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OCEANS ATE ALASKA - 07/05/2018 - Circolo Svolta, Rozzano (MI)
15/05/2018 (525 letture)
È un’umida serata primaverile in quel di Rozzano, nell’hinterland di Milano, che viene però risparmiata dalla pioggia e dai temporali sparsi nel circondario. Tuttavia al CIrcolo Svolta, a far lampi e tuoni stasera ci penserà la Versus Music Project in collaborazione con la Hero Booking, portando gli Oceans Ate Alaska, nella terza di tre date italiane del loro tour europeo. Alla tempesta modern metal contribuiranno gli Our Hollow Our Home, in tour con gli OAA, e le tre band locali A Hero Named Coward, Against the Ocean e The Unfaithful Crows. Arrivo purtroppo a porte già aperte perdendomi questi ultimi, che ho in ogni caso avuto modo di veder suonare in passato e con cui spero di rifarmi alla prossima. La location dell’evento è piacevolmente gremita pur trattandosi di un lunedì sera, d’altra parte “Monday is the New Saturday”, quando suonano band così, e i volti entusiasti e le buone vibrazioni nell’aria mi fanno presagire una gran serata.

AGAINST THE OCEAN
Che cosa abbiano questi ragazzi contro l’oceano non ci è dato saperlo, ma non ci poniamo il problema in vista del loro metal core/post hardcore dai toni emozionali, a metà fra il carezzevole e il graffiante, che spazia fra varie attitudini mantenendo un muro del suono sottile con apice su momenti di pesantezza schiacciante sottolineata da movimenti convulsi. Sul palco i ragazzi tengono banco, soprattutto il frontman Lorenzo Rancati, ma la parte più sentimentale del set sarà la condivisione del microfono con la guest voice femminile Luna Curti. Feelings e aggressività si uniscono a scaldare la serata mentre il Circolo Svolta si riempie. Ben fatto!

A HERO NAMED COWARD
Boccata d’aria e un po’ di public relations, e dopo un breve cambio palco è il turno degli Hero Named Coward, band già incontrata al Dissonance e che rivedo suonare con piacere, grazie al loro metalcore dal gusto heavy metal edulcorato da ritornelli puliti. Incalzanti senza essere troppo pesanti, mai latenti di breakdown efficaci, i nostri hanno pezzi accattivanti e un groove che induce i presenti a muoversi, coi riff swed taglienti e squadrati e l’alternanza degli harsh vocals caustici del frontman Simone Orizio con i clean vocals del bassista Stefano Malzani, melodici in senso lato e piuttosto oscuri (come nel pezzo Ghosts). Il loro set prepara appieno il terreno per le band di testa, bel lavoro!

OUR HOLLOW, OUR HOME
Altro breve cambio palco, alla fine del quale vado a sistemarmi strategicamente al lato dello stage, macchinetta alla mano, pronta per uno dei piatti forti della serata. Gli Our Hollow, Our Home, da Southempton, UK, sono pronti a riempire i cuori di tutti i presenti: perché se il loro è in buona parte metal core a tutti gli effetti, con breakdown straordinari e un gusto swed-metal come da prima scuola, i loro cori puliti e la melodia agrodolce e intrinseca che mai lascia le loro composizioni emozioneranno in una maniera indescrivibile. Salgono e riempiono il palco, aprendo con The Sea Will Sleep, fin dall’inizio inquadrati, dinamici, da manuale. Il singer Connor Hallisey è devastante nonostante la esile figura, smagliante con la sua t-shirt arancione e dinoccolato nei movimenti, col suo screaming/growl ovattato ma potentissimo: un vero animale da palcoscenico. Le chitarre di Tobias Young e Josh White guizzano di riff brillanti e special melodici e ispirati, e i ritornelli sempre ad opera di Tobias sono caldi, corposi, eseguiti precisamente. I presenti sono in visibilio fin dall’inizio del set, ma le evoluzioni dei moshers aumenteranno esponenzialmente su pezzi come Throne to the Wolves e Karmadillo, pur trovando quiete durante i momenti più interiori e delicati, come il pezzo Hartsick con i suoi versi puliti intensissimi e speranzosi e con tanto di accendini levati al cielo.
Apice dell’emozione la nota e toccante Rest Assured, il cui ritornello esige di essere cantato, mentre momento clou sarà la cover di Ed Sheeran Shape of You, in cui una sensazione di festa si diffonde in tutta la sala, con la gente che balla, si scatena e sorride in un clima amichevole e familiare, come spesso accade agli eventi della Versus Music Project.
In conclusione la bellissima Feast for the Crows, uno dei pezzi classici della carriera della band e senza dubbio degna chiusura di una performance esemplare con una resa pari e superiore al disco, se consideriamo la componente comunicativa della band e la mirabolante presenza scenica. Questi ragazzi sono da vedere assolutamente!


