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ROGER WATERS – US + THEM TOUR - Mediolanum Forum, Milano, 17/04/2018
18/04/2018 (899 letture)
SETTANTAQUATTRO ANNI E NON SENTIRLI
Per una serie di sfortunati eventi, nel lontano 28 luglio del 2013 persi l'occasione di vedere Roger Waters durante la terza parte della tournée di The Wall Live. Occasione persa che portò, oltre a svariate ore di fumo fuoriuscente dalle orecchie, il pensiero di essermi privato di un'occasione che raramente sarebbe riaccaduta. Invece l'artista inglese ha ben pensato, nonostante il patrimonio accumulato negli anni, di rimettersi in tour con una nuova setlist incredibilmente valida. Verrebbe facile pensare alla solita manovra commerciale, tuttavia il noto bassista ex-Pink Floyd in questo concerto ha fatto veramente di tutto per scacciare questa opinione. Lo show, senza mezzi termini, è come lui: emozionante, scomodo, mastodontico, con una cura ai dettagli maniacale e soprattutto ricco di immagini forti. Il pensiero che più sconvolge durante tutta la durata d'esso è proprio che Roger Waters, nonostante i suoi settantaquattro anni suonati, invece di stare comodamente a casa a godersi la vita giunto a questo punto della propria età, trovi ancora la voglia di combattere per qualcosa in giro per il mondo. Non è d'altronde un segreto o di dubbia entità la sua presa di posizione politica: dichiaratamente contro la guerra, contro il razzismo e contro ogni forma di violenza e disparità. Le tante invettive contro la costruzione di un muro tra Stati Uniti e Messico, il disprezzo per la classe conservatrice e guerrafondaia di molti stati d'Europa ed infine il noto Donald Trump. Tanti sono i bersagli di un Roger Waters che a quanto pare, nonostante barba e capelli bianchi, ha più forza di un'intera nuova generazione.
Ad accompagnare il bassista inglese in questo tour troviamo tanti musicisti di spicco: Dave Kilminster (voce e chitarre), il polistrumentista Gus Seyffert (chitarre, basso e tastiere), Jonathan Wilson (voce e chitarre), Jon Carin (tastiere, pianoforte, lap steel guitar), Ian Ritchie (sassofono e basso), Joey Waronker (batteria e percussioni), Jess Wolfe e Holly Laessig (entrambe coriste e percussioniste). Al di là della grande quantità di gente, visto il tutto esaurito al Mediolanum Forum di Milano, non ci sono state grosse difficoltà a raggiungere la location del concerto e anche l'accesso alla struttura è stato fluido e controllato. Liberandoci di chiacchiere, banchi del merchandising che barattano una felpa per un rene e le solite scene di bagarinaggio tanto note e amate in Italia, ci addentriamo nel Forum in trepidante attesa dell'inizio del concerto.

SET 1
Il rumore del mare e l'immagine della ragazza di The Last Refugee dipingono una rilassante tela sul megaschermo dietro al palco. Dopo una lunga attesa il cielo azzurro diventa rosso e i tanti suoni noti che aprivano The Dark Side of the Moon si apprestano ad aprire il concerto. Sono pochi attimi di inquietudine e sconvolgimento, prima che le note di Breathe esplodano in tutta la loro magnificenza psichedelica. Luci e colori prendono vita su dei volumi iniziali decisamente bassi, aggiustati poi nel tempo dai fonici. A predominare la scena arriva subito Roger Waters, che con il memorabile giro di basso di One of These Days crea subito un crescendo emotivo ricco di trasporto. L'artista inglese è un autentico frontman e passa da una parte all'altra del palco ad incitare le curve e le folle, tenendo lo stage come un ragazzo di trentanni. Purtroppo siamo di fronte ad un'acustica ancora non ottimale, dove le frequenze più basse tendono un po' ad impastarsi, sovrastate dal buono -ma un po' confusionario- assolo di lap steel guitar ad opera di Jon Carin. L'inizio del concerto è ovviamente mastodontico, tuttavia alcune scelte risultano leggermente discutibili. È la volta della meravigliosa Time, con un'ottima prestazione di Dave Kilminster durante l'assolo (che aveva già fatto un ottimo lavoro nella tournée con Steven Wilson) e una discutibile prova vocale -insieme al collega Jonathan