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THE ROAD TO DISSONANCE FESTIVAL 2018 - ACT II - 21/04/2018 - Circolo Svolta, Rozzano (MI)
25/04/2018 (385 letture)
E’ una serata paraestiva in quel di Rozzano, nell’interland di Milano, in un luogo ormai assai familiare agli amanti del modern metal: già location per il Dissonance Festival ed altri eventi correlati, questa sera il circolo svolta si presta per l’appunto a una delle tre date del THE ROAD TO DISSONANCE FESTIVAL TOUR, che vede come headliner gli olandesi The Royal, alfieri di un metalcore dal gusto tradizionale come si confà alla prima scuola anni 2000. Ad organizzare come sempre al meglio la Versus Music project e in apertura tre band che spaziano dal death melodico/swed metalcore al modern metalcore elettronico fino al folk/black metal: i milanesi Nothing Left to Regret, i comaschi Flowmotion e i monzesi Delirant Chaotic Sound. Menzione d’onore per gli Sharks in Your Mouth che all’ultimo sono venuti meno a causa di problemi di salute di uno dei membri della band.

Sembra davvero una placida serata estiva quando macchinetta alla mano e spudoratamente in canotta mi accingo ad assistere alla prima performance.

DELIRANT CHAOTIC SOUND
Aspettandomi una serata tutta moderna, rimango basita di fronte al gusto metal old school dei Delirant Chaotic Sound, che propongono un prestante mix di death melodico, thrash metal e folk/black metal, portando con sé una piacevole nostalgia e una lungimiranza verso suoni e terre lontane. Piacevole e riuscitissima l’interazione vocale fra il growler/screamer Marco Bocotti e la frontwoman Alice Grupallo, che contribuisce all’impronta folkloristica della band, così come l’headbanging sfrenato dei supporter sotto al palco dà quell’atmosfera da metal defender insieme coi riff di chitarra dissonanti e le distorsioni acide. Il Circolo Svolta è scaldato a puntino, bel lavoro!

FLOWMOTION
Breve cambio palco e line check, lancio di un baluginante intro elettronico, e le vibrazioni all’interno dello Svolta virano immantinente: i Flowmotion portano con sé il loro smagliante modern metalcore corredato di sonorità digitali, ammiccando alla vecchia scuola svedese nella melodia ma abbracciando appieno la modernità nei suoni, nei riff geometrici djent e nelle basi/inserti elettronici ben contestualizzati.

Growl e screaming al fulmicotone e multifrequenza dell’harsh vocalist Thomas Capellari si alternano con i controcanti e chorus puliti del bassista Enea Marelli e – ci piace un sacco - del drummer Andrea Elli da dietro le pelli. Gli schiaffi in faccia sono comunque distribuiti a piene mani a cominciare dal primo pezzo in scaletta World Collapse per proseguire durante tutto il set, reso mirabolante anche dalla presenza scenica: infatti i nostri occupano tutto il palco dimenandosi e sottolineano i breakdown taglienti con esemplari pose crab core. Massima prova di ciò sul finale del pezzo Conscience, che con tanto di featuring di un biondissimo Mattia Maffioli dei Drown in Sulphur, recita il verso LIFE IS A BREAKDOWN: e come possiamo dar loro torto? Top Notch.

NOTHING LEFT TO REGRET
Altro breve cambio palco, una boccata d’aria in una serata che continua a sembrare placidamente estiva, ed è il momento di cambiare ancora mood: è il turno dei Nothing Left To Regret, band formatasi dalle ceneri di altre band locali, portabandiera di un metalcore ibrido che prende intenzione e atmosfere a piene mani dallo swed metal di scuola Goteborg. Ricordando band come As I Lay Dying e Darkest Hour pur proponendo uno stile proprio, i nostri presentano una scaletta tiratissima, aspra, rabbiosa ma intrisa di quella melodia agrodolce che tocca nel profondo, anche grazie ai momenti digressivi puliti e risuonanti. Le luci calate e rossastre contribuiscono al clima interiore/crepuscolare.

