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FOTOGRAFIE SEGNANTI - # 2 - Ramones: Tutti contro il muro
18/07/2018 (802 letture)
Viviamo nella civiltà delle immagini; e non da ora. Eppure, soltanto negli ultimi anni e dopo la diffusione capillare della rete che l'ha fatta diventare compagna giornaliera dell'esistenza di tutti noi, queste sono diventate davvero totalizzanti. In particolare con i vari social. C'è stato un tempo, però, quello precedente all'informatizzazione della società, in cui le immagini avevano paradossalmente una forza molto maggiore di quella di adesso. Ed è proprio questo, unitamente alla qualità di alcuni di quegli scatti, che le ha rese così importanti ed efficaci.

QUELLA PREMUROSA ZIA
Riprenderemo il discorso durante l'articolo, ma adesso prendiamo contatto con lo scatto oggetto di questa puntata: quello sulla copertina del disco d'esordio dei Ramones. Un'immagine che influenzerà la scena musicale, l'estetica e addirittura il modo di vivere di tanti degli anni a venire. Fino ad arrivare all'auto plagio ideale per la cover di Rocket To Russia. Per valutare in maniera corretta l'impatto dell'opera di Roberta Bayley, fotografa della quale, come da format della serie, parleremo in un apposito paragrafo, bisogna appunto tornare ad un'epoca in cui eravamo già civiltà delle immagini, ma in forma che oggi possiamo definire tranquillamente arcaica rispetto all'attuale, ed ammesso che ci sia stato un periodo storico in cui non lo siamo stati. Niente World Wide Web, niente Instagram, niente cellulari che permettono di scattare un numero illimitato di foto e di condividerle in tempo reale a tutti e senza alcun costo. Ed è anche questo uno dei punti più importanti da tenere presente per capire quanto e come una determinata foto abbia avuto un certo impatto su una o più generazioni. Ottenere un'immagine, prima, aveva un costo pre e post scatto sia in termini di tempo da investire, che economico. Dovevi comprare una macchina fotografica, un rullino, scattare il numero previsto di foto -dodici, ventiquattro o trentasei- senza danneggiare il rullino stesso facendogli prendere luce (e quante volte quella vecchia zia che girava per casa ci ha rovinato le foto delle indimenticabili vacanze estive per vedere se dentro la nostra Kodak Instamatic avevamo sistemato davvero il rullino) e poi portare tutto dal fotografo, aspettare che lui sviluppasse la pellicola stessa e pagare per tutte e trentasei nonostante il fatto che quelle non sovra o sottoesposte fossero al massimo tre o quattro. Senza contare quelle in cui, dopo che il classico amico molto spiritoso ci aveva sottratto l'apparecchio di soppiatto per fotografarsi il pene e metterci poi in imbarazzo col fotografo; un classicone dell'era della pellicola. L'immagine aveva dunque un valore venale e morale intrinseco -un discorso simile a quello dei vinili, volendo- e generava rispetto e stupore proprio per il suo essere il risultato finale di un processo che per essere efficace, doveva essere svolto da gente che sapeva il fatto suo, visto che per i motivi di cui sopra, non esistevano nemmeno tutorial più o meno validi che trasformassero in 15 minuti chiunque in Robert Capa. Quelle davvero, importanti, quindi, erano quasi sempre roba da professionisti con un preciso background tecnico ed artistico.

SLIDING PUNX
Quando ci si imbatteva in una foto che ti colpiva subito al cuore, quindi, lo capivi immediatamente che doveva essere tua e che stava comunicando un messaggio importante che solo tu, forse, potevi capire. E quando quell'immagine era anche la copertina di un disco, diventava doppiamente importante e sempre per gli stessi motivi di cui sopra. Nel caso di quella che presentava Ramones, dobbiamo pensare ad una situazione in cui la rivoluzione punk non era ancora conclamata in Gran Bretagna (il 77 inglese era di là da venire) e per gli appassionati a qualsiasi titolo di "alternativo", come sarebbe accaduto ancora per molti anni e fino all'avvento della rete, la musica era centellinata, quasi razionata da una disponibilità legata in massima parte all'acquisto fisico del vinile. E quell'acquisto, quell'esperienza mistica della quale abbiamo parlato prendendone in esame vari aspetti in altrettanti articoli -ad esempio qui- era molto spesso consigliato non da un'anteprima su Youtube o su Spotify, non dai video diffusi prima dell'uscita, non dallo streaming magari completo di un'opera messo a disposizione dalle stesse band e spesso nemmeno da una recensione, ma da un'immagine. Una foto che vedevi su una rivista o, ben più spesso, direttamente sulla copertina di un disco del quale non avevi ascoltato una sola nota e di una band che non avevi mai sentito nominare, ma che ti chiamava, che ti sussurrava, che ti diceva che sì, quella era la "tua band" e quello sarebbe stato il "tuo disco". Quell'effigie assumeva quindi un valore che oggi è drasticamente abbattuto dalla sovrabbondanza di immagini e musica disponibili in qualsiasi momento. E non si può spiegare come e perché, ma aveva quasi sempre ragione. Quella foto firmata Roberta Bayley, assolutamente perfetta per comunicare nello spazio di una semplice occhiata cosa era il punk, dove sarebbe andato, persino quanto sarebbe durato bruciando velocemente e colpendo al cuore un paio di generazioni di giovani di tutto il mondo, racconta una storia. Anzi, tante storie: quella della fotografa, dello scatto e di come scelte poco più che casuali possano essere considerate come autentiche "sliding doors".

