Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Voivod
The Wake
Demo

Panni Sporchi
III
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

19/10/18
SACRAL RAGE
Beyond Celestial Echoes

19/10/18
ARCTURUS
Sideshow Symphonies

19/10/18
NORTHWARD
Northward

19/10/18
SOULFLY
Ritual

19/10/18
HATESPHERE
Reduced To Flesh

19/10/18
SILENT BULLET THEORY
Divine Ways of Chaos

19/10/18
WHITE WIDDOW
Victory

19/10/18
VALDUR
Goat Of Iniquity

19/10/18
SALIVA
10 Lives

19/10/18
LANDMVRKS
Fantasy

CONCERTI

18/10/18
CALIGULA`S HORSE + GUESTS
LEGEND CLUB - MILANO

19/10/18
TAAKE + BÖLZER + SLEGEST
LEGEND CLUB - MILANO

19/10/18
FRACTAL UNIVERSE + GUESTS
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

19/10/18
VADER + ENTOMBED A.D. + GUESTS
REVOLVER - SAN DONA DI PIAVE (VE)

19/10/18
INJURY + VEXOVOID + BROWBEAT
LA TENDA - MODENA

19/10/18
CARCHARODON + KURT RUSSHELL + GREENPHETAMINE
L'ANGELO AZZURRO CLUB - GENOVA

19/10/18
CRYING STEEL + GUESTS
LET IT BEER - ROMA

20/10/18
ROSS THE BOSS + BULLET + CRYSTAL VIPER
CAMPUS INDUSTRY - PARMA

20/10/18
AZAGHAL + GUESTS
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

20/10/18
FRACTAL UNIVERSE + GUESTS TBA
THE FACTORY - VERONA

BRUCE DICKINSON - A cosa serve questo pulsante? Autobiografia
15/04/2018 (1577 letture)
PREMESSA
Cantautore, scrittore, sceneggiatore, pilota di linea, conduttore radiofonico e televisivo, schermidore, ma anche attore di teatro da giovane e imprenditore in tempi più recenti. Un curriculum niente male per un personaggio che in molti conoscono solo grazie alla sua band di appartenenza, gli Iron Maiden. Nell’anno del suo sessantesimo compleanno, arriva finalmente anche in Italia l’autobiografia di Bruce Dickinson, pubblicata dalla casa editrice Harper Collins e acquistabile in lingua inglese fin dallo scorso 19 ottobre. L’edizione italiana si presenta con una copertina rigida dal formato leggermente più piccolo rispetto a quella inglese, e con la differenza non da poco di poter leggere il nome dell’autore e il titolo del libro anche una volta tolta la sovracopertina. Il titolo, A cosa serve questo pulsante?, viene spesso ripetuto dall’autore nel corso del libro e vuole farci comprendere lo spirito di scoperta e la grande curiosità nei confronti del mondo che l’hanno accompagnato fin da bambino. Elementi che ne hanno forgiato la personalità e orientato il carattere negli anni. Discorso diverso invece per il sottotitolo, tradotto in italiano con Può contenere heavy metal in volo (dall’inglese May contain Flying Heavy Metal), ma facente riferimento al programma televisivo Flying Heavy Metal, prodotto nel 2005 da Discovery Channel e condotto proprio da Bruce Dickinson.

