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PITTORI DELL`INCUBO - # 3 - Gustave Doré
11/06/2018 (833 letture)
Sono davvero pochi gli artisti diventati popolari e per alcuni versi addirittura mainstream, come Paul Gustave Louis Cristophe Doré. Le sue illustrazioni della Divina Commedia, probabilmente le più note in assoluto, sono in realtà solo una piccola parte di una produzione importante, che ha toccato vari temi. Il suo operato, però, ha inciso in maniera così profonda da aver influenzato non solo il mondo delle immagini statiche -e con questo intendo anche comprendere le copertine dei dischi che citeremo nell'articolo- ma anche quello del cinema. Fino ad arrivare a dipingere una versione "ante litteram" di un personaggio che tutti noi conosciamo benissimo.

DA LORD BYRON A CHARLIE HEBDO
Nonostante sia stato anche un pittore, uno scultore e molto altro, Gustave Doré è universalmente noto per le sue incisioni. In particolare per quelle riguardanti la Divina Commedia. Nato a Strasburgo nel giorno della Befana del 1832, ma trasferitosi presto a Bourg-en-Bresse, un piccolo comune della regione Alvernia-Rodano-Alpi dove il padre dovette spostarsi per incarichi relativi al suo lavoro di ingegnere, dimostra immediatamente inclinazione per il disegno. Ancora quindicenne lo troviamo già collaboratore de La Caricature facendosi notare a partire da quel periodo come assiduo frequentatore del Louvre. Si inserisce quindi nel giro della Parigi artistica con le sue litografie e le sue caricature, pur non riuscendo a ritagliarsi un vero spazio nel circuito dei pittori di grido. Anche a dispetto della richiesta di illustrare le opere di Lord Byron. Quello che oggi definiremmo come "il botto", avviene però nel 1854, con l'illustrazione della Storia Pittoresca, Drammatica e Umoristica della Santa Russia, che si rivela un successo tale da aprirgli le porte di una carriera che da qui in poi sarà in ascesa. A stretto giro di posta viene contattato da Paul Lacroix, una delle figure più eminenti della scena culturale francese dell'epoca ed a sua volta giornalista e scrittore poligrafo di grande peso, che gli commissiona l'illustrazione del Rabelais e soprattutto dei Racconti Ameni di Honoré de Balzac, che gli danno solida fama oltre i confini del Paese. Questo provoca il fioccare di altri lavori che gli vengono commissionati, riguardanti le edizioni di grandissimi classici. Seguono tra le altre le illustrazioni per L'Inferno; per il Don Chisciotte (per il quale si reca personalmente in Spagna); dei Racconti di Perrault; ma soprattutto per La Bibbia (un successo tale che porterà tanti editori a tagliare lo scritto -quindi il soggetto del libro- per far posto alle immagini), che tanto materiale fornirà agli artwork di vari gruppi oltre cent'anni dopo. Un periodo che si concluderà con il lavoro per le Favole di Lafontaine e quello riguardante Milton, che concluderanno questa grandissima parentesi che lo vedono legato a filo doppio al mondo dell'editoria. Un mondo che comincia a logorarlo un po', dato che a cavallo del 1870 decide di metterlo da parte per dedicarsi alla scultura ed alla pittura vera e propria. Tuttavia, come accade molto frequentemente anche nel nostro mondo quando una band decide di lasciare la strada che gli ha dato il successo di massa per esplorare altre vie, il pubblico non lo premia come si sarebbe aspettato; e nemmeno la critica. La Francia comincia a dimenticarsi del suo illustre figlio. Continua però a vivere un momento di grande popolarità al di fuori dei confini francesi, specialmente in Inghilterra, dove viene trattato quasi alla stregua di una pop star odierna. Tanto che gli viene dedicata addirittura una intera galleria -la Gustave Doré, tutt'ora esistente- dove vengono esposte le sue opere pittoriche. Muore a Parigi pochi giorni dopo aver compiuto cinquantuno anni e viene sepolto presso il Cimitero del Père-Lachaise, in cui riposano tanti personaggi passati alla storia o comunque noti al pubblico. Ad esempio quell'Honoré de Balzac che si era giovato delle sue illustrazioni. Ed è strano il fatto che l'ultimo dei "noti" sepolti sotto quella terra sia un collega: il fumettista ed illustratore Tignous, ucciso nell'attentato contro la sede di Charlie Hebdo.

