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PORTO LIVE METAL FEST - Piazza delle Feste, Porto Antico, Genova, 02/08/2018
08/08/2018 (692 letture)
Agosto, tempo di meritate ferie e della seconda edizione del Porto Live Metal Fest, che anche quest'anno tinge di heavy metal la cornice del Porto Antico di Genova. La location è la stessa dello scorso anno, la Piazza delle Feste, ma questa volta il giorno prescelto è un giovedì e, soprattutto, il bill è composto interamente da gruppi italiani.
Nonostante abbia già visto più volte quattro dei sei gruppi presenti, la mia presenza nel festival non è mai stata in dubbio e nè il lavoro, nè la morsa di caldo e umidità che avvolgono Genova da giorni, sono buoni motivi per marcare visita. Arrivo in leggero anticipo rispetto all'inizio del festival e, una volta sbrigate le formalità all'ingresso, ho l'occasione di salutare qualche amico. La location è ancora praticamente vuota, ma l'orologio segna inesorabilmente le 18 ed è il momento per il primo gruppo di salire sul palco.

PATH OF SORROW
L'onore (e l'onere) di aprire la seconda edizione del Porto Live Metal Fest spetta ai Path of Sorrow, formazione melodic death metal genovese che ho più volte avuto occasione di vedere dal vivo negli anni passati, ma oggi si può dire che sia quasi una prima volta.
La band ha infatti cambiato tre quinti di line-up quasi un anno fa e questa è appunto la prima volta che li trovo con questa nuova formazione, che ha visto cambiare i due chitarristi ed il batterista. I brani suonati sono tutti estratti dal disco esordio Fearytales del 2016 e, nonostante una piccola incertezza durante il primo pezzo, l'affiatamento tra i cinque è già buono. La loro proposta pesca a piene mani dal melodic death svedese ed in particolar modo dagli Hypocrisy ed i pochi presenti apprezzano, rispondendo agli incitamenti del gruppo. La nota negativa sono, purtroppo, i suoni, la cui resa ha probabilmente anche risentito dell'ampio spazio vuoto della sala. La mezz'ora a loro disposizione scivola via velocemente e per i Path of Sorrow è tempo di salutare con la traccia che abitualmente chiude i loro concerti, l'energica Under the Mark of Evil.

WINTERAGE
Un rapido cambio di palco porta on stage i Winterage, altra formazione genovese, questa volta dedita ad un power/symphonic metal associabile ai nostri Rhapsody of Fire. Nonostante da anni questo genere non sia più tra i miei ascolti abituali, sono comunque curioso di vederli dal vivo per la prima volta. La band è anticipata da un lungo (forse troppo) intro registrato, terminato il quale i sei si presentano al pubblico con i brani del loro disco di esordio del 2015, The Harmonic Passage. La particolarità dei Winterage è la presenza di un violinista, Gabriele Boschi, che riesce a dare un tocco più folk alla proposta del gruppo. Ed è proprio il violino ad essere particolarmente in evidenza nei suoni, sacrificando la chitarra nell'insieme delle arzigogolate parti strumentali. Anche il bravo cantante Daniele Barbarossa spicca con la sua voce, presentando i pezzi di volta in volta, tra cui riconosco Wirewigs e Panserbjørne, annunciando anche la futura pubblicazione del loro secondo disco.
Il compito di chiudere la loro breve esibizione spetta a Golden Worm, brano dedicato a Glaurung, drago dell'universo tolkeniano detto anche "Il Verme", al termine della quale i Winterage salutano i presenti, il cui numero è leggermente salito rispetto all'inizio.

