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THE BLACK DAHLIA MURDER - Circolo Magnolia, Segrate (MI), 20/08/2018
25/08/2018 (484 letture)
È una placida serata tardo-estiva in quel di Segrate, Milano, presso il Circolo Magnolia: l’aria pare immobile così come il caldo umido fra gli alberi della confortevole location all’aperto. Ma la calma è solo apparente e ci penseranno presto tre band d’eccezione a far tremare l’etere e ribaltare l’atmosfera.


Infatti questa sera gli americani The Black Dahlia Murder, veterani del melodic death metal sono in Italia, questa volta da headliner dopo il tour di supporto ai Cannibal Corpse. In apertura i bolognesi Electrocution e gli inglesi Ingested, per non farci mancare nulla a livello stilistico: si passerà attraverso vari stili di death metal, in un abbraccio fra old school per lo più ma anche nuova scuola. Fautori dell’evento sono la Hellfire Booking in collaborazione con Erocks Production. Al mio arrivo è già in atto il set della prima band e mi dirigo di corsa verso lo stage per seguirne la performance.

ELECTROCUTION

Il traffico milanese mi fa arrivare un po’ più tardi del previsto ma per fortuna arrivo in tempo per vedere gli Electrocution, da Bologna. Che bologna sia una città metal, questo è risaputo, e i musicisti sul palco ne sono la degna rappresentazione, con il loro death metal old school eppure fresco, dai suoni ben definiti e con tutti quei cliché - nell’accezione non negativa del termine - che tanto fanno impazzire i fan del genere, e compiacciono parecchio anche me nonostante i miei gusti un po’ più moderni. Difficile infatti non lasciarsi coinvolgere dal frontman Mick Montaguti, dal suo trascinante ed esplosivo growl e dall’ottimo lavoro dei musicisti.
A un certo punto, dalle retrovie vedo salire sul palco una guest voice, pensando a quanto somigli a Trevor Strnad dei The Black Dahlia Murder, per poi aguzzare la vista e sentirne la voce e scoprire che si tratta proprio di lui: insomma un featuring col botto per gli Electrocution, che va ad arricchire una performance già molto valida. I presenti sono ancora esigui ma sono più che entusiasti di questo set perfetto per aprire alla grande la serata: ben fatto!

INGESTED

Breve cambio palco e doccia di Redbull, perché questa serata ha ancora molto da dare: è infatti il turno dei britannici Ingested, da Manchester con il loro slamming death metal corredato di un gusto deathcore niente male che cambierà le vibes del Magnolia.

La modernità vuole prendere piede nel loro assetto old school e si vedrà in certe soluzioni compositive che rinfrescheranno l’idea che abbiamo dello slam. I piccoli problemi di volumi verranno subito risolti, per lasciare spazio alla tecnica e i beat down, alle chitarre cubitali, al blasting di batteria e all’alternanza di screaming, growl e gutturals del singer Jay Evans coi controcanti dei chitarristi Sean Hynes e Sam Yates. Questa combo ci lascerà senza fiato erigendo un muro del suono invalicabile.
Peccato che i presenti non siano sempre attivi e che la partecipazione richiesta dal frontman non abbia sempre la risposta voluta; infatti i circle pits ci sono ma con poca intenzione, così come i wall of death non hanno la consistenza che meriterebbero: io stessa in altre circostanze e vesti non avrei esitato a buttarmici vista una tale prestanza musicale, sicché mi domando che perplessità abbiano i giovani presenti – perché ogni wall of death lasciato è perso. Ciò è però probabilmente dovuto ai pochi presenti effettivi, ma per fortuna con l’arrivo di altra gente e l’ennesima richiesta di Jay le cose si fanno più movimentate, rendendo giustizia al set massiccio e mozzafiato degli Ingested, che prepara a puntino l’atmosfera per gli headliner.