DELL’INFANZIA NULLA VA SPRECATO
Bruce Dickinson nacque il 7 agosto 1958 a Worksop, nella contea di Nottinghamshire, in Inghilterra. Nei primi cinque anni di vita venne cresciuto dai nonni materni, dal momento che i genitori erano troppo impegnati a cercare di portare a casa qualche soldo per potersi occupare di lui. La madre Sonia, ballerina mancata della Royal Ballet School, si era sposata in giovanissima età con un soldato più vecchio di lei di nome Bruce. La vita al 52 di Manson Crescent non era certo delle più entusiasmanti, ma il giovane Bruce Dickinson la ricorda con piacere e un velo di malinconia, grazie all’affetto trasmesso soprattutto da nonno Austin, che di lavoro faceva il minatore. Quest’ultimo fu colui che per primo gli insegnò a farsi valere a scuola, a difendersi dai ragazzi più prepotenti e soprattutto a non colpire mai le donne. Un ruolo fondamentale nei primi anni lo ebbe anche tale John Booker, amico di suo nonno ed appartenente alla Royal Air Force, presentatoci come lo zio John, colui che più di tutti instillò nel giovane Bruce l’amore per il mondo dell’aviazione. Nella casa in cui vivevano mancava praticamente tutto: niente telefono, frigo, riscaldamento e bagno interno. Ma un segno di modernità c’era ed era rappresentato dalla televisione. Una televisione a valvole che trasmetteva immagini in bianco e nero, con “bottoni misteriosi” e manopole per la sintonizzazione degli unici due canali disponibili. Un oggetto che divenne presto invidiato da tutto il vicinato. Gli anni della scuola non furono dei migliori, con compagni sempre pronti ad alzare le mani e sadici insegnanti che gli infliggevano punizioni corporali per ogni minima bravata. Era tornato a vivere coi suoi genitori e i traslochi erano all’ordine del giorno per la sua famiglia, così si ritrovava a cambiare spesso scuola, tanto quanto i suoi genitori cambiavano lavoro. Prese parte a delle recite teatrali e si appassionò alla lettura, ma non per questo allo studio. Sostenne la sua prima prova canora nel coro della chiesa, dove venne senza mezzi termini liquidato perché “non idoneo al canto”. A tredici anni iniziò un duro periodo in collegio dove, tra nuovi episodi di bullismo e notti di terrore trascorse in dormitori simili a caserme militari, riuscì finalmente a dare sfogo al suo estro artistico e a scoprire nuove “vie di fuga” grazie ad alcuni insegnanti virtuosi che riuscirono a fargli cambiare il modo di vedere il mondo. Iniziò poi ad imparare diverse arti manuali (anche se per molte non era proprio portato), scoprì la scherma, e continuò a recitare come attore teatrale. Perché, come lui stesso ci tiene a ripetere, dell’infanzia nulla va sprecato.

UN BATTERISTA MANCATO
Poi finalmente arrivò la musica. I primi concerti a cui Dickinson assistette nelle sue serate libere furono quelli dei Wild Turkey, dei Van der Graaf Generator, degli String Driven Thing e dei Comus, ma la vera rivelazione fu sentire per la prima volta i Deep Purple, non dal vivo, bensì al di là di una porta del dormitorio. Il brano era Speed King e da lì, in un certo senso, tutto iniziò a prendere forma. Se per il canto non era idoneo, allora tanto valeva provare qualcos’altro. Gli venne allora l’idea di diventare un batterista, anche se per rendere effettiva la cosa mancava un elemento fondamentale: la batteria. Ciò su cui poteva contare era al massimo un paio di bonghi presi in prestito dall’aula di musica. Ma non ci volle molto per capire che, invece, era proprio il canto il suo destino. La scoperta avvenne in modo naturale: semplicemente era più bravo degli altri presunti cantanti. La prima vera band fu quella dei Paradox (successivamente rinominati Styx) ed era stata formata da altri studenti del collegio, che lo arruolarono dopo averlo sentito cantare una sola canzone; con loro arrivarono le prime esibizioni ed i primi “guadagni” (tre sterline, un hamburger stantio e una bottiglia di Newcastle Brown a testa). Il gruppo successivo sarebbero stati gli Speed, a Londra, dove Dickinson si era trasferito per frequentare l’università. In quegli anni avvennero incontri importanti, i primi incroci con Ian Gillan e le prime grandi occasioni per farsi notare. Conclusa la parentesi Speed e successivamente quella con gli Shots, l’incontro che cambiò tutto fu quello con Paul Samson, Chris Aylmer e Barry Purkis. Loro tre facevano parte di una band professionistica, con tanto di contratto, un disco alle spalle e un manager, ed erano alla ricerca di un cantante. Quelli coi Samson furono anni di follie (ampiamente raccontate nei capitoli a loro dedicati), ma anche di risultati concreti, con due album pubblicati tra il 1980 e il 1981. L’esperienza in quella band non durò però molto. La causa?

