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BRITISH SUMMER TIME - ERIC CLAPTON + SANTANA + MORE - Hyde Park, Londra, 08/07/2018
12/07/2018 (896 letture)
Eric Clapton è di certo un nome che non ha bisogno di premesse. Membro di gruppi come Yardbirds, Derek and the Dominos, Cream e autore di una lunga carriera solista che ha scritto le pagine della sei corde il musicista vanta di una discografia immensa. Senza mezzi termini Slowhand (soprannome dato a Clapton da Giorgio Gomelsky, manager degli Yardbirds nel 1964) è senz'altro uno dei chitarristi più influenti di sempre e ad oggi i suoi concerti sono diventato un evento più che raro, vista l'età e qualche nota complicazione di salute. Considerata l'intensa storia d'amore che ho con Londra e il blues non potevo perdere l'evento e l'annuncio degli ospiti non ha fatto che convincermi ulteriormente ad andare.
Tornare fra i ritmi velocissimi della capitale del Regno Unito è sempre esaltante, soprattutto considerato il livello di organizzazione e gestione della città. Il concerto di Clapton è solo una delle date del BST (British Summer Time), festival organizzato ad Hyde Park dove hanno preso parte altri nomi internazionali come Roger Waters, i The Cure, Bruno Mars, Paul Simon, James Taylor e molti altri. In concomitanza con questo evento che ha fatto il sold out -ergo 65.000 paganti al giorno- in tutte le serate tranne quella di Paul Simon, vi è stato anche il Pride in London, iconica parata per i diritti LGBT che ha raccolto circa un milione di persone tra Trafalgar Square e Reagent Street. L'impeccabile organizzazione londinese si è propagata così nelle strade del centro come nell'evento di Hyde Park e mi sento a cuor leggero di dire che probabilmente questo sia stato il concerto con la miglior organizzazione alla quale sia mai stato.
Sono le ore tredici quando ci avviamo a passare i controlli di sicurezza di una delle tante entrate all'area dell'evento. File scorrevoli e personale molto cortese fa il possibile per aiutare il pubblico dalle diverse fasce d'età (in media abbastanza alta). Appena entrati ci vengono regalate delle Coca-Cola a diversi gusti, fresche e apprezzatissime visti i trenta gradi che forse mai avevo sentito in sei volte che ero stato a Londra. L'area del concerto è un autentico paese dei balocchi: cibi di tutti i tipi, dai classici fish and chips, passando per proposte vegane, bar, ristoranti etnici e addirittura una gigantesca birreria Moretti a più piani. Non mancano giostre, attrazioni e altri palchi dove si esibiscono altri artisti e dove imperversano dei dj set decisamente piacevoli che spaziano dal blues al latin rock ricalcando la proposta della giornata. L'attenzione verso i dettagli è devastante e l'organizzazione ha pensato anche alle povere vittime che vanno a prendere le birre per tutti lasciando gli amici a tenere il posto sotto palco, fornendo gratuitamente in tutti i vari pub/bar dei cartoni dove si potevano incastrare fino a sei pinte di birra per portarle contemporaneamente senza problemi. Per rimanere in tema di cose gratuite, tutta l'area era cosparsa di numerosi abbeveratoi -indicati e segnalati ovunque- dove chiunque poteva usufruire di acqua fresca e potabile. Acqua fresca e potabile per tutti, gratis, tutto il giorno. Senza fare nomi, questo può essere uno spunto di umanità ed educazione per nove decimi dei festival italiani. Sempre parlando della gestione si sfiora la fantascienza (almeno per il nostro stato) quando mi rendo conto che è presente uno stand che distribuisce apparecchi acustici per persone con problemi uditivi e su i megaschermi laterali del palco, in dei riquadri in basso, vi sono dei video con degli interpreti che mimano le parole dei cantanti che si esibiscono sul palco. Incredibile vedere come chiunque a questo concerto ha avuto la stessa possibilità di divertirsi e godere dello spettacolo. È meglio chiudere con le lodi ed iniziare con la musica, sennò questo report potrebbe diventare avvilente facendo il confronto con i festival nostrani. Il mio unico augurio è che, nella nostra totale ignoranza generale (lungi da me fare di tutta l'erba un fascio, ma siamo lontani anni luce da questi livelli), almeno si possa iniziare a copiare se non si è capaci di tirare fuori qualcosa del genere con farina del proprio sacco.