THE BLACK DAHLIA MURDER

Altro breve cambio palco e line check vibrante di aspettative, mentre sotto lo stage minore del circolo magnolia già si aggregano i fan sfegatati di una delle band veterane del death metal melodico e fra i precursori del deathcore. All’improvviso calano le luci virando su toni aranciati e sanguigni, quando al lancio del primo pezzo mi lancio anche io oltre le transenne, pronta a immortalare i nostri con la mia macchinetta.
Si parte non in quarta ma in sesta con Widowmaker, anche opening track dell’ultimo lavoro dei nostri (l’album Nightbringers), e una sola canzone basta per far capire perché i nostri abbiano un posto d’onore nella storia e nel divenire del death metal: il loro è un death melodico sia old school che moderno, ma soprattutto con sonorità che sono marchio di fabbrica. Tuttavia il primo fattore riconoscibile è la voce del frontman Trevor Strnad, che ribattezzeremo re dello screaming: infatti mentre il growl è relegato solo ad alcuni momenti (e supportato dai controcanti dei chitarristi Brian Eschbach e Brandon Ellis) è il suo screaming acre e acuto a fare da padrone, inconfondibile e riconoscibile a primo ascolto.
Ciò che stupisce è la precisione tecnica dei nostri nonostante il rush dei pezzi, e la resa vocale straordinaria di Trevor, talmente preciso da sembrare in playback, sebbene alcuni switch a suo gradimento facciano capire benissimo che è semplicemente uno con il totale controllo della situazione: fatto notevole visto che non sta fermo un attimo muovendosi scattante da una parte all’altra del palco nonostante la mole importante.
Si prosegue con i pezzi del nuovo album così come appaiono nella track list: Of God and Serpent, of Spectre and Snake, Matriarch e la possente title track Nightbringers, con i presenti in un unico tumulto e le corna al cielo.
Il primo stage diving si palesa fra la folla, tant’è che il singer Trevor ne chiederà presto altri lamentandosi di averne visto uno solo fin’ora. Questo uno dei vari teatrini a opera sua e del chitarrista, mentre il solista Brandon è più silenzioso e sulle sue e piuttosto si scatena quando è il momento di fare headbanging e suonare assoli in maniera esemplare.
È poi il turno di alcuni classici della band, quali What a Horrible Night To Have a Curse e Elder Misanthropy, le cui prime note già mandano in visibilio i presenti - compresa la sottoscritta- e il moshpit si fa più movimentato e intenso: non c’è tutta la gente che si aspetterebbe per una band di questo calibro, ma è pur sempre un lunedì a metà agosto, una data non troppo comoda dal punto di vista logistico e nel complesso il pubblico si dà il suo da fare.
Si prosegue con altri pezzi tiratissimi e implacabili dell’ultimo lavoro (come Catacomb Hecatomb e As Good as Dead) per ritornare su un altro pezzo storico: Everything Went Black, su cui troneggiano i riff dalla melodia distorta e il solo di chitarra, che ci riporta agli anni d’oro della band, così come il pezzo in chiusura Deathmask Divine, anch’esso dall’album Nocturnal, in cui il rimanente entusiasmo ed energia di band e pubblico vengono sparsi a piene mani nell’etere. Canzone perfetta per chiudere alla grande una setlist senza tregua e distruttiva, che fa suonare dal vivo tutto il nuovo album e con le chicche del passato, con la quale i The Black Dahlia Murder hanno dimostrato la loro preparazione, esperienza e classe guadagnata in tutti gli anni della sempre brillante carriera.

Nonostante si aspettassero tutti una Funeral Thrist come encore, la serata si chiude in modo più che soddisfacente per tutti i presenti.

SETLIST THE BLACK DAHLIA MURDER

Widowmaker
Of God and Serpent, of Spectre and Snake
Matriarch
Nightbringers
Jars
Kings of the Nightworld
What a Horrible Night to Have a Curse
Elder Misanthropy
On Stirring Sea of Saltet Blood
Catacomb Hecatomb
As Good as Dead
The Lonely Deceased
Everything Went Black
Statutory Ape
Deathmask Divine



Steelminded
Mercoledì 29 Agosto 2018, 22.55.22
4
Ciao Valeria, non non c'ero li ho visti all'estero perche' vivo all'estero! Grazie della risposta, eri stata chiara gia' nell'articolo ma il mio intervento era solo per scambiare delle idee A me loro mi piaciucchiano abbatsanza, specie quei dischi che ti ho citato -- ma ovviamente, anche per ragioni di eta', preferisco l'old school anche se fatto da sbarbati (vedi Carnation, Gruesome (questi tanto sbarbati non sono)) Tanti saluti!
duke
Mercoledì 29 Agosto 2018, 22.06.01
3
band interessante....ottimo mix di influenze estreme...
Valeria TheHumanRomance
Mercoledì 29 Agosto 2018, 16.57.47
2
Ciao Steelminded, grazie per il tuo punto di vista: io dal canto mio ho tentato di spiegare che loro sono un ibrido, hanno contribuito alle basi del deathcore e il mio dire con entusiasmo e facilità che hanno un posto d'onore nella storia e nel divenire del death metal sta proprio in questo fatto! hanno delle caratteristiche molto peculiari -marchio di fabbrica per l'appunto- non sono death metal old school ma non sono nemmeno death metal melodico e basta ne tantomeno strettamente deathcore e quindi più moderni. Spero di essere stata più chiara Eri presente a questo live? Perchè in questo specifico live sono stati impeccabili
Steelminded
Lunedì 27 Agosto 2018, 11.30.53
1
Isti due volte live, secondo me non rendono così come su disco. A me piacciono abbastanza, specie due dischi, Ritual e Everblack (lultimo mi manca), ma dal vivo mi risultano troppo confusi nel minestrone di violenza sonora che propongono. Ma a mio avviso dipende dalla proposta musicale estremamente virulenta che hanno. Due appunti sul pezo di Valeria. Primo, death metal melodici, mmmh non sono convinto proprio. Per me pestano di brutto con alcuni assoli melodici ogni tanto. Trovo più deathcore che melodic, come tu giustamente menzioni. Secondo, la frase che cito qui di seguito mi pare un po' troppo entusiastica : "una sola canzone basta per far capire perché i nostri abbiano un posto d’onore nella storia e nel divenire del death metal". Ma se lo pensi, va bene Evviva!
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