L'EMPIREO DELLE ILLUSTRAZIONI
Ma passiamo a indicare in ordine sparso (solo) alcuni dei dischi che si sono giovati delle illustrazioni di Gustave Doré e cominciamo con un nome altisonante: quello degli Emperor. Le sue illustrazioni appaiono sulla copertina di Anthems to the Welkin at Dusk del 97, ma più ancora in termini di popolarità dell'immagine, su Emperor del 93, sulla cui cover spicca La Morte sul Cavallo Bianco del 1865, la stessa su cui avete cliccato per accedere a questo scritto. Passiamo poi ai Candlemass di Tales Of Creation ed alla sua copertina che propone un'immagine un po' modificata de La Creazione della Luce e, subito dopo, agli Iced Earth, che per presentare al pubblico il loro CD intitolato Burnt Offerings del 95 si rivolgono a Lucifero All'Inferno. Spostandoci in ambito Prog/Power troviamo Of Empires Forlorn, opera dei While Heaven Wept del 2003, con l'uso de L'Enigma del 1870, facente parte del mini ciclo Ricordi del 1870 dedicata alla sconfitta della Francia contro la Prussia nel 1870 ed alla perdita dell'Alsazia-Lorena. Una vicenda, questa, vissuta molto male dall'artista e che citeremo ancora in seguito. Sempre in tema di pezzi da 90 folgorati da Doré, impossibile saltare i Dimmu Borgir di For All Tid, che per la sua evocativa copertina prende un'illustrazione eseguita per il ciclo dei dodici poemi narrativi degli Idilli del Re del poeta Alfred Tennyson. Meno noti, ma ugualmente degni di essere citati i Timeghoul, i quali nel loro demo del 94 Panaramic Twilight usano un'immagine concepita per Il Corvo di Poe. Stessa idea avuta dagli Anaal Nathrakh per In the Constellation of the Black Widow. Per quanto riguarda il Death, da citare anche i Crimson Thorn di Purification, autoprodotto del 2002. In ambito metalcore sono i tedeschi Antagonist ad usare ancora la Bibbia e Milton per XMaroonX. Infiniti, poi, i gruppi specialmente Black che hanno usato Dante e Beatrice Contemplano l'Empireo, tra i quali possiamo citare a titolo di puro esempio gli Averse Sefira, i Panzerfaust; i Nihil Kaos; i Mitochondrion; i Satanic Supremacy; i Vemorrah; gli Inner Shrine e via discorrendo. Magari solo per un loro demo.

H.C. GUSTAVE
Nemmeno il mondo HC e dintorni si è sottratto al fascino indiscreto di Gustave Doré, con un alto numero di esempi che è possibile fare. Eccone solo alcuni: i Bad Religion pagano dazio al fascino di cui sopra con la backsleeve di How Could Hell Be Any Worse?, presa dal ciclo dantesco. Il Nostro è ancora l'involontario autore della copertina di The Waiting Game dei Bloodline e persino quello del flyer del The Mad Show del 1980. La Bibbia di Doré è ancora protagonista della copertina di un 7" dei Culture del 1994 e Dante di quella di un 7" dei Morning Again e di Hand of Hope del 96. Dello stesso anno uno split su vinile targato Sektor/Vitality, ancora con la Bibbia di Doré a fornire materiale per la copertina. Bellissima anche per il suo formato su cassetta la cover di Twilight Eternal, demo 97 dei Dawn of Orion, tratta dalle illustrazioni per il Paradiso Perduto di Milton. Balziamo in avanti fino al 2012 con gli All Out War, che per il loro Truth in the Age of Lies prendono in prestito una potente immagine biblica rendendola su tonalità rosso sangue, ma torniamo subito agli anni 90 con Approach to the New World dei Length of Time, stavolta spostandoci nuovamente verso gli Idilli del Re e, quindi, verso le illustrazioni per le opere di Alfred Tennyson. A fine decade -nel 1999- sono stati gli Arkangel ad impreziosire Dead Man Walking rivolgendosi alle opere prodotte per il Paradiso Perduto, mentre un'elaborazione della Bibbia fornisce materiale per il nostro articolo tramite State of Grace dei Deviate e Doré firma, per così dire, la copertina di un EP dei Drowning. Anche l'Italia ha dato il suo contributo in questo senso e, ovviamente, non poteva farlo che tirando in ballo Dante, così come hanno fatto i Sentence con il loro 7" Perfection Through Disfunction, ma da non dimenticare certo i Bloodstain, i quali per The Fall And Rise Of Certainties hanno ritenuto opportuno rifarsi al Paradiso Parduto. La Bibbia di Doré si mostra con una delle sue icone più note anche attraverso l'immagine di copertina di To Celebrate the Forlorn Seasons degli State Craft. Lo split Denied/BDF del 2004 si rivolge ancora alla Divina Commedia, così come per quello Denied/Beatdown Fury dell'anno successivo. Chiudiamo con gli Integrity e Milton in copertina di Silver in the Hands of Time del 2005.

