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HEADBANGERS OPEN AIR 2018 - DAYS 2 & 3 - Brande-Hornerkirchen (Amburgo), 27-28/07/2018
12/08/2018 (313 letture)
DAY 2

La seconda giornata dell’Headbangers Open Air inizia nel peggiore dei modi. Oltre ad essere svegliato con la notizia della morte di Mark Shelton avvenuta nottetempo, a causa di un ritardo nel raggiungimento della location del festival perdo l’esibizione delle prime due band. Non mi rimane quindi nient’altro da fare che recarmi a rotta di collo presso l’area concerti e posizionarmi il più vicino possibile al palco per assistere al concerto successivo in programma.

ANCIENT EMPIRE
Sono da poco scoccate le due e mezza del pomeriggio, quando sul palco fanno capolino gli Ancient Empire. I quattro corpulenti energumeni capitanati da Joe Liszt sono dediti ad un heavy metal classico, dalle marcate venature US power, in un curioso ma efficace connubio tra Armored Saint e Judas Priest, con un pizzico di Iron Maiden nelle cavalcate più furiose e coinvolgenti e nell’uso martellante del basso, ma sono presenti in misura minore anche riferimenti ai primi Riot. Il loro è uno show intenso, senza troppi orpelli, con canzoni eseguite una dietro l’altra con grande tiro, passione e coerenza. Come frontman Liszt è coinvolgente, oltre ad avere una buona voce e a sfoggiare precisione millimetrica nell'esecuzione dei riff e delle armonizzazioni. A migliorare il quadro vi è anche il netto miglioramento del missaggio, che rende perfettamente comprensibile ogni attimo di concerto e, per fortuna, questo aspetto rimarrà invariato fino alla fine della giornata. In linea di massima il pubblico ha apprezzato l’esibizione degli Ancient Empire ed è possibile affermare che il presente è stato uno dei progetti più meritevoli d’interesse dell’intera manifestazione.

TRANCE
Il concerto dei Trance inizia dopo un lungo e accorato discorso in memoria di Mark Shelton, seguito da un minuto di silenzio in segno di rispetto al grande chitarrista. La band tedesca risponde alla memoria del defunto musicista con quello che sa fare meglio: un heavy metal dalle forti tinte hard rock, con ritornelli irresistibili, linee vocali ammalianti e tanta energia nei riff e negli assoli. A parere di chi scrive questa è stata la migliore esibizione della giornata insieme al concerto dei Tankard. Questo perché quando si può vantare un frontman come Nick Holleman (ex Vicious Rumors), tutto diventa incredibilmente coinvolgente. Holleman, nato nel 1992, possiede tutte le qualità per fare il botto col suo gruppo: ha una voce versatile, graffiante e capace di spaziare su differenti registri, ma soprattutto ha carisma da vendere; si sbatte, salta da una parte all’altra del palco, canta mentre fa headbanging su tonalità altissime e si concede il lusso di gettarsi sulla platea estasiata mentre esegue i vari pezzi. Forse in parte sarà la giovane età, forse sarà l’adrenalina dovuta al fatto di essere per la prima volta su un palco di tale caratura, fatto sta che il musicista ha dispensato una grande lezione di rock 'n roll. Anche il resto della band, ad ogni modo, fa il suo sporco lavoro, alternandosi tra riff molto efficaci e assoli melodici ed erigendo un muro di suono notevole.

SORCERER
Dopo il consueto cambio palco, ecco salire il sul palco i Sorcerer, band dedita ad un classico doom metal dalle tinte epiche, palesemente influenzato dai Candlemass del periodo Messiah Marcolin. L’atmosfera, decisamente festaiola durante il concerto dei Trance, si fa subito malinconica, rarefatta e cupa, nonostante il sole splenda alto nel cielo. Gli svedesi suonano riff pachidermici, lenti e cupi, tesi a creare un muro sonoro asfittico, con brani lunghi, che creano paesaggi sonori ricchi di pathos. La voce potente ed epicheggiante del cantante Anders Engberg è al top della forma e con un incedere ipnotico aiuta ad entrare nel clima tetro della musica. Certamente i Sorceress non inventano nulla di nuovo, ma la musica che propongono è suonata bene e con grande trasporto, facendo così scorrere gradevolmente i cinquantacinque minuti a loro disposizione.

