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UNDEROATH + CROSSFAITH
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23/06/18
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CENTRALE ROCK PUB - ERBA (CO)

THE OTHERS - # 9 - Pakistan, Afghanistan e Tagikistan; il mucchio selvaggio
07/06/2018 (531 letture)
Puntata numero nove di The Others, la serie dedicata alla presentazione di gruppi originari di Paesi poco conosciuti od in cui fare metal non è la cosa più semplice del mondo, come in questo caso. Data la premessa, la qualità assoluta delle proposte, che pure è a tratti interessante (basti pensare ai Dusk), passa in secondo piano rispetto all'importanza sociale della loro stessa esistenza. Importanza che stabiliremo come sempre con le nostre considerazioni finali. Stavolta, per raggiungere il numero di venti band attualmente esistenti stabilito dal nostro format, è stato addirittura necessario mettere insieme tre Paesi tra loro confinanti, a testimonianza di quanto in certe zone le difficoltà siano davvero enormi. Tanto da rendere l’esistenza stessa del metal, una musica-modo di essere che sembra come certi batteri estremofili, stupefacente in sé ed anche per questo oggetto di studio. Come sempre, oltre ad aprire una finestra su queste situazioni mediante la nostra lista, saranno le considerazioni finali a dare la dimensione dell'importanza di essere informati sugli "Altri". Perché, come sempre, gli altri siamo noi, come cantava un noto capellone del quale, però, non ricordo il nome del gruppo di appartenenza.

PAKISTAN
HEAVY
BLACKHOUR
Nati nel 2007 ad Islamabad, i Blackhour propongono la classica formazione a cinque tipica del settore ed agiscono, praticamente come tutti, in regime di autoproduzione. In realtà, però, partendo da una base tipicamente heavy e maideniana, i Blackhour inseriscono molti elementi Grunge nella loro musica; voce compresa. Il loro secondo disco intitolato Sins Remain, in particolare, è abbastanza godibile.

DISCOGRAFIA
Age of War - 2011
Sins Remain - 2016


PROGRESSIVE/SHRED/POWER
MIZRAAB
Tra le band Pakistane più note, anzi, certamente la più nota a livello internazionale, devono la loro fama anche al fatto che il mastermind Faraz Anwar si è spostato permanentemente a Londra, dove ha allestito una formazione completamente nuova, restando però senza contratto. I Mizraab hanno prodotto un paio di album in studio e addirittura quattro dal vivo. Sempre tra Progressive e Rock con influenze che vanno dai Kansas ai Rush. L'album Mazi Haal Mustaqbil del 2004, dal quale sono stati tratti ben otto video, ha ottenuto buona visibilità su MTV Asia.

DISCOGRAFIA
Panchi - 2000
Mazi Haal Mustaqbil - 2004
Live at FM 101 - Live album 2009
Live & Rare - Live album 2010
Unplugged - Live album 2012
Aag Live - Live album 2013


FARAZ ANWAR
E passiamo alla carriera solista proprio di Faraz Anwar, il quale si muove in ambito Shred mediante una band che porta il suo nome quando suona dal vivo, nella quale suona il basso Rahail Siddiqui ex Mizraab e Dusk. In studio si occupa lui di ogni aspetto della produzione. Operante da Karachi fin dal lontano 1990, Faraz ha messo insieme due album ormai piuttosto datati e due singoli in tempi più recenti. Da ricordare in particolare Abstract Point of View, un prodotto Prog/Fusion interessante sia dal punto di vista esecutivo, che da quello compositivo.

DISCOGRAFIA
Abstract Point of View - 2001
Untitled - 2004


ODYSSEY
Nati dallo scioglimento degli Orion, sono abbastanza famosi (si fa per dire, ovviamente) per aver coverizzato in versione metal Hawa Hawa, una famosa canzone pop con una base relativamente rock cantata dalla star locale Hasan Jahangir negli anni 80, con la quale aveva spopolato in tutta la zona compresa tra Pakistan, India e Paesi limitrofi. Hanno fatto uscire due album, ma non è chiaro se siano ancora in attività.