LUKAS NELSON & PROMISE OF THE REAL
Sono le ore quattordici e dieci quando sul meraviglioso Great Oak Stage sale Lukas Nelson, figlio del noto Willie Nelson. Il teatro del giovane cantautore è circondato da due enormi querce e da due megaschermi che ci permettono di poter godere anche dei migliori dettagli nonostante il sole a picco sul parco. L'apertura affidata a Entirely Different Stars, tratta dalle avventure spaziali di Rick and Morty ci porta subito fra atmosfere heavy blues sospese e dalle venature stoner, più per mood che per sonorità ovviamente. Un esibizione gonfia di bassi e abbastanza heavy per Lukas Nelson, che sa tenere il palco alla perfezione, sia dal punto di vista canoro sia da quello solista. Passiamo progressivamente da lidi più rock ad altri più country come nel caso di (Forget About) Georgia, canzone che va ironicamente in contrapposizione con la nota Georgia On My Mind. Un sapore quasi reggae pervade la simpatica Find Yourself che non fa altro che metterci di buon umore e la breve esibizione del ragazzo giunge al termine in un mare di applausi con Build a Garden e Set Me Down on a Cloud. Nonostante Lukas Nelson & POTR fossero gli artisti che avessi meno approfondito, la loro esibizione mi ha colpito moltissimo.

SETLIST LUKAS NELSON & PROMISE OF THE REAL
1. Entirely Different Stars
2. Die Alone
3. Something Real
4. (Forget About) Georgia
5. Find Yourself
6. Build a Garden
7. Set me Down on a Garden


GARY CLARK JR.
Breve cambio palco per uno dei bluesman che negli ultimi anni ha saputo conquistare il pubblico più di altri. Gary Clark Jr. era una delle esibizioni che aspettavo più di tutte, grazie al suo heavy blues rock dalle sviluppate frequenze basse. Fin dalle prime note di Catfish Blues, cover di Robert Petway, lo stile del chitarrista di Austin è chiaro e lampante: ritmi lenti e poche note, ma suonate con grande sentimento. La bellissima SG della Gibson continua a fare da padrona nonostante delle frequenze basse eccessivamente pesanti nell'acustica dello show, che vengono poi fatte notare dal pubblico sotto palco. Il rock and roll di Travis Country fa ballare il pubblico, mentre Next Door Neighbor Blues porta qualche influenza country, sempre integrata nello stile tipico dell'artista texano. Gary Clark Jr. tiene il palco in maniera decisamente carismatica e non manca il coinvolgimento con il pubblico, mentre i suoi migliori pezzi siglano la chiusura dell'esibizione: dalla veloce Don't Owe You a Thang alla famosissima Bright Lights, introdotta da un bellissimo e malinconico giro che si apre poi nel noto riff in midtempo che l'ha resa nota. Peccato per l'assenza della cover di Come Together, che sarebbe stata luna bella ciliegina sulla torta e per un palco un po' scarno. Ad ogni modo la fortuna di vedere un chitarrista come Gary Clark Jr. che è unico nel suo genere, come ospite ad un concerto di Clapton, è stata a dir poco enorme.

SETLIST GARY CLARK JR.
1. Catfish Blues
2. Ain't Messy 'Round
3. Travis County
4. Next Door Neighbor Blues
5. When My Trains Pull In
6. Low Down Rolling
7. Don't Owe You a Thang
8. Our Love
9. Bright Lights


STEVE WINWOOD
Dopo il sound più heavy e moderno dei primi ospiti, torniamo decisamente indietro nel passato grazie alle tante copertine -rappresentate sullo stage- dei vari dischi di Steve Winwood: dai Blind Faith ai Traffic, passando per i suoi lavori solisti e varie collaborazioni. Le grafiche colorate e i ritmi a cavallo tra il funky e il latin rock di I'm a Man aprono l'esibizione di un settantenne Steve Winwood che mostra una voce in forma ancora smagliante. La sua grande abilità musicale si alterna tra tastiere e chitarra, dove veniamo deliziati da numerosi assoli. La cosa che colpisce di più è inevitabilmente la varietà della proposta, dove risaltano incursioni progressive rock dei Traffic con brani come Pearly Queen ed Empty Pages, arricchiti di percussioni, flauti e sassofoni. Rimanendo in tema di fiati, la performance al sassofono durante Them Changes, brano dei Band of Gypsys, è stato uno dei punti più alti dell'intero concerto. Ma le sorprese non finiscono e sul finale del concerto siamo deliziati da pezzi da novanta. Tornano i Traffic con Dear Mr. Fantasy, nella quale avrei voluto tanto vedere Eric Clapton salire sul palco con Steve Winwood, vista anche l'uscita di Live From Madison Square Garden del 2009. Grandi esplosioni sul finale con Gimme Some Lovin', pezzo scritto da Steve Winwood, Muff Winwood e Spencer Davis nel 1966 ai tempi del The Spencer Davis Group e riportato poi in auge con l'uscita del film The Blues Brothers. Il brano, ricco di una forte dose di overdrive sull'organo Hammond risulta estremamente riuscito e con un gran tiro, facendo cantare tutti gli astanti. Un finale veramente di alto livello che ha siglato la chiusura di una performance che ha portato sul Great Oak Stage tanti generi e tanti periodi musicali diversi.

