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A TEAR BEYOND - Tra maschere ed esseri umani
22/10/2018 (624 letture)
A pochi mesi dall'uscita del terzo album intitolato Humanitales, noi di Metallized abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con cinque sesti della formazione degli A Tear Beyond: Claude (voce), Cance (basso), Phil (tastiere), Skano (batteria) e Undesc (chitarre) ci aggiornano con emozione ed entusiasmo sullo stato attuale della band gothic vicentina, regalandoci non poche curiosità sul nuovo disco. Buona lettura!

Annie: Ciao ragazzi! Come state? Inizierei questa intervista chiedendovi subito di raccontarci com'è stata l'esperienza a Bucarest dello scorso ferragosto in apertura ai Nightwish. Ho visto un bel po' di foto sul web e c'era davvero molta gente al concerto... Dev'essere stato proprio memorabile per voi esibirsi in un contesto simile insieme ad una band di così tanto spessore...
Cance: Ciao Anna! Innanzitutto grazie per questo spazio che ci avete concesso. L’esperienza a Bucarest è stata senz’altro una delle avventure più emozionanti che noi A Tear Beyond ci siamo trovati ad affrontare nel corso di questi dieci anni fatti di duro lavoro, ma anche di grandi soddisfazioni. Aprire lo show dei Nightwish, una delle band che fanno parte degli ascolti più assidui della maggior parte dei membri della band, trovandosi davanti un pubblico così numeroso e partecipe, è stato un vero e proprio sogno ad occhi aperti. Il calore e l'entusiasmo di diecimila o più persone che cantano e saltano immergendosi nel mondo creato dalle tue note ti ripagano per ogni singola goccia di sudore versata per portare avanti questa passione giorno dopo giorno.

Annie: Siete tornati da poco sul mercato con il vostro terzo album di inediti, Humanitales, a tre anni dall'uscita di Maze of Antipodes. È stato sicuramente un lasso di tempo doveroso considerando la complessità dei vostri brani: qui troviamo testi molto ricercati e un sound davvero ricco con richiami a molti generi, dall'industrial/nu metal al symphonic/gothic, passando per alcuni cenni al progressive. Innanzitutto, qual è il concept di Humanitales? C'è un chiaro filo conduttore tra i brani e l'artwork?
Claude: Il concept di Humanitales si basa fondamentalmente sull’analisi emotiva dell’essere umano contaminata da dentro e da fuori, cioè da quello che ognuno di noi è e da quello che possiamo diventare per influenza dell’esterno. In particolar modo della società che ci troviamo inevitabilmente ad affrontare. La cosa che accomuna lo sviluppo dei brani è appunto il fatto che siano tutti dei racconti sull’essere umano. Lo dice il titolo...HUMANITY e TALES…Humanitales. Nella “tradizionale” poesia di concetto di questo ultimo album (intitolata appunto Humanitales) descrivo, utilizzando ogni singolo concetto dei brani dell’album, come (ho immaginato) ogni creatura nasca libera da ogni vincolo o influenza esterna e quindi “pura”. Ma come possa cambiare nel suo percorso venendo contagiata dall’esterno o contagiando essa stessa le altre creature in quel processo che fa nascere la società. Dove sta il problema? Il problema sta che non tutti siamo fatti per adattarci a questo…e chi non lo è, purtroppo, soccombe. Ho voluto parlarne, citando degli esempi.
Come si conduca questo nell'artwork è spiegato in tre fondamentali aspetti di quest’ultimo. Innanzitutto, l’assenza di genere di questa creatura perché il concetto vale per tutti. Punto due, la società che in qualche modo ti costringe a lei legandoti gli arti (che poi, questa creatura…cerca di liberarsi o semplicemente si lascia comandare come un burattino?). Infine, i bellissimi fiori che stanno dentro questo essere senza volto. A dimostrazione che dentro di noi, in profondità, saremmo tutti originariamente meravigliosi.