DISCOGRAFIA
Ghosts of Yesterday - 2010
Crossroads to Oblivion - 2011


THRASH
BLACK WARRANT
Thrash metal che ingloba elementi industrial per i Black Warrant da Lahore, importante città manifatturiera non distante dal confine con l'India. Nati dalle ceneri di un gruppo attivo a cavallo della metà degli anni 90 (i Metal Purge). Dopo una parentesi australiana il gruppo è rientrato in patria, ma è attualmente in pausa a causa di impegni lavorativi fuori dal Pakistan del mastermind Ali Faruqi. Sono presenti anche su un paio di compilation.

DISCOGRAFIA
Recover - 1999
Desi - 2004
Silent Wish - 2005
Electric - 2006
Recover II - 2006


TABAHI
Realtà indipendente attiva a Karachi da circa dieci anni a questa parte, con un chitarrista come Faiq Ahmed descritto come ottimo riff-master, i Tabahi sono un gruppo giovane i cui membri hanno fatto parte anche di un'altra realtà simile, ma durata poco: i Khorne, autori di un EP nel 2013. Thrash old-school e visione partecipe della realtà politica e sociale del luogo in cui vivono.

DISCOGRAFIA
Tabahi - 2014

METALCORE
TAKATAK
Metalcore dagli accenti Groove per i Takatak da Lahore. Nati come Brain Masala nel 2009 e terminata l'attività poco dopo, si sono riformati col nuovo nome nel 2010 dopo un demo ed un cambio di direzione con l'aggiunta di un growler in formazione. La peculiarità principale della band, però, è rappresentata dalla presenza di due batteristi e di due bassisti. Per loro, però, solo tre singoli all'attivo.

DISCOGRAFIA
Break Down - Single 2010
Walls They Collapse - Single 2011
Depraved - Single 2012


DEATH
CARDINAL SIN
Band "sorella" dei defunti Communal Grave, i Cardinal Sin hanno all'attivo solo la partecipazione ad una compilation (GmH Records; Underground Chaos Vol. 1) ed un demo del 2009 con due pezzi. Dopo lo scioglimento dello stesso anno si sono riformati nel 2016. Da loro un Death metal classico con temi di guerra e contro l'oppressione. Nessuna relazione, ovviamente, con i Cardinal Sin di John Zwetsloot.

DISCOGRAFIA
Genocide Feast - demo 2009

DEMENTIA
Non solo Death, ma anche Heavy-Thrash/Groove (più quest'ultimo, di recente) e Metalcore per i ragazzi di base -nemmeno a dirlo- a Lahore. Nati nel 2007 e teoricamente morti per il trasferimento nel Regno Unito della loro mente (Raza Ali), hanno in realtà continuato quasi subito, quando il fratello Faaiz ne ha preso il posto. Anche per loro, però, poca roba all'attivo, ossia un demo ed un singolo. Fra le loro influenze, Pantera, Testament, Megadeth, Lamb of God et similia.

DISCOGRAFIA
The Plague - Demo 2008
Sworn Annihilation - Single 2009


DUSK
Gruppo che ha avuto un cammino evolutivo intenso, partendo dal Death/Doom, spostandosi Verso il Prog ed arrivando infine al Death/Trash, i Dusk sono capitanati da Babar Sheikh, una delle figure più in vista del giro locale, non solo metal. Oltre ai Dusk, il suo nome compare anche interessandosi a gruppi come Haramzada; Aufgang; Chaand Taara Orchestra e Ganda Banda and the 3D Cats. Per quanto riguarda i Dusk, precedentemente noti come Carcinogenic, continuano a cambiare stile con singolare frequenza ed in base ai musicisti con i quali Sheikh viene a contatto, tanto che ultimamente vengono nuovamente accostati al Doom. Tanti demo e partecipazioni a compilation, per loro, oltre a quanto segue.

