fine ci siamo trovati con più canzoni di quante desiderassimo ed abbiamo selezionato quelle che ritenevamo migliori, senza badare neppure in questo caso al genere. Dark Days, che hai citato, è emblematica in tal senso: sapevamo perfettamente che suonava diversa da tutte le altre canzoni presenti sull'album, ma ci piaceva molto e quindi abbiamo deciso di inserirla comunque nella lista finale!
Dane: E, a quanto pare, abbiamo fatto bene, visto che moltissimi fan ci dicono che è la loro preferita; non sei solo!
Neil: E' vero! Sai, quando fai parte del gruppo ed ascolti l'album, sapendo benissimo che molti dei nostri ascoltatori sono fan dei Motorhead, pensi che la canzone più apprezzata magari sarà Ringleader, per via del riff assassino all'inizio...poi invece scopri che moltissimi fan apprezzano Dark Days proprio perché è spiazzante e diversa rispetto al resto! Noi, quindi, scriviamo e selezioniamo brani perché pensiamo suonino bene, non perché dobbiamo far piacere a qualcuno; il resto poi, come vedi, viene da sé!

Barry: L'importante, insomma, è scrivere buone canzoni!
Dane: Ed anche canzoni che ci divertiamo a suonare live! Non potrei mai suonare dal vivo un pezzo che non piace a me per primo!

Barry: Lo trovo giusto. Poi, come avete detto, il resto viene da sé! Nella tracklist dell'album è ricompresa anche una cover di Silver Machine, brano degli Hawkwind, che costituisce un tributo a Lemmy: è stato difficile scegliere un pezzo specifico per rendergli omaggio?
Dane: Direi di no, in realtà: al pari di alcuni classici dei Motorhead, che abbiamo proposto in scaletta fin dalla formazione della band, abbiamo suonato spesso Silver Machine! Si tratta -se non vado errato- dell'unico brano degli Hawkwind con Lemmy come voce principale, quindi aveva un significato particolare, che ci permetteva di raccontare un pezzo specifico della sua storia come artista. Considera poi che per mio padre gli Hawkwind hanno un significato ulteriormente importante, dal momento che incontrò per la prima volta Lemmy proprio ad un loro concerto e gli chiese l'autografo! Silver Machine, quindi, si ricollega perfettamente alla sua amicizia con Lemmy.

Barry: Una sorta di cerchio che si chiude, in pratica.
Dane: Esatto!
Neil: Hai centrato il punto. Quando è stato il momento di registrare un tributo a Lemmy abbiamo avuto pochi dubbi e, oltretutto, siamo riusciti ad ottenere la partecipazione di Dave Brock, il che l'ha resa un omaggio perfetto. E' poi la canzone degli Hawkwind che Phil preferisce, quindi ecco un altro punto a favore! Mi pare l'abbiano anche suonata qualche volta prima che Lemmy morisse, giusto?
Dane: Non ricordo, sai? Mi pare di no, però.
Neil: Poi glielo chiederemo! Oltretutto è un pezzo che viene accolto molto bene dal pubblico ogni volta che lo suoniamo dal vivo. Insomma, c'erano molte ragioni a renderla la scelta ideale per un omaggio a Lemmy! La rilasceremo anche come singolo per il Record Store Day, ad aprile.

Barry: Una bella iniziativa! Qual è esattamente il concept dietro alla copertina del vostro album? E' chiaramente una sorta di “freak show”, che non a caso è anche il titolo di una canzone.
Neil: L'idea è stata del fratello di Dane, Todd: far parte di una band, in qualche modo, è effettivamente come far parte di un circo itinerante! Provi, vai in giro, ti esibisci e ripeti tutto da capo...non ci avevo mai pensato in questi termini, ma in effetti è un paragone appropriato! Se ci hai fatto caso, la scenografia che montiamo sul palco richiama a sua volta l'idea di un circo, proprio perché intendiamo comunicare dal vivo ciò che si vede innanzitutto sulla copertina di The Age of Absurdity. Noi per primi, poi, non intendevamo stampare sul nostro disco un artwork che non avesse alcun senso, perché siamo fermamente convinti che un buon artwork sia parte essenziale dell'album. Ci piace che la gente prenda in mano il disco e pensi già dalla copertina che si tratta di un bel lavoro! A me, almeno, è sempre piaciuto vedere una cover degna di esser definita tale.

Barry: Effettivamente è la prima cosa che colpisce! Invece, per quanto riguarda le canzoni, come avete lavorato per comporle?
Dane: Abbiamo iniziato dalla musica: il più delle volte le canzoni sono nate jammando con i miei fratelli o, naturalmente, anche con nostro padre; per prima cosa abbiamo lavorato ai riff di chitarra, ma è anche capitato che ci venissero buone idee durante i soundcheck del tour ed approfittassimo per registrarle. Una volta composti i riff ci siamo dedicati alla sezione ritmica e, successivamente, abbiamo sottoposto i demo a Neil, dandogli in certi casi anche qualche suggerimento per scrivere i testi.
Neil: In questo senso siamo fortunati perché Todd possiede uno studio di registrazione, quindi abbiamo potuto avere fin da subito delle registrazioni di ottima qualità su cui lavorare! Per me è stato facile, a quel punto, scrivere le melodie e poi i testi. Per tornare alla tua domanda, a volte il tutto inizia da un riff che poi espandiamo, in altri casi abbiamo già in mente l'intero brano e poi apportiamo qualche modifica successivamente; è stato così, ad esempio, per Skin and Bones, che avevamo già in mente fin dall'inizio e di cui Phil ci ha suggerito di modificare il solo ritornello.
Dane: Esatto, o in altri casi ancora, come Freak Show, è stato mio padre a venirsene fuori con alcune idee, sia per la chitarra, sia per la batteria.
Neil: Ah giusto, poi è andato un attimo al bagno e per quando è tornato il pezzo era finito!
Dane: Ahah è vero! Tant'è che poi ha detto: ”Mi sa che devo andare al bagno più spesso, se questi sono i risultati”.