Annie: Qual è il valore aggiunto di Humanitales alla carriera degli A Tear Beyond? Oltre al concept, ci sono delle differenze rispetto ai due lavori precedenti? Maturità e sperimentazione a parte, ho notato una presenza minore di brani risoluti e serrati come invece lo erano The Colors of Sky and Earth e Behind the Curtains I'm Dying (di Maze of Antipodes) e The Hunt (di Beyond), fatta eccezione per Inadequacy, preferendo ora un sound più pesato...
Cance: Diciamo che con Humanitales abbiamo voluto sperimentare fino a dove può spingersi la fusione delle due anime che convivono nel nostro sound, per l'appunto quella oscura e profonda affine al gothic metal, e quella più rabbiosa e aggressiva dell'industrial metal, condito da riff sempre e comunque profondamente debitori di generi più classici come l’heavy Metal e il thrash Metal. Rispetto al passato dunque abbiamo cercato di dar vita a trame più complesse e ricercate così da creare un sound possente in cui le due anime non solo potessero convivere, ma finalmente legarsi indissolubilmente dando vita a qualcosa di nuovo rispetto ai precedenti lavori, nei quali le due spinte avevano invece una loro identità più marcata e riconoscibile. La componente a tratti quasi progressive di Humanitales nasce proprio da questa sete di sperimentazione, che non vuole però essere fine a se stessa ed eccessivamente prolissa. Infatti il tutto è filtrato da quel mordente e quella fluidità per così dire “in your face” che ha sempre caratterizzato lo stile degli A Tear Beyond, e ogni passaggio, anche il più articolato, è completamente asservito all’atmosfera che il concept intende creare. Humanitales si allontana dai giochi d' ombre dell’Antica Venezia, catapultandoci in una polverosa periferia di una moderna città industriale, pur ricordandoci di continuo che le maschere non hanno dimenticato la loro provenienza, e quest’immagine riassume bene anche l’evoluzione sonora della band. Il valore aggiunto di Humanitales risiede proprio nella maggiore complessità delle composizioni della band, che invitano a ulteriori ascolti per carpirne le varie sfaccettature, pur mantenendo un sound d'impatto e accattivante.

Annie: Come mai stavolta avete deciso di affidarvi ad un'altra équipe produttiva? Per il missaggio e la masterizzazione di Humanitales non troviamo più in regia Simone Mularoni...
Phil: A differenza di quando abbiamo registrato Maze of Antipodes, ora le prove della band e gli spazi compositivi si svolgono direttamente all’interno del mio studio di registrazione. Questo ci ha permesso di poter prendere il tempo necessario per lavorare su una sonorità per noi nuova e che si scostasse dai lavori precedenti. Mi sono occupato direttamente sia delle registrazioni che del mix dei brani, realizzati quindi tutti nello studio dove questi sono nati.Il master del disco è stato invece affidato ad un noto professionista del settore, Giovanni Versari. Questa volta abbiamo deciso di scegliere qualcuno che non fosse direttamente collegato alle classiche produzioni metal, scelta volutamente azzardata ma spinta appunto dalla ricerca qualcosa di nuovo.
Ora, a lavoro concluso, posso dirmi personalmente soddisfatto del risultato finale e curioso di vedere come decideremo di procedere con il prossimo.


Annie: Oltre alle parti strumentali e vocali, già messe abilmente in rilievo negli altri due capitoli, il punto di forza di Humanitales è sicuramente rappresentato dai testi, particolarmente teatrali e pregiati. Questo lavoro di sinergia tra musica e testo è rintracciabile al 100% in Tale, la vostra opera da ben quindici minuti. Non è assolutamente scontato scrivere un pezzo tutt'altro che breve che sia in grado di filare dall'inizio alla fine, integrando perfettamente ogni sua parte senza annoiare, a maggior ragione se si tratta della prima prova di tutta la carriera, quindi vi faccio i miei complimenti. Le liriche sono davvero molto interessanti: parlateci di com'è nata l'idea per questo brano, del suo significato e di questa bella sfida con la composizione della vostra canzone più lunga.
Claude: Ti ringrazio moltissimo del grande complimento che ci fai parlando così di questo pezzo che in effetti non è stato facile da completare. Parliamo di testi in generale e diciamo che come sempre sono ricerche difficili da parte mia. Nello specifico di Humanitales condite da grandi e dolorose introspezioni e, quando non trovo lo spunto direttamente da dentro, da proiezioni di me stesso nell’emotività degli altri. E’ uno sforzo non indifferente ma che mi regala sempre grandi emozioni che amo provare.
Normalmente scriviamo musica e testo su un concetto preciso, a volte partendo dalla voce, altre dalla musica…è un fatto noto. Ma parlando direttamente di Tale, diciamo che l’idea nasce a livello musicale. Ho passato ad ascoltare lo sviluppo del pezzo fino almeno a metà ad occhi sbarrati senza riuscire a tirarne fuori una virgola e senza sapere esattamente dove saremmo andati a parare. Detto questo posso pensare che la nostra “maturità” di band abbia raggiunto il suo apice proprio in questo brano perché quando ho avuto il flash di “race” (la prima parte) desiderando raccontare una Vita intera dalla prima scintilla a dopo l’ultimo battito (coronando il disco con il Racconto dei Racconti)…ho trovato la strada già spianata e “divisa” nei grandi insiemi emotivi che contraddistinguono le stagioni della Vita di ognuno di noi, come poi si trova raccontato nel pezzo stesso. Io ho iniziato a scrivere e registrare la voce di questa lunga storia e vedevamo nascere nota dopo nota la nostra opera più lunga senza doverci accordare troppo. E’ stato meraviglioso arrivare in fondo quasi con il fiato sospeso e dire: “wow… eccola qui! La ascoltiamo tutta?”