DISCOGRAFIA
My Infinite Nature Alone - 1999
Jahilia - 2003
Rise of the Eastern Blood - Split 2006
Contrary Beliefs - 2006
Dead Heart Dawning – EP 2006
Eastern Assault – Split 2010
Through Corridors of Dead Centuries - EP 2014


REVOLT
Band di stanza a Rawalpindi dal 2009 su un nucleo di ex Xar, offre un Death molto "standardizzato", con testi che parlano di ribellione ed a sfondo sociale. Hanno al loro attivo due album rispettivamente del 2009 e del 2011. Il primo autoprodotto ed il secondo edito tramite un'etichetta del Bangladesh.

DISCOGRAFIA
ReVolt - 2009
Seasons of Oblivion - 2011


MULTINATIONAL CORPORATION
Daeth, sì, ma mischiato con Punk e Grindcore per questo duo composto da ex Foreskin attivo dal 2011 a Lahore. Attorno a questa coppia, i cui testi vertono su problemi politici e sociali, ruotano una serie di altri musicisti utilizzati per le esibizioni dal vivo. Per loro un paio di demo, un EP del 2014 ed un recente split su vinile con i Makta Teresa stampato in sole 66 copie.

DISCOGRAFIA
Jamat-al-Maut - EP 2014

BLACK
BURZUKH
Non certo copiose le notizie sui Burzukh, gruppo Black/Avantgarde attivo comunque da ben diciassette anni. Ho scritto "attivo" ed il singolare è effettivamente opportuno, dato che si tratta del progetto personale di Syed Suleiman Ali, il quale si occupa sia della voce che di tutti gli strumenti, ed in passato è stato coinvolto anche con i Corpsepyre, band non più esistente. Il suo ultimo album completo ha richiesto tre anni di lavoro.

DISCOGRAFIA
Orion - 2007
End Game - 2008
The Abyss - 2009
Vision - 2010
Time and Space - 2013
Drive - EP 2017


NEKTARIUM
Black ed Ambient sono il pane di quest'altro progetto solista, stavolta "imputabile" a Abbas Wernahul. Dal 2010 ad oggi, il musicista coinvolto con ex Abyssed, Bvlghvm, The Eternal Twilight, Downfall Humanity e Bleak Emptiness, ha messo in fila un demo ed un EP su vinile che consta di tre pezzi tirato in ben... 13 copie di cui 9 in vinile trasparente (!). Non solo: di queste solo 7 sono state messe in vendita, mentre 4 sono restate di proprietà dell'etichetta. Non esattamente un artista di massa, quindi, ma tutto molto Black.

DISCOGRAFIA
Tangelinia - EP 2014

RECKONING STORM
E per la serie "one man band", proseguiamo con quella di Saad Akhter, i Reckoning Storm. Progetto strumentale del musicista prima citato, dal 2006 ad oggi ha messo a ruolo un CV importante, se consideriamo il luogo di provenienza. Dopo l'uscita del primo album, dall'approccio sinfonico/orchestrale, Saad è stato intervistato in radio da Gibran Nasi dei Messiah e la sua musica è passata spesso nel programma Black Sunday. Poi ha potuto godere del supporto della piattaforma Metal Senein, operante in Pakistan fino a quando ha potuto a supporto delle espressioni artistiche.

DISCOGRAFIA
Age of Peril - 2008
2006-2008 – Compilation - 2008
The Storm Engine - 2010
Helemdor - EP 2012


TAARMA
Antico termine per indicare "oscurità" in lingua Brahui, i Taarma sono particolarmente interessanti in quanto sostengono di venire da Iran, Afghanistan and Pakistan, costituendo teoricamente un unicum nel panorama internazionale. Questo anche se in realtà i suoi membri sono residenti a Zhob, in Pakistan. Vero è che l'etnia in questione ha radici proprio nei tre Paesi citati, ma dato che si tratta di dati ben difficilmente verificabili, passiamo alla musica. Temi e suoni tipicamente Black per loro e tre album, dei quali forse Remnants of a Tormenting Black Shadow è il più riuscito e cinque EP in carniere (l'ultimo dei quali recentissimo) quasi tutti su vinile e nastro in tirature limitate, oltre a vari demo e split dal 2003 ad oggi.