SEPTEM
Prima band non genovese (ma comunque ligure) a salire sul palco, gli spezzini Septem non sono una novità per sottoscritto, avendoli già visti due anni fa, in occasione del concerto a La Spezia dei Voivod. Da allora il gruppo ha pubblicato il secondo disco Living Storm e si presenta sul palco di questa trasferta genovese con un nuovo chitarrista/cantante, entrato nel 2017. I Septem sono dediti ad un grintoso heavy metal che conquista subito i presenti, nonostante i suoni penalizzino le due chitarre ed il basso. Ed è un peccato, perché nel 2016 tra le cose che apprezzai di più del gruppo fu proprio il riffing deciso e dal taglio moderno, pur non nascondendo le influenze ottantiane. La band non si risparmia nonostante il caldo che ancora attanaglia la Piazza delle Feste, con il cantante Daniele Armanini protagonista assoluto presentando i brani e muovendosi di continuo, coadiuvato dal growl saltuario di Luca Riggio. Tra le canzoni che spiccano nella setlist, una menzione la meritano Lord of the Wasteland e Living Storm, che chiude anche la mezz'ora a disposizione dei Septem, i quali, nonostante i problemi, hanno destato una buona impressione tra i presenti.

TREVOR AND THE WOLVES
Già protagonista della prima edizione con i Sadist, Trevor torna sul palco del Porto Live Metal Fest, stavolta con il suo progetto solista Trevor and the Wolves, con cui ha pubblicato all'inizio dell'anno il debutto Road to Nowhere.
Dopo le diverse sfumature metal dei tre gruppi precedenti, il gruppo di Trevor propone un hard rock fortemente debitore degli AC/DC, grossa influenza del cantante dei quali propone anche un tributo. La scaletta è per forza di cose incentrata sul disco di debutto ed i brani scorrono via piacevoli, con Trevor che li presenta come se ci stesse guidando in un viaggio. Così passiamo dai singoli Burn at Sunrise e Red Beer, alla trascinante Spiritual Leader (dedicata a Lemmy) ed all'oscura Bath Number 666, uno degli episodi più interessanti di Road to Nowhere. Classici anche i siparietti del cantante con i musicisti attorno a lui, specie col giovane e bravo chitarrista Francesco Martini, "stritolato" più volte dall'abbraccio di Trevor.
A fine giugno, inoltre, il gruppo ha pubblicato anche un EP intitolato We are Masnada, la cui titletrack è stata scritta per la squadra di football americano Masnada Hellequin e proprio durante l'esecuzione del brano uno dei giocatori è salito sul palco bardato di tutto punto con la divisa, brandendo il bandierone della squadra. Come per il disco, anche dal vivo il maggior pregio dei brani dei Trevor and the Wolves (ovvero l'essere semplici e diretti) è anche il loro difetto, dato che verso la fine l'omogeneità dei pezzi tende a stancare l'ascoltatore. Niente di grave ovviamente, dato che questo progetto va preso come un divertimento per chi è sul palco e per chi è tra il pubblico; tutto sommato lo scopo è stato raggiunto ed i Trevor and the Wolves hanno portato un'aria di festa all'interno del festival.

SETLIST TREVOR AND THE WOLVES
1. From Hell to Heaven Ice
2. Burn at Sunrise
3. Red Beer
4. Black Forest
5. Spiritual Leader
6. Bath Number 666
7. We Are Masnada
8. Roadside Motel
9. Lake Sleeping Dragon
10. Unforgivable Mistake