LA VERGINE DI FERRO
La causa si chiamava Iron Maiden. Anzi, più esattamente Rod Smallwood, che dei Maiden era il manager e offrì a Dickinson la possibilità di avere un’audizione per loro. L’occasione propizia fu il festival di Reading dell’81, che andò alla grande per i Samson, ma rappresentò anche il crocevia di una carriera. Gli anni di Bruce Dickinson negli Iron Maiden sono ovviamente a noi i più noti, perlomeno per quanto riguarda l’aspetto “esteriore”, costituito da dodici album in studio e migliaia di concerti in tutto il mondo, nel periodo dal 1981 al 1993 e in quello dal 1999 ad oggi. Ma gli Iron Maiden erano solo una parte della sua vita, non certo tutto. Grazie a loro Dickinson visse alcune delle esperienze più interessanti e gratificanti, a partire dalle cento sterline a settimana che prima di allora non aveva mai visto. Quello che gli si parava davanti era un mondo tutto nuovo e pian piano negli anni la vita da rockstar iniziò a farsi pesante. I problemi derivavano non solo dall’incessante ritmo di lavoro che gli Iron Maiden richiedevano, ma anche, di conseguenza, da alcuni problemi fisici che si palesavano di volta in volta. Le vie di fuga, proprio come ai tempi del college e dell’università, erano ancora una volta rappresentate in primis dalla scherma, che praticò per molti anni allenandosi al fianco delle nazionali che incontrava in giro per il mondo e con maestri che erano anche maestri di vita oltre che di spada. Arrivò poi la grande svolta che trasformò la passione per l’aviazione in un lavoro vero e proprio. Nel corso del libro occupano molto spazio i discorsi riguardanti il volo, tra resoconti di avventure e disavventure alla Indiana Jones, dettagli tecnici e curiosità sempre divertenti. Ovviamente c’è spazio anche per il racconto di come si è arrivati ad ideare l’Ed Force One, il maestoso Boeing 747 che oggi porta la band in tour in tutto il mondo, e per la spaventosa “prima volta” di Dickinson su un aereo da turismo pilotato da un Nicko McBrain ancora senza licenza da pilota. Nel frattempo la vita con i Maiden continuava più sfrenata che mai, ma gli eventi, di lì a poco, avrebbero preso una svolta inaspettata.

GLI ANNI DA SOLISTA
Il 1990 aveva iniziato a smuovere le acque: dopo il primo album come solista, Bruce Dickinson iniziò a maturare l’idea di cambiare aria, di esplorare nuovi mondi e realizzare nuove idee a livello musicale, idee che non avrebbero potuto funzionare negli Iron Maiden. Fu così che entrò in contatto con nuovi musicisti, tra cui Roy Z, che al tempo una band già ce l’aveva. Proprio con alcuni membri di questo gruppo Dickinson iniziò una collaborazione che lo portò a pubblicare altri quattro studio album, ultimo dei quali The Chemical Wedding, il cui titolo verrà ripreso per il film poi uscito dieci anni più tardi sceneggiato proprio da Bruce Dickinson e di cui nel libro viene descritta la travagliata e lunghissima lavorazione. L’episodio più emozionante nei capitoli dedicati alla carriera solista è senza dubbio quello riguardante il concerto a Sarajevo del 1994. In quel momento la città era sotto assedio e la guerra nel territorio bosniaco nel pieno del suo svolgimento. L’esperienza, descritta visivamente anche dalle tante foto (alcune molto forti) presenti all’interno del libro, fu di quelle che potremmo definire “ai confini della realtà”, ma alla fine riuscirono ad esibirsi e tornare a casa senza lasciarci la pelle.
Gli anni Novanta stavano per giungere al termine e quello che tutti i fan dei Maiden avevano a lungo sperato stava per succedere: si prospettava il ritorno a casa della Air Raid Siren.