DISCOGRAFIA
In Death I Submerge - EP 2006 (vinile)
Remnants of a Tormenting Black Shadow - 2007
Beyond the Cemetery Gates - 2008 (tape)
The Cursed Journey – EP 2010 (Vinile)
Reflecting Hateful Energy (Tribute to Xasthur) -EP 2010
Nuclear Jihad - 2013 (tape)
Bleak Midwinter Rehearsals – EP 2017 (tape)
Bleak Midwinter - EP 2018 (tape)


TAGIKISTAN
HEAVY
JINN
Di stanza a Dushanbe, Capitale e centro più importante del Paese, la band opera ormai da più di vent'anni, anche se solo dal 2000 può contare su una formazione stabile. Gruppo basilare anche per l'organizzazione dei concerti in patria, hanno anche messo il naso "fuori di casa", partecipando ad un festival (vincendolo, peraltro) in Ucraina. Tuttavia, per loro solo un album indipendente del 2003 cantato in lingua madre.

DISCOGRAFIA
Time Passes (tradotto) - 2003

METALCORE
RED PLANET
Giunti al Metalcore dopo essere passati dal Death, i Red Planet hanno messo assieme soltanto un EP nel periodo Heavy/Death e tre singoli tra il 2010 ed oggi, con un solo membro superstite della formazione originale. I tre singoli sono stati pubblicati solo in formato digitale.

DISCOGRAFIA
Nomeworld - 2013

BLACK
SPAWN OF THE MATRIARCH
Non solo Black, in realtà, ma anche del Doom nel tessuto musicale degli Spawn of the Matriarch, un duo + drum machine che a partire dall'inizio degli anni 2000 si è trasferito negli Stati Uniti -precisamente in Colorado- in cerca di più attenzione rispetto a quella ottenibile a casa. Utilizzando testi che si occupano anche delle saghe tolkieniane ed una certa dose di ironia, il gruppo ha prodotto da allora in maniera indipendente un EP ed è stato inserito in una compilation di nicchia.

DISCOGRAFIA
Spawn of the Matriarch - 2005

AFGHANISTAN
DISTRICT UNKNOWN
Decisamente da applaudire a prescindere i District Unknown, portatori del verbo metallico in salsa Heavy/Psych dove chi si azzarda a farlo mette a rischio la propria vita. Insieme dal 2008 in quel di Kabul, non esattamente il posto più tranquillo del mondo, i District Unknown devono il proprio nome al film District 9 ed al fatto che non era il caso di rendere noto da dove venissero esattamente per paura di ritorsioni mortali. Inizialmente la loro identità è stata mantenuta segreta mediante l'uso di maschere che, come avrete capito, non servano a creare hype, ma proprio ad evitare guai. Forse poca esperienza a tutti i livelli per loro e identità musicale da maturare (c'è un video in rete che potete facilmente rintracciare), ma in questo caso sono aspetti che possono essere considerati secondari rispetto al coraggio di esistere di questi ragazzi.