IL GIOCOLIERE GAUDENTE
Sono davvero un bel po' i gruppi citati e molti altri potevano esserlo. Eppure, elenchi più o meno lunghi ed a rischio stucchevolezza a parte, ci sono degli aspetti dell'opera di Gustave Doré che non sempre vengono messi nella giusta luce, ma che vale la pena di sottolineare. Anche perché sconfinano in ambiti che toccano altri settori delle arti (non solo) figurative, con pesanti ricadute in quello del cinema. Addirittura storiche ed in un caso, quasi pop. Noto per le incisioni che hanno legato il suo nome a quelli di autori che vanno da Ludovico Ariosto ad Alfred Tennyson; da Gottfried August Bürger a Miguel de Cervantes; da Dante Alighieri a Samuel Taylor Coleridge tanto per citarne alcuni, ha fatto da trait-d'union culturale attraverso diversi periodi. Doré, però, si è in realtà cimentato con numerose altre forme espressive, abbracciando scultura e pittura anche su grande formato, denotando sempre enorme padronanza tecnica ed un gusto per un'estetica baroccheggiante, monumentale, malinconica e "deviante". Tutto questo, però, è persino riduttivo se visto con occhi che osservano Doré dal ventunesimo secolo. Agendo in un periodo che ha preceduto di poco l'avvento della settima arte, l'uomo di Strasburgo ha esteso la sua influenza anche e soprattutto lì, determinando l'estetica di opere che hanno poi avuto un peso nell'affermazione della civiltà dell'immagine e, quindi, della società che noi tutti conosciamo. Questo, è palese, mostra anche il perché l'artista sia tanto popolare ed apprezzato in un settore come il nostro, legato ad immagini forti, evocative e spesso border line. Ma procediamo con ordine. Per quanto riguarda l'iconografia di Doré, alcuni soggetti come gitani; chiaroveggenti e funamboli possono essere definiti come ricorrenti ed in parte come specchio dello stesso artista, il quale amava molto frequentare ambienti festaioli e situazioni ludiche sfrenate (talvolta mascherandosi lui stesso), in quanto personaggio a sua volta in un certo modo border line e da non frequentare se visto con l'occhio sociale ufficiale dell'epoca. Soprattutto, però, è l'immagine della morte a tornare con singolare frequenza nella sua opera in virtù sia di negative esperienze personali, che di una clima di tensione diffuso che si respirava nella Francia dell'epoca. Un'immagine spesso filtrata attraverso un approccio dal sapore ironico, dissacrante ed anche un po' folle. Eppure, in totale contrasto con il fatto che Doré abbia prodotto una lunga serie di immagini che, per i motivi di cui sopra, è stata ed è apprezzata da un mondo che tende mediamente a rifuggire dai precetti religiosi, ha ottenuto grande visibilità proprio in questo ambito. Producendo molte rappresentazioni potenti che hanno modernizzato l'impatto presso il pubblico di questi soggetti, trattati in una maniera che, a posteriori, potremmo definire da effetti speciali cinematografici e come tale in grado di produrre risultati addirittura sgradevoli presso il pubblico. Proprio per questo, però, capaci di veicolare i messaggi in maniera talmente immediata da farli imprimere in mente con un'efficacia che forse solo le incisioni di Rembrandt avevano ottenuto. Da inquadrare in maniera adeguata, inoltre, la produzione paesaggistica dell'artista, anche questa importante sia per la rivalutazione del periodo medievale, che per l'inserimento di un sottobosco (è proprio il caso di dirlo) di foreste e vestigia in grado di costruire un mondo romanticamente inquietante, anche questo molto cinematografico. Ed è proprio il suo rapporto postumo col cinema a risultare probabilmente più interessante per noi.