Annie: A sostegno di quanto avviene su disco, portate la vostra teatralità anche dal vivo? Utilizzate una scenografia particolare?
Skano: Certo! I nostri live sono sempre contornati da spettacoli, quasi teatrali, eseguiti da performers che ci seguono sempre e che lavorano ed interagiscono sul palco con noi e con il pubblico. Inoltre abbiamo effetti luce e fumo programmati ad hoc per ogni brano, e per ultime, ma non meno importanti, le maschere! Ognuno di noi ne ha una, accompagnata da un significato ed un simbolo, queste stanno alla base della nostra intera esperienza A Tear Beyond!

Annie: Da quali gruppi prendono ispirazione gli A Tear Beyond? Avete mai preso spunto da un'opera teatrale?
Claude: Le influenze a livello musicale sono molteplici, quasi impossibili da elencare. Si dovrebbe spaziare non solo sui sottogeneri del metal ma anche in tutto il resto della produzione musicale mondiale, tirando in ballo, spesso e volentieri anche singoli pezzi, non necessariamente metal, che ci hanno dato emotivamente “qualcosa”. Forse ad un certo punto del proprio percorso si inizia un po' a camminare da soli e dopo la necessaria riconoscibile ispirazione iniziale si arrivi a farsi contaminare da troppe cose per poterle definire.
Non ci siamo mai ispirati ad una precisa opera teatrale. Però, almeno per quanto mi riguarda (e so di non essere il solo), ammetto una grandissima passione per i Musical in genere. Il cantare e recitare insieme fa parte di quelle cose che avrei sempre voluto fare. Da qui nasce anche questa ricerca di una commistione fortissima tra musica, voce, testi ed immagine negli A Tear Beyond.

Annie: Quali sono i due brani di Humanitales che più vi rendono fieri e perché?
Undesc: Oddio, penso sia impossibile scegliere… È come chiedere ad un bambino se vuole più bene a mamma o a papà! Scherzi a parte, è veramente difficile dare una risposta… anche perché siamo in sei ed ognuno ha le sue preferenze. Sicuramente però siamo tutti d’accordo nell’essere fieri del risultato ottenuto scrivendo Tale. È stata una canzone abbastanza difficile da comporre, come ha già detto Claude poco fa. L’abbiamo pensata, l’abbiamo scritta, l’abbiamo modificata e l’abbiamo odiata. Ma alla fine l’abbiamo amata e resa nostra. E siamo molto felici dei moltissimi feedback positivi (non ultimo il vostro, grazie mille!) che abbiamo ricevuto sul brano. Detto questo, direi che la seconda canzone che mi rende più fiero è Sentence. Fare la seconda parte di una canzone meravigliosa come Forgiveness è stata una vera sfida. E, per quanto mi riguarda, l’abbiamo vinta.

Annie: Cosa pensate della scena underground italiana? Ritenete che il nostro Paese dia il giusto spazio a band valide, originali e accattivanti come voi?
Cance: Personalmente ho avuto il piacere di scoprire una realtà underground italiana davvero florida. Tante ottime band che meriterebbero sicuramente uno spazio maggiore. Negli ultimi anni, con la chiusura di molti locali anche storici, sta diventando sempre più dura, per le band italiane che propongono musica propria, ritagliarsi il giusto spazio in patria. Il discorso a malincuore vale anche per noi, nonostante ci possiamo ritenere fortunati ad aver conosciuto e stretto forti legami con tanti addetti ai lavori e non, che fanno ancora della promozione delle realtà locali una delle loro più grandi battaglie e passioni.

Annie: Quali sono i programmi futuri degli A Tear Beyond? Avete concerti o altri progetti che bollono in pentola?
Skano: per quanto riguarda i concerti, dopo l'esperienza di Bucarest, torniamo più carichi che mai ad esibirci nella nostra regione e ricordiamo la serata di Halloween presso l'Enjoy Club a Torri di Quartesolo (Vicenza) e successivamente il 10 novembre al Grind House Club a Padova. Per il futuro ci saranno altre date, in Italia e ancora all'estero, ma le annunceremo a tempo debito. Confidiamo che il 2019 sia un anno carico di live e non solo, molto probabilmente torneremo a comporre per un eventuale nuovo album!

Annie: Grandioso! Ragazzi, la nostra intervista si conclude qui. Vi ringrazio per il vostro tempo e vi auguro il meglio per la promozione del disco e per tutto quello che seguirà. Ora vi lascio la parola per salutare i nostri lettori e per aggiungere qualsiasi cosa vogliate.
Cance: Grazie nuovamente di cuore Anna per questo piccolo focus sulla nostra realtà musicale, e grazie a tutti coloro che hanno dedicato qualche minuto del loro prezioso tempo alla lettura di questa piacevole intervista. Vi aspettiamo ai nostri live! Le Maschere vi riveriscono…



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