IL COMEBACK E LA LOTTA CONTRO IL CANCRO
Dopo un incontro chiarificatore a tu per tu con Steve Harris, la decisione era presa: Bruce Dickinson sarebbe rientrato a tutti gli effetti negli Iron Maiden. Brave New World era l’album della rinascita, e il ritorno da headliner al Rock in Rio, dopo l’indimenticabile performance del 1985, sarebbe stata la conferma definitiva. Insieme a Dickinson era rientrato anche Adrian Smith, il che significava presentarsi con ben tre chitarristi, dato che Janick Gers era rimasto in formazione e Dave Murray era la colonna portante del gruppo per quanto riguardava le sei corde. Una soluzione che negli anni avrebbe dato i suoi frutti.
Un capitolo breve, ma importante a livello emotivo, è quello inerente all’11 settembre 2001, “il giorno in cui i cieli rimasero deserti”. Bruce Dickinson si trovava da poche ore proprio a New York per degli incontri con la stampa e sarebbe dovuto rientrare a Londra quella stessa fatidica mattina, ma ciò ovviamente non avvenne. Poté così assistere coi suoi stessi occhi al tremendo e surreale scenario di Ground Zero il giorno dopo gli attacchi. Da quel momento il mondo non fu più lo stesso, come dimostrato anche dalle nuove folli misure di sicurezza in termini aeroportuali che toccarono vette mai viste.
Pubblicato anche un ultimo album da solista nel 2005, la vita con la band era tornata quella d’un tempo, ma con ambizioni sempre maggiori. Tutto andava a gonfie vele, e anche le occasioni di fare nuove esperienze al di fuori dell’universo musicale continuavano a presentarsi: fu così che si arrivò alla realizzazione del documentario in episodi per Discovery Channel dal titolo Flying Heavy Metal, in cui Bruce Dickinson era il personaggio sotto i riflettori più ancora dei velivoli di cui si parlava; a quella della versione definitiva dell’Ed Force One; a quella di Chemical Wedding, il film che aveva richiesto tanti anni per vedere la luce; e non ultima a quella della birra Trooper, che portò gli Iron Maiden in un nuovo tipo di mercato.
Dalla vita, però, non si può mai sapere cosa aspettarsi. Terminate le registrazioni del nuovo album The Book of Souls, il 12 dicembre Bruce Dickinson riceve una notizia da far gelare il sangue: la diagnosi di un tumore alla testa e alla gola. I mesi seguenti, descritti nei minimi dettagli, li trascorre per la maggior parte del tempo sotto stretta sorveglianza dei medici, tra radiazioni antitumorali e sensazioni fisiche mai provate prima, rendendosi anche conto per la prima volta, proprio a causa della spossatezza derivata dal cancro, cos’era veramente la stanchezza. La guarigione, tutto sommato, è stata veloce e già ad aprile ci sono stati i primi tentativi di tornare a una vita “normale”. Ma la voce non era più la stessa, e non lo sarebbe stata fino alla fine dell’anno secondo i medici. C’era anche il problema dell’idoneità medica per tornare a pilotare, cosa che comportò nuovi esami da affrontare e test da superare. Ma era nulla in confronto all’esperienza appena vissuta.

A COSA SERVE QUESTO PULSANTE?
Come detto nella premessa dell’articolo, tutta l’autobiografia ruota intorno alla frase A cosa serve questo pulsante?, con cui si chiude anche l’ultimo capitolo, un modo come un altro per comprendere più da vicino la sua personalità, quei tratti caratteriali che lo distinguono fin da bambino e l’hanno portato ad essere un uomo di successo sotto molteplici punti di vista. Il libro segue, salvo rari casi, la reale cronologia degli eventi e, come specificato nella postfazione, esclude aneddoti o vicende che l’autore ha deciso volontariamente di omettere, adducendo motivi di lunghezza eccessiva dell’opera, ma più probabilmente non volendo includerli per motivi ben diversi. Non sapremo quindi niente di più su matrimoni, divorzi, figli, e vicende ad essi correlati, ma è una mancanza che si può comprendere e che non toglie nulla al divertimento della lettura e all’interesse che ne può scaturire.

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Bruce Dickinson
TITOLO: A cosa serve questo pulsante? Autobiografia
EDITORE: HarperCollins Italia
PAGINE: 432
PREZZO: € 19,50
ISBN-13: 978-88-6905-333-7