DISCOGRAFIA
Anatomy of a 24 Hour Lifetime - 2014

IL PAKISTAN: FISH, CHIPS E METAL
Chiusa la consueta "Top 20" riguardante il territorio analizzato, andiamo adesso alle considerazioni finali circa la situazione che i gruppi appartenenti a questi tre Paesi devono affrontare, vero nucleo dell'articolo e della serie. Per quanto riguarda quella pakistana, si tratta di una scena che in un recente passato ha vissuto momenti decisamente migliori, con una presenza numerica di band largamente più importante di quella attuale, per quanto piuttosto evanescente nella durata. Overdrive; Abyssed; Berserker; Dyonisu; Semideus; Depletion; Downfall Humanity; Mob Rulz; Orion e soprattutto Aaroh e Karavan sono solo alcuni dei nomi che potrebbero essere fatti in tal senso, ma la storia più rappresentativa è probabilmente quella dei Dusk del cineasta/musicista Babar Sheikh, già citato in precedenza. Insegnante di musica, regista -anche di spot pubblicitari- risulta essere una delle figure chiave per interpretare una realtà nazionale che è partita negli anni 80, ma è fiorita intorno alla metà degli anni 90 e, come abbiamo visto e vedremo quando si parla di Paesi con un tasso di libertà individuale molto contenuto, si è orientata subito verso l'estremo. Essenzialmente come reazione al periodo degli attentati che sconvolgevano il Paese ed in particolare orientandosi verso il Death americano e/o svedese. Ancora una volta, la storia degli anni 90 in Pakistan è paragonabile a quella vissuta 10 o 15 anni prima in Europa occidentale, con la diffusione di nastri pirata e riviste che arrivano saltuariamente come Metal Maniacs. A questo proposito, Sheikh ricorda come, con alcuni ragazzi poco muniti di moneta sonante, andasse a cercare di strappare le pagine più interessanti da queste pubblicazioni o di ritagliarle senza essere visti dal negoziante. Come più o meno anche da noi, ci si ritrovava in luoghi che diventavano loro malgrado punti di riferimento di questi ragazzi. Ad esempio un Fish and Chips in Tariq Road, a Karachi. Da notare come nel caso dei Dusk, ma più o meno per chiunque altro avesse prodotto una demo o altro, la musica metal made in Pakistan otteneva già all'epoca un interesse nel circuito underground estero, ma veniva totalmente ignorata in patria. Come al solito, però, il problema più grande ed il vero nocciolo della questione, è la conciliazione della libertà di poter fare musica, con i precetti religiosi che attraversano buona parte del Paese ed anche se in posti come Karachi la situazione è un po' migliore.

IL TAGIKISTAN: FAMIGLIA, FIGLI E LAVORO. SE C'è
Non è certo facile essere metallari in Tagikistan, un posto dove i pochissimi metalheads, punks e rockers sono spesso accomunati da un senso di disapprovazione ufficiale che li spinge a frequentare gli stessi posti ed a suonare insieme. Nonostante si tratti di una Repubblica, infatti, parliamo di una società in gran parte rurale e patriarcale e la religione musulmana professata dal 95% della popolazione, con aumento degli osservanti stretti, comporta ancora una volta una situazione che rende molto difficile esprimersi tramite il rock. Per i giovani Tagiki il dovere è ancora quello di trovarsi un lavoro (nonostante una crisi economica in atto anche là che, oltretutto, apre le porte a fenomeni di radicalizzazione), sposarsi attorno ai 20 anni, fare figli e insegnargli a fare altrettanto. Non solo: la musica locale è stata ed è dominata da quella folk e pop cantata in lingua locale ed a temi nazionalistici o religiosi, la sola ad ottenere visibilità tramite i mezzi di diffusione disponibili. Cosa che rende estremamente difficoltoso anche soltanto venire a contatto con le culture alternative in genere. Vestire in un certo modo per strada, quindi, porta ad essere considerati dei veri alieni. Ed ancora una volta la musica rock metal e quella affine viene vista non solo come mezzo per esprimere ciò che si ha dentro, ma anche come speranza in un futuro migliore ed in una società più moderna. La situazione, però, non volge al meglio, dato che la già numericamente risicatissima scena metal locale ha subito un forte ridimensionamento e non si vede alcun ricambio generazionale in atto. E come abbiamo visto in altre puntate, anche il pubblico cala, tanto che una presenza di 40 o 50 persone ad un concerto viene visto come un buon successo. Ed è un peccato perché, riallacciandosi a quanto prima scritto, la musica e le espressioni della personalità in generale vengono vissute anche come mezzo per tenersi lontani da quei fenomeni di radicalizzazione che hanno portato molti giovani tagiki a diventare combattenti dell'Islam, un fenomeno in aumento da quando la disoccupazione è aumentata e da quando la scena musicale ed artistica in genere si è rimpicciolita. Un caso? Fate voi.

