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NECRODEATH + LAPIDA + WHISKEY & FUNERAL - Defrag, Roma, 14/04/2018
20/04/2018 (1003 letture)
DICA TRENTATRE
Nel 1985, un quartetto di amici genovesi pubblicava il proprio primo demo, un concentrato di thrash/black metal in perfetto stile Venom intitolato The Shining Pentagram; nessuno poteva immaginarlo all'epoca, ma da quel violento embrione si sarebbe sviluppata una delle storie più longeve ed importanti del metal tricolore, enormemente rispettata da band universalmente note ed amatissima da fan di varie generazioni. Stiamo naturalmente parlando dei Necrodeath, vero e proprio orgoglio italiano, che in questo 2018 compiono ben trentatré anni e, per festeggiare il loro ottimo stato di salute, hanno rilasciato lo splendido The Age of Dead Christ. Essendo grande fan dei ragazzacci di Genova, la sera del 14 aprile, approfittando del clima clemente, raggiungo il Defrag per assistere alla loro esibizione, incontrando sul posto gli amici Mirko, ex frontman dei Biding the Reprisal ed Alex, batterista degli Helligators. Oltretutto, per aggiungere pepe alla serata, riesco ad ottenere un'intervista con i disponibilissimi Flegias e GL, rispettivamente cantante e bassista degli headliner, che conto di farvi leggere presto sulle nostre pagine.

LAPIDA
Il compito di aprire lo show dei Necrodeath spetta a due band dell'underground romano, i Lapida ed i Whiskey & Funeral. I primi, capitanati dal funambolico cantante Raptus, suonano un vigoroso thrash metal con influenze death ed hardcore e catturano l'attenzione dei presenti, il cui numero per la verità è ancora piuttosto contenuto; Raptus, oltre a sprigionare malvagità dalla sua ugola, è protagonista di applauditissimi siparietti, fra cui uno -memorabile- in cui esplica il suo pensiero sulle qualità dei nostri parlamentari, auspicando per tutti loro l'asportazione forzata di una parte del corpo molto delicata (parliamo di maschi, ça va sans dire); tale augurio, peraltro, precede uno dei brani migliori dell'esibizione, per l'appunto intitolato Will Cut Your Cock. Benché i suoni siano a tratti un po' impastati, le canzoni sono ben riconoscibili (merito anche delle capacità dei nostri, fra i quali segnaliamo il chitarrista Condanna) e, oltre al pezzo succitato, la palma di brano più interessante del lotto viene divisa fra la slayeriana Wall of Death e la più groovy In Your Face, tutte tratte da Ancient Evil Reborn. A conclusione del violento show, i nostri propongono anche una inaspettata, ma divertente versione di Territorial Pissings, classico dei Nirvana.

SETLIST LAPIDA
1. Wall of Death
2. In Your Face
3. Fight
4. Scream of Pain
5. Pain Cage
6. Will Cut Your Cock
7. Violence Explosion
8. Territorial Pissings (Nirvana cover)


WHISKEY & FUNERAL
A differenza dei Lapida, più improntati al thrash che non al death, i Whiskey & Funeral propongono uno spettacolo basato su un velocissimo death di scuola americana, che a tratti sfocia addirittura nel black per quanto è tirato; grande protagonista, oltre al cantante/chitarrista Stefano Montagna, è l'indiavolato batterista Maurizio Montagna, una vera macchina da guerra che, non a caso, ha suonato anche con una band grandiosa come gli Hideous Divinity. A parte un problema con una cassa che fischia, prontamente segnalato dai due fratelli, lo show scorre via senza intoppi e con una serie di brani dalla velocità mozzafiato, eseguiti dai nostri con un visibile dispendio di energie fisiche e mentali. I brani migliori, in questo caso, sono probabilmente Zombie Priest e la conclusiva Norimberga, due concentrati di puro, “marcio” e velocissimo death metal che fa la felicità dei presenti. Per omaggiare la propria influenza più evidente, i Deicide, i nostri scelgono di omaggiarli con una eccellente cover del classico Once Upon the Cross, riconosciuto e molto apprezzato dal pubblico, che inizia a farsi numeroso. Visto che i Whiskey & Funeral non pubblicano un nuovo lavoro in studio da ben sette anni, la speranza è che tornino molto presto a farci sentire la loro potentissima voce.

SETLIST WHISKEY & FUNERAL
1. The Bitch With the Big M
2. Deamons
3. Only One
4. Under the Ferryman Sight
5. Santa Claus
6. Once Upon the Cross (Deicide cover)
7. Zombie Priest
8. Holy Whiskey
9. Norimberga


