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SINE QUA NON - # 27 - 'Draconian Times' e 'Down'
07/10/2018 (959 letture)
La metà degli anni Novanta è un momento cruciale per lo sviluppo di diversi sottogeneri del metal. Il metal classico da più di qualche anno non suscitava grande interesse, black e death metal avevano già mosso i loro primi passi, il nu metal stava per esplodere, ma nel mezzo anche qualcos’altro bolliva in pentola. Diverse band, talvolta partite anche con album piuttosto estremi, cominciarono ad avere qualche intuizione aprendo maggiormente la musica alla melodia, rendendola più appetibile e fruibile a un pubblico di respiro decisamente più ampio, ma non per forza diminuendone la qualità e accogliendo influenze proprio da quell’heavy metal classico che ormai non andava più di moda. È un processo che tocca band anche di differenti generi, ma basta veramente poco ad accorgersi come diversi musicisti finiscano per incoccare sentieri simili, che in qualche momento finirono anche per sovrapporsi.
In questa sede ci si focalizzerà soprattutto su Draconian Times dei Paradise Lost e Down dei Sentenced, uno inglese e l’altro finlandese, per due degli album che hanno contribuito a definire maggiormente il gothic metal. Ma questo processo di riavvicinamento e contaminazione di sonorità più classiche va a interessare anche altre band come Amorphis o Katatonia, coinvolge lo sviluppo del death metal melodico svedese e tocca anche gruppi di orizzonti culturali più distanti e regionalizzati come Moonspell o Rotting Christ. Insomma, ce ne sarebbero veramente tantissime da dire.

IL PARADISO PERDUTO E LA SENTENZA
Paradise Lost e Sentenced hanno uno sviluppo quasi coevo e non troppo dissimile: emettono i loro primissimi vagiti negli ultimi anni Ottanta, per poi andare ad affermarsi nei primi Novanta con sonorità death metal (i primi anche con una spruzzata di doom). Tuttavia, dopo una manciata di album, per entrambi le cose cominciano lentamente a cambiare, con i Lost che pubblicano prima Shades of God (1992) e poi Icon (1993), definendo pian piano l’accezione di “gothic” all’interno del metal, mantenendo sempre una componente doom ma aprendosi sempre più alla melodia e facendo un uso più limitato del growl. Presso la Terra dei mille laghi invece i Sentenced, in leggero ritardo rispetto al combo di Halifax, si staccano da un classico death metal nordeuropeo inserendo sempre maggiori melodie per arrivare al mistico e affascinante Amok, pubblicato agli albori del 1995, un album di cambiamento che possedeva ancora suggestioni death e una voce (quella di Taneli Jarva) che, per quanto sporca, si allontanava anche qui sempre di più dal growl. Entrambe le band all’epoca erano già tra le più significative esponenti del gotico all’interno del mondo metallico (tra l’altro, proprio i Lost intitolarono un vecchio album Gothic), e basta pensare a tracce iconiche come Embers Fire da una parte e Nepenthe dall’altra.
Certamente le due band interpretavano il genere (ma è davvero appropriato etichettarlo come tale?) a modo loro: i Paradise Lost erano un macigno tragico, uno sfogo interiore di chi era impossibilitato a trovare una via d’uscita, e oltre che del gothic sono stati uno degli elementi di punta della sacra triade del doom/death metal, formata con Anathema e My Dying Bride. I Sentenced invece avevano quel senso della melodia più limpido riscontrabile in generale nelle band finlandesi, erano meno aulici ma sapevano descrivere intimamente l’emozione umana con un grande romanticismo. Si può citare in questa sede un azzeccatissimo commento di un utente sotto la recensione dell’album Crimson, cioè che la band è “la prova che essere romantici non significa per forza essere dei bambocci.

