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THE SECRET - Luce dalle tenebre
14/10/2018 (778 letture)
Nattleite: Ciao Mike, sono Costanza di Metallized.it ed è tanto un onore quanto un piacere per me avere la possibilità di intervistarvi. Iniziamo subito,sono ben sei gli anni che separano il precedente full-length, Agnus Dei, dal recentissimo Lux Tenebris. Cosa vi ha finalmente spinto a rompere questo silenzio?
Michael ”Mike” Bertoldini: Sono successe tantissime cose dall’uscita di Agnus Dei, sia a livello collettivo che a livello individuale. A partire dall’uscita di Solve et Coagula la band cominciò gradualmente a prendere sempre più spazio nelle nostre vite, portandoci a trascorrere tantissimo tempo insieme tra sala prove, tour e studi di registrazione. L’uscita dell’album nel 2010 ci aprì0 tantissime porte e ci diede l’occasione di andare regolarmente in tour e di entrare nella line-up di festival che fino a quel momento ci sembravano irraggiungibili. Se da un lato la band ci ha portato a vivere esperienze fantastiche, dall’altro una certa mancanza di allineamento tra i nostri obiettivi personali portò le nostre personalità a stridere sempre più tra di loro, portandoci a decidere di smettere completamente di suonare nel 2015. Gli anni di distacco ci hanno fatto crescere molto e aiutato a capire meglio cosa volevamo dalle nostre vite. Credo che questo ritrovato equilibrio individuale ci abbia portato a trovare un nuovo equilibrio interno e a farci riavvicinare. Ora le cose sono molto molto diverse da com’erano prima del break, spero continuino in questa direzione.

Nattleite: Dal materiale promozionale si evince come Lux Tenebris sia dedicato al tema della morte e della sepoltura. Cosa vi ha ispirato in maniera particolare in tal senso? Che significato riveste per te questo tema?
Mike: Lux Tenebris non dev’essere inteso come un concept album perché non c'è una sola storia o un solo tema che viene esplorato, piuttosto esistono una moltitudine di spunti che ci hanno ispirato nella composizione e nella stesura dei testi. La morte e la sepoltura sono solo una parte di quello che vogliamo raccontare, ma c'è anche molto altro.

Nattleite: Siete soddisfatti del tipo di feedback sinora ricevuto da critica e fan?
Mike: Decisamente sì. Davvero non sapevamo cosa aspettarci dopo un silenzio così lungo ma tutto sta andando davvero. A quanto pare i vecchi fan sono ancora interessati alla band mentre nuove persone si sono avvicinate a noi con l’uscita dell’EP. Una delle cose più interessanti è vedere come nelle recensioni veniamo spesso definiti in modi molto diversi e distanti tra loro. L’EP è stato definito in disco black metal, doom, grindcore e molto altro. Siamo fieri di non essere omologati e di non far parte di alcuna scena. Non vogliamo essere l’ennesimo stereotipo di band metal che segue le solite regole musicali ed estetiche del momento. Ho moltissimo rispetto, seguo e supporto tantissime band che hanno un approccio molto “ortodosso”, ma allo stesso tempo gli artisti che mi hanno maggiormente ispirato hanno tutti cercato di creare qualcosa di personale piuttosto che seguire strade già battute da altri.

Nattleite: Come sono nati i The Secret ovverosia, cosa vi ha portato a dar vita a questo progetto?
Mike: Domanda davvero difficile perché la band esiste ormai da tantissimo e di conseguenza tantissime cose sono cambiate dai nostri esordi. Posso dire però che ora come allora The Secret è sempre stato un mezzo per esplorare il nostro lato più oscuro. Questa band è per noi una forma di catarsi, una mezzo per esprimere una parte di noi che altrimenti probabilmente non sapremmo come tirar fuori.

Nattleite: Qual è il significato del raffinato artwork a corredo dell’EP?
Mike: Nell’artwork creato da View from the Coffin vengono rappresentati alcuni dei concetti che abbiamo voluto esplorare nella musica e nei testi di questa release. L’elemento più evidente nell’artwork è sicuramente la dualità dato che l’illustrazione di copertina è divisa grosso modo in due settori da una diagonale. Gli elementi che compongono l’illustrazione hanno tutti un significato allegorico ma preferiamo lasciare agli ascoltatori dare la propria interpretazione personale. Come spesso accade nella narrazione, credo che non avere delle risposte definitive renda l’esperienza più potente.

Nattleite: C’è qualche brano in particolare dell’EP che trovi particolarmente significativo a livello personale o prediligi?
Mike: Altra domanda difficile dato che ho spesso cambiato opinione a riguardo. Credo che il fatto che questa release sia un EP di 20 minuti sia una sorta di invito ad un ascolto completo, necessario per vivere a pieno l’esperienza musicale.