ObscureSolstice
Venerdì 20 Aprile 2018, 15.42.05
24
C'è questo disegno di Dickinson che per molti lo raffigurano come un baronetto, ahah ma chi pensate che è il Conte di Montecristo?? una persona normale che ha avuto un minatore in famiglia...beh, molto normale. Tutto quello che si creato è stato grazie a lui e non con la raccomandazione di nonno Jimi Hendrix. Al contrario di molti, anche perché i raccomandati si vedono subito, dal non valere niente ed essere solo raccomandati e basta. Al prossimo estimatore di Paul DiAnno, posso dire che lui in un libro può solamente parlare a livello extra musicale essendo che in fattore musica non ha molto da raccontare dopo i vent'anni. Record di tutti i tempi anche questo lo è
Silvia
Venerdì 20 Aprile 2018, 13.01.09
23
@Fabio, piu' che altro secondo me Bruce non si e' voluto proprio aprire. Es. Skolnick si e' aperto molto, il suo libro e' dominato dal rapporto conflittuale con i genitori (es) che traspare non tanto dai dettagli ma dalle sue sensazioni/opinioni. Qui invece a me sembra che Bruce presenti una carrellata di eventi, cosa sicuramente molto interessante x noi fans dei Maiden ma se avesse avuto un po' di introspezione in piu' (non parlo quindi di dettagli privati ma di sensazioni) credo che il libro ne avrebbe beneficiato. Certo ti faccio sapere quando lo finisco .____ X quanto riguarda il libro di Paul beh, non ho ancora avuto il coraggio di leggerlo!!! Era il mio mito da adolescente, mito crollato miseramente quando ho saputo della sua violenza, quindi credo che leggere il suo libro sarebbe il colpo di grazia, hahaha (anche se rimane comunque il mio cantante preferito e ho letto che molte cose nel suo libro sono gonfiate alla grande...).____ Fra l'altro c'e' un articolo qui su Metallized sul suo libro, in cui come sempre noi utenti ce ne diamo di santa ragione quando si tratta di personaggi controversi, hahaha!!!
Fabio Lanciotti
Venerdì 20 Aprile 2018, 11.00.50
22
@Silvia Ho avuto l'impressione che Bruce si sia voluto soffermare solo sul racconto delle sue attività "pubbliche" e "professionali. La parte privata (mogli, figli, amici ecc) è appena accennata, quando non proprio ignorata. Fa eccezione - parziale - la famiglia d'origine, il cui racconto è funzionale a descrivere lo sviluppo della sua personalità. In ultima analisi, Burce mi è sembrato molto geloso nel proteggere la sua Privacy. Il suo libro è l'esatto opposto del libro di Paul. Quando avrai finito di leggerlo ho curiosità di sapere il tuo giudizio
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 17 Aprile 2018, 16.39.06
21
Non ho voglia di leggere il libro, aspetto la puntata di Delitti Rock
Silvia
Lunedì 16 Aprile 2018, 23.02.54
20
Secondo me se avesse continuato lo stile della prima parte e se avesse approfondito un po' certi aspetti personali avrebbe potuto benissimo essere un libro in grado di conquistare anche chi non ascolta metal perché il libro ha davvero un bel ritmo. Invece mi pare che (a differenza di altri come Skolnick, esempio, e penso anche Mustaine ma devo ancora leggere il libro di MegaDave) Bruce non voglia proprio mettersi a nudo ma "illustrare" la sua storia. Comunque ritornerò x commentare dopo averlo finito
AL
Lunedì 16 Aprile 2018, 22.53.38
19
Ho iniziato a leggerlo qualche giorno fa. Molto interessante perché si capisce da dove nascono tutti i suoi interessi e passioni. Un personaggio!
Flight 666
Lunedì 16 Aprile 2018, 18.59.22
18
@Prometheus: come ho scritto nell'articolo, i genitori l'hanno affidato ai nonni (materni) fin da subito perché erano sempre alla ricerca di qualche lavoro per poter guadagnare qualche soldo. Il padre era stato un militare sì, ma non erano ricchi. Bruce Dickinson ha vissuto in una casa spartana senza quasi nessun bene o servizio di prima necessità, pur avendo qualche agevolazione grazie al lavoro da minatore del nonno. Quando i suoi genitori l'hanno ripreso con sé, sono pian piano riusciti ad avere una vita più agiata e solo grazie all'intraprendenza del padre alla fine si sono sistemati. Lui però finì presto in una scuola privata (l'hanno pagata bene, certo, ma restava un lusso tra i pochi possibili) e poi in collegio, quindi non visse praticamente mai coi suoi genitori e non beneficiò di una vita agiata con loro.