DANTE, CHEWBECCA, MOSE' E IL GATTO CON GLI STIVALI
Se qualcuno di voi si interessa di fantascienza -e qualcosa mi dice che tra i nostri lettori ve n’è più d'uno- avrà certamente quantomeno sentito parlare di Viaggio Nella Luna, film del 1902 di Georges Méliès, a sua volta figura chiave che andrebbe conosciuta da tutti che i più giovani avranno magari incontrato guardando Hugo Cabret. Un'opera, Viaggio Nella Luna, tanto breve rispetto ai nostri canoni attuali che porrebbero la pellicola nel settore "corti", quanto basilare. Sia per il cinema fantastico che per l'invenzione dei fratelli Lumiere in generale. Ebbene: tanto cinematografiche prima del cinema erano le opere di Dorè e tanto sembravano studiate proprio per essere usate in questo campo, che furono diretta ispirazione proprio per Viaggio nella Luna, con la famosa intuizione del nostro satellite reso umano, con la celeberrima faccia ed il razzo conficcato in un occhio ispirata a quanto fatto da Doré per il Barone di Münchausen. Anche La Vie et la Passion de Jésus-Christ dell'anno successivo, mostra chiaramente quali siano le sue fonti di ispirazione. Ma approfondiamo ulteriormente: abbiamo prima accennato ai peculiari paesaggi di Doré. Se guardate attentamente le foreste allestite per le riprese delle innumerevoli riproposizioni di King Kong a partire da quello del 1933, magari osservando la foto allegata che mostra sopra una scena del film e sotto un'immagine dell'Inferno, la cosa appare evidente. Così come appare altrettanto evidente come Doré si sia insinuato nel mondo Disney e, di conseguenza, nei nostri sogni ed in quelli dei nostri figli. O almeno di quelli che guardavano questi film in VHS. Provate a guardare certi fondali disneyani, come ad esempio la foresta antropomorfa e minacciosa di Biancaneve del 1937 in rapporto ancora all'Inferno, ed alcuni "bestiari" contenuti in vari cartoni animati. Stesso discorso è applicabile a Sleepy Hollow di Tim Burton del 1999. E che dire delle stanze/paesaggio della versione de La Bella e la Bestia di Cocteau del 46, dichiaratamente "tratte" dalle illustrazioni per La Belle au Bois Dormant, così come l'ispirazione fotografica dell'intero film? Doppio richiamo riguardante Oliver Twist sia nel film del 48 di Davide Lean, che in quello del 2005 di Roman Polanski, ai disegni di Doré riguardanti la Londra industriale ottocentesca, fuligginosa, povera ed opprimente già notata decenni prima da Wiliam Blake e resa nel libro Londra: Un Pellegrinaggio. Un'occupazione che gli frutterà 10.000 sterline l'anno per cinque anni con tre mesi da trascorrere annualmente sull'isola. Smaccata, poi, l'operazione di "plagio dell'immagine" del Cecil B. DeMille che nel 1956 diresse il Kolossal I Dieci Comandamenti. Film in cui, oltre a varie scene di massa riferibili al Nostro, si vede un Charlton Heston/Mosé presentare le tavole dei Comandamenti, il quale sembra quasi ricalcato a colori dalla relativa incisione della Bibbia di Gustave Doré. Innumerevoli, infine, i film di quel periodo di ispirazione fantastica e/o mitologica che si sono giovati dello stesso approccio, come ad esempio Giasone e gli Argonauti ed i vari Sinbad; e non è finita. Possiamo inserire in questo elenco l'intero film dell'88 Le avventure del Barone di Munchausen, peraltro preceduto dall'immortale film cecoslovacco del 1962 Baron Prásil di Karel Zeman, con il Rag. Fantozzi ed il Dott. Guidobaldo Riccardelli che si materializzano inevitabilmente in mente. Quasi tutta roba lontana nel tempo? E se vi invitassi ad osservare meglio Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban ed a pensare per un momento all'Ariosto ed all'Ippogrifo? (E qui, magari, i più arditi potrebbero pensare anche al Banco del Mutuo Soccorso. Sia come primo album che pensando a Il Ragno). E se vi indicassi come il Gatto con gli Stivali di Shreck 2 sembri il fratello di quello disegnato da Doré per Perrault? L'esempio più eclatante e peraltro più vicino a noi, però, è quello riguardante ancora una volta i paesaggi. Per la precisione quelli immortalati da Peter Jackson ne Il Signore degli Anelli dato che, se li raffrontate con quelli dell'incisore, potreste trovarvi una singolare affinità. Eppure, l'eredità cinematografica più evidente, ma raramente notata, riguarda invece un personaggio facente parte della saga Sci-Fi più famosa di sempre: Guerre Stellari. Tra le immagini allegate a questo articolo, ne trovate una intitolata "Il Chewbecca di Doré", che mette a confronto il simpatico compagno di volo di Han Solo con un'illustrazione per L'Orlando Furioso. Notevole, non è vero?

