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ROME IN MONOCHROME - Tra i Cure ed i pischelli c'è un Marr di musica
15/09/2018 (838 letture)
Il tavolino di un bar all'aperto affollato di metallari, un bellissimo panorama alle nostre spalle, l'entrata della location dei concerti a pochi metri e tanta voglia di parlare di ciò che più ci appassiona: la musica. Pochi ingredienti, ma più che sufficienti per tirare fuori argomenti in grado di interessare molti di noi. A rispondere per conto dei Rome in Monochrome sono stati anche stavolta Valerio Granieri e Gianluca Lucarini.

Francesco: Allora ragazzi... ci siamo lasciati a Catania in occasione del Southern Storm Fest con Karma Anubis, ma nel frattempo è uscito un album intitolato Away from Light. Quali sono le differenze tra il primo ed il secondo vostro lavoro?
Gianluca: Ce ne sono di sostanziali. Karma Anubis era un EP di tre pezzi in cui avevamo urgenza di manifestarci al mondo e di comunicare la nostra esistenza. Away from Light è invece un album che ha avuto una gestazione di due anni ed è molto più ragionato e riflessivo.
Valerio: Una cosa interessante è che mi stupisce sempre è che un EP di tre pezzi è molto più disomogeneo e contiene più variazioni stilistiche di un album completo, che risulta molto più compatto.

Francesco: Probabilmente perché in un EP tu hai la necessità di comunicare tutto in uno spazio ristrettissimo. Quindi cerchi di metterci dentro più cose possibili nel tentativo di mostrare tutte le tue qualità.
Gianluca: In effetti la tua osservazione è molto pertinente, perché Karma Anubis è composto da tre pezzi ognuno molto diverso dall'altro. Sembra quasi che siano tre band diverse che hanno prodotto uno split. In realtà siamo sempre noi ed abbiamo fatto volutamente questa scelta per mostrare come i Rome in Monochrome fossero un gruppo difficile da inserire in una precisa categoria. Non ci piace essere etichettati. Ancora oggi quando la gente ci chiede che genere facciamo non sappiamo rispondere esattamente.
Valerio: Ma poi mettere etichette è limitativo più per chi ascolta che per noi. Noi sappiamo qual è il filo rosso che collega le nostre cose, ma chi ci ascolta si limita da solo dicendo che facciamo Doom o altro. Noi facciamo musica; e la facciamo utilizzando diversi linguaggi per diffondere il nostro messaggio.

Francesco: Questo dovrebbe essere un pregio, ma al giorno d'oggi si risolve probabilmente in uno svantaggio. Viviamo in un'epoca di catalogazione/omologazione sfrenata, ammesso che le altre fossero diverse.
Gianluca: In un'epoca di offerta quasi parossistica, siamo sommersi da innumerevoli proposte. Il problema è che la maggior parte di queste sono prive di originalità, sono tutte derivative. Cosa nella quale noi non vogliamo assolutamente scadere. L'originalità è il punto di partenza e quello di arrivo dei Rome in Monochrome. Nel nostro disco puoi ascoltare mille influenze, dai Katatonia ai primi Anathema, ma nella nostra chiave.

Francesco: Una che mi è parso di notare, sia nelle linee di chitarra che nel modo di porgere il testo ed anche se non so quanto la cosa sia centrata, è quella degli Smiths.
Gianluca: Ti piace vincere facile, allora. Gli Smiths sono una delle mie band preferite.
Valerio: Ed io ho dichiarato recentemente che una delle mie influenze principali sul palco è sicuramente Morrisey. Impazzisco per gli Smiths, per i Cure e per tutto quel periodo.
Gianluca: Riguardo alle linee di chitarra, se tu osservi quello che fa Johnny Marr da solo, noi lo facciamo in tre. Noi siamo tre chitarre ed ognuna fa una cosa diversa dall'altra, con una ricerca profonda del risultato finale dei fraseggi fra noi, ma lui lo faceva da solo; pazzesco.
Valerio: Una ricerca, quella sulle chitarre, che stiamo continuando a fare sul nuovo materiale che stiamo scrivendo per il nuovo album e stiamo portando a conseguenze ancora più estreme.