Wilson-.La scelta di far cantare a uno dei due chitarristi le parti di Gilmour è stato senza dubbi un mezzo passo falso. Le voci sono adatte alla sufficienza, ma nulla di più, poiché carenti di quella profondità incredibile tipica del chitarrista del Pink Floyd. Avrebbe avuto molto più senso lasciare il microfono a Roger Waters in una sua reinterpretazione dei brani sopra citati. Pezzi come Wish You Were Here, hanno avuto nonostante la differenza di timbriche tra Gilmour e Waters, una riuscita decisamente migliore poiché cantate dall'unica e inconfondibile voce del bassista. Ha riscosso un ottimo parere invece la prova delle due bionde coriste (Jess Wolfe e Holly Laessig) nella complessa e potente The Great Gig in the Sky. Il pezzo ha visto duettare, sia contemporaneamente che non, le due voci, creando una versione diversa e originale del brano. Le atmosfere si fanno più cupe e arrivano, insieme alle inquietanti immagini color rosso sangue, le note di Welcome to the Machine, violenta critica al sistema musicale. Ad oggi il brano, anche attraverso il video proiettato alle spalle del gruppo, assume una connotazione di critica alla “macchina” ancora più ampia. Dopo i temi dell'alienazione e della mancanza di personalità, giungiamo a un breve set -tratto dall'ultimo disco Is This the Life We Really Want?- fatto di tre brani. Déjà Vu, forse per un problema di equalizzazione del microfono di Waters, risulta cantata in maniera nasale e con dei medi veramente troppo marcati. Un vero peccato poiché il brano in questione è uno dei più trascinanti e meglio riusciti dell'ultimo lavoro del bassista inglese e, in maniera del tutto personale, avevo una grande attesa nel voler sentire questa canzone dal vivo. Tuttavia, le prime magagne acustiche e i problemi di equalizzazione al microfono, da questo punto del concerto in poi sembrano risolversi e perdersi definitivamente. Quel vago caos che si sentiva di tanto in tanto nelle frequenze ci abbandona e la voce di Waters spicca finalmente chiara, profondo e unica come siamo abituati a sentirlo sul disco. The Last Refugee scivola via in totale inquietudine, con il triste e pesantissimo video proiettato sul megaschermo. A fare veramente il salto di qualità è Picture That, dove la prestazione vocale dell'ex-Pink Floyd è di altissimo livello e il brano, in totale franchezza, si confonde serenamente con gli altri grandi classici del gruppo. Parlando di pezzi da novanta, spunta in maniera del tutto repentina Wish You Were Here, ottimamente interpretata e molto sentita da parte di tutto il pubblico. Ci avviciniamo alla fine dell'ultimo set, ma il meglio sta per arrivare. Le prime inconfondibili note di The Happiest Days of Our Lives portano sul palco una tensione mostruosa, aprendo una delle canzoni più attese del concerto. Sentire quella voce scomoda e spigolosa di Waters, tanto cara e memorabile nel primo disco di The Wall, che esprime il disagio del sistema educativo dal vivo è un'esperienza unica ed emozionante. Insieme al gruppo, durante Another Brick in the Wall (Part II) sale una fila di figure vestite d'arancio e con un sacco nero in testa. Sembrano condannati a morte, ma durante la seconda parte del brano scoprono il volto e non sono altro che bambini. Ragazzi e ragazze che svolgono una bella e pesante coreografia sul palco insieme al gruppo, in una violenta critica alla pena di morte. Tuttavia le sorprese non finiscono e quando Dave Kilminster attacca con uno degli assoli più belli della serata, i bambini si spogliano della divisa arancione da condannati, rimanendo in pantaloni e maglietta nera, dove su di essa svetta una scritta a caratteri cubitali bianchi: “RESIST”.
Quel momento di rottura e di resistenza ha mozzato il fiato ai presenti, che durante le prime note della meravigliosa pentatonica in Re minore dell'assolo di chitarra, è esploso in un applauso fragoroso. La stessa parola sopra citata è apparsa a schermo intero alla fine della successiva Another Brick in the Wall (Part III), che ha segnato la fine del primo set. Semplicemente incredibile e -a tratti- da lacrime.

