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ANGRA - Parla Rafael Bittencourt
01/04/2007 (3172 letture)
Nel quadro di recente “rinascita” dell’attività live capitolina degli ultimi anni succede di avere chance maggiori di incontrare dal vivo protagonisti di un certo peso sulla scena metal internazionale. E’ certamente questo il caso degli Angra, letteralmente risorti a nuova giovinezza con il “profetico” Rebirth e ricondotti al successo discografico dal successivo, ed ultimo, Aurora Consurgens, platter edito nel 2006 e già “campione di incassi” a dispetto di un certo scetticismo, che accompagna frequentemente le uscite di band che abbiano subito “l’abbandono della nave” da parte di alcuni dei propri membri storici. Così tra un colpo di cassa e l’altro, proveniente dai soundcheck dei numerosi gruppi spalla, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere su Aurora Consurgens, e non solo, con Rafael Bittencourt, uno dei due membri storici (e chitarristi) rimasti nella line-up del power-quintetto brasiliano.

Il Segugio: Buonasera Rafael, come stai? Gli altri tutto ok?
Rafael: Si, tutto alla grande, alcuni ragazzi della band sono ancora in giro per Roma a vedersi un pò di monumenti (ride, ndr).

Il Segugio: Si, mi avevano avvertito prima di entrare, cosa mi dici del tour finora? Dove siete stati? Come vanno le cose?
Rafael: Siamo partiti dal Giappone ed è circa un mese che siamo in giro, finora sta andando tutto alla grande, i locali sono pieni e le performance ci soddisfano. Personalmente la cosa che mi fa più piacere è accorgermi che specialmente i ragazzi più giovani arrivano al concerto con la maglietta di Aurora (si riferisce ovviamente ad 'Aurora Consurgens', il nuovo disco, ndr) e cantano i nuovi brani, è davvero molto importante per noi vedere che i nuovi brani abbiano avuto l’effetto di portare nuovi fans, che si sommano a quelli della prima era, è ciò che avevamo in mente prima di partire per il tour.

Il Segugio: Sarai forse contento di sapere che non ho intenzione di “scocciarti” con domande su Matos, che probabilmente ti sarai già sentito rivolgere molto spesso, però una domanda sull’ingresso di Eduardo vorrei farla, vi conoscevate già prima delle audizioni? Eravate amici o conoscenti già da prima?
Rafael: In realtà le cose sono andate in questo modo: quando noi abbiamo avuto i primi problemi di line-up Fireworks non era stato ancora pubblicato, avevamo trovato una sorta di accomodamento, ma sia noi sia Andrè sapevamo che non sarebbe potuto durare. La grossa sorpresa fu che poi, nel momento del grande casino (lui dice "mess", ndr) anche altri due membri della band abbiano deciso di abbandonare, lasciandoci abbastanza in difficoltà. A quel tempo Edu (Falaschi, ndr) era un musicista già molto conosciuto sulla scena brasiliana, forse non tanto per la storia dei provini per gli Iron Maiden, come tutti sanno, ma proprio per i suoi personali progetti musicali, che pur non avendo avuto la stessa improvvisa “fortuna commerciale” riscossa dai nostri primi due dischi, erano comunque molto apprezzati dai musicisti metal del nostro Paese, e ritenuti estremamente seri, validi e professionali. Io stesso conoscevo bene i suoi lavori precedenti e li apprezzavo sinceramente. A questo va aggiunto il fatto, che, dei molti provini che facemmo fare a vari cantanti in quei mesi, nessuno risultava essere completamente soddisfacente. Si presentavano, certo, ottimi interpreti, ma la maggior parte di loro studiava un modo di cantare che fosse simile a quello di Matos, che sinceramente non era proprio quello che noi volevamo per la band arrivati a quel punto. Eduardo, invece, aveva una voce molto differente, pur non avendo l’estensione di Andrè aveva una gamma interpretativa amplissima e, cosa tutt’altro che secondaria, era un grande compositore, quello di cui avevamo veramente bisogno in quel momento per partire con lo slancio giusto e scrivere subito nuovi brani che evolvessero ulteriormente il sound.

Il Segugio: Tornando al presente, siete contenti di come si sta comportando Aurora Consurgens?
Rafael: Torniamo da poco dal Giappone, e lì e cose stanno andando letteralmente alla grande, inoltre sembra che anche sul mercato europeo i riscontri siano ottimi, nonostante le informazioni in merito per ora siano meno precise.

Il Segugio: So che non è semplicissimo, ma sono comunque curioso di chiederti: se dovessi descrivere il disco in pochissime parole, cosa ne diresti?
Rafael: Certo, non è davvero semplice (ride, ndr), credo che comunque direi che è un disco del “presente”, è una testimonianza fedele di quello che è il suono degli Angra in questo esatto momento.

