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DISSONANCE FESTIVAL 2018 – BLEED FROM WITHIN + THE CONTORTIONIST - Circolo Svolta, Rozzano (MI), 30/06-01/07/2018
06/07/2018 (632 letture)
I primi giorni d’estate si rivelano ormai sempre più significativi per gli amanti del metal moderno in tutte le sue sfaccettature: fra la fine di giugno e l’inizio di luglio, infatti, Versus Music Project organizza ormai da cinque anni il Dissonance Festival, evento dedicato per lo più alla scena metal moderna italiana e internazionale, ma con un occhio di riguardo per altri generi affini. Fra i nomi più blasonati che hanno preso parte a quest’evento negli anni passati troviamo Northlane, Here Comes The Kraken, Oceans Ate Alaska, Between The Buried and Me, Monuments, Betraying The Martyrs, Novelists. Quest’anno gli headliner saranno i Bleed From Within, veterani del groove melodic metal core scozzese, e i The Contortionist con il loro progressive metal atmosferico made in USA. Insieme a loro la bellezza di altre 18 band. La prima giornata è dedicata a sensazioni più dilatate e progressive, mentre la seconda ha un’impronta più metalcore e in-your-face.

La location per l’occasione la conosciamo già bene: il Circolo Svolta si presta sovente agli eventi della Versus e soprattutto è spesso il posto deputato a ospitare il Dissonance Festival, sicché anche stavolta Rozzano, nell’hinterland di Milano, risuonerà ancora una volta delle mirabolanti e variegate performance delle band presenti. Per questioni logistiche ho avuto la possibilità di seguire accuratamente solo le tre band di testa di entrambi i giorni, ma la riuscita dell’evento è evidente fin dalle band di apertura. Purtroppo, però, i Crystal Lake, pre-headliner del secondo giorno, hanno riscontrato problemi invalidanti durante il viaggio e non hanno potuto raggiungere il luogo dell’evento in tempo, ragion per cui Versus Music Project, insieme con il management della band, ha prontamente riorganizzato una data per il 13 Luglio, completamente gratuita per chi ha già preso parte al festival.

GIORNO 1

CYCLAMEN
Volge al termine un lungo e caldo pomeriggio che ha visto esibirsi Against The Ocean, Words as Knives, Diatonic Sun, Nebulae, Forlorn Seas, Invivo, Bemore, Ralph Salati e Damned Spring Fragrantia. La sera comincia a calare placida su Rozzano: con essa giungono sul palco i giapponesi Cyclamen, poetici almeno quanto il loro nome, cortesi come la loro cultura ci insegna, che ben si intoneranno musicalmente con le sensazioni e i colori deputati del crepuscolo. Le luci stroboscopiche bianche ghiaccio e la lampadina baluginante appesa al microfono fanno già presagire qualcosa di singolare, e così sarà: i nostri propongono un prog-rock/ambient dalle atmosfere sognanti e dilatate. Ciò che più colpisce fin dall’inizio sono le movenze ipnotiche e quasi buffe del cantante Hayato, che pare quasi dirigere un’orchestra immaginaria, perso nel suo mondo e portandoci lì con lui tramite la sua voce flautata. Le chitarre cristalline e la digressione continua contribuiscono alla resa generale del set che parte e procede calmo per poi concludersi con un’esplosione quasi blackened hardcore: semplicemente esotici.

CANVAS
Dopo un breve cambio palco è il turno dei Canvas. Il loro monicker significa “tela” e i nostri dipingeranno un quadro dai colori scuri, con il loro alternative metal tenebroso che abbraccia il melodic hardcore emotivo. Amarezza e melanconia si mescolano con la potenza, mentre la presenza scenica dei ragazzi sfiora la follia: mai fermi, i loro movimenti paiono convulsi e il loro headbanging è cosi esagerato da sembrare fuori luogo persino a un concerto metal. Una sensazione di trance viene supportata dalle luci tendenti all'arancione che profilano ombre sanguigne: le sagome dei musicisti sul palco in contrasto con il buio. La loro performance è discorsiva, emozionale e sospesa, a tratti straziante, mentre la sala del Circolo Svolta si fa gremita e alcuni fan cantano i pezzi sotto al palco. Un momento molto interiore, in cui calma e strazio si uniscono in uno sposalizio inusuale ma necessario. Toccanti e propedeutici al perfetto mood per l’arrivo degli headliner.

THE CONTORTIONIST
È arrivato infine il momento clou della prima giornata del Dissonance Festival: il ruolo d’onore spetta non a caso ai The Contortionist, band progressive americana, che si appresta a salire sul palco e ammaliarci con la propria musica. Il Circolo Svolta è gremito, le luci sono soffuse ai limiti del buio, scenografia a dir poco perfetta per l’inizio dello show. Il loro è un prog metal dilatato, sia sospeso che con i piedi per terra, e le loro sono sensazioni metropolitane ed elettroniche, con quel gusto tipicamente prog americano, le cui sfumature evocative rimangono sempre aggrappate alla modernità pur viaggiando nello spazio, nel tempo e in qualunque dimensione contemplabile. Le atmosfere dei nostri fanno sognare fin dal principio, con gli occhi di tutti fissi sul palco. Non c'è traccia di mosh o pogo durante questo set (così come durante tutta la prima giornata), perché i presenti sono come ipnotizzati e al massimo muovono la testa con totale attenzione e approvazione, pendendo dalle labbra del frontman ed esultando ai titoli dei pezzi più noti della band.