Nattleite: Da diversi anni collaborate con la statunitense Southern Lord, come vi siete trovati sinora a lavorare e produrre nuovi materiali con loro?
Mike: Ricordo il nostro approdo a Southern Lord come uno dei momenti in assoluto più entusiasmanti della nostra carriera. Ormai conosciamo Greg Anderson da tanto tempo e rispettiamo molto la sua visione e quello che lo spinge a far uscire musica. L’etichetta è cambiata molto negli anni ma continua a muoversi fuori dagli schemi e senza adagiarsi sugli allori come spesso accade in questo ecosistema. Southern Lord ci ha aiutato tantissimo ad uscire dall’Italia ed aprirci al mondo e a scene musicali per noi completamente nuove.

Nattleite: Dopo un lungo sodalizio con Kurt Ballou, per questo EP avete deciso di affidarvi alla mano di Brad Boatright per il mix. Da dove viene questa esigenza?
Mike: In realtà il disco è stato masterizzato da Brad Boatright, ma è stato registrato e mixato dal nostro grandissimo amico Steve Scanu che spesso ci segue come fonico live. Dopo una mancanza di contatto tra di noi cosi’ lunga, abbiamo scelto di tenere il circolo molto ristretto e di lavorare con amici e con persone che conosciamo bene. Nel momento nel quale i siamo presentati in studio c’erano di sicuro molti più punti di domanda che in passato. Lavorare con Kurt è sempre stato fantastico e siamo sempre stati soddisfatti del suo lavoro ma questa volta “rimanere vicini” è stata la decisione giusta per ottenere quello che volevamo da Lux Tenebris.

Nattleite: Spesse volte, soprattutto in passato, siete stati definiti come i Converge italiani riuscendo tuttavia a divenire ben più che il surrogato della band statunitense mediante doti espressive e personalità piuttosto spiccate. In tal senso, quanto ha inciso la vostra provenienza geografica nell'elaborazione del sound che vi caratterizza?
Mike: Ho grandissimo rispetto per i Converge, ma credo che il paragone sia davvero poco azzeccato. Non so quanto la nostra posizione geografica possa aver influito sul nostro sound, ho vissuto per quasi 15 anni a Trieste e non sono mai stato in contatto con nessuna band locale. Ironicamente mi sono avvicinato a band come i Grime quando praticamente ho smesso di suonare con The Secret. Ma forse è stata un’influenza proprio il non far parte di alcuna scena e di non essere a contatto con realtà locali né andare mai a concerti in quella che poteva essere definita “la nostra città”. Nel 2018 tutti viviamo in posti diversi, sparsi tra Amsterdam, la Romagna e il Friuli Venezia Giulia.

Nattleite: Restando in tema di song-writing, quanto incide in fase di composizione la resa live dei brani?
Mike: In passato di sicuro ha inciso molto dato che provavamo tantissimo. Solve et Coagula è stato scritto interamente in sala prove usando un piccolo registratore a cassetta. A partire da Agnus Dei le cose sono un po' cambiate dato che le distanze tra di noi si sono allungate, e ora che viviamo addirittura in nazioni diverse il processo creativo ha preso una forma completamente opposta. Lux Tenebris” è stato scritto senza pensare alla resa live, portare i brani dal vivo è stato un processo temporalmente successivo alla registrazione.

Nattleite: Come nasce e viene composto un brano dei The Secret? Lavorate autonomamente confrontandovi poi in un secondo momento o ne concepite i lineamenti collettivamente?
Mike: Non esiste alcuna formula e come dicevo nella risposta precedente, i processi sono cambiati molto nel tempo. A volte tutto parte da un riff, altre volte invece esiste si parte da un concetto più astratto relativo alla struttura. Per l’ultimo EP ho presentato al resto della band dei brani praticamente finiti che sono stati rifiniti e approfonditi in studio. Le voci sono state registrate in una seconda sessione separata dal resto del tracking.

Nattleite: Nonostante la rilevanza sempre più internazionale siete per certi versi considerati una delle formazioni più floride dell’underground nostrano. Cosa ne pensi della scena underground tricolore attuale?
Mike: Credo che esistano davvero delle band interessanti ma purtroppo nella maggior parte del Paese c'è una triste mancanza di spazi per suonare live in modo professionale. Più band dovrebbero cominciare ad uscire dai confini e a confrontarsi con realtà internazionali, aiuterebbe molto a rendere la scena del nostro Paese molto provinciale. È un po’ ridicolo vedere come delle band che raggiungono un briciolo di visibilità spesso diventino molto arroganti. Vivendo all’estero ormai da qualche anno mi rendo conto che è una dinamica davvero tutta italiana.

Ti ringrazio naturalmente per la tua disponibilità e vi mando un caro saluto, sperando di vedervi presto in sede live!



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