L'AFGHANISTAN: IN MASCHERA ANCHE SE NON è CARNEVALE
Per quanto riguarda questo sfortunato Paese, che fino ai tardi anni 70 è stato per alcuni aspetti addirittura all'avanguardia nell'area, credo che chiunque abbia mai passato più di venticinque secondi davanti ad un TG conosca quel che è accaduto ed accade da quelle parti. Senza addentrarci in un discorso di pura analisi politica che dovrebbe risalire perlomeno all'amministrazione Carter ed al governo Taraki per spiegare in parte la situazione attuale e non rientrerebbe tra i nostri target, va da sé che il metal e l'Afghanistan non possono vedersi di buon occhio. L'unica band attiva è quella dei District Unknown. Parlare di loro, quindi, equivale a parlare di un intero mondo. Eppure, nonostante tutto nel 2012 ha aperto all'interno del ristorante Venue a Kabul la prima Scuola di Rock, da cui sono uscite però non più di quattro o cinque gruppi nel corso della prima parte della sua attività. Il metal ed il rock suonato a Kabul diventano quindi rifiuto e riscossa degli abusi talebani che avevano proibito TV, cinema, arte ed anche musica che non fosse a sfondo religioso (men che mai tollerato il metal, quindi), ma senza che questo abbia messo al riparo da pericoli di vita chi ha deciso di suonare rock in un Paese che costringeva chi lo faceva ad indossare delle maschere; e non per motivi di scena. Come già fatto in altre occasioni, però, non potendo certo comprendere realmente la situazione locale, sono solo le parole dei diretti interessati a comunicare una piccola parte di ciò che provano:

Ciò di cui parla la nostra musica sono le volte in cui ti ritrovi davanti storie di quindicenni costrette dal padre a sposare uomini di 50 anni in cambio di denaro. Ecco cosa vediamo, qui.
Qais Shaghasi, chitarrista dei District Unknown

L’Heavy Metal è come una calamita per i giovani desensibilizzati alla violenza. Proprio come per i giovani soldati americani che si sentirono attratti verso il rock degli anni ’60, quando si scontrarono con gli orrori della guerra in Vietnam.
Mohammad Zaman Rajabi, psicologo di Kabul

Tre anni fa erano dei ragazzini timidi, la scuola li ha fatti sentire più sicuri di sé, donando loro una certa attitudine. Uno dei problemi più grandi dell’Afghanistan è che non c’è modo per le persone di esprimere le proprie opinioni. Non puoi uscire in strada e metterti a dire questo e quello, la gente ti picchierebbe. L’unico spazio in cui puoi davvero esprimerti liberamente è la tela di un quadro. Oppure sopra un palco.
Beard, co-fondatore della Scuola di Rock di Kabul
(Fonte: ArabPress.eu)

COSI' VICINI; COSI' LONTANI
Ed ancora una volta, lo sguardo dato su realtà molto lontane ed apparentemente senza alcun punto di contatto e di interesse con il nostro quotidiano e forse anche dei nostri interessi musicali, serve invece anche per specchiarci un po'. Oltre al fatto di avere l'ennesima conferma che laddove la condizione economica è precaria, dove a dominare diventa la paura di ciò che è diverso e la società è permeata da arretratezza culturale nell'organizzazione dei rapporti sociali e questi ultimi sono pesantemente condizionati da precetti religiosi che in buona parte li producono e li cristallizzano, il metal e le espressioni artistiche in genere incontrano forti difficoltà semplicemente ad esistere. Non che da noi si rischi concretamente la vita come nell'Afghanistan dei District Unknown, ma per il resto ci sono poi tutte queste profonde differenze quando parliamo di successi per concerti con 50 persone in platea? Di musica regolarmente ignorata in patria? Di mancanza di spazi? di ostracismo preconcetto verso ciò che "altro" da quanto considerato normale da santa madre chiesa e dalla società "perbene"? Non molto, vero? E continuare a gettare lo sguardo lontano può magari contribuire ad acquisire una briciola di consapevolezza in più rispetto a ciò che ci è molto vicino. Magari addirittura verso noi stessi.