SET 2
Dopo una pausa di venti minuti, che di certo non è bastata per annichilire lo shock dello show appena visto, le luci si spengono nuovamente fra i tanti rumori e versi che vengono dalle casse. Le sirene prendono il sopravvento e il forum cala nel buio, tranne per delle luci rosse che simulano per l'appunto una situazione d'emergenza. Nello scompiglio e nello stupore generale, una grande e lunga struttura cala dal tetto del Mediolanum Forum a dividere a metà la location del concerto. Ad occhi sbarrati il pubblico si gira ovunque per vedere cosa sta accadendo: non è niente di meno che una lunga serie di teloni sulla quale vengono proiettati video e immagini, che replicano in formato gigante la fabbrica raffigurata sulla copertina di Animals. Se fino a poco fa, durante Another Brick in the Wall (Part II) pensavamo di aver visto di tutto, a questo punto dello show iniziamo veramente ad andare oltre quello che si poteva concepire mentalmente. La grande serie di teli che divide per lungo tutto il Mediolanum Forum è sovrastata dal noto maiale volante usato per la promozione del disco del 1977 e da delle grandi canne fumarie che gettano fuori costantemente fumo finto per immergerci ancora di più nell'ambiente. Inizia così, fra applausi e clamore, una delle canzoni più belle del gruppo inglese. Dogs è una chicca che non veniva portata in sede live da tantissimi anni e che ha fatto la felicità dei fan più accaniti, compreso il sottoscritto. La prestazione alla chitarra di Kilminster, soprattutto durante l'assolo è stata la migliore della serata, così come quella di tutto il gruppo nell'esecuzione del longevo e complesso brano. Durante la seconda metà della canzone si consuma una scena di un banchetto alla quale le coriste, insieme a Waters e qualche altro individuo prendono parte per mangiare e bere champagne. La raffigurazione è una chiara critica alla classe dirigente (basta pensare alle maschere da maiale che indossano i musicisti durante la scena) che mentre nel mondo si sparge violenza e povertà, mangia felicemente, ubriacandosi nel vino e nel lusso. È la volta di Pigs (Three Different Ones), altro brano incredibile e inaspettato tanto quanto Dogs. Qui la critica si fa feroce e il bersaglio totale dell'attacco è chiaramente Donald Trump, alla quale non viene risparmiato niente: il presidente degli Stati Uniti viene raffigurato con sembianze animali, tinto di rosso sangue e addirittura durante un saluto nazista. Non mancano sul finale le sorprese: durante le parti strumentali vengono proiettate sul video le tante citazioni (o meglio dire bestialità) dette da Trump: dalle dichiarazioni sessiste a quelle razziste, passando per l'invito all'uso delle armi e alla discriminazione dei poveri. Un'autentica standing ovation invade l'arena generando un'ammirazione totale da parte del pubblico, sovrastato da un grande maiale volante che fa un largo giro sopra le nostre teste. Siamo in mezzo a un momento altissimo, forse tra più alti delle ultime decadi, sia da un punto di vista musicale, concettuale e soprattutto politico-sociale. Sul finale della canzone, a caratteri cubitali bianchi, appare una grande scritta emblema dell'idea che il bassista ha del neopresidente americano: “TRUMP È UN MAIALE”.