ROBERTA ED I SUOI AMICI
Roberta Bayley nasce a Pasadena, ma cresce in quella Bay Area che solo pochi anni dopo lo scatto che ci riguarda, darà i natali a tante delle thrash band che ci hanno svezzato le quali, a loro volta, devono qualcosa al punk. Lascia l'università nel 1971 e deve trovare un lavoro per mantenersi, fatto che si rivelerà decisivo per la sua vita. L'occupazione che riesce a rimediare dopo un po' è quella di addetta all'entrata di un locale nel Lower East Side che dopo aver cominciato con Country e Blues, lascia adesso spazio a strani gruppi: il CBGB's. Quelli che poi diventeranno i più in vista della scena passano tutti da lì e Roberta comincia ad intrattenere rapporti d'amicizia stabili con molti di loro, Ramones compresi. Inizia pure a scattare delle foto dei concerti e dei ritratti dei gruppi nel locale od in altri contesti e senza quasi che se ne renda conto, diventa un punto di riferimento in questo senso e, sempre col tempo, la fotografa che ha veicolato al mondo l'immagine del punk facendone cronaca per immagini. Ritrae tra gli altri, oltre ai Ramones, anche Iggy Pop, Blondie, Richard Hell, Elvis Costello, Sex Pistols, Johnny Thunders and The Heartbreakers, Nick Lowe, The Damned, The Clash, The Dead Boys, The New York Dolls tanto per citarne alcuni. Collabora con la storica rivista Punk Magazine (l'abbiamo già citata in occasione di un articolo della serie Donne Rocciose proprio su Blondie) e negli anni diventa un'icona lei stessa, partecipando a monografie, contribuendo alla stesura di libri ed esponendo in ogni angolo del globo. Ad esempio a New York, Los Angeles, Sydney, Austin, Parigi, Portland, Amsterdam, Tokyo, Hong Kong, Londra, Città del Messico e Pittsburgh. Attualmente vive e lavora a New York. Ma come nasce lo scatto del quale ci stiamo occupando? E' stato uno "shoot" casuale oppure era tutto preparato? Un colpo da maestra oppure di fortuna, magari nel quadro di una giornata di merda? Un po' di tutto, compresa l'ultima sostanza organica citata; nel senso letterale.

CI VEDIAMO AL 6 DELLA EAST 2ND STREET
E' la stessa Bayley ad aver ripetutamente raccontato cosa accadde e perché. Nel Marzo del 1976 la Nostra era già diventata una professionista della macchina fotografica e si era trasferita a NY solo da pochi mesi, quando Punk Magazine la incaricò di un servizio fotografico per i Ramones, nonostante non fosse ancora molto conosciuta; anzi, quasi per niente. Il servizio, però, non aveva alcuna relazione col disco che stava per uscire, ma serviva solo ad essere inserito numero tre della rivista di John Holmstrom e Legs McNeil. Dato che sarebbe forse stato effettuato pure in esterno giorno, contrariamente a quanto alla Bayley capitava di fare di norma, decise di cambiare attrezzatura. In luogo della normale pellicola Tri-eX, decise di usare una Plus X B/N a grana fine. Di concerto con la band, decise preliminarmente di provare qualche scatto nel loft che oggi è conosciuto come Joey Ramone Place, al numero 6 della East 2nd Street e di proprietà di Arturo Vega, loro amico e persona facente parte del loro entourage come direttore artistico e addetto a varie incombenze. La cosa, come previsto, non funzionò e si decise di provare all'aperto. Una volta fuori e senza un'idea precisa in mente, rivolse lo sguardo ad un campetto che era nelle vicinanze del loft e la Bayley cominciò a fare qualche scatto in quel luogo in maniera molto rapida facendoli mettere contro un muro (non quindi quello del CBGB's come sostenuto da alcuni, ma una location non distante), posizionandosi a sua volta dietro una recinzione e contando sull'atmosfera molto "easy" che si era venuta a creare in tal modo. Dopo qualche scatto, l'episodio che avrebbe potuto mutare tutto e portare a domande escatologiche. Anzi: fisiologiche.