Francesco: Pensavo, dopo avervi ascoltato in contesti diversi: la vostra, forse, è una proposta da location un po' più intime che da grandi spazi dove c'è sempre la necessità di grande velocità, da posti dove puoi gestire meglio il palco per certe esigenze di suono -oggi non perfetto- e vi si possa ascoltare in maniera più intima.
Gianluca: Certamente. Noi abbiamo il suono del violino, le tre chitarre, usiamo solo microfoni nostri e via discorrendo. Oggi, per esempio, non è stato possibile usarli perché abbiamo trovato un cablaggio già fatto con microfoni radio e non era tecnicamente possibile farlo. Siamo anche una band impegnativa da gestire, quindi quando suoniamo da headliners la resa sonora è decisamente migliore.
Valerio: Certo, perché abbiamo il tempo di sistemare tutto al meglio. Però stare in situazioni come questa o in altre non tipicamente metal ci intriga, perché siamo anche un po' fuori contesto ed è bello vedere cosa succede. Non è che nessuno voglia rinnegare le proprie radici metal, è da lì che veniamo, però negli anni ci siamo evoluti.
Gianluca: Certo; e proprio per avvalorare queste affermazioni, io stesso suono anche in una band Grindcore ed in una Slam. Comunque, visto che siamo in argomento, voglio dare una notizia in anteprima a te ed a Metallized: stiamo lavorando con la nostra agenzia per suonare anche in ambiti non metal, perché ci sono arrivate delle proposte anche da locali indie, dark wave ed altro.
Valerio: Si, perché noi vogliamo andare dovunque la nostra musica ci porti, dovunque la gente ci voglia ascoltare senza preclusioni. La cosa che più mi fa sentire estraneo ad un certo tipo di metal è quella sorta di auto ghettizzazione, il porsi da soli in un recinto con le solite quattro persone... una cosa che non ci interessa assolutamente.

Francesco: Che poi, in base alla mia esperienza e per quanto possa valere, visto che abitavo in un posto completamente al di fuori di qualsiasi giro, io ricordo che una volta si usciva in comitiva con quei tre o quattro che ascoltavano metal, ma anche con chi ascoltava new wave o roba simile. Ed avevo occasione di sentire continuamente certi gruppi come Cure, Joy Division, Siouxsie, Echo & the Bunnymen, The Teardrop Explodes, Soft Cell e tantissimi altri che spesso mi registravo, accanto ai miei Mercyful Fate e compagnia. Io, quindi, ho vissuto una maggiore apertura verso altri generi.
Gianluca: Sai qual è il problema più grande, Francesco? E' che se tu adesso pigli un "pischello" di questi che stanno al concerto (siamo durante l'Agglutination - NdA) e gli chiedi chi sono gli Smiths, non lo sa.
Valerio: Ed io ho paura di una cosa: noi dobbiamo forse cominciare a fare i conti a livello generazionale con dei doveri mancati. Ho paura, cioè, che siamo stati noi a non essere stati bravi a comunicare certe cose. Se loro non lo sanno, chi è che glielo doveva dire, se non noi?