SETLIST STEVE WINWOOD
1. I'm a Man
2. Pearly Queen
3. Them Changes
4. Can't Find My Way Home
5. Had to Cry Today
6. The Low Spark of High Heeled Boys
7. Empty Pages
8. Light Up or Leave Me Alone
9. High Love
10. Dear Mr. Fantasy
11. Gimme Some Lovin'


SANTANA
Poco dopo le ore diciotto e trenta sale sul palco un altro grande maestro della sei corde, uno di quelli che ha preso la chitarra ed è stato in grado di reinventare completamente lo strumento. Dai periodi latin rock di fine anni sessanta a quelli commerciali degli anni ottanta e novanta, passando per quelli più spirituali con Caravanserai e affini, il buon Carlos Santana ha sempre prodotto musica senz'altro di qualità. Che poi possa piacere o meno è un altro discorso, ma senz'altro una parte di storia e rivoluzione musicale è stata scritta dal chitarrista messicano. Ad oggi, grazie al Divination Tour 2018, la sua musica continua a girare per i palchi di tutto il mondo grazie anche al supporto di una line up molto ricca e vasta. Tanti sono gli strumenti che vengono portati sul palco: due voci, due percussionisti, la batterista Cindy Blackman (dal 2010 ufficialmente moglie di Carlos), il chitarrista Tommy Anthony, il bassista Benny Rietveld e il tastierista David K. Mathews. Otto persone che sono state in grado di portare sul palco un'energia incontrollabile, partendo dai primissimi lavori prettamente orientati al latin rock. Si parte quindi con la storica Soul Sacrifice mentre sullo sfondo appaiono immagini di Woodstock e con Jingo, che tra grandi fraseggi di chitarra e percussioni tribali infonde in tutto Hyde Park un atmosfera unica. Continuiamo con i pezzi da novanta attraverso le bellissima Evil Ways, passando per una breve cover di A Love Supreme di John Coltrane che sfocia in una pazzesca versione di Black Magic Woman. La prima parte dell'esibizione di Santana lascia di stucco, per poi dare maggiore spazio anche al resto della band: dai fiati di Oye Como Va ai brani più commerciali come Maria Maria e Foo Foo dove i due cantanti Andy Vargas e Ray Greene hanno dato il meglio di loro. A tal proposito è doveroso spendere due parole sulle voci che da anni accompagnano il chitarrista messicano, poiché entrambi al di là della performance eccelsa sono stati in grado di trasmettere alla perfezione il coinvolgimento tipico della proposta musicale. Sul finale, si va oltre la musica e vengono trasmessi anche grazie all'ausilio dei megaschermi messaggi dichiaratamente contro il razzismo e favore di uguaglianza, pace e amore. Love, Peace and Happiness ha un gran tiro grazie ai bellissimi fraseggi di chitarra, lasciando poi il posto all' encore The Highest Good, dove i cantanti si danno battaglia in un duetto e le immagini di Gandhi e Maria Teresa di Calcutta trasformano la festa latin rock in un momento di catarsi. L'esibizione stellare del chitarrista e dei suoi colleghi, in grado di far muovere anche i sassi, finisce in un oceano di applausi, tra i quali quelli del sottoscritto.