GIU'! GIU'! FINO AL TEMPO DI DRACONE
Nonostante somiglianze, vicinanze stilistiche e anagrafiche, Draconian Times (1995) e Down (1996) hanno due pesi diversi all’interno delle rispettive discografie. Il primo rappresenta uno dei capolavori assoluti dei Paradise Lost e dell’intero genere, è il punto d’arrivo di quel percorso di transizione cominciato con Shades of God, un album completo, iconico, bilanciato, perfetto. La strada che solcherà il suo comunque ottimo successore One Second sarà verso un’altra direzione. Down invece procede sulla spaccatura creata da Amok, ponendosi musicalmente tra quest’ultimo e tra tutto quello che poi saranno i Sentenced nel loro definitivo ammorbidimento del sound, sempre più vicino al rock. È ancora un album di piena transizione, contaminato da due modi di essere che non possono permettergli di avere la stessa compiutezza di Draconian Times, impedendogli di essere un capolavoro e consentendogli soltanto di essere un grande album. A differenza di Draconian…, Down ha già dentro di sé tutto quello che i Sentenced sarebbero diventati, in forma sopita. Ma allora perché affiancare Draconian Times a Down se, per esempio, lo stesso Amok si può considerare un capolavoro del gothic e per di più condivide anche lo stesso anno di uscita? Bè, semplicemente, perché Down e Draconian Times si somigliano tra loro di più.
Una produzione simile, pulita ma piena, li accompagna entrambi, e si distinguono anche per una forma canzone lineare e congeniale per un approccio più diretto e facile. Non c’è più traccia di growl, e sia il leggendario Nick Holmes che il nuovo entrato per i Sentenced Ville Laihala assumono un cantato in clean graffiato che in entrambi i casi non è sbagliato accostare a quello di un James Hetfield più malinconico e sofferente. Certamente la musica dei Paradise Lost assume un carattere più tragico e lirico e non tradisce il passato doom, e quella del gruppo di Oulu ha un’attitudine più romantica, suicida e grintosa, ma in entrambi i lavori c’è una sinergia naturale tra riff potenti, relativamente semplici e di derivazione classica e bellissime parti soliste, e se Greg Mackintosh partorisce in continuazione per tutto l’album dei grandissimi assoli, dall’altra parte la chitarra solista di Miika Tenkula contribuisce a rendere diversi brani di Down un qualcosa di veramente prezioso. Si intravede inoltre anche un’alternanza, un equilibrio tra pezzi più sostenuti e tra brani più di distesi e abissali: le hit The Last Time e Noose, Bleed, od Once Solemn appartengono alla prima categoria, mentre pezzi come Forever Failure, Ode to the End o Jaded sono molto più atmosferiche, e canzoni come Yearn for Change o il mid tempo dark ed esotico Crumbling Down stanno nel mezzo arricchendo considerevolmente l’esperienza sonora. E nonostante le variazioni, sono entrambi album compatti da respirare dalla prima all’ultima nota senza interruzioni, senza pericolo di noia, perché nonostante la cura che possono avere le atmosfere e l’esecuzione (specialmente nel caso dei Paradise Lost), quello che non manca a questi due lavori sono semplicemente le cose più importanti, ovvero le belle canzoni, e considerando i due album insieme queste sono veramente tante.

EREDITA'
Il cosiddetto gothic metal naturalmente passa anche per molte altre band soprattutto nella sua origine, e, anzi, già i Sentenced ci arriveranno in leggero ritardo rispetto a gruppi come gli stessi Paradise Lost o i Tiamat. L’intento del qui presente articolo era però quello di prendere in causa quella parte di gothic che andò a formarsi anche grazie al recupero di sonorità più classiche, e Draconian… e Down sono proprio due tra gli album più significativi in questo senso.
Nonostante le somiglianze, nonostante il ruolo importante di entrambi i dischi per la canonizzazione del genere, nonostante l’importanza indiscussa di entrambe le band, Draconian Times e Down porteranno con sé eredità diverse. Da una parte, come detto, il capolavoro assoluto, da possedere a qualunque costo, un episodio irripetibile, un album talmente incredibile da poter permettersi di declassare a b-side un brano meraviglioso come Another Desire. Dall’altra, un disco sì splendido ma di transizione e anche a suo modo irripetibile, ma più per il fatto di trovarsi nel mezzo tra due cose diverse che per il suo modo di essere stato concepito. Questo fa sì che se a qualcuno si chiederà di scegliere il miglior album dei Sentenced, molti risponderanno con decisione Amok, altrettanti Crimson, qualcuno sicuramente anche Frozen o The Cold White Light. Ma probabilmente non saranno moltissimi a scegliere proprio Down.
P.S. Io però lo sceglierei a occhi chiusi.



gianmarco
Venerdì 12 Ottobre 2018, 21.32.58
15
su Down c'è anche Vorph dei Samael . Tracce 4-5-10 . Fonte Metal Archives.