In questo ambito, non poteva allora mancare un altro grande classico perfettamente attinente al contesto. Torniamo così al 1973 con Money, accompagnata da dei video della bella classe dirigente Europea -e non solo- attualmente in carica: le immagini di Macron, May, Berlusconi, Le Pen, Putin, Erdogan (e nuovamente Trump) e tanti altri occupano lo schermo dietro al palco. Il tenore del concerto continua a essere altissimo e coinvolgente, al di là della prestazione forse un po' scolastica del brano, dove ci si aspettava qualcosa di più nelle fasi soliste. Anche grazie alla presenza delle due ottime coriste, una versione più elaborata (come ad esempio quella presente nel live Delicate Sound of Thunder dei Pink Floyd) sarebbe stata apprezzata. Us and Them, dalla quale il tour prende il nome, viene accolta da tanti applausi, volta a voler criticare la differenza fra loro -intesi come la classe politica- e noi -la classe popolare-. Facciamo una breve e inquietante pausa con Smell the Roses, che passa senza troppa enfasi, per tornare poi a The Dark Side of the Moon fino alla sua conclusione, seppur privati di Any Colour You Like. Passiamo quindi per Brain Damage ed Eclipse, dove una grande piramide luminosa viene formata con dei brillanti fasci di luce al centro del Forum, prendendo il posto della lunga fila di teloni sulla quale venivano proiettate le immagini. La sensazione di essere al centro della copertina studiata da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis è sensazionale, così come i fasci di luce colorata che richiamano esattamente quelli dell'artwork che inondano la folla e tutta la location. Siamo chiaramente alla battute finali e Roger Waters dichiara l'ultima canzone, prendendo in mano la chitarra acustica. Un bel monologo, accompagnato dai tanti applausi degli astanti, prende l'attenzione di tutti: l'artista -citando testualmente- parla di come i gloriosi leader di Francia, Inghilterra e America abbiano dato il via il passato sabato mattina ad un ennesimo bombardamento in Siria. La critica estremamente sentita e aspra, culmina nel commento in cui l'artista esprime una forte preoccupazione per tutto il mondo. Come una macchia d'olio, il conflitto si estenderà facilmente per tutte le nazioni, compresa l'Italia, la Russia e tante altre, dando il via a un vero e proprio terzo conflitto mondiale se non verrà fermato in tempo e se qualcosa non cambierà. Parole forti, prima che Waters ricominci a cantare sulle note incredibili di Mother, tratta da The Wall. L'esecuzione del pezzo, nonostante a fine concerto, è stata sensazionale e degna di pesantezza emotiva. Durante il verso “Mother should I trust the government?” una grande scritta “COL CAZZO” appare alle spalle dell'artista sul megaschermo, strappando una risata e un rispettoso applauso. Sul verso finale del brano appena citato, non facciamo in tempo a prendere il respiro che il gruppo attacca con Comfortably Numb. Il grande classico dei Pink Floyd non poteva mancare, fra effetti musicali e coreografie, unito infine a uno dei finali più carichi d'emozione di sempre. Sulle devastanti note finale dell'assolo di chitarra scendono, accompagnati da un'esplosione, una moltitudine di bigliettini rosa rettangolari. In un primo momento è stato spontaneo pensare che facessero semplicemente parte di una coreografia brillante e molto scenica, tuttavia la nota cura dei dettagli nei concerti del bassista mi ha spinto ad afferrarne un paio e le mie aspettative sono state degnamente ricambiate. Ancora una volta c'era una parole importantissima su quei piccoli pezzetti di carta: “RESIST”.

RESIST
Di fronte a tutto ciò si rimane senza parole, mentre il gruppo si congeda dopo diversi ringraziamenti e inchini. Tante sono le riflessioni che accompagnano l'uscita dal Mediolanum Forum. Rimane l'amarezza portata da una maggiore consapevolezza di una visione del mondo pesante e difficile: un mondo ricco di povertà, violenza, guerra e differenze. Rimangono le domande del perché tanta gente, impegnata a farsi dei selfie di fronte al palco o a strillare mentre riprende il concerto per fare una diretta di Facebook su pezzi introspettivi come Us and Them, venga a vedere un artista come Roger Waters. Nonostante l'aspra consapevolezza che bisognerebbe imparare perlomeno a leggere, scrivere e sapersi comportare prima di andare a un concerto del genere, rimangono anche delle calde luci di speranza. Rimane affascinante vedere un uomo così oltre lo strato superficiale delle cose, così forte e determinato nella sua lotta per l'eguaglianza e la pace. Alcuni probabilmente storceranno la bocca a vedere tutta questa politica e questa critica attuale nella sua musica, ma d'altronde questo è quello di cui è fatto l'artista inglese e questo è il suo scopo di vita: resistere. Perché resistere non è semplicemente una parola associata (nel nostro caso sociale/nazionale) alla resistenza e alla sinistra. È qualcosa di molto più aulico e alto, qualcosa di più nobile e ribelle al tempo stesso. È l'opporsi a una vita già scritta e scelta, così come al male -inteso sempre in senso ampio- che avvolge l'essere umano. L'inglese è senz'altro un artista scomodo e con un ego sconsiderato, ma allo stesso modo è anche uno dei compositori e pensatori più geniali e preziosi che ancora abbiamo. Andare a vedere Roger Waters è qualcosa di molto più ampio di un semplice concerto, poiché è cultura e come tale, ci insegna a vivere.