Il Segugio: Ho notato come, a differenza di molte altre grosse band tornate sul mercato nel corso del 2006, voi abbiate optato per un radicale rinnovamento del suono, senza cercare di ritornare verso i “lidi sicuri” del sound dei vostri cavalli di battaglia.
Rafael: E’ esattamente così, infatti uno dei nostri intenti principali, in studio è stato proprio questo. Non volevamo assolutamente un prodotto che suonasse “old fashioned” o “vintage”, al contrario volevamo che il suono facesse un deciso passo avanti, e così la composizione. Devo dire che in questo ci ha aiutato molto il lavoro di Dennis Ward, che ha quel modo tutto suo di far suonare il disco.

Il Segugio: Forse si sente in particolare nella produzione della batteria, con quel suono così profondo, e decisamente “moderno” se mi passi il termine.
Rafael: Infatti, lui ha questo approccio tutto particolare a quel tipo di produzione ed un modo molto caratteristico di “tirare fuori” il suono da ogni strumento.

Il Segugio: Vi piace qui? E’ la prima volta che suonate a Roma?
Rafael: Si, in effetti è la nostra prima data, devo dire che si sta benissimo, sembra di stare nel nostro Paese (ride, ndr), domani andremo a Milano, forse lì il clima sarà differente..

Il Segugio: Dall’Europa è abbastanza impressionante vedere come la scena e le band del sud-America abbiano trovato il modo di diventar una realtà così solida nel metal internazionale.
Rafael: In parte può essere così, ma io credo sia soprattutto il pubblico la risorsa di una scena. Quando il metal è “iniziato” in Brasile, ha colmato un “vuoto” mentre nel resto del mondo era già molto presente, seguito e radicato. Grossomodo in quegli anni la scena americana ha iniziato un certo declino, secondo me, mentre in Europa le cose andavano ancora a gonfie vele, forse adesso sta succedendo un po’ il contrario, ed il metal del continente Americano è tornato a riscuotere consensi, mentre forse quello europeo sta cercando di rinnovarsi e ricominciare a “tirare” come un tempo.

Il Segugio: Ho sentito nel disco una coesistenza di realtà musicali davvero differenti, ed arrangiamenti molto strutturati; si sente spesso parlare di progressive, ultimamente, ma forse mediamente la struttura di un medio disco “metal-progressive” non si avvicina facilmente alla complessità di un vostro disco, che cos’è che può rendere il sound di una band fresco o originale secondo te?
Rafael: Io credo che non si tratti tanto di avere una eccessiva ricchezza di elementi fine a sé stessa, penso che nel nostro caso sia stata non tanto la quantità, ma il tipo di sonorità ad aiutarci ad essere una band di buon successo, all’epoca non c’erano molte band che proponessero contemporaneamente il power, l’heavy, la musica etnica, e la musica classica, e con queste quattro cose noi abbiamo potuto scrivere molta musica. Oggi capita di ascoltare molti dischi in cui si alternano vari stili, ma alle volte, ascoltando attentamente si sentono ripetere schemi del tutto analoghi, e diventa difficile distinguere tra una band e l’altra.

Il Segugio: Ho sentito una parte corale in Breaking Ties, so che alcuni di voi hanno ricevuto un’educazione musicale classica, apprezzi la musica classica corale italiana?
Rafael: Molto, in effetti l’ho studiata sin da quando ero ragazzo, mi ricordo ancora questi compiti di contrappunto che ci facevano fare i maestri. Per questo ho da sempre una certa familiarità con le parti polifoniche scritte a quattro registri (soprano, contralto, tenore e basso). Per quanto riguarda la musica italiana, amo molto il modo in cui i vostri compositori del rinascimento hanno preparato la strada al barocco, ed ai vari Vivaldi, Corelli etc, etc.

Il Segugio: Probabilmente ti riferisci a gente come Palestrina?
Rafael: Anche lui, certo. Lui è stato sicuramente uno dei miei preferiti quando studiavo.

Il Segugio: Era di queste parti, magari domani passerete sull’autostrada vicino ad una località chiamata Palestrina, è proprio da queste parti!
Rafael: Ahah! Davvero? Non lo sapevo, se c’è tempo magari ci facciamo un salto.

Il Segugio: Io ti ringrazio molto per la tua disponibilità Rafael, e ti lascio andare a cena, se vuoi puoi lasciare un saluto per i nostri lettori.
Rafael: Li ringrazio molto per il supporto, prima di tutto, e gli raccomando di non perdere mai la loro passione per il metal!



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