CHE FOTO DI M...A. E' PERFETTA
Mentre Roberta scatta il buon Dee Dee pone il piede su un tipico esempio di prodotto di scarto delle funzioni fisiologiche di quadrupede da compagnia (in termini appena un po' più prosaici: una cacca di cane) e, in maniera molto Punk, se ne disfa con pezzo di legno col quale poi comincia ad inseguire gli altri i quali, per ragioni assolutamente misteriose, cercano di evitare il contatto con un siffatto esempio di natura incontaminata in mezzo al cemento della metropoli, dimostrando peraltro scarsa sensibilità verso argomenti naturalistici. La Bayley, ovviamente, immortala tutto e poi sviluppa il rullino per scegliere le immagini per la pubblicazione. Sembra finita lì, e invece...
Dopo l'uscita del numero di Punk con le foto del servizio in quel campetto i capoccia della rivista ricevono una telefonata da Danny Fields, il manager della band. A quanto pare la Sire Records non ha idea di quale fosse lo spirito del gruppo da trasmettere al pubblico ed il portafoglio di foto molto "giuste" selezionate per la copertina non soddisfa nessuno della band e del suo entourage. Fields sta rastrellando foto dei Ramones da privati e da chiunque ne abbia scattate per vedere se qualcuna possa fare al caso loro. Quando chiede ed ottiene tutte le foto del servizio di Roberta Bayley non ha dubbi: due sono assolutamente perfette. Una verrà usata per la promozione; una diverrà la copertina di Ramones.

CHE AZIENDE DI M...AGLIERIA
Alla fotografa vanno la bellezza di 125 dollari, che lei accetta per il puro piacere di firmare la cover di un disco di amici e senza sapere di aver ceduto un'immagine iconica che alcuni indicano come una delle migliori della storia ed inserita al n. 58 nella lista delle 100 Greatest Cover stilata da Rolling Stone. L'immagine stessa di un nuovo stile musicale, di abbigliamento e, a posteriori, anche il ritratto struggente di quattro ragazzi che non ci sono più, che avrebbe potuto fruttarle cifre molto diverse. In tutto questo, dato che Fields scelse liberamente dall'intero set, la cover dell'album avrebbe anche potuto essere davvero tratta da una di quelle foto di m...a.
E sarebbe stato ancora più Punk.
Tristissimo vedere dall'anno di grazia 2018, come quella ed altre immagini così potenti siano state svilite e traghettate nel nuovo millennio da aziende come H&M e Bershka, per farle finire addosso a gente che, nella gran parte dei casi, non sa nulla della loro storia e nemmeno gliene importa.

il servizio era per "Punk", una rivista nuova, niente di che, non ci rendevamo conto che in quel momento fosse la più cool di tutta New York e forse del mondo!
Roberta Bayley

L'estetica povera, in bianco e nero, che riduce tutto all'essenziale, non è casuale. Così come non è casuale la scelta di un luogo all'apparenza così banale e scontato: la strada. Anzi, ancora meglio: un muro coperto di scritte in una periferia senza nome. E, naturalmente, quattro giubbotti di pelle. Quella foto diventa un'icona insuperata perché in uno scatto rivela uno stile di vita: nuovo, vero, intenso.
(Luca Valtorta su Repubblica.it)