SETLIST ROGER WATERS

---- SET 1 ----
1. Speak to Me/Breathe
2. One of These Days
3. Time/Breathe (Reprise)
4. The Great Gig in the Sky
5. Welcome to the Machine
6. Déjà Vu
7. The Last Refugee
8. Picture That
9. Wish You Were Here
10. The Happiest Days of Our Lives
11. Another Brick in the Wall (Part II)
12. Another Brick in the Wall (Part III)

---- SET 2 ----
13. Dogs
14. Pigs (Three Different Ones)
15. Money
16. Us and Them
17. Smell the Roses
18. Brain Damage
19. Eclipse

---- ENCORE ----
20. Mother
21. Comfortably Numb



Rob Fleming
Giovedì 26 Aprile 2018, 18.31.20
10
@Titus Groan (bel nick o quanto meno bellissimo cd) Waters ha dato al pubblico quello che il pubblico vuole: i Pink Floyd. Solo così si spiega Dark Side che è stato riproposto in versione quasi integrale al netto dei due strumentali (inutili - parere personale). Tu pensa che a me piace moltissimo anche Radio KAOS che lo stesso Waters considera un suo passo falso. Ha suonato 2 ore e 20. Non poteva metterci dentro anche i suoi album solisti quando riproponi integralmente Dogs (capolavoro!). Per contro su Final Cut ti do ragione. Ma forse è stato omesso perché è troppo vincolato al concept per estrapolare solo qualche pezzo.
Joker
Giovedì 26 Aprile 2018, 13.36.51
9
Finalmente apro e leggo questo Live Report, sono anti-spoiler a livelli maniacali . Rientrato fresco fresco dall'ultima data all'Unipol Arena, quella del 25 aprile. In realtà manco c'è tutto questo bisogno di commentare........... molto semplicemente mi trovo in totale accordo con la recensione, e credo che lo stesso identico stupore lo abbiano provato tutti i presenti al mio e a tutti i passati concerti fatti dal bassista in Italia. Mi sento veramente fortunato, e per due ragioni specifiche: 1. il fatto che i miei 27 anni mi abbiano comunque concesso la grazia di vedere un Floyd fare un concerto da VERO FLOYD, prima che inevitabilmente l'attività live cessi completamente; 2. che Roger Waters mi abbia dato tante emozioni forti (simili ma anche opposte) tutte insieme, una cosa che ho forse provato così intensamente solo per Bruce Springsteen ed Iron Maiden (per ragioni diverse sia chiaro ). Grazie Roger, anche io, nel mio piccolo, #resist
Titus Groan
Giovedì 26 Aprile 2018, 13.14.15
8
Non capisco perché il maestro Waters dal vivo non abbia mai riproposto brani da The Final Cut che essenzialmente e' un suo album solista che solo per contratto e' a nome Pink Floyd. Il disco anche essendo quasi il proseguimento di The Wall e la prima facciata del disco sia un po apatico e noioso, però il lato B contiene almeno tre pezzi che sono sicuramente le ultime perle composte dal maestro a nome Pink Floyd. Cosi' come il suo secondo disco solista The prons of cons ......con in formazione Eric Clapton che sfodera assoli da pelle d'oca. Ma tralasciare.anche Amused TO Death che e' uno dei dischi migliori non solo di Waters ma di tutti gli anni 90. E' un tou da solista e non riproporre la sua storia da solista e' un vero peccato!!!