OCEANS ATE ALASKA
L’aria si fa sempre più frizzante di aspettative nel Circolo Svolta in attesa degli headliner. Mi rendo conto che sarà impossibile guadagnare una posizione comoda sotto il palco, vista la folla che già brulica intorno allo stage in attesa dell’uscita della band. La zona laterale e le retrovie si riveleranno quindi il posto perfetto per assistere a quella che sarà l’ennesima performance ad hoc della serata. Avevo già visto gli Oceans Ate Alaska al Dissonance, ma la prospettiva di tutti i pezzi del nuovo album mi intriga non poco.
Calano le luci e i nostri esplodono con Benzaiten, proprio come il maremoto del 1958 – a Liutuya Bay, in Alaska- che il loro monicker rievoca. Ma questa loro furia sfrenata non lascia comunque spazio a disordine o imprecisioni: il loro progressive metalcore sperimentale e le loro parti strumentali ai limiti della matematica saranno eseguiti alla perfezione, senza sbavature, con una precisione chirurgica sugli stacchi che, non c’è bisogno di dirlo, fanno uscire di senno i presenti. Su pezzi come Covert i circle pits si sprecano, ampi e ammalianti, i moshers che ormai mi sono familiari qui allo Svolta si cimentano nel loro ipnotico show di braccia e gambe nella seconda fila, mentre attaccati al palco vi sono i fan più sfegatati, che cantano sfrenatamente le canzoni con occhi idolatranti, sia le parti estreme che i ritornelli catchy. D’altra parte con gli OAA è quasi impossibile stare fermi, anche per la sottoscritta.
Il singer Jake Noakes è una macchina da guerra su screaming, growl e yelling, mentre le linee vocali pulite non rendono giustizia alla potenza di questi ultimi, tranne che in Hansha, la quasi ballad tratta dall’ultimo album, con la sua dolcezza intrinseca, che emoziona appieno i presenti.
Tutto sommato l’alternanza vocale dà quel tocco di dinamismo in più che va a completare la poliedricità delle parti strumentali. Il frontman dalle parvenze serafiche ma con la voce di un demonio porge spesso il microfono ai fan urlanti in prima fila facendoli cantare, soprattutto su certi classici come Vultures and Sharks in cui anche l’organizzatore della Versus Music Project Mattia Brembati viene portato in gloria in un mirabolante crowd surfing, mentre nelle seconde fila le evoluzioni continuano culminando nei pezzi successivi in una lunghissima canoa. La presenza scenica è ugualmente sfrenata sul palco, dove i nostri si agitano a tempo coi breakdown schiaccianti e mozzafiato.
L’inaspettatissima cover di Drunk in Love di Beyoncè (loro pezzo da una delle raccolte Pop goes Punk) dà senza dubbio quel quid in più alla setlist; ma il delirio e il trasporto generale saranno comunque al loro apice sul brillante pezzo Escapist, incalzante, rabbioso, catchy sul ritornello –da cantare assolutamente- e infine poetico grazie agli inserti delle basi con strumenti giapponesi (delicatissimo espediente che riguarda molte composizioni del nuovo lavoro).
Quello che pare essere l’ultimo pezzo viene invece coronato dall’encore richiesto a gran voce, che sarà niente poco di meno che il classico Clocks: ancora una volta nel Circolo Svolta si scatena il finimondo, per buona ragione, con soddisfazione generale di band e astanti grazie alla continua interazione fra palco e platea, in uno scambio di energia e feeling davvero entusiasmante.

La serata musicale esclusiva diviene in una serie di volti felici, che pian piano si riversano fuori dal locale o sui tavolini/divani/bancone per bere una birra e parlare del bel concerto appena vissuto, mentre persino una maestosa torta di compleanno viene distribuita in giro, anche ai componenti di Our Hollow , Our Home e Oceans Ate Alaska che prima di smontare si concedono un dolce momento di relax e rifocillamento: perché come già detto al Circolo Svolta e con la Versus Music Project pare quasi come essere in una grande famiglia: conclusione perfetta per un evento riuscitissimo, sebbene fosse un lunedì non festivo, ma a certe band e contesti non si può proprio dir di no.



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15/05/2018
Live Report
OCEANS ATE ALASKA
07/05/2018 - Circolo Svolta, Rozzano (MI)
 
 
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