Alessio
Lunedì 8 Ottobre 2018, 20.21.26
14
Comunque complimenti Damiano, ottima scelta e ottimo articolo..di due gruppi molto significativi in quel periodo ( ma non solo) , almeno per chi li ha vissuti in presa diretta.
nonchalance
Lunedì 8 Ottobre 2018, 19.00.00
13
Anch'io lo sceglierei ad occhi chiusi Down..così come Draconian Times! Però, se dovessi rifletterci un po' su, forse opterei più per Icon & Frozen. P.S.: Manca il corsivo a "Ode to the End". 🧐
Sha
Lunedì 8 Ottobre 2018, 14.42.19
12
@Alessio Sì è vero, Amok non è propriamente in growl ma non mi sento nemmeno di dire che è un album cantato in pulito, anche se la strada intrapresa è quella!
Alessio
Lunedì 8 Ottobre 2018, 13.33.17
11
Due grandi gruppi, uno purtroppo come gia scritto da Metal Shock finito troppo presto...Comunque per i miei gusti anche Amok è un grandissimo disco, di ottimo Heavy metal alla Finlandese. Giusto per precisare però non mi risulta che su Amok ci sia il Growl, ma bensì la roca e potente voce del grande Taneli Jarva e pure di Death non c'è rimasto praticamente nulla. Insomma lo preferisco al pur sempre ottimo Down dove cominciano a uscire le venature Gothic. Che gruppi...li vidi entrambi live nei rispettivi tour e Taneli si divideva sul palco con gli Impaled Nazarene.
Metal Shock
Domenica 7 Ottobre 2018, 19.49.25
10
Due grandi dischi con una differenza: Draconian l'apice di una band, Down l'inizio di una sequela di album strepitosi di una band finita troppo presto.
duke
Domenica 7 Ottobre 2018, 18.55.22
9
due grandissime band ....comunque preferisco draconian times....
TheSkullBeneathTheSkin
Domenica 7 Ottobre 2018, 13.34.13
8
Fraintendo (io) errore
TheSkullBeneathTheSkin
Domenica 7 Ottobre 2018, 13.33.08
7
Trovo più affascinante ed imperfetto Draconian Times piuttosto che Down, troppo troppo leccato ed in apparenza senza punti deboli se non la sua stessa atmosfera depressa... di Down ho ancora i ritornelli in testa dopo decenni ed ancora ispirano buio. Forse fraintendi qualcosa nella rece ma per me l'album di transizione dei due è Draconian. Down a ben vedere é simile sia a Frozen che Crimson... leggendo mi vien voglia di Draconian, Ambrogio!
Galilee
Domenica 7 Ottobre 2018, 12.45.56
6
Tutto molto interessante, purtroppo i Sentenced non li conosco proprio, esclusi ascolti superficiali. Riguardo a draconian times concordo.
Sha
Domenica 7 Ottobre 2018, 12.29.47
5
@Rob Amok è ancora abbastanza growlato anche se la musica si alleggerisce dal death più "puro" degli esordi, ma con Down non ti sbagli, è praticamente tutto cantato in pulito!
Rob Fleming
Domenica 7 Ottobre 2018, 12.18.23
4
Sui Paradise Lost concordo in toto sia per l'album in questione che per il loro peso all'interno del "genere" (e per dirla tutta io stravedo anche per il tanto vituperato One Second ancora più melodico). Sui Sentenced sono tra quelli che dice senza ombra di dubbio Frozen (stupendo). Ma poi a pensarci è l'unico che ho e non ho mai ascoltato i precedenti temendo di scontrarmi con una voce growl non propriamente da me amata. Da questo articolo così non parrebbe. Domani mi vado ad ascoltare questo Down e Amok. Chissà che dopo 20 anni non mi renda conto di aver toppato alla grande all'epoca
Sha
Domenica 7 Ottobre 2018, 0.31.07
3
@gianmarco Hai ragione, mi sa che mi è partito un lapsus! Provvederemo a correggere!
gianmarco
Domenica 7 Ottobre 2018, 0.29.42
2
Chris Holmes era negli WASP.
gianmarco
Domenica 7 Ottobre 2018, 0.27.32
1
Nick Holmes .
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Draconian Times
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Down
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