TANKARD
Ci avviciniamo alla fine della seconda giornata con l’arrivo dei co-headliner Tankard. I tedeschi non hanno certo bisogno di presentazioni, specie nella loro terra natia, e vengono calorosamente accolti dagli astanti tra acclamazioni e applausi, oltre che con un pogo sfrenato sin dall’iniziale One Foot In the Grave. I nostri rispondono sciorinando un’ora e venti abbondante di thrash alcolico e senza fronzoli, proponendo in scaletta svariati classici come Zombie Attack, The Morning After, Minds On The Moon, ma anche materiale più recente come A Girl Called Cerveza. Gerre, come sempre, fa da mattatore, vomitando i suoi testi con ferocia e intrattenendo il pubblico con mossette e pose demenziali durante gli assoli. Inoltre tiene in pugno la folla facendola cantare a squarciagola il verso "I wanna drink some whiskey/I wanna drink some beer" durante la marcetta iniziale e conclusiva di Empty Tankard. Il resto della band suona compatto e brutale, ogni pezzo è suonato con una carica incredibile e si vede chiaramente che i nostri si divertono ad essere sul palco. Semplicemente grandiosi!

LOUDNESS
Sfiancato dalla performance dei Tankard e dal caldo, decido di allontanarmi dalle prime file e recarmi sul fondo dell’area concerti per prendere una boccata d’aria e rifocillarmi prima del concerto dei nipponici Loudness. La scaletta di questa sera privilegia i lavori migliori degli anni ’80, tanto che quasi tutti i brani provengono dalla triade Thunder In The East/The Law Of Devil’s Land/Disillusion, con la presenza di due soli brani tratti dall’ultimo Rise To Glory (ovvero Go For Broke e Unti I See The Light). Ovviamente la parte del mattatore viene svolta con grande mestiere dal frontman Minoru Niihara, sempre in prima linea a cantare con entusiasmo, mentre Akira Takasaki infiamma la platea tra riff incendiari e assoli melodici, a tratti caratterizzati da uno spiccato virtuosismo. Una performance onesta e di mestiere, senza particolari sussulti e sorprese, ma anche l’ennesima conferma di qualità da parte di una band che in quarant’anni di carriera non ha conosciuto battute d’arresto. Inossidabili!


DAY 3

HITTEN
L’ultimo giorno inizia a rotta di collo con l’heavy metal dalle tinte speed degli spagnoli Hitten. I nostri si presentano con il nuovo cantante Alex (ex Endovein e Walpurgis Night) e propongono una scaletta incentrata sui due album precedentemente pubblicati, più qualche anticipazione del nuovo lavoro Twist Of Fate , in uscita questo settembre. A colpire in particolar modo, oltre alla voce a tratti molto acuta di Alex, sono senz’altro i riff potenti e melodici, oltre che gli esaltanti scambi solisti delle due asce di Dani e Johnny Lorca. Da segnalare l’omaggio sentito al grande Mark Reale e un rapido accenno al riff portante di Black Sabbath della band omonima, che manda in visibilio il pubblico già entusiasta della performance della band, sempre dinamica ma precisa nell’esecuzione dei pezzi.

WITCHFYNDE
Non potevamo perderci il concerto dei Witchfynde, pionieri del metal britannico e band di fondamentale importanza nei primi anni '80. La loro musica è cupa ed esoterica, di grande atmosfera e piuttosto articolata, grazie a partiture originali e decisamente non lineari, soprattutto se consideriamo gli anni in cui le composizioni furono pubblicate.
Non si toccano mai alte velocità d’esecuzione, ma i brani godono di una buona varietà nella loro evoluzione e quindi non annoiano. A conti fatti sembrano una delle band maggiormente legate all’hard rock settantiano di scuola Black Sabbath, almeno se si considera la tendenza a impiegare riff lenti e grassi, oltre che un gusto più esoterico, seppur a tratti ingenuo. Luther Beltz, infatti, declama i brani indossando una maschera luciferina per buona parte del concerto. Band senza dubbio interessante dal vivo, anche se scenicamente limitata dalla luce accecante del primo pomeriggio.

DARKNESS
Gli attesi thrasher tedeschi si esibiscono solo in quattro, senza il bassista, non pervenuto a causa di un ricovero in ospedale avvenuto pochi giorni prima. Lo show dei nostri è di pura attitudine thrash e i quattro musicisti picchiano duro, sebbene non abbiano l’amalgama e la spinta delle quattro corde. Ciò nonostante tutto funziona abbastanza bene, poiché le canzoni nel loro grezzume reggono con gran tiro e potenza. Il set è incentrato sui primi tre album del gruppo, tranne che per Tinkerbell Must Die, opener devastante dell’ultimo The Gasoline Solution. Il pubblico apprezza i nostri per lo show onesto e portato avanti come senza soste o chiacchiere inutili e si vedono i primi poghi della giornata. In una parola: stacanovisti.