L'ENIGMA DELLA MUSICA
Capace di eseguire nella sua breve vita oltre 100.000 schizzi, il lavoro di Gustave Doré risulta determinante per comprendere una certa estetica del ventesimo secolo ed i cui frutti continuano a fiorire anche nel ventunesimo, capace di influenzare immediatamente le opere di artisti a lui di poco seguenti come Max Ernst. Vincitore delle Croce della Legion d'Onore per il suo lavoro sull'Inferno dantesco, egli ha vissuto un buon successo commerciale per larga parte della sua esistenza, anche se nel finale non mancarono recensioni negative sulle sue opere e se fu sempre emarginato dal circuito ufficiale dei pittori "regolari", straziato dalla perdita della madre, Doré ha costruito un mondo quasi esclusivamente in bianco e nero che trae anche da questa mancanza di colore la propria forza. Un immaginario ancora forte e moderno come quando è uscito, in quanto scaturito non dall'osservazione e dalla riproposizione della natura tal quale, ma da una commistione tra realtà e allegoria che sgorga da una elaborazione psicologica che, evidentemente, trae origine da meandri dell'ID che sono in qualche modo comuni a tutti. Anche quando a dare lo spunto per una sua opera sono eventi tragicamente reali come la guerra di Prussia, resa in maniera incredibilmente drammatica nel trittico L'Enigma, L'aquila Nera di Prussia e La Difesa di Parigi, presentato postumo col titolo Ricordi del 1870. A questo proposito, è interessante approfondire la già citata immagine de L'Enigma usata dai While Heaven Wept:

L'Enigma è, senza ombra di dubbio, la più tragica di queste tre tele. Sulla cima di una collina disseminata di cadaveri, si staglia una sfinge, creatura mitologica con corpo di leone e volto di donna. In lontananza, sopra una Parigi messa a fuoco dalle cannonate sparate dalle truppe nemiche, si alzano fumi d'incendio. Sotto un cielo cupo e tetro, una donna alata, forse l'incarnazione della Francia, sembra implorare la sfinge. Quest'ultima, appare molto compassionevole, più simile alla sfinge che nella religione egizia era posta a guardia del mondo sotterraneo che al mostro con cui a che fare Edipo nella mitologia greca.

Attraverso quest'immagine della guerra del 1870, Doré ritorna alle visioni apocalittiche contenute nelle sue illustrazioni per L'Inferno di Dante (1861). Più che la sconfitta, il desiderio dell'artista è certamente quello di rappresentare la fine di un mondo. Secondo il catalogo della vendita della bottega dell'artista, nel 1885, Doré si sarebbe ispirato per la sua composizione a due versi di Victor Hugo tratti dal poema "All'Arco di Trionfo" (Le Voci interiori, 1837):
"Oh spettacolo! Così muore ciò che i popoli fanno!
Che un tal passato per l'anima è un abisso profondo!"

Fonte: musee-orsay.fr

Ma prima di concludere, c'è un altro aspetto della personalità di Gustave Doré che deve assolutamente essere messo nella debita luce. Anche perché si lega mirabilmente al contesto in cui viene pubblicato e letto questo articolo. Anche se l'artista è giustamente noto per la sua opera di incisore, egli era anche un grande appassionato di musica, buon violinista ed amico personale di Rossini e del violoncellista e compositore Jacques Offenbach, padre dell'operetta. Quest'ultimo legato al soggetto di questo scritto sia per questioni connesse al conflitto franco-prussiano, che per una certa estetica della sua opera, in particolare ne La Chatte Metamorphosée en Femme, decisamente affine a certe antropomorfizzazioni "doreiane". Questa sua profonda passione per il mondo delle sette note, poi, non è affatto avulsa dalla sua produzione di immagini, ma anzi:

