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ALICE IN CHAINS - Sherwood Festival, Stadio Euganeo, Padova, 28/06/2018
02/07/2018 (641 letture)
A distanza di quattro anni dalla loro ultima comparsa in Italia e con un album di inediti di prossima uscita, gli Alice In Chains tornano nel nostro Paese e lo fanno con ben due date, la prima delle quali organizzata nel contesto dello Sherwood Festival di Padova. Inutile dire quanto il monicker impresso sulla locandina appaia già di per sè altisonante: le aspettative nei confronti della storica band di Seattle e della loro esibizione sono davvero alte, e l'idea che quello proposto potrà stagliarsi nell'esperienza di noi partecipanti come uno dei più bei concerti a cui avremo mai assistito si fa largo come un presentimento inevitabile. Tralasciando la schiera di coloro che hanno messo la parola "fine" al gruppo dalla morte di Staley in poi, restando ancorati nostalgicamente e gelosamente ad un passato che mai più si ripresenterà, i sostenitori di Cantrell e soci che continuano a supportare la band ora guidata dalla voce di DuVall sono ancora molti e la rassegna padovana ne è la prova.
Eccoci quindi pronti per una delle serate che vanno a calarsi nel tour anticipatorio del nuovo disco Rainier Fog, che segnerà il ritorno della band dopo The Devil Put Dinosaurs Here. Ciò che stupisce in positivo già dai pochi minuti successivi all'arrivo all'area del festival (che non è altro che l'ampio spazio appena fuori dallo Stadio Euganeo) è la presenza di un'organizzazione davvero impeccabile: oltre alle code e ai controlli all'ingresso gestiti senza intoppi e alla presenza di un'ampia area parcheggio gratuita (al contrario dei venti euro chiesti durante la recentissima serata dei Pearl Jam), la cura e l'attenzione per la corretta riuscita dell'evento sono riscontrabili anche nell'assetto della location, funzionale e ben pensata dalle aree ristoro a quelle dei mercatini, passando per la zona del main stage. Una comunicazione non sempre efficiente da parte degli organizzatori del festival nelle settimane prima dell'evento (basti pensare che la presenza di un gruppo spalla con relativo orario di inizio esibizione sono stati annunciati soltanto nelle ventiquattro ore antecedenti lo show) lascia qui spazio a non pochi motivi per ricredersi.

Alle ventuno, come da copione, spetta agli Shame il compito di aprire l'evento, giocando il ruolo tanto ambito quanto difficile di rompere il ghiaccio nella mezz'ora che precede l'arrivo degli headliner. Non c'è molto da dire sul gruppo grunge milanese: complice sicuramente l'onere e l'emozione non da poco di aprire ad una delle band capostipiti del genere, l'esibizione di Andrea Paglione e soci risulta essere contorno della serata e non parte integrante, ciò sottolineato da una certa plasticità nell'esecuzione dei pezzi. A mancare e a far suonare il tutto come semplice sottofondo per l'attesa del main act sono sicuramente il mordente e il carisma tanto dei brani quanto del gruppo – nulla su cui non si possa lavorare. Certo è, ad ogni modo, che con una base più solida i risultati col pubblico si sarebbero sicuramente visti, considerando il folto numero di presenti già schierati di fronte al palco molto prima delle ventidue. Il tempo in compagnia del quintetto di Milano scorre in fretta senza personalmente lasciarmi nulla in termini di incisività. Dopo un breve check delle strumentazioni e dell'impianto audio e luce (che già con gli Shame è parso essere davvero molto buono) ecco un breve attimo di silenzio, rotto senza remore dal boato dei presenti ormai impazienti di aspettare.