Michael Lessard è in grande forma, penalizzato solo da alcuni problemi tecnici risolti prontamente dal fonico. Le sue movenze paiono quasi quelle di un rapper, e il cantante sbatte i piedi talmente forte sul legno dello stage a tempo con la musica da superarla persino in volume. Fra una linea vocale e l’altra pare regolare egli stesso effetti e riverbero da un piccolo mixer personale posto sul palco. La precisione della performance dei The Contortionist è quasi chirurgica, forte di una melodia mai ostentata, così come delle parti di tastiera di Eric Guenther, che ricorda da vicino certi tastieristi prog anni '80. Le chitarre dai suoni echeggianti aleggiano nell’etere con la loro armonia carezzevole che si apre in dissonanza. I nostri si muovono ondeggiando ai ritmi della musica magnetica mentre la scritta cubitale “Dissonance” sul retro riflette i barlumi delle luci. I loro movimenti sono sincopati tanto quanto le parti strumentali, con esplosioni di screaming e potenza improvvisa e gli acuti striduli ma perfetti del singer Michael.

Gli applausi del pubblico vanno anch’essi a tempo con la musica, mentre l’apparente fine dello show viene ovviamente ribaltata dalla richiesta dell’encore. Qualche piccolo problema tecnico subentra quando la band risale sul palco, ma i nostri approfittano del momento per ringraziare i presenti, il management, le altre band e gli amici Destrage - con i quali sono stati in tour l’anno scorso di supporto ai Periphery – sopraggiunti per assistere allo show. L’ultimo pezzo è Language I: Intuition/Language II: Conspire, in realtà una suite di due canzoni unite, cantate a gran voce dal pubblico con forte trasporto ed emozione. Una conclusione perfetta per una prima giornata all’insegna del lato più digressivo, meditabondo e lungimirante del metal: mood perfetto per rientrare in attesa della seconda giornata del Dissonance Festival.

GIORNO 2

Se la prima giornata è stata apparentemente più calma, oggi ci apprestiamo a vivere svariate ore del versante più "-core" del metal nelle sue varie sfaccettature. Il caldo non risparmia nemmeno oggi il Circolo Svolta ma ben rende l’idea della situazione infuocata grazie all’alta qualità delle band in scaletta: Hvter, JX Harket, Dawn Won’t Come, Unsylence, Nothing Left To Regret, Not Yet Fallen, Tonight We Stand, The Modern Age Slavery e The Voynich Code.

DESPITE EXILE
L’aria è già bollente ma all’arrivo dei Despite Exile il fulmicotone sta per essere lanciato a piene mani: i nostri sono alfieri di uno swedish death/deathcore caustico, veloce e pressante, con un retrogusto di amara melodia. La modernità viene abbracciata senza mai dimenticare una certa attitudine di scuola svedese e death old school. Il monicker sul telone issato alle spalle dei musicisti è spigoloso almeno quanto la batteria tiratissima, i riff di chitarra e la voce caustica del frontman Jacopo, che durante tutto il set alterna screaming graffiante e growl pastoso. Oscurità e melodia si alternano ed intersecano in un mix efficace mentre il Circolo Svolta è ormai pieno e i moshers possono finalmente scatenarsi sotto al palco con tanto di evoluzioni acrobatiche facilmente fomentate dalla potenza dei Despite Exile. È alla fine di questa performance mozzafiato che il management comunica l’improvvisa e forzata assenza dei Crystal Lake, a causa dei problemi riscontrati durante il viaggio verso la location: lo sconforto però non ha la meglio e l'annuncio di una nuova data per il 13 luglio riaccende gli animi dei presenti che inneggiano ed applaudono gli organizzatori di Versus Music Project, mentre i Ghost Iris prendono il posto da pre-headliner e si preparano a suonare.

GHOST IRIS
"C’è del Djent in Danimarca"
È arrivato uno dei momenti più moderni del festival: la notte si avvicina e i Ghost Iris, da Copenhagen, portano sensazioni adatte ad essa. Se dovessimo dare una connotazione cromatica ai Ghost Iris, sarebbe proprio il colore opalescente, argenteo e trasparente di un sublime fantasma, perché la loro musica è di una cristallinità rara, risonante, come un ampio respiro a pieni polmoni in una landa sconfinata, che tuttavia si alterna a strutture pesanti e taglienti dal gusto digitale. Rabbia e sentimento si intrecciano grazie ai riff squadrati e guizzanti che evolvono in assoli e arpeggi, supportati dai fill jazz della batteria geometrica e da un’intensità melodica fuori dal comune. La punta di diamante di questa band già brillante è però il frontman Jesper, di una versatilità straordinaria, con il growl/screaming che si alterna a una voce pulita emozionante con acuti magistrali.