Barry: Ahah fantastico! In ogni caso, quindi, parliamo di un lavoro di squadra!
Dane: Assolutamente, non c'è un compositore principale, ciascuno dà il suo contributo!
Neil: Esatto! Anche per le melodie ed i testi non ho fatto tutto da solo, gli altri ragazzi mi hanno aiutato e fornito costantemente feedback e suggerimenti; tutti quanti abbiamo il preciso scopo di comporre e suonare le migliori canzoni possibili, quindi nessuno si intestardisce sulle proprie idee o posizioni e tutti collaboriamo per raggiungere l'obiettivo.
Dane: E' capitato che anche il nostro produttore ci abbia dato qualche suggerimento per migliorare i pezzi e lo abbiamo ascoltato volentieri.
Neil: Certo, perché quando fai parte del gruppo ed hai scritto le canzoni magari non sei in grado di giudicarle oggettivamente; un buon produttore, quindi, può essere molto utile anche in questo senso, perché se hai un dubbio puoi rivolgerti a lui!
Dane: In pratica, questo album è il frutto di sei menti!

Barry: Aiuta molto questa presenza di tanti compositori, quindi!
Neil: Certamente! E' capitato che chiedessero a Phil le differenze nella composizione di brani per i Motorhead e per questa band e lui ha detto che con noi le cose sono più facili, perché siamo in cinque/sei e non in tre: quindi ci sono più teste pensanti e più menti in grado di contribuire alla riuscita dei brani, c'è meno pressione!

Barry: Il che è ottimo. Prima mi avete detto che avete composto più brani di quelli che poi sono effettivamente finiti a parte di The Age of Absurdity; pensate di rilasciarli successivamente in qualche forma?
Neil: No, ad eccezione di una che rilasceremo come b-side di Silver Machine per il Record Store Day; per il resto credo che proprio non le impiegheremo neppure per il secondo album, ma ripartiremo da zero quando sarà il momento.

Barry: Perfetto. Ora la più classica delle domande: quali sono le vostre influenze come musicisti?
Neil: Io sono grandissimo fan del grunge e del rock degli anni 90 in generale; Soundgarden, Pearl Jam, Nirvana per me sono il massimo! So che molti considerano il grunge un genere per “depressi”, ma non l'ho mai visto sotto questo aspetto, credo più che altro che i media lo abbiano fatto apparire come tale! Poi sai, ero ragazzo quando il grunge esplose, quindi è un genere che è sempre rimasto particolarmente impresso nella mia mente. Crescendo, trovo sempre più difficile trovare musica che mi colpisca con la stessa intensità del grunge quando ero ragazzo. Direi quindi che i miei modelli come cantante sono Chris Cornell ed Eddie Vedder, anche se poi nella nostra musica non trovi traccia delle mie influenze; peraltro, se provassi a portare un po' di grunge in questa band, probabilmente Todd mi fermerebbe e mi direbbe: “Non pensarci neanche!”
Dane: Puoi sempre provarci!
Neil: Meglio di no, ahah! Tutti noi, comunque, ad eccezione probabilmente di Phil, apprezziamo band degli anni 90 come Silverchair, Foo Fighters, Weezer.
Dane: A Tyla piacciono anche i Counting Crows, sempre di quegli anni. Naturalmente, oltre alle band che abbiamo citato, tutti noi apprezziamo molto le storiche band rock degli anni 70, come i Led Zeppelin, gli Eagles, i Pink Floyd, Frank Zappa o anche un artista come Stevie Wonder. Per tornare al discorso della varietà di stili presenti sull'album, sicuramente il merito va anche agli ascolti molto variegati di tutti noi. La parte più squisitamente blues viene sicuramente da mio padre e da Todd, che si sono formati proprio con i grandi chitarristi del genere, ma in fondo anche io non disdegno il blues. Tutti apportano il proprio background, insomma!

Barry: Perfetto. Grazie per questa intervista, spero vi siate divertiti come me e buona fortuna per lo show!
Neil: Grazie a te ed ai vostri lettori!
Dane: Speriamo possiate godervi il nostro mini-tour italiano!



Barry
Lunedì 26 Marzo 2018, 14.52.22
2
Lo è stata, sono due ragazzi davvero tranquilli e nel post-intervista abbiamo amabilmente scherzato sul fatto che facesse freddo (Neil era a maniche corte nel backstage e si stava congelando ), nonché sul traffico di Roma, che ha fatto in tempo a colpire negativamente anche loro. Per il resto, come hai potuto leggere, il grunge lo ama soprattutto lo stesso Neil, ma gli altri lo ostracizzano
rik bay area thrash
Lunedì 26 Marzo 2018, 11.42.59
1
Intervista oserei dire quasi 'familiare' molto tranquilla e rilassata. Naturalmente è un pregio. Ammiro lo spirito con cui campbell porta avanti il progetto. Cioè nel rispetto del passato (motorhead) e con uno sguardo alle proprie influenze musicali. Naturalmente non quelle relative al grunge (come da intervista).
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