GIRLSCHOOL
Neanche un quarto d’ora dopo i Darkness, ecco che arrivano a calcare le assi di legno le quattro scatenate Girlschool, col loro scanzonato rock 'n roll ad alto voltaggio, tanto diretto e semplice quanto gustoso, in una versione tutta al femminile dei Motorhead. Le britanniche sono davvero in forma e non sembrano aver perso minimamente la grinta dei vecchi tempi. Alla voce si alternano la bassista Enid Williams e la chitarrista Kim McAuliffe ed è un vero piacere ascoltare vecchi classici come Never Say Never, Take It Like a Band o Hit And Run, veri e propri anthem che fanno scapocciare la folla, e rimangono impressi grazie a ritornelli efficaci. Che dire, di certo queste scolarette hanno fatto i compiti a casa e hanno ancora qualcosa da dimostrare, soprattutto alle nuove leve.

ANVIL
I penultimi in cartellone sono i canadesi Anvil e il loro heavy metal vecchia scuola. Il power trio capitanato dall’inarrestabile Lips scarica sul pubblico una setlist fatta di sudore, passione e coerenza artistica. La musica dei nostri è potente, sguaiata, senza freni e dai tratti grezzi e truci, con una sezione ritmica debordante, anche a causa dei volumi altissimi. La setlist è ampia e pesca sia dall’ultimo Pounding The Pavement sia dall’acclamato Juggernaut Of Justice, ma anche i vecchi classici abbondano, soprattutto nel finale, con la celebre Metal On Metal. C’è spazio anche per un tributo a Lemmy e anche per momenti in cui Lips racconta ancora con gran divertimento le situazioni deliranti vissute in tour con il leader dei Motorhead nei primi anni di carriera. Un’esibizione che ha accontentato proprio tutti, soprattutto i fan di vecchia data della band. Un gruppo che mi sento di consigliare dal vivo, soprattutto se si vuole sapere com’è suonare metal dopo quarant’anni di esperienza.

RIOT V
Gli headliner della terza e ultima giornata sono gli statunitensi Riot V, incarnazione moderna dello storico progetto del compianto Mark Reale, chitarrista geniale capace di scrivere capolavori come Fire Down Under, Born In America, Thundersteele e The Privilege of Power. I Riot V si presentano con una formazione a cinque, in cui come membro storico rimane soltanto il bassista Don Van Stavern. Sin dall’iniziale Victory i nostri riversano una cascata di puro heavy/power metal di gran classe, ma è con le successive Sign Of The Crimson Storm e On Your Knees che la band inizia a fare davvero sul serio. Il quintetto è in forma smagliante: bisogna segnalare la performance devastante di Todd Michael Hall, capace di passare senza problemi dal registro medio del primo periodo dei Riot sino agli acuti lancinanti del periodo Tony Moore lasciando tutti di stucco. Alle due chitarre troviamo musicisti preparatissimi (Mike Flyntz e Nick Lee), capaci di riprodurre perfettamente le partiture di Reale, dividendosi equamente i momenti solisti. La sezione ritmica è perfetta, da una parte il basso è pulsante e potente, mentre dietro le pelli abbiamo l’ex Virgin Steele Frank Gilchriest, ovvero una vera e propria macchina da guerra armata di doppio pedale e bacchette, capace di dare il giusto tiro alle canzoni.
La scaletta è esemplare, decisamente da cardiopalmo. Sono presenti tutti i classici della band, tra una Heavy Metal Machine, una Outlaw, ma anche una acclamatissima Swords And Tequila. Ovviamente i momenti più toccanti ed esaltanti sono giunti con la ripresa dei brani tratti da Thundersteele: segnaliamo una versione di Bloodstreets da brividi e Johnny’s Back, cantata a squarciagola da tutti i presenti. Il gran finale è come da programma riservato a Thundersteele, in una versione potentissima e compatta, proprio come su disco.
Dopo un concerto simile possiamo dire che lo spirito di Mark Reale vive con questa nuova formazione, che ha rispettato e suonato con grande umiltà il vecchio materiale e ha mantenuto uno stile proprio, onorando la memoria di un grande musicista. Shine on Warrior!




marco
Martedì 14 Agosto 2018, 12.06.03
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i Trance sono tedeschi non americani
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HEADBANGERS OPEN AIR 2018 - DAYS 2 & 3
Brande-Hornerkirchen (Amburgo), 27-28/07/2018
 
 
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