Area
Lunedì 18 Giugno 2018, 14.56.22
16
Orlok, non potrebbe mai essere lo stesso da noi, cioé da quelle parti nemmeno arrivano i dischi... qui invece trovi tutto, dai dischi ai concerti ecc... qui da noi se comandasse davvero la religione tutta sta roba sarebbe bandita. Finiresti in galera solo per essere metallaro oppure di essere un veneratore del demonio. Sono contesti e culture politiche e religiose completamente differenti. Ai concerti di nomi davvero famosi ne trovi ben di più di 100 ma mooolte di più... se poi con band famose intendi quelli che finiscono a suonare nei pub o comunque in piccoli club beh... ci vanno poche persone perché c'è meno fame di underground.
Orlok
Lunedì 18 Giugno 2018, 14.31.33
15
io non credo che da noi sia lo stesso...si è vero che ormai anche ai concerti di nomi abbastanza famosi ci trovi si e no 100 persone, ma semplicemente perché ormai i ragazzi si sono rincoglioniti dietro ai social e you tube...li da quelle parti se cambiasse l'aria magari un concerto anche del gruppo più scrauso potrebbe fare 2000 presenze, solo per il fatto di avere di nuovo la libertà. E cmq come sempre è la religione di merda a istupire le menti di quei ritardati estremisti.
Alessio
Domenica 10 Giugno 2018, 14.44.52
14
Un giorno magari leggeremo qualcosa anche sui mitici Al Namrood..anche se li forse la questione e' anche piu complicata. A parte questo, ottimo lavoro Raven.
duke
Domenica 10 Giugno 2018, 14.07.03
13
ottimo reportage.....quelle bands sono degli eroi....rischiano la vita per realizzare i loro sogni...in un mondo dove politica e religione(rimasta arcaica e poco evoluta) sono la stessa cosa....
Galilee
Sabato 9 Giugno 2018, 21.55.18
12
Non è così facile obscure. Anzi è proprio una situazione di difficile comprensione. Ci sono troppo protagonisti. L'unica cosa certa è che nel Medioriente c'è il petrolio. Comunque non so se avevi visto anche tu quel documentario sui gruppi metal in Iraq, Iran o altro, non ricordo. Rammento però che questa band per tenere viva la loro musica è i loro live rischiavano la pelle ogni volta... mica poco.
ObscureSolstice
Sabato 9 Giugno 2018, 20.58.07
11
Giusto quello che dici, ma loro sono in parte degli eroi per loro stessi per la scelta di suonare e affrontare una propria passione musicale, é come qualcuno di noi che va contro la mafia e lo scrive su disco, sarebbe coraggioso. Ma il resto della società lì praticamente la maggiorparte sono manipolati e agiscono non civilmente perché abituati così, e gli sta bene così. Fate una bella cosa, invece di uccidervi schiacciandovi per andare a pregare alla vostra fottuta Mecca, fate una bella guerra d'indipendenza della cultura mediterranea e cambiate le vostre sorti, il vostro futuro
Galilee
Sabato 9 Giugno 2018, 20.18.16
10
Mah..veramente i paesi e i popoli del Medioriente sono schiavi di una politica che usa la religione come strumento. Senza contare il gioco di sfruttamento delle terze parti che dura da centinaia di anni. La gente è solo vittima. Il il singolo non conta un cazzo. Se provi a cambiare ti fottono. E questi sono già degli eroi.
ObscureSolstice
Sabato 9 Giugno 2018, 19.31.48
9