Francesco: Ammesso che sia vero, però, è una colpa relativa. Quando hai il mondo presente, passato e futuro a disposizione in rete con un click, non hai vere scuse. Io la musica la andavo a cercare e non avevo la rete, avevo Rockerilla e di metal si sapeva solo quello che c'era nell'inserto centrale, punto.
Gianluca: Ma certo. Io che ne sono appassionato, la musica me la vado a cercare.
Valerio: Questo se tu hai la nostra mentalità, quella di ascoltare i dischi in un certo modo, di cercare tutto su quel disco ed assorbire musica in un certo modo, se no ascolti al 50%. Se ascolti.
Gianluca: Io sono uno che compra ancora tre o quattro CD al mese o più. Il background nostro inevitabilmente non può essere quello del ragazzo di adesso.
Valerio: Il quale probabilmente a casa non ha più nemmeno il lettore.
Gianluca: Ed io mi domando una cosa: come ti abbiamo detto, la lavorazione del disco è stata molto impegnativa, anche per il numero di cose che abbiamo voluto metterci. Sovra incisioni, archi, tante chitarre, etc. Ecco, tu fai un disco con questo impegno -il nostro così come quelli di altri gruppi che fanno musica in un certo modo- e poi vedi un quindicenne che lo ascolta mentre passeggia su quel cazzo di coso con le ruote (il Segway - NdA) con le cuffie del cellulare, in un formato compresso, mentre chiacchiera con qualche amico parlando magari del sedere della ragazzetta che è appena passata mentre è nel traffico. Quindi sente il 2% di quello che ci abbiamo messo (sempre se sente il disco e non uno o due brani a caso) e ti domandi: ma quello che ho fatto, chi lo ascolta davvero? Non c'è più la cultura dell'ascolto.

Francesco: Un discorso che andrebbe per correttezza esteso anche a chi recensisce. Come ha ascoltato il disco il recensore? Quanto a lungo? Quanto si è documentato prima? Ha letto il press kit fino in fondo e tutto ciò che riguarda la gestazione di ciò di cui è chiamato a scrivere? Ha letto le "dichiarazioni di intenti" del gruppo prima di entrare in studio e via discorrendo?
Gianluca: Ed è lo stesso discorso di prima, perché oggi non ci sono più scuse per la mancanza di informazione.
Valerio: Anche per un gruppo come il nostro, dato che non siamo i Katatonia o altro del genere, in rete trovi tutto o quasi. Se vuoi sapere tutto di noi o di chiunque altro ed ascoltare col giusto background, puoi farlo. Se scegli di non farlo è una tua superficialità. E' lì che si vede il vero recensore. Tutti noi siamo cresciuti leggendo quello che scrivevano certi recensori di HM, Metal Shock, Flash, Grindzone, Rumore e la recensione per tanti anni è stata un'arte. Noi oggi abbiamo altre possibilità, perché letta la recensione si può aprire Youtube e controllare se lo scritto coincide con la recensione. Una volta tu leggevi e dovevi subito capire cosa fosse e se valesse la pena comprare un certo disco, dando quindi un certo credito ed una certa affidabilità a che aveva scritto la recensione. Non lo potevi scaricare. Ti fidavi di alcuni.
Gianluca: Ma una volta che hai letto cinque o dieci recensioni dello stesso autore, hai poi comprato dei dischi ed hai visto che era vero quello che lui scriveva, puoi fidarti ancora. La cosa più deleteria dei recensori odierni? E' che purtroppo oggi, magari per carenza di persone disponibili, tante webzine e tante riviste fanno recensire tutto a tutti e così succede che il recensore/fan del power metal, se non ha un background davvero importante, come può recensire i Rome in Monochrome? Può magari apprezzare il fatto che abbiamo fatto masterizzare il disco da Dan Swano e via discorrendo, ma poi?
Valerio: Il male vero è che il ritorno economico non c'è e queste realtà campano di volontariato. Se tu avessi la possibilità di pagare chi scrive, potresti pure prendere dei veri giornalisti competenti, ma visto che sei costretto a prendere il collaboratore che scrive quando ha tempo è difficile trovare il vero talento della scrittura. Non è professionismo e talvolta ti devi accontentare di ciò che capita. So che voi siete divisi in redazioni e in alcuni casi fate i bandi ed alla fine non prendete nessuno se non trovate la persona giusta, ma non tutti fanno così.
Gianluca: Esatto. E delle volte, la non scelta è la scelta migliore, denota serietà.