SETLIST SANTANA
1. Soul Sacrifice
2. Jingo
3. Evil Ways
4. A Love Supreme
5. Black Magic Woman
6. Oye Como Va
7. Total Destruction to Your Mind
8. Maria Maria
9. Foo Foo
10. Are You Ready
11. Smooth
12. Love, Peace and Happiness
13. The Highest Good


ERIC CLAPTON
Il momento più alto è giunto e la fatica dopo sei ore sotto palco inizia a farsi sentire. Tuttavia basta il “It's coming home” di Clapton e le prime e poche note di Somebody's Knocking per creare il tripudio assoluto. Nonostante l'aspetto tradisca chiaramente il passaggio del tempo, lo stesso non si può dire della sua voce e del suo tocco sulla sua bellissima Fender Stratocaster. Anche per questa esibizione la partenza è assolutamente da urlo: passiamo dalla strepitosa Key to the Highway (una delle preferite del sottoscritto) a Got to Get Better in a Little While, dove tutti cantano in maniera molto coinvolta, attraverso un grandissimo classico vintage come Hoochie Coochie Man. Dopo fiumi di assoli e skill musicali senza confini è arrivato per tutta la band sul palco di sedersi. Le corde da sei diventano dodici e Clapton ci delizia con un bellissimo set acustico che inizia con Driftin' Blues, dove le dita della mano destra del chitarrista si muovono libere da plettro con eleganza e gran classe, arrivando a picchi musicali altissimi. Notevole la versione acustica, più intima e pacata, di Layla e a dir poco toccante Tears in Heaven dedicata al figlio che ha perso alla tenera età di quattro anni. Dopo un momento decisamente più delicato, torna il set elettrico e sale sul palco un ulteriore ospite: Marcy Levy ci delizia con una piacevolissima performance su Lay Down Sally e The Core, dove la cantante esegue anche un piacevole assolo di armonica a bocca. Torniamo nel 1977 con Slowhand, album che ha ufficializzato il soprannome del chitarrista del quale parlavamo a inizio articolo. Wonderful Tonight è una delle canzoni più belle e romantiche che si possa dedicare ad una donna e la performance è stata eccezionale. Continua il momento dei grandi classici con Crossroads, dove la carica torna a farsi sentire e Clapton non mostra neanche un briciolo di cedimento. Ci avviciniamo al finale con Little Queen of Spades, blues dal sapore vintage lento e pulitissimo, dove tastiere e chitarre dialogano fino all'ultimo in una serie di assoli brillanti. Una breve introduzione di Nathan East al basso apre Cocaine, mentre il crepuscolo cala su Hyde Park e le bellissime querce giganti vengono illuminate ciclicamente di colori diversi offrendo una visuale mozzafiato dell'area verde. Qui si intraprende una strada delirante con Chris Stainton al piano e Doyle Bramhall alla chitarra elettrica che sfoderano degli assoli miracolosi. La quintessenza del blues passa per queste note, siglando l'apparente fine del concerto. Tuttavia mancano ancora un po' alle dieci -ora dichiarata di fine concerto- e la band si riunisce un ultima volta sul Great Oak Stage in compagnia di un nuovo ospite. Santana sale nuovamente sul palco insieme a Clapton, duettando su una incredibile cover di High Time We Went di Joe Cocker. Paul Carrack, che fino a questo momento si era limitato all'organo Hammond, prende in mano il microfono svincolando dagli oneri vocali Slowhand, che a sua volta duetta in un ultima fiammeggiante sfida musicale con Santana. Vedere il chitarrista messicano suonare blues, con una rovinatissima e vecchia Fender Stratocaster ha fatto il suo effetto, senza considerare l'assolo tiratissimo ed energico sfoderato. Le luci si accendono e la magia si spegne lentamente, mentre un oceano di gente inizia a uscire da Hyde Park. Un'altra pagina della storia della musica viene scritta.

SETLIST ERIC CLAPTON
1. Somebody's Knocking
2. Key to the Highway
3. Hoochie Coochie Man
4. Got to Get Better in a Little While
5. Driftin' Blues
6. Nobody Knows You When I'm Down and Out
7. Layla
8. Tears in Heaven
9. Lay Down Sally
10. The Core
11. Wonderful Tonight
12. Crossroads
13. Little Queen of Spades
14. Cocaine
15. High Time We Went