Da geniale illustratore quale era, si prefisse di raffigurare, facendo ricorso alle immagini, la letteratura universale, dalla Bibbia a Dante, passando per l'Ariosto e Cervantes. Racconti fatati, favole, poesie, romanzi, nulla sfuggiva alla sua bulimia d’immagini al punto che, poco prima della sua scomparsa, aveva in progetto l’illustrazione delle opere di Hoffmann e di Shakespeare. [...] quest’aspetto della sua opera [...] risulterà molto interessante per gli appassionati di racconti fatati, di letteratura antica e moderna. Proprio come i musicisti del XIX secolo cercarono nella letteratura l’ispirazione per un nuovo discorso musicale. Questo è anche un genere che, prodotto da una piccola forma frammentata e frammentaria, genera una grande opera: il ciclo delle melodie, simili a quelle incisioni che, pagina dopo pagina, ricreano l’universo di uno scrittore o di un poeta. Schubert, Schumann, Brahms e Mahler illustreranno un genere che il romanticismo farà sbocciare. La scelta della poeticità paesaggistica operata dai musicisti riflette la posizione occupata dalla natura nei paesaggi incisi di Doré, ricordando così che il congiungimento della musica con la pittura e la letteratura romantiche avviene inizialmente tramite il paesaggio.
Fonte: musee-orsay.fr

E questa passione di Doré, mista a quella per le immagini "sincretiche" nel modo appena evidenziato ed a cui abbiamo accennato in questo scritto, inserisce un altro tassello nella spiegazione del motivo per cui è ancora così popolare e considerato da musicisti come quelli metal, sempre sensibili ad immagini forti e dal grande impatto emotivo.

Fonte immagini cinematografiche: cinematheque.fr



Raven
Giovedì 11 Ottobre 2018, 14.31.30
11
Quando non lo so, ma arriverà
gianmarco
Giovedì 11 Ottobre 2018, 13.52.15
10
a quando un articolo su fussli
Philosopher3185
Sabato 14 Luglio 2018, 23.51.58
9
Aspettavo proprio un articolo su Dore'.Da grande appassionato di letteratura e specialmente della divina commedia e sopratutto del paradiso perduto del grande John Milton,appena ho visto i suoi disegni sulla figura di Satana me ne sono innamorato...cè qualcosa di magico e inquietante nei suoi capolavori..
TheDisturbedPriest
Lunedì 11 Giugno 2018, 22.31.10
8
Mi ricordo una vacanza in inghilterra di una ventina d'anni fa.. passando davanti alla vetrina di una libreria vidi in bella mostra un librone illustrato di 'The Rime Of The Ancient Mariner'... Comprato al volo!!!
Raven
Lunedì 11 Giugno 2018, 21.59.31
7
Allora il nostro obiettivo è colto
Beta
Lunedì 11 Giugno 2018, 21.04.12
6
Di nuovo complimenti per un altro articolo bello ed interessante. Mi sono sempre piaciute le litografie di Dorè (ho a casa una Divina Commedia con tutte le illustrazioni e mi piacciono molto anche quelle per The Raven di Poe). Mi ha fatto piacere leggere, ho scoperto tante cose interessanti (tra cui l'antenato di Chewbecca e il collegamento a Viaggio nella Luna).
freedom
Lunedì 11 Giugno 2018, 15.54.14
5
@Raven: Lo immaginavo!
Raven
Lunedì 11 Giugno 2018, 14.16.40
4
@Area: "Ma passiamo a indicare in ordine sparso (solo) alcuni dei dischi che si sono giovati delle illustrazioni di Gustave Doré". Impossibile citare tutto, ad ogni modo, se trovo il tempo, magari inserisco una postilla. @Freedom: Zdzisław Beksiński è nella lista dei tanti da trattare.
freedom
Lunedì 11 Giugno 2018, 14.11.51
3
Bellissimo! Dovreste dedicare una puntata a Zdzisław Beksiński.
Alessio
Lunedì 11 Giugno 2018, 14.10.38
2
Spettacolo di opere...Uno stile inconfondibile, copiato da molti...anche da un ragazzo italiano molto bravo che ormai si e' fatto anche un certo nome nel circuito, ma lui era il Maestro.
Area
Lunedì 11 Giugno 2018, 14.02.46
1
Bellissime le opere di Doré. Però scusate... dov'é la copertina di Caronte dei The Trip? Che ok era rimaneggiata, ma comunque un classico del Progressive Italiano...
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