Si apre alla grande con il pezzo No voice Left To Suffer: il singer Alessandro Necchi ha uno screaming straziante e aggressivo - e la sua potenza è direttamente proporzionale al numero e consistenza di tatuaggi che sfoggia - mentre i pungenti e dinamici riff di chitarra di Jacopo Scopel e Alessandro Carminati, la batteria serrata di Sean Anderson e le linee di basso di Gianluca Peretti gettano solide fondamenta di un set aggressivo e folgorante che fomenta il pubblico e lo prepara appieno per gli headliner. Ben fatto!

THE ROYAL
Mentre assisto al fermento dell’ultimo cambio palco, penso che ho già visto suonare i dei The Royal proprio in occasione del Dissonance Festival su questo stesso stage. Rimasi sbalordita la prima volta ed è quello che succederà anche stasera. Coi dei The Royal non c’è trucco e non c’è inganno: il loro è un metalcore vecchia scuola, affidabile, melodico quanto basta ma dannatamente in your face e thrashy, moderno ma non troppo, facendo l’inchino a tutte quelle band che misero in cantiere il genere agli inizi del 2000. Eppure non parliamo di una mera copia ma di uno stile con un‘identità classic metalcore specifica e significativa, che in quanto tale rende tantissimo live. Niente basi per loro, solo una solida impalcatura strumentale di chitarre e basso pastosi, batteria esplosiva: e poi breakdown mozzafiato, melodia pura oppure distorta da scale frigie e misolidie -che fanno degnamente tributo a band come gli August Burns Red. Dopo l’intro di rito, il pezzo in apertura è non a caso Thunder: infatti a mò di tuono scuoterà tutto il Circolo Svolta. Segue a ruota l’intensa mid-tempo Feeding Wolves.

Non solo i breakdown ma anche gli stacchi in cui la musica si ferma bruscamente per decimi di secondo tolgono il fiato e mandano il loop il cervello, soprattutto se accompagnati dalle riprese in doppio pedale sulle quali il singer Sem Pisarahu richiede a gran voce i circle pits che non tardano ad arrivare, ipnotici e irresistibili. I presenti non sono forse così tanti come ci si aspetterebbe in un sabato sera del genere, ma si danno sicuramente da fare per far sentire i dei The Royal a casa, fra mosh, salti e l’ormai immancabile canoa. Le chitarre guizzanti JD Liefting e Pim Wesselink , supportate dal nuovo prestante bassista Youri Keulers e dalla concitata e intrepida batteria di Tom van Ekerschot sono l’accompagnamento perfetto per la voce possente del frontman Sem, con i suoi harsh vocals caustici e risuonanti, che non sono mai alternati a voce pulita tranne che per momenti di parlato in pieno stile ma non per questo stancano.

Fra eclatanti pezzi dell’ultimo album (Wildmind ) e entusiasmanti estratti della precedente discografia (Empire), la scaletta vola fino ad arrivare a uno dei classici più noti della band: l’incalzante e sfavillante Dreamcatchers, che i Nostri dedicano all’organizzatore dell’evento Mattia Brembati (manager della Versus Music Project). Proprio per questo, durante l’incipit della canzone il sovraeccitato Mattia sarà portato in gloria dai presenti in un divertente crowdsurfing e io stessa non potrò fare a meno di scatenarmi al suono di questo splendido pezzo.

Conclusione perfetta per un bellissimo sabato sera con band di gran valore artistico e coronato da una grande performance metalcore: un vero peccato per chi se l’è persa, ma senza dubbio una sferzata di energia e vitalità per chi vi ha preso parte.

SETLIST

Intro
Thunder
Feeding Wolves
Defender
Earth Gazer
Wildmind
Seven
Mad Deuce
Empire
Dreamcatchers



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