NECRODEATH
Che i Necrodeath siano tra i beniamini del pubblico genovese è cosa evidente dalle magliette indossate dei presenti e pure il gruppo lo sa, sfoggiando nello schermo sullo sfondo la bandiera di Genova con il loro logo, segno, forse un po' kitsch, di attaccamento al territorio. Quando parte l'intro siamo quindi in molti a radunarci sotto il palco.
Nonostante sia la quinta volta che li vedo dal vivo, da parte mia c'è molta curiosità sia per la resa del materiale del nuovo The Age of Dead Christ, che per la scaletta dei Necrodeath, la quale regala sempre delle sorprese da un tour all'altro. E la tripletta iniziale direttamente dal mitico Into The Macabre è una di queste: Mater Tenebrarum, At The Mountain of Madness e The Flag of the Inverted Cross sono tra i cavalli di battaglia della band ed accendono i primi poghi, nonostante alcune difficoltà sonore. La voce di Flegias è quasi incomprensibile e nelle parti veloci il suono in generale si fa confuso e poco definito, difetti che purtroppo ci porteremo dietro in maniera più o meno marcata fino alla fine del set.
I Necrodeath procedono comunque dritti per la loro strada, eseguendo il primo brano dal loro nuovo lavoro (The Whore of Salem) e due classici da 100% Hell, Forever Slaves e Master of Morphine. Flegias a questo punto torna indietro alla fine degli anni 90, quando Peso e Claudio rimisero in piedi i Necrodeath assieme a lui e John Killerbob, che guadagna il palco in quel momento prendendo possesso del basso di GL, trasferitosi alla seconda voce. Con questa inedita formazione a cinque, i Necrodeath eseguono The Creature, traccia di apertura di quel Mater of All Evil che me li fece conoscere, al termine della quale rimangono solo sul palco Peso, Pier e John (quest'ultimo anche alla voce) i quali eseguono anche una cover di United Forces dei mitici S.O.D., che ci ricorda anche la militanza di Peso e John nei Raza de Odio.
Dopo questa parentesi, i Necrodeath tornano con l'attuale formazione dandoci un attimo di tregua con le oscure The Triumph of Pain e Process of Violation, intervallate dalla feroce Wrath. Proprio in questo segmento assistiamo all'assolo con i denti di Pier (che sfoggia una chitarra con il disegno di Into the Macabre) e ad un momentaneo cambio allo sgabello della batteria, con Flegias che si accomoda dietro le pelli sotto lo sguardo di Peso. Il set sta per volgere al termine, non prima di averci riportato indietro alla fine degli anni 80 con Thanatoid e poi con i bis a quello che probabilmente è uno dei miei pezzi preferiti in assoluto dei Necrodeath, Hate and Scorn.
La classica cover di Black Magic chiude definitivamente lo show dei Necrodeath, i quali, nonostante dei suoni non proprio azzeccati, hanno rappresentato degnamente la faccia più estrema del Porto Live Metal Fest.

SETLIST NECRODEATH
1. Mater Tenebrarum
2. At The Mountain of Madness
3. The Flag of The Inverted Cross
4. The Whore of Salem
5. Forever Slaves
6. Master of Morphine
7. The Creature
8. United Forces (S.O.D. cover)
9. The Triumph of Pain
10. Wrath
11. Process of Violation
12. Thanatoid
13. The Master of Mayhem
14. Hate and Scorn
15. Black Magic (Slayer cover)


STRANA OFFICINA
A più due anni dall'ultimo passaggio genovese (a cui presenziai nel dicembre del 2015), la Strana Officina torna nella Superba con il Non Finirà Mai Tour, che ha lo scopo di promuovere la nuova uscita della band livornese, la compilation Non Finirà Mai.
Appena il gruppo guadagna il palco mi accorgo dell'assenza di Dario Cappanera, sostituito da Luciano "Ciano" Toscani, già chitarrista degli Ancilotti, quindi uno di famiglia. L'inizio è affidato a tre brani storici come Profumo di Puttana, Vai, Vai e Sole, Mare, Cuore e l'assenza di Cappanera non si fa sentire, dato che il suo sostituto è ben inserito, mentre Rolando è autore della solita prestazione compatta e tirata, coadiuvato dallo storico Enzo Mascolo al basso. Daniele "Bud" Ancilotti non perde occasione per incitare il pubblico e ricordare gli amici scomparsi prima di Non Finirà Mai ed in particolare Marcello Masi, i cui ultimi contributi in fase di scrittura sono presenti proprio nella raccolta appena pubblicata dalla Jolly Roger Records.
La setlist è composta interamente da brani cantati in italiano e classici come Non Sei Normale infiammano le prime file, con evidente soddisfazione di Bud. Il clima di festa della giornata viene parzialmente interrotto quando, durante l'esecuzione del medley Luna Nera/Piccolo Uccello Bianco, un litigio sotto il palco assume i toni della rissa, costringendo la sicurezza ad intervenire allontanando un personaggio che da eccentrico è diventato molesto col passare della serata.
L'inconveniente ha distratto il pubblico per alcuni minuti, ma la Strana Officina ha continuato imperterrita con il suo show e ovviamente nella parte finale della setlist c'è posto per i classici che hanno fatto la storia del gruppo ed il commovente ricordo dei fratelli Cappanera (dei quali pochi giorni prima è ricorso il venticinquesimo anniversario dalla morte) prima di Autostrada dei Sogni è sempre un momento toccante.
Viaggio in Inghilterra e Officina rappresentano invece il lato spensierato e pieno di sogni della Strana Officina negli anni Ottanta, il modo migliore per chiudere la seconda edizione del Porto Live Metal Fest. Per quanto sia un gruppo che si ha spesso l'occasione di vedere dal vivo, la Strana Officina offre sempre un ottimo spettacolo che non delude, circondato da un ben riposto affetto.
Alla prossima volta.