ALICE IN CHAINS
In men che non si dica il quartetto statunitense si dispone sul palco prendendo posto dietro le rispettive strumentazioni e davanti ad una scenografia assolutamente lontana dall'essere pacchiana e ridondante, che vede la presenza unicamente di pareti luminose alternate alla proiezione di animazioni d'accompagnamento. Se l'arpeggio iniziale di Bleed the Freak dà il via all'esibizione dei nostri, è il ritornello della stessa a incendiare ugola e animo del pubblico, il cui entusiasmo è davvero palpabile. Jerry Cantrell, William DuVall, Mike Inez e Sean Kinney appaiono in gran forma già dai primi minuti, complice anche la resa acustica di buon livello; soltanto parzialmente e ad intermittenza nel corso della setlist i suoni hanno avuto la pecca di mettere in secondo piano la voce principale facendo leva, invece, su una sezione ritmica davvero pompata, ma si tratta di sviste minime e del tutto trascurabili considerando la resa complessiva dello show. Come da programma seguendo più o meno fedelmente gli scorsi concerti del tour, gli Alice In Chains sciorinano il meglio dell'era pre-2002 dedicando la maggior parte della scaletta ai brani storici, rendendo da un lato giustizia agli anni d'oro della carriera e, dall'altro, dando adito ai soliti confronti tra i due vocalist del gruppo di Seattle. Lasciando i consueti paragoni alla schiera degli irrimediabili nostalgici di cui si parlava sopra, è sicuramente degna di menzione la prova vocale dello spettacolare DuVall tanto nei brani più recenti quanto in quelli più datati, dimostrando una buona padronanza. Altra prova canora da citare è quella del pubblico, che affianca a pieni polmoni il singer durante tutte le tracce in programma, sorprendendo visibilmente la band stessa per il grado di coinvolgimento dimostrato. L'affiatamento del gruppo è tangibile nell'accoppiata Kinney-Inez, fautrice di un'esibizione carismatica ed esplosiva durante tutti e diciannove i pezzi. A guidare eccellentemente il tutto è il biondo mastermind Jerry Cantrell, mostruoso sia alla chitarra che alla voce: a coinvolgere i presenti non è la sua attitudine proattiva nei confronti del pubblico (cosa diversa da quanto accade con gli altri tre musicisti, decisamente meno defilati quando si tratta di incitare la platea) bensì l'abilità tecnica dimostrata al microfono e con gli assoli di chitarra. L'effetto prorompente sulla folla è riscontrabile ad esempio in Again e nell'intramontabile We Die Young: è proprio qui che, contro ogni mia previsione, le prime file centrali non risparmiano momenti di pogo. Inutile dire come la setlist sia stata davvero azzeccata, con perle di inestimabile valore affiancate a brani più recenti come Check My Brain, l'intrigante Stone e il nuovissimo singolo The One You Know, mostrando con queste una resa intensa on stage che non ha nulla da invidiare ai classici. È proprio il primo estratto da Rainier Fog a mettere in luce un'attitudine ancora solida della band, classificandosi come un buon biglietto da visita per l'album a venire. Immancabili, ovviamente, le due struggenti Down in a Hole e Nutshell, entrambe sinonimo di una prova commovente e inarrivabile. Durante una serata caratterizzata da un susseguirsi instancabile di picchi vocali e strumentali di altissimo livello, un altro esempio di apice è rintracciabile nelle hit Man in the Box (che vede splendidamente stonare tutti i presenti durante gli acuti del ritornello), Would? e Rooster, semplicemente imbattibili, nonché in una perfetta Got Me Wrong. Le due ore scarse di esibizione volano in tempo zero ed è già giunto il momento per gli Alice In Chains di salutare calorosamente i presenti, con un instancabile vocalist che si intrattiene un po' più a lungo dei suoi compagni di band per firmare qualche autografo ai fan delle prime file.

Al termine di eventi di tale portata si è soliti pensare che un paio di pezzi in più non avrebbero di certo guastato, ma leggendo la scaletta non possiamo che essere soddisfatti di quanto appena vissuto. L'impressione ampliamente positiva di fine concerto, i sorrisi sui volti di tutti, la voce andata ormai perduta e l'adrenalina ancora in circolo sono il bilancio conclusivo di un concerto che ha saputo divertire e appassionare dalla prima all'ultima nota, a riprova del fatto che Cantrell e soci non hanno ancora smesso di emozionare. Speriamo che questo nuovo Rainier Fog li riporti in Italia molto presto.

SETLIST ALICE IN CHAINS
1. Bleed the Freak
2. Check My Brain
3. Again
4. Them Bones
5. Dam That River
6. Hollow
7. Last of My Kind
8. Down in a Hole
9. No Excuses
10. Stone
11. We Die Young
12. Nutshell
13. Heaven Beside You
14. It Ain't Like That
15. Man in the Box
16. The One You Know
17. Got Me Wrong
18. Would?
19. Rooster


Foto a cura del collega Giacomo Favaro "Giaxomo"



Khaine
Venerdì 6 Luglio 2018, 19.17.22
8
@Alessandro Bevivino: buuuuh! Quando mai ti ricapita? L’articolo è impeccabile (brava Anna!), la serata è stata molto bella. Non faceva neanche troppo caldo. I’ll be back!
Testamatta ride
Martedì 3 Luglio 2018, 23.08.52
7
Nutshell cantata da qualcuno che non sia Layne mi riesce difficile immaginarla
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 3 Luglio 2018, 10.44.54
6
Tutto vero, scolpitelo nella pietra please: gli Alice In Chains non hanno ancora smesso di emozionare e dal vivo sono uno dei migliori act in circolazione. Non c'è niente di più bello che andarsene da un concerto senza voce e come commentavo nella news sul singolo.... ai loro show cantano tutti ed una cosa fantastica! A meno che vicino a te non ci sia un ubriacone del triveneto con una voce atroce seconda solo al suo puzzo... no ma non credo fosse giaxomo!!!!
Giaxomo
Martedì 3 Luglio 2018, 10.30.45
5
@vecchio grunger: ...e Sunshine, e Sickman, e Godsmack, e Head Creeps o God Am. Per accontentare tutti ci vorrebbe uno show di tre orette, però il tempo a disposizione concesso, si sa, è quello..
vecchio grunger
Martedì 3 Luglio 2018, 10.15.53
4
inamissibile che non siano stati suonati pezzi come angry chair, love hate love, rain when i die, sludge factory
Giaxomo
Martedì 3 Luglio 2018, 9.46.06
3
@annie: a proposito di "stonare"...provo una certa vergogna nel riascoltarmi sotto i vari video del concerto mentre canto...però che concerto stellare!
tino
Martedì 3 Luglio 2018, 8.51.30
2
si soprattutto non in concomitanza con altri eventi a distanza di pochissimo, io ad esempio ho "dovuto" disertare per poter andare ad altro
Alessandro bevivino
Martedì 3 Luglio 2018, 8.27.19
1
E io me lo sono perso
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locandina del concerto
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