Echi interiori accompagnano tutto il set della band, che sulle parti più aggressive ispira comunque mosh sfrenato e circle pit chiamati a gran voce dal frontman, tant’è che a un certo punto egli stesso comincia a distribuire Monster e altre bevande energetiche come premio ai mosher più volenterosi. Il Circolo Svolta in toto è entusiasta di questo set che passa, dinamico e fresco, fin troppo in fretta, e che pur avendo un mood totalmente differente prepara a puntino per gli headliner di questa giornata. Top Notch!

BLEED FROM WITHIN
È arrivato il momento del piatto forte della serata, e quando dico forte intendo proprio uno schiaffo in faccia. I Bleed From Within dalla scozia sono pronti a prendere a percosse i presenti con il loro groove melodic metalcore. Le luci calano per l’ultima volta nel Circolo e i nostri esplodono con Clarity, la traccia di apertura del nuovo lavoro Era, dimostrando fin dall’inizio una resa live pari e anzi superiore al disco. È la loro l’attitudine thrashy e in-your-face che fa la differenza, alternata a una melodia squisita di scuola gotemburghese che vede il suo apice nelle chitarre di Craig “Goonzie” Gowans e Steven Jones (quest’ultimo penalizzato solo per poco da qualche piccolo problema tecnico).

Il batterista Ali Richardson non perde un colpo dietro le pelli nemmeno sulle parti più tirate così come il singer Scott Kennedy non perde fiato col suo growl grave e corposo e le sue pose plastiche e teatrali. A dargli una mano coi controcanti è il chitarrista Steven mentre le linee di basso di Davie Provan aiutano a riempire il già massiccio muro di suono. Ovazione su Crown of Misery, ultimo singolo del nuovo album, furiosa ma smagliante sul ritornello melodico tutto da cantare, mentre la sempre recente Afterlife ricorda i classici della band per gusto thrash.

I nostri si scatenano on stage almeno quanto i fan sfegatati sotto al palco che smaniano e cantano i pezzi in una maniera di rado vista dalla sottoscritta, mentre il frontman cede il microfono nei punti salienti delle canzoni provocando l’entusiasmo generale nonché tentativi di furto da una mano all’altra. Insomma, mentre la resa tecnica è ottimale, la presenza scenica lo è altrettanto, anche se su tutti troneggiano i capelli del chitarrista Goonzie, che fra un riff e l’altro si cimenta in mirabolanti headbanging oltre che in smorfie e linguacce verso il pubblico. Nel frattempo i mosher si scatenano per l’ennesima volta con tanto di ampi circle pit; anche degli esilaranti crowd surfing mal riusciti danno comunque quel quid in più alla simpatica bolgia, che vede il suo culmine sui pezzi storici della band come Colony, con i suoi cori inneggianti cantati a gran voce dal pubblico coi pugni al cielo, e l'accoppiata Last Of Our Kind e It Lives in Me con i loro squisiti tapping melodici di chitarra e il groove accattivante.

Scott ringrazia presenti e organizzatori e spiega come il gruppo sia arrivato in aereo appositamente per l’evento, non potendo quindi portare tutto il proprio equipaggiamento (cosa che in ogni caso non pare aver compromesso la loro eccellente performance). In chiusura, il primo singolo estratto da Era, Alive, che trascina ancora una volta un gremito Circolo Svolta, sebbene i fan urlanti si distraggano proprio sul punto clou della canzone non cantando il verso giusto e beccandosi il pollice verso del frontman, ma recuperando in ogni caso sul finale. Applausi e ancora grida, e i nostri si ritirano dopo un’ottima prova che giustifica appieno la loro posizione di headliner, con una scaletta ricca e variegata fra pezzi nuovi e classici e un impatto profondo (anche se una Servant of Divinity o una Strive come encore avrebbero potuto concedercela).

BLEED FROM WITHIN
1. Clarity
2. Crown of Misery
3. Uprising
4. Afterlife
5. Cast Down
6. III/Colony
7.Oblivion pt. I
8. Last Of Our Kind
9. Alone in The Sun
10. Bed of Snakes
11.It Lives in Me
12. Ruina
13. Alive


In conclusione, il perfetto coronamento dell’ennesimo Dissonance Festival ben riuscito, che lascia gli avventori sorridenti e soddisfatti mentre si dirigono al bancone per un drink, agli stand per acquistare del merchandising e salutare le band con foto e autografi, o all’ormai noto biliardino per una partita e infine all’esterno, appagati almeno quanto la sottoscritta nella tiepida notte estiva a Rozzano. Noi il pollice lo giriamo bene bene in alto!



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06/07/2018
Live Report
DISSONANCE FESTIVAL 2018 – BLEED FROM WITHIN + THE CONTORTIONIST
Circolo Svolta, Rozzano (MI), 30/06-01/07/2018
 
 
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