Francesco: Come dico spesso il problema, però, non è la rete, ma l'uso che se ne fa. Perché parliamoci chiaro: se io avessi avuto internet a 14 o 15 anni non mi ci sarei staccato più. Mi sarei scaricato il pianeta prima e l'universo poi, ma con spirito completamente differente, cioè per comprare dopo quanto di mio interesse e poi per approfondire tutta la discografia dei vari gruppi scoperti. Oggi si scaricano pezzi singoli e poi si dimenticano, senza approfondire niente. (Questa intervista è stata fatta prima di quella dei Pestilence, ma certi discorsi tornano sempre - NdA)
Valerio: Ma anche io lo avrei fatto, certo, ed è ciò che faccio ora. Ascolto anche solo tre o quattro pezzi di una band e se mi piacciono compro subito il disco e poi cerco gli altri.
Gianluca: Oggi tutto è troppo veloce, tutto passa subito e chi fa musica spesso si accoda a questo trend e dice: "Se tanto tu ascolti solo tre minuti, io faccio pezzi di tre minuti", come nel pop. E nessuno fa più attenzione a niente. C'è gente che già ci chiede adesso: "Ah Regà.. ma il disco nuovo?". Ma porca troia (edulcorato rispetto all'originale - Nda) questo è uscito cinque mesi fa, fatecelo godere un po', ascoltatelo un po', no? Io un disco che mi piace me lo porto per la vita, adesso si brucia tutto in pochi giorni.
Valerio: Per esempio Disintegration dei Cure l'avrò ascoltato miliardi di volte ed ogni volta sembra più bello, ne ho anche tre copie diverse. Un disco cupissimo, emotivamente carico, ma che è arrivato ad un mare di gente con quei singoli incredibili come Pictures of You; Fascination Street... ogni volta entro nel magma di quel disco e ci trovo qualcosa di nuovo.
Gianluca: Ed io sono così con gli Smiths, che per me sono come lavare i denti: almeno tre volte al giorno.
Valerio: E per tornare al nostro discorso, Robert Smith è una vita che dice di voler fare un disco solista, ma anche se lo facesse, a chi dovrebbe venderlo? Solo ai fan dei Cure, non certo ai giovani, perché sarebbe il disco di un sessantenne che non gli direbbe niente. E poi bisognerebbe trovare una formula diversa da quella del gruppo d'origine, se non no avrebbe senso.
Gianluca: Io stesso, da fan sfegatato, riconosco che Morrisey ha fatto dei bei dischi, ma non ha mai minimamente toccato i vertici degli Smiths. Mancava sempre Marr, il miglior chitarrista pop mai esistito, con un background folk inimitabile.

IL WEBETE COL COLTELLO
Poco metal in senso stretto in questa intervista, ma tanta voglia di parlare di musica e, come già avvenuto molte altre volte, di un mondo che sta scomparendo sotto i nostri piedi. Anzi: sotto il nostro mouse. Ed anche se il rischio è quello di essere ripetitivi, il fatto che vengano fuori con singolare frequenza dovrebbe indurci a pensare seriamente a ciò che ci stiamo perdendo. Tutto questo in maniera equilibrata, senza demonizzare ciò che stiamo guadagnando che, se usato e sfruttato in maniera corretta, potrebbe darci un'età dell'oro musical-culturale senza alcun precedente nella storia dell'uomo. Oppure renderci una massa di webeti Mentaniani senza alcuna capacità di analisi e senza nessuna voglia di sapere. Come sempre, il coltello dalla parte del manico lo abbiamo noi; basta rendersene conto.



Giaxomo
Sabato 15 Settembre 2018, 13.44.51
1
@Raven: Ora capisco perché dicevi di attendere la "prossima parte". 😉 Intervista quasi commovente per il sottoscritto, vorrei stamparla e fare un po' di sana divulgazione in tutti i paesi limitrofi...😁 Chapeau.
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