lucignolo
Lunedì 20 Agosto 2018, 16.26.30
21
Ero ancora troppo piccolo per fiondarmi in negozio a comprare il disco...e non sapevo nemmeno che lo avrei fatto qualche anno più tardi,e che lo avrei comprato dopo che gli occhi e il cuore mi caddero sulla copertina.Non me ne sono mai pentito.Per rispondere a savatta ecco perchè questa foto è "segnante" anche se è solo una foto contro il muro.E ferma un momento,che non era l'istante in se della foto ma quello che sarebbe stato in divenire,dopo quella foto.Certe persone a loro insaputa nascono con una fiammella dentro che un bel giorno,sasualmente o per fatalità si trasforma in fuoco,per Roberta Bayley doveva essere quello.Non ci sono più,ne loro,ne quegli anni,ma se ritrovassi quest'album in un negozio di dischi lo ricomprerei oggi come allora,e solo per quella benedetta foto.
ObscureSolstice
Giovedì 26 Luglio 2018, 0.34.02
20
E pensare che ti facevo piu' grande. La semplicità fa sempre la storia
Silvia
Domenica 22 Luglio 2018, 19.08.30
19
Concordo, a volte la semplicita' fa la storia ! Io pur essendo nata nei 70 non ho mai comprato dischi x le copertine pero riconosco il fascino di un bell'artwork o anche di una bella foto. Nel caso del punk e del metal poi il look (rappresentato in questa copertina) andava ben oltre la questione estetica e aveva anche un significato di ribellione o comunque di distinzione dalla cosiddetta "massa". @Elluis, si' tanti gruppi hc ma anche alcuni thrashers indossavano le magliette del CBGB che se non erro dedicava al punk i matinee a fine anni 80/inizio 90. Storia!
HeroOfSand_14
Domenica 22 Luglio 2018, 13.07.41
18
Copertina leggendaria e disco leggendario. Purtroppo sono nato dopo l'epoca nella quale si sceglievano i dischi in base alla cover, ma penso che se fossi vissuto nei 70s avrei acquistato sicuramente questo album in quanto la foto trasmette molto pur essendo effettivamente semplice. Ma si sa, spesso dalle cose più classiche e "facili" escono cose che diventeranno storiche.
Elluis
Sabato 21 Luglio 2018, 15.15.54
17
@Silvia per me è sempre stato un sogno andarci, da quando ho iniziato a leggere sulle varie riviste di allora dei mitici concerti che si tenevano lì, poi vedere un sacco di star che indossavano le maglie del CBGB, era un mio chiodo fisso andarci almeno una volta. Sono contento di esserci stato l’anno prima della sua chiusura, avvenuta ormai 12 anni fa.
Silvia
Sabato 21 Luglio 2018, 1.23.46
16
@Elluis #3, credo fosse un sogno x molti di noi negli anni 90
Silvia
Sabato 21 Luglio 2018, 0.21.05
15
Articolo molto bello e mi piace molto la rubrica! Non sapevo che i colossi della moda avessero usurpato anche questa foto, stupenda nella sua semplicita’ che racchiude un mondo
Savatta I
Venerdì 20 Luglio 2018, 20.25.50
14
Io l' ho letto.
Lizard
Venerdì 20 Luglio 2018, 20.15.47
13
Beh per capire quello invece basta leggere l’articolo
Savatta I
Venerdì 20 Luglio 2018, 19.59.55
12
Quello che io personalmente mi chiedo, è perché questa foto è "segnante" o significativa più di molte altre, e perché dovrebbe avere tutta questa rilevanza storica,quando in fondo è (come citato nel titolo) una foto "contro il muro" e nulla più. Niente di più semplice e scontato. Se poi si vuole enfatizzare il tutto solo perché è la cover del primo dei RAMONES (che adoro) ... allora ok.
Raven
Venerdì 20 Luglio 2018, 19.36.02
11
Basta leggere la premessa dell'articolo precedente. Vale per tutta la serie.
Savatta I
Venerdì 20 Luglio 2018, 19.04.40
10
Scusate , ma io non ho capito il senso di questo articolo. Se qualcuno può illuminarmi in merito, lo gradisco.
Stagger Lee
Venerdì 20 Luglio 2018, 7.45.42
9
Mi inchino davanti alla Storia! Per restare in ambito punk mi sento di chiedere a Raven l'articolo sulla cover di London Calling...ma anche bellissima è quella del primo album dei Damned. Gli stessi Clash per il primo album si sono certo ispirati a questa foto dei Ramones.
duke
Giovedì 19 Luglio 2018, 20.39.34
8
ramones forever...........la storia del punk.....peccato come leggo sull'articolo e vedo nelle strade che aziende commerciali stampino t shirt in quantita' industriali che finisco addosso a gente che non sa chi sono....
Elluis
Giovedì 19 Luglio 2018, 20.28.05
7
Forse non c'entra con l'articolo in questione, ma chiunque abbia intenzione di fare un viaggio a Berlino, consiglio una visita al RMCM (in Oberbaumstrasse), ossia il museo dei Ramones, con l'ingresso costruito identico al CBGB's, stesso tettuccio bianco, stessi caratteri per il logo, e dentro un museo con bar caffetteria attigua, con ogni sorta di memorabilia sui Ramones. Date un'occhiata su internet, merita davvero.