vascomistaisulcazzo
Martedì 17 Luglio 2018, 20.47.37
12
io la capatina per Zucchero l'ho fatta ma devo ammettere che essendo nel secondo Pit me lo potevo permettere, 30 minuti eccelsi dell'italiano che non avevo mai visto prima, con una sezione ritmica completamente black. Entusiasmo contagioso ma d'altronde sia al festival che in giro per la città vi erano più italiani che inglesi. Rispetto alle annate precedenti (penso al carissimo Tom Petty lo scorso anno) audio migliorato di un bel pò. Hyde Park per atmosfera è il mio luogo da concerti all'aperto preferito senza alcun dubbio. Che emozione vedere Clapton in una delle sue ultime esibizioni, la parte centrale acustica mi ha messo in ginocchio, sfoggerò oroglioso la t shirt del concerto in giro per la penisola con una superbia rara.
Pikke
Domenica 15 Luglio 2018, 10.40.19
11
@Michele: la mia era una battuta, sono stato il giorno prima x i Cure, immagino che il palco era quello in fondo assolato, avrei fatto anch'io la stessa cosa! Un abbraccio!
ObscureSolstice
Sabato 14 Luglio 2018, 21.40.12
10
Bellissimo deve essere stato...queste location sono le mie preferite, gli eventi piu' invitanti. Poi, Clapton + Santana....che rosicata
Michele "Axoras"
Venerdì 13 Luglio 2018, 11.33.37
9
@Vitadathrasher: età media tra i 50 e i 60, forse più verso i secondi che i primi
Michele "Axoras"
Venerdì 13 Luglio 2018, 11.31.59
8
@Pikke: Ciao Pikke. Il concerto di Zucchero si è svolto in un palco secondario abbastanza distante dal main stage e soprattutto ha avuto luogo dalle 18.00 alle 18.30 tra il set di Steve Winwood e quello di Santana. Andare a vedere Zucchero avrebbe significato perdere un'ottima posizione guadagnata nelle ore precedenti per Santana e Clapton, cosa che non aveva alcun senso. Un vero peccato visto che di solito le performance di Zucchero all'estero sono notevoli.
Muki97
Venerdì 13 Luglio 2018, 10.08.43
7
@Rob Fleming, slowhand deriva dal fatto che quando si esibiva con gli yardbirds spesso gli si rompessero le corde della chitarra, e mentre le cambiava il pubblico batteva lentamente le mani per accompagnarlo. Comunque concordo su Doyle bramhall II, chitarrista molto bravo (e poi c'è la questione affettiva, visto che anche io sono mancino ma suono con le corde impostate da destro)
Rob Fleming
Venerdì 13 Luglio 2018, 9.11.34
6
Per quanto mi concerne Clapton è veramente God quando suona il blues. Ed il mio preferito in assoluto con Blackmore. Slowhand (ammetto di non aver mai capito da cosa derivi il soprannome) ancora alla sua età ha un gusto, un tocco e una pulizia che si sogna il 90% dei chitarristi. Bellissimo report. Lo vidi una decina di anni fa e al suo fianco c'era già Doyle Bramhall II. Aprì lui con il suo gruppo e poi restò sul palco. Chitarrista eccelso con una caratteristica che hanno in pochi: è mancino, ma suona la chitarra con le corde impostate da destro. Per capirci, il mi cantino è la prima corda dall'alto
Lady Charlotte
Venerdì 13 Luglio 2018, 8.34.12
5
Grande, immenso Clapton, uno dei miei idoli da più di 35 anni. Una leggenda vivente. WOW!!!!
Vitadathrasher
Giovedì 12 Luglio 2018, 17.50.30
4
Età media del pubblico? mi pare sui 50 anni a vedere le foto.
angus71
Giovedì 12 Luglio 2018, 16.42.16
3
apperò.! line up di ragazzini che non sanno suonare. a saperlo mi sarei fiondato. Clapton non lo vedo dai tempi di Journeyman. sarei felice come un bambino a rivederlo.
Pikke
Giovedì 12 Luglio 2018, 16.15.21
2
Oh ...ma... Zucchero? Pausa birra?
Muki97
Giovedì 12 Luglio 2018, 8.59.15
1
Bellissimo report complimenti. Vedere Clapton dal vivo è uno di quei sogni che probabilmente non si avvererà mai per me, ma a leggere queste righe è stato davvero emozionante. Una curiosità, mi è giunta voce che Clapton sarà ospite del nuovo album degli hawhwind, ma non ho trovato conferme ufficiali, qualcuno ne sa qualcosa?
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Steve Winwood
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Santana
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Eric Clapton - Cocaine
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Eric Clapton - Layla Acoustic
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Eric Clapton - Little Queen of Spades
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Eric Clapton - The Core with Marcy Levy
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Eric Clapton e Carlos Santana
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12/07/2018
Live Report
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Hyde Park, Londra, 08/07/2018
 
 
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