Chissà cosa ne penserebbe klostri di questo report, di questi kebabbari del metal. Grande coraggio si @gamba, ma tutta quella musica è occidentale e noi si contesta ugualmente nelle nostre libertà o meno di pensiero nella nostra musica che ci e' permesso; la loro invece, quella orientale dovrebbero cambiare prima loro stessi, la loro società musulmana schiavizzata dalla loro religione assurda. Prima di tutto devono cambiare loro, sarebbe tutto più facile, questo sarebbe il vero coraggio di civiltà vera e propria, dopodiché viene la musica
gamba.
Giovedì 7 Giugno 2018, 16.58.25
8
riporto una frase dall'articolo: "Non solo: la musica locale è stata ed è dominata da quella folk e pop cantata in lingua locale ed a temi nazionalistici o religiosi, la sola ad ottenere visibilità tramite i mezzi di diffusione disponibili." se così è allora qualsiasi genere "occidentale" è bandito tanto quanto il metal, non ci sarà il rap, il pop cantato in inglese e di stampo internazionale... è un problema che va molto oltre la realtà metal. i district unknown sono un tassello di una lotta che dovrebbe coinvolgere la musica in generale e per esteso qualsiasi forma di libera espressione che promuova la crescita del paese, quindi massimo rispetto per loro e per il loro coraggio.
blackiesan74
Giovedì 7 Giugno 2018, 16.56.14
7
@Area: concordo pienamente con te. #Klostrilibero
Area
Giovedì 7 Giugno 2018, 15.43.00
6
@blackiesan74, le band Italiane infatti non hanno inventato proprio niente, almeno quelle Metal. A livello undeground gode di buona fama la scena Hardcore, che tra le altre cose (tolti i Raw Power) avevano l'unicità di cantare in Italiano. In Italia le cose "Rock" mainstream sono state il Progressive nei 70 (all'epoca chiamato Pop), che riuscimmo a fare nostro e renderlo mediterraneo e l'Alternative nei 90.
Area
Giovedì 7 Giugno 2018, 15.39.24
5
Ma state scherzando spero... se l'Italia ci fosse un vero ostracismo di quel tipo non trovereste nemmeno i dischi Rock (neanche Metal) in giro perché sarebbero stati sequestrati e poi il genere per sempre bandito con svariate accuse. La verità é che questa roba vende poco perché non é abbastanza radiofonica... Magari in altri paesi in Europa é un po più popolare oppure molto di più, ma anche in quei paesi la roba che "Fattura" é ben altra ed é la stessa che va in tutti i paesi del mondo.
Raven
Giovedì 7 Giugno 2018, 15.02.36
4
Hai ragione. Farò correggere, grazie
gamba.
Giovedì 7 Giugno 2018, 14.40.58
3
@blackiesan74 sono d'accordo, tuttavia non si può dire che attualmente il metal italiano, perlomeno il black viste le mie conoscenze, non abbia una identità propria. @Raven che io sappia si chiamano district unknowN, conosco da tempo il loro singolo "64", molto toccante. ottimo articolo, molto interessante.
blackiesan74
Giovedì 7 Giugno 2018, 13.57.21
2
Francamente, pur condividendo in massima parte l'analisi di Raven, credo che nel nostro paese a farla da padrone non sia tanto l'adesione ai precetti di "santa madre chiesa", quanto piuttosto la percezione (forse nemmeno così assurda) che il rock e il metal non sono generi "autoctoni"; quindi chi li suona deve (o doveva) per forza guardare ai capisaldi stranieri di questi generi, rendendosi derivativi per forza di cose. #klostrilibero
Steelminded
Giovedì 7 Giugno 2018, 12.59.19
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Ariecco un'altra puntata della famigerata serie... #klostrilibero 😂🤣😁
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