Prometheus
Lunedì 16 Aprile 2018, 18.25.36
17
Flight, io il libro non l'ho letto .ma ricordo solo che se non sbaglio, lui era figlio di un militare che se non sbaglio era colonnello delle forze armate. Quindi non proprio indigente come un operaio specialmente dell' epoca. Poi mi sbaglio io eh, non so , ma è quello che ricordo.
Flight 666
Lunedì 16 Aprile 2018, 17.23.03
16
@Prometheus: famiglia benestante? Ma hai letto l'articolo? Vai al paragrafo intitolato "DELL’INFANZIA NULLA VA SPRECATO" poi ne riparliamo.
Prometheus
Lunedì 16 Aprile 2018, 17.15.14
15
Io invece capisco l' antipatia che può suscitare, in quanto è uno che dice le cose che pensa, senza filtro, e senza diplomazia. Poi se non sbaglio, lui è l' unico dei Maiden che viene da una famiglia benestante a differenza degli altri che arrivano dalla famiglie della classe operaia, e sono cresciuti nei sobborghi di una Londra che all' epoca sentiva davvero gli effetti di una crisi devastane. Detto questo, è stato ed è sicuramente un grande in quello che ha fatto e che fa.
Rob Fleming
Lunedì 16 Aprile 2018, 8.51.54
14
A me invece ha sempre intrigato molto che uno che parte così dal basso, abbia un paio di lauree (una in storia mi pare), parli correntemente francese, tiri di scherma al punto da sfiorare la possibilità di andare alle olimpiadi di Barcellona (non ci andò per una qualche questione di divieti in riferimento, mi pare, al suo negozio di attrezzistica) e abbia il brevetto di pilota. Inoltre ricordo che lo andai a vedere nel tour di Skunkworks quando faceva da supporto agli Halloween. Si diceva in giro che quando arrivò nel paesotto in cui c'era il locale si fece un giro per la compagna in pattini (o skate). Vero o leggenda non lo so. Resta il fatto che uno così avrà sempre la mia stima al di là dei meriti artistici
El Gringo
Domenica 15 Aprile 2018, 20.25.58
13
Grande frontman e gran cantante, ha fatto la storia del metal e questo è inequivocabile. L'ho adorato negli anni 80/90 ma col passare degli anni l'ho un po inquadrato meglio. Vive a volte con quella supponenza alla marchese del grillo, la citazione la conoscete bene. Adios
Elluis
Domenica 15 Aprile 2018, 15.42.47
12
Bisognerebbe chiedere un parere su di lui a Pino Scotto: hahaha, sono anni che ne parla malissimo e lo sputtana, per via di un vecchio episodio di quando si incontrarono nel backstage di un Gods. Se lo incontrasse per strada lo investirebbe anche in retromarcia...
ObscureSolstice
Domenica 15 Aprile 2018, 15.07.50
11
"A cosa serve questo pulsante?" poteva sembrare una riflessione su questo straabuso digitale in questa epoca moderna, che nessuno sembra riesca farne a meno, quando è possibile e doveroso farne a meno. Come altre perle citate e ragionamenti da lui sempre condivisibilissimi con grandi verità
Flight 666
Domenica 15 Aprile 2018, 14.54.38
10
Ho usato questo termine cercando di riassumere le pagine in cui Dickinson riporta alcuni esempi concreti delle nuove misure di sicurezza post 11 settembre, a suo parere esagerate e a mio parere anche folli (ovviamente non in tutti i casi, ma se hai viaggiato in aereo ti sarà capitato di dover affrontare limitazioni a prima vista assurde). Comunque nel caso specifico del libro si parla di: una bottiglia d'acqua sottratta al capitano con cui lavorava Bruce Dickinson, che rispose dicendo testuali parole: "Se voglio far scoppiare un casino ho a disposizione 34 tonnellate di kerosene a 960 km/h per farlo"; poi una lattina di fagioli nella valigia dello stesso Dickinson che aveva dentro liquido per più di cento millilitri, ed era ovviamente salsa di pomodoro; un altro caso è stata una torta dall'odore sospetto che fece scattare allarmi e sirene nonché panico negli addetti alla sicurezza che la ritenevano un potente esplosivo... Ecco, tutto questo mi ha fatto scegliere di utilizzare "folli" come termine, spero di aver chiarito!