No Fun
Giovedì 19 Luglio 2018, 17.26.41
6
Bella questa serie di articoli. La sintesi di un'epoca, di un periodo, di un tipo di musica in una foto. Sinestesia, usare una sfera sensoriale (la vista, la foto) per richiamare altri sensi (la musica, l'odore del sudore, etc.). Bello. Ma la cosa per me più impressionante è accostare più foto. Scelgo un po' a caso quattro capolavori: Rubber Soul, le facce serie dei Beatles, già adulti (1965); The Stooges, album omonimo, facce strafottenti di gente poco raccomandabile (1969); Who's Next, va beh non c'è bisogno della descrizione, (1971); e questa qui dei Ramones (1976) e poi le successive foto dei punk. Sono passati una decina d'anni. Ma uno di quegli anni in musica valeva venti degli anni di adesso.
Raven
Giovedì 19 Luglio 2018, 16.54.38
5
Intere collezioni di foto nere A parte questo: io stesso comprai questo album al buio colpito dalla copertina. Conoscevo i Ramones di nome, ma non avevo mai ascoltato nulla di loro
Fabio Rasta
Giovedì 19 Luglio 2018, 16.48.12
4
Serie di articoli interessante e dovuta. Quante volte abbiamo scelto in base alla cover, o alla foto dei tizi che ci suonavano. Va da se che se poi la musica fosse stata un pacco, quei quattro ragazzi non sarebbero poi diventati nessuno, malgrado la posa accattivante, nella quale era fin troppo facile immedesimarsi, facile almeno x qualsiasi disagiato metropolitano come molti di noi. Invece la foto esprime al 100% la Musica contenuta: zero fronzoli, semplicità assoluta, ma grandi canzoni a discapito della tecnica, in un'epoca dominata da Musicisti di assoluto livello, ma spessissimo fin troppo autocompiaciuti, impegnati talvolta in pallosissime gare a chi è + bravo. Mi sono sempre domandato come fu davvero l'impatto, all'epoca, di questo geniale prodotto discografico. Chissà che polverone i vari recensori. Quando lo ascoltai io, l'LP era già vecchio, io avevo sentito parlare dei RAMONES anche troppo, inoltre sapevo già benissimo cosa aspettarmi. /// X Raven: la zia passi xchè "non sapeva quello che faceva". Invece il fotografo lo sapeva benissimo che ti stava facendo pagare salate delle foto assolutamente inutili. Ne girai diversi, tutti uguali, tutti disonesti, mai visto uno che mi dicesse: "queste da buttare non te le faccio pagare...". Sono contento che siano spariti. Erano delle autentiche sanguisughe. Vai Raven..., aspettiamo la prossima foto.
Elluis
Giovedì 19 Luglio 2018, 16.23.10
3
Il palco del CBGB's: io ho avuto la fortuna di poterlo toccare, di poter annusare gli odori di quel locale poco prima che chiudesse, e mentre mi bevevo una birra e ascoltavo una band che stava suonando, mi ricordo di aver pensato quante cazzo di band hanno suonato su quel palco, dai Ramones ai Talking Heads, da Patti Smith a Blondie, Elvis Costello, più tutte le HC bands di NY e di gran parte degli Stati Uniti. Quella è stata davvero una serata speciale.
rik bay area thrash
Giovedì 19 Luglio 2018, 15.10.19
2
Foto storica. È totalizzante. Basta solo osservarla. Coglie l'essenza di un gruppo di ragazzi dei seventies in una strada urbana di una metropoli. Jeans, tshirt e .... sì, proprio il chiodo. L'emblema assoluto di un certo modo di intendere la vita, la propria esistenza. Magari ai margini della cosiddetta società civile, ma in modo sincero, vero. Questa foto la vidi pubblicata su una rivista underground nei primissimi eighties, proprio in bianco e nero, dove in 'teoria' il recensore doveva scrivere del disco. In realtà anche il reviewer fu preso dall' immagine della cover del disco e ne riportò le sue impressioni emozionali. Oggi dove il mondo è necessariamente a colori, una foto ( e relativa cover) in bianco e nero, pare rappresentare un epoca lontanissima. Ma che in realtà non è proprio così. Piccola postilla. Anche il contenuto musicale del disco è storia. Ultimamente, con la scusa del ritorno del vinile, questa immagine fa bella mostra nei megastore e un pizzico di nostalgia si fa largo nei ricordi. Era un simbolo. È un simbolo. Sarà sempre un simbolo. Recentemente a una fiera del disco (usato) ho visto questa cover messa in bella evidenza dagli espositori. È iconica, ma non solo. (Imho)
ObscureSolstice
Giovedì 19 Luglio 2018, 11.54.44
1
La più grande band del punk americano e mondiale
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