SETLIST STRANA OFFICINA
1. Profumo di Puttana
2. Vai, Vai
3. Sole, Mare, Cuore
4. Non Finirà Mai
5. Ricordo di Lei
6. Vittima
7. Non Sei Normale
8. Luna Nera/Piccolo Uccello Bianco
9. Difendi la Fede
10. Autostrada dei Sogni
11. Viaggio in Inghilterra
12. Officina


È mezzanotte e la seconda edizione del Porto Live Metal Fest volge al termine, con i partecipanti rimasti a salutarsi o a bere ancora qualche birra. Difficile fare un paragone con l'edizione dello scorso anno, dato che già la scelta dei nomi e del giorno avevano reso prevedibile un'affluenza minore, come si è appunto verificato. Ed i numeri della città sono in effetti questi, considerando che buona parte dei gruppi di questa edizione abbiamo avuto occasione di vederli a Genova o nelle zone limitrofe. Ma tutto questo immagino che gli stessi organizzatori lo abbiano messo in conto e mi auguro che il risultato ottenuto abbia rispettato le loro previsioni iniziali. Tralasciando questo aspetto, la giornata è scivolata via piacevole nonostante il caldo che ci ha tartassato tutta settimana: gli orari sono stati rispettati, i cambi palco sono stati rapidi e con l'utilizzo dei braccialetti è stato possibile entrare ed uscire a piacimento dall'area, fattore non trascurabile dato anche il contorno del Porto Antico.
Da genovese l'augurio è che il Porto Live Metal Fest diventi una piacevole tradizione e non solo un paio di casi isolati, crescendo come attenzione, migliorando certi aspetti (in primis i suoni, quest'anno in effetti deficitari) e sfruttando al meglio una location che ha il non scontato punto di forza dell'essere facilmente raggiungibile.



MetalFlaz
Venerdì 10 Agosto 2018, 9.11.11
3
miseria ero a Genova per lavoro nei 2 giorni precedenti, fossi stato lì anche il 2 ci sarei andato
Federico S.
Venerdì 10 Agosto 2018, 0.11.30
2
"...un personaggio che da eccentrico è diventato molesto col passare della serata." Ahahahah Il festival a mio avviso si può definire complessivamente ben riuscito, grazie alla gran bravura dei gruppi, al calore del pubblico (piuttosto numeroso nonostante fosse giovedì sera) e alla bellissima cornice, peccato per i suoni che oltre a non essere stati all'altezza già nell'edizione passata hanno lasciato parecchio a desiderare pure quest'anno. A farne le spese più degli altri, Winterage e Necrodeath. Essendo stato dubbioso sul fatto che nel 2018 venisse ripetuto, visto il successo non proprio clamoroso dell'evento la precedente annata, mi ritrovo ad essere particolarmente felice per questa continuità, sperando chiaramente in una terza edizione la prossima estate. Se è sui gruppi italiani che si deve puntare, comunque, non disdegnerei per niente gli abruzzesi Selvans.
Daniele
Mercoledì 8 Agosto 2018, 18.07.47
1
Bella serata .poi con la strana officina si va sul sicuro.
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