lisablack
Domenica 15 Aprile 2018, 14.49.34
9
In effetti suscita un po' d'antipatia..se proprio devo dirla tutta, ciò non toglie che sia uno dei migliori frontman metal di sempre( non il mio preferito). Come dice rik, anni indimenticabili e album indimenticabili. Deve essere un bel libro, le biografie spesso sono "commoventi" vedrò di leggerlo.
fasanez
Domenica 15 Aprile 2018, 14.35.42
8
Grandissimo cantante, ha fatto la storia della nostra musica. Un appunto alla recensione, come mai "folli" misure di sicurezza aereoportuali? Perché definirle folli, intendo.
tino
Domenica 15 Aprile 2018, 14.33.38
7
veramente un grande uomo, un vero vincente, su tutti i fronti, solo rispetto e un pizzico d'invidia per una delle migliori voci di tutti i tempi
rik bay area thrash
Domenica 15 Aprile 2018, 13.57.17
6
È il ricordo di un passato che mai più tornerà. Anni indimenticabili di una decade che resterà negli annali come un qualcosa di irripetibile. Certo c'è il passaggio degli nineties e il millennial. C'è l'oggi. Ma queste autobiografie, quelle serie per intenderci, non quelle piene di gossip e amenità assortite, rapprentano un elemento di ricordo e di trait d'union con le nuove generazioni. Ci sono esperienze importanti e mostra che non tutto è facile. Resteranno i dischi, i libri e il ricordo di anni assoluti. (Imho)
Metal Shock
Domenica 15 Aprile 2018, 13.49.53
5
Grandissimo cantante, ha fatto la storia del metal coi Maiden. Fuori dal gruppo, come semplice uomo diciamo che non mi è mai stato simpatico, quell'aria di supponenza non mi piace per niente, e anche da uno come lui non ci può stare. Le critiche a destra e manca che ha fatto e continua a fare potrebbe risparmiarsele, ma si sà, lui è "intoccabile" agli occhi dei fans, e con i media oggi puoi fare e disfare tutto.
Silvia
Domenica 15 Aprile 2018, 13.22.45
4
La prima parte del libro è scritta secondo me benissimo, vola via veloce ed è molto interessante (non l'ho ancora finito però). Certo in ogni parte emerge una personalità fortissima che sovrasta tutti e secondo me forse questa è la pecca del libro (che inoltre avrebbe beneficiato di qualche approfondimento credo). Il personaggio non ha bisogno di presentazioni, un uomo incredibilmente multitasking che ha successo in tutto ciò che fa, un grande! . L'antipatia che suscita non penso sia dovuta ad invidia ma a certe dichiarazioni in cui critica spesso gli altri (a torto o a ragione dipende dai punti di vista)
Elluis
Domenica 15 Aprile 2018, 13.00.30
3
Concordo con @Vitadathrasher. Giusto qualche giorno fa ho letto una sua intervista su un magazine tipo Vanity Fair o qualcuno di questi, e in effetti traspare un po’ di supponenza, diciamo che non è apparso molto umile... però ci può stare, lui lo può fare Questo libro sarà uno dei miei prossimi acquisti.
ObscureSolstice
Domenica 15 Aprile 2018, 12.51.23
2
Leggenda. Dentro e fuori dal palco. L'invidia è soltanto per chi non ama l'heavy metal. Ricordarsi anche le opere di bene fatte devolvendo il denaro. Talenti di questo tipo ne nascono uno su un milione
Vitadathrasher
Domenica 15 Aprile 2018, 12.28.14
1
Un grande in senso assoluto. Magari a molti, per invidia, potrà restare anche antipatico. Io credo che sia uno di quei personaggi iperattivi che ha sempre bisogno di scoprire cose. Che gli vuoi dire ad uno che ti porta in tour con un aereo e che, ha contribuito alla fortuna della migliore band metal sul pianeta.
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
La copertina dell'edizione italiana
RECENSIONI
72
88
81
54
73
70
ARTICOLI
15/04/2018
Articolo
BRUCE DICKINSON
A cosa serve questo pulsante? Autobiografia
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]