NECRODEATH
A serata ormai inoltrata, le luci si fanno soffuse e tutti sono ormai ansiosi di ad accogliere l'ingresso sul palco degli headliner; un po' a sorpresa, nell'aria viene diffuso il celebre passaggio in latino di Mater Tenebrarum, che costituisce il primo brano di uno show micidiale: da un lato sono felicissimo che il classico per eccellenza del gruppo sia eseguito in apertura, dall'altra resto un po' spiazzato! La band genovese, del resto, mostra l'intenzione di picchiare duro fin dal principio e, dopo la splendida canzone che ha reso immortale Into the Macabre, esegue un altro pezzo storico proveniente dallo stesso lavoro: si tratta di At the Mountains of Madness, che mette in mostra le influenze lovecraftiane da sempre presenti nei testi della band, oltre ad un Peso in serata di grazia. Tutti i musicisti, comunque, sembrano in gran palla, a partire da GL, che non cessa un attimo di cantare ed incitare il pubblico, fino ad arrivare a Pier Gonella, meno “espansivo”, ma autore di una prova spettacolare alla sua chitarra. Per forza di cose, però, gli occhi del pubblico sono rivolti a Flegias, istrionico e carismatico come sempre, che scatena il delirio annunciando il terzo classico su tre brani, la storica The Flag of Inverted Cross. Il pezzo, contenuto anch'esso in Into the Macabre, ma riproposto in una versione ancor più micidiale in Tone(s) of Hate, è eseguito con precisione chirurgica e vede sugli scudi uno scatenato Peso, nonché un Flegias più malvagio che mai. Non si vive di solo classici, tuttavia, poiché i Necrodeath hanno un ottimo album appena pubblicato da proporre! Il primo dei tre estratti da The Age of Dead Christ, peraltro, è a mio modestissimo parere destinato a diventare un classico a sua volta: si tratta di The Whore of Salem, traccia di apertura dell'album, il cui testo, come spiega Flegias, si scaglia contro i moderni “leoni da tastiera”, paragonandoli agli Inquisitori di Salem. Il ritornello, che riesce ad essere “catchy” nonostante la folle velocità, è cantato con gran partecipazione dal pubblico, segno che la traccia ha fatto decisamente presa! E' poi il momento di altri due brani storici, pescati stavolta dallo strepitoso 100% Hell, che costituisce, con ogni probabilità, il miglior album rilasciato dalla band dopo il 1999, anno di pubblicazione dell'incredibile Mater of All Evil. Forever Slaves è una mazzata fenomenale, mentre Master of Morphine è una delle poche concessioni del gruppo al proprio lato più “oscuro”, assieme a The Triumph of Pain, secondo estratto da The Age of Dead Christ, che dal vivo mi fa una migliore impressione rispetto all'album. In mezzo, un vecchio amico dei Necrodeath, l'ex bassista John KillerBob, viene invitato sul palco a prender parte a The Creature, con GL che affianca momentaneamente Flegias al microfono. Salutato l'applauditissimo John, il gruppo riparte con Wrath, uno dei brani migliori di The 7 Deadly Sins, che presenta anche un bel passaggio in italiano; dopo aver concesso un minimo di respiro con Process of Violation ed un passaggio strumentale dove Pier fa la parte del leone, i Necrodeath ripartono imperterriti, martellando i loro fan con altre gemme di thrash/black quali Tanathoid e la micidiale doppietta The Master of Mayhem/Hate and Scorn: su questi due pezzi, il primo tratto dal nuovo album ed il secondo da Mater of All Evil, il pogo, già per la verità abbastanza scatenato, raggiunge l'apice e, nonostante io sia piuttosto robusto, rischio seriamente di finire catapultato sul palco! Non a caso, anche per salvare la mia amata macchina fotografica, mi faccio da parte per i brani conclusivi dello spettacolo, lasciando i pogatori liberi di scatenarsi su Church's Black Book e sull'immancabile Black Magic, impeccabile omaggio della band genovese agli Slayer.

THE KINGS OF ROME
Terminato il concerto, mi dirigo verso l'esterno del locale con un piacevole fischio nelle orecchie, segno inequivocabile di una serata riuscita: mi sono sinceramente divertito durante l'esibizione di Lapida e Whiskey & Funeral e mi sono goduto da sotto al palco l'infuocato spettacolo offerto dai Necrodeath: avevo già avuto occasione di ammirarli nel 2012, in occasione del party per il decennale del nostro sito, ma posso senza dubbio dire che questo mio secondo concerto batte il primo per intensità e violenza, anche grazie ad una scaletta pressoché perfetta; ammetto che per ritenerla davvero tale avrei bramato l'esecuzione di Necrosadist, forse il mio brano preferito del gruppo dopo Mater Tenebrarum, ma anche così non posso certo lamentarmi; ho assistito ad un pezzo di storia del metal italiano, ad un prezzo quasi ridicolo (appena 5 euro!) ed ho avuto occasione di scambiare due chiacchiere con dei buoni amici sul sorteggio di Champions League, che ha accoppiato la mia Roma con il temibile Liverpool. Che si può volere di più?

SETLIST NECRODEATH
1. Mater Tenebrarum
2. At the Mountains of Madness
3. The Flag of Inverted Cross
4. The Whore of Salem
5. Forever Slaves
6. Master of Morphine
7. The Creature (feat. John KillerBob)
8. The Triumph of Pain
9. Wrath
10. Process of Violation
11. The Age of Dead Christ (Bridge)
12. Tanathoid
13. The Master of Mayhem
14. Hate and Scorn
15. Church's Black Book
16. Black Magic (Slayer cover)



velvet
Venerdì 20 Aprile 2018, 17.08.29
3
Locandina oscena.
thrasher
Venerdì 20 Aprile 2018, 11.54.18
2
È un omaggio agli Slayer, band che ha ispirato sia Claudio ex chitarrista fondatore della band che peso
Riccardo
Venerdì 20 Aprile 2018, 11.49.43
1
Ottimo report! Vorrei solo chiedere (all'autore o a chi eventualmemte ne conosce le ragioni) perchè un gruppo importante e con una discografia molto ampio come i Necrodeath insiste per chiudere con una cover. Togliendola dalla scaletta non cambia nulla,anzi si farebbe spazio per un altro estratto da Fragments...
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