Trippigs
Lunedì 23 Aprile 2018, 10.36.29
7
Invece per quello che riguarda i problemi "tecnici", considerando che si tratta dell' Unipol Arena(palazzetto con un acustica quasi indecente), sono stati risolti in maniera ottima e dopo qualche canzone il sound era ottimo, ben presente e con gli strumenti e la voce ottimamente calibrati, è stato quasi sorprendente che siano riusciti ad ottenere un risultato simile in un posto del genere(ho ancora il ricordo dell' onnipresente eco ai Metallica 2 mesi fa...), la cassa della batteria era leggermente bassa, ma credo sia stata equalizzata così apposta tenendo conto del rimbombo poco piacevole che avrebbe avuto la dentro
Trippigs
Lunedì 23 Aprile 2018, 10.36.29
6
Invece per quello che riguarda i problemi "tecnici", considerando che si tratta dell' Unipol Arena(palazzetto con un acustica quasi indecente), sono stati risolti in maniera ottima e dopo qualche canzone il sound era ottimo, ben presente e con gli strumenti e la voce ottimamente calibrati, è stato quasi sorprendente che siano riusciti ad ottenere un risultato simile in un posto del genere(ho ancora il ricordo dell' onnipresente eco ai Metallica 2 mesi fa...), la cassa della batteria era leggermente bassa, ma credo sia stata equalizzata così apposta tenendo conto del rimbombo poco piacevole che avrebbe avuto la dentro
Trippigs
Lunedì 23 Aprile 2018, 10.18.12
5
@Rob Fleming già, anche io sono stato contentissimo di sentiee Dogs e Pigs, brani spesso dimenticati ma belli quanto le produzioni più "considerate".Mi dispiace che per la posizione non hai potuto godere appieno della parte visiva, io ho scelto il biglietto in tribuna apposta. Comunque TGITS è una po' la "bestia nera" sia di Gilmour che di Waters...
Rob Fleming
Lunedì 23 Aprile 2018, 9.56.49
4
@Trippigs: concordo. La versione proposta dalle coriste di Waters è stata superiore a quella di Gilmour. Ma le versioni proposte dai Pink Floyd stessi degli anni '80-'90 con le tre coriste a dividersi lo spartito erano nettamente superiori. Ma si tratta del pelo nell'uovo. E mi fa piacere che il compositore abbia proposto brani dal tanto vituperato Animals. A me piace da impazzire.
Trippigs
Lunedì 23 Aprile 2018, 9.42.19
3
@Rob Fleming io sinceramente ho preferito di molto quella dell' altra a quella del live di Pompei, per lo meno hanno provato a fare qualcosa di diverso, essendo Waters consapevole che riproporla alla stessa maniera è impossibile...
Trippigs
Lunedì 23 Aprile 2018, 9.38.43
2
Posto che per ragioni d'età non avevo mai visto prima ne i PF, ne Gilmour e Waters...beh, dopo aver visto lo show di Bologna, sono uscito semplicemente estasiato da quello che ho visto...ho visto il tutto senza spoiler sulla scenografia e sulla scaletta e boh, ovviamente mi aspettavo qualcosa di epico e spettacolare, ma il secondo set ha abbattuto totalmente ogni mia aspettativa mettendomi davanti a qualcosa di incredibilmente coinvolgente e significativo come mai avrei pensato...le parole non bastano, dico solo...RESIST!
Rob Fleming
Lunedì 23 Aprile 2018, 9.37.48
1
Presente sabato a Bologna. Praticamente lo stesso concerto anche nella scaletta e nelle problematiche tecniche di inizio concerto. L'attesa di 20 min con il video è stata massacrante, ma la noia è scomparsa con il concerto. Posso dire che al banchetto su Dogs (un capolavoro sempre dimenticato da tutti) a Bologna ha partecipato quasi tutta la band. Pur ovviamente riconoscendo che Jonathan Wilson non sia vocalmente David Gilmour, non mi è dispiaciuto. L'alternanza delle voci era uno dei punti di forza dei Pink Floyd e quindi, per me, Waters ha fatto bene a mantenerla. Ho constatato che The great gig in the sky è l'unico brano che - non c'è niente da fare - non rende. Non rende con Gilmour (nel cd Live at Pompeii è imbarazzante) e non rende con Waters. Nota di colore: per una volta essere a 10 metri dal palco è stata una semifregatura. Tutto quello che è successo sopra la mia testa non l'ho visto. Ero esattamente sotto il vertice del prisma.
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Another Brick in the Wall - Resist
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Pigs e la critica a Donald Trump
ARTICOLI
18/04/2018
Live Report
ROGER WATERS – US + THEM TOUR
Mediolanum Forum, Milano, 17/04/2018
 
 
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