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ATTILA + ESKIMO CALLBOY + THE BROWNING - Legend Club, Milano 31/10/2018
31/10/2018 (384 letture)
E’ la notte dei fantasmi e dei mostri, il buio è già calato da un po’ e Milano si presenta tetra e uggiosa quanto basta mentre percorro la strada alberata che porta dal parcheggio all’ingresso della location per l’occasione: il Legend Club. Questo locale magnificamente decorato ad arte per la notte delle streghe ospiterà gli americani Attila , in tour europeo con i tedeschi Eskimo Callboy e gli australiani The Browning. I fautori della bella serata sono i ragazzi della Hellfire booking con Erocks Production.

Arrivo purtroppo in ritardo a causa del diluvio di questi giorni e mi perdo la performance dei The Browning, tuttavia riesco a intravedere l’ultimo loro pezzo in un Legend Club già gremito, potendo appurare la prestanza della band elettro-core e la partecipazione del pubblico, entusiasta mentre defluisce fuori dalla sala durante il breve cambio palco, mentre gli Eskimo Callboy si preparano alla loro entrata in scena.

ESKIMO CALLBOY

Il pubblico rientra per tempo e si appropinqua sotto il palco, la sala è incredibilmente piena e per me è impossibile raggiungere le transenne per scattare qualche foto da vicino. Trovo una posizione sicura nelle retrovie mentre gli Eskimo Callboy esplodono accompagnati dall’ovazione dei presenti. Da questo momento non si capirà più nulla fra salti, danze sfrenate e un’umidità palpabile all’interno del Legend club. Basta poco tempo perché anche i muri comincino a sudare, riflettendo le luci stroboscopiche in stile dance club e creando un atmosfera macabra perfettamente abbinata alle decorazioni creepy.
Il mood è però tutt’altro che moscio e anzi: gli Eskimo Callboy con il loro impatto, le loro canzoni giocose dal forte gusto elettronico non possono che mettere allegria e un po’ di festosa follia in tutti i presenti, che si scatenano in simbiosi con la musica, un nu metalcore catchy e accattivante, elettronico quanto basta, che non si vergogna di indugiare su momenti pop e dance.
I ragazzi sul palco fanno altrettanto: sono ben 6 e lo riempiono tutto. I due cantanti Sebastian e Kevin, rispettivamente harsh e clean vocals, sono dinamici e intrattenenti, coinvolgendo spesso gli astanti, presentando e raccontando le canzoni che la band si accinge a suonare. Il Legend Club è tutto un salto a tempo con i riff, i synth e le linee vocali briose, fra mosh pit e stage diving audaci. In molti sono mascherati o presentano mises fuori dal comune, e questo crea un atmosfera “party” davvero da sballo: è la notte di Halloween.

I momenti clou saranno sui pezzi VIP, Muffin Purper Gurk e soprattutto sulla straordinaria The Scene, impertinente pezzo sull’anticonformismo musicale, che i nostri ben rappresentano mescolando parecchi generi a proprio piacimento e che il pubblico canta e balla senza freno, soprattutto ispirati dalle tastiere variegate e dai suoni digitali. Tuttavia si rimane un po’ male per il mancato featuring di Fronz, frontman degli Attila, come nella versione su disco: cosa costa accontentare gli ascoltatori con una bella versione dal vivo?
I Nostri si fanno comunque perdonare con una resa generale straordinaria nonostante il caldo insopportabile; altro pezzo adorato e cantato a gran voce è Mc Thunder, ma in generale tutto il set è riuscito e apprezzato, nonché suonato con perizia e trasporto dai ragazzi sul palco: anticamera perfetta che fomenta a puntino per lo show degli headliner. Pollice bene in alto per gli Eskimo Callboy !

ATTILA

Il cambio palco vede i presenti uscire di volata per prendere una boccata d’aria o fumare una sigaretta e ritornare poi velocemente dentro a guadagnare una posizione favorevole nella sala; io stessa riesco a conquistare un posto laterale niente male, che mi consentirà di scattare alcune foto prima di venire travolta dalla bolgia che non tarderà a palesarsi.
Infatti gli Attila salgono sul palco accolti dalle urla e inneggiamenti dei presenti, ed è subito tumulto generale a base di metalcore , nu metal , rap e groove irresistibile in cui è impossibile star fermi. Esplosivi fin dal primo pezzo Three 6 con quell’aria sfacciata e irriverente che li contraddistingue fin dall’inizio, i nostri proporranno uno show al fulmicotone e assolutamente divertente, ai limiti del cabaret, grazie alla loro espressività: a cominciare da una rosa che pare essere donata da un/una fan sotto il palco al chitarrista Chris Link e che lui e il frontman Fronz cominciano a scambiarsi con finto romanticismo a mo’ di teatrino.
Il singer Fronz -detto Fronzilla per il suo essere una calamità naturale vocalmente e per atteggiamento- è davvero in forma questa sera: indossa stiloso i suoi occhiali da sole anche se è buio e proferisce le sue linee vocali con insolente perizia fra growl, parti rappate e voce pulita e soprattutto i suoi peculiari fraseggi velocissimi che rendono riconoscibile il suo stile (e nei quali non perde un colpo). Intrattiene il pubblico e richiede fin da subito i circle pit, purtroppo un po’ impediti dalla presenza del mixer al centro della sala (novità al Legend), tuttavia i presenti non vengono meno ad accontentare il cantante: dopotutto non si può rimanere indifferenti al caos -come da titolo del loro ultimo album- quando si parla di Attila.

La frase più esclamata in tutto il set rimane comunque “EVERYBODY PUT YOUR HANDS UP”, sia verso molte loro canzoni sia come invito al pubblico che non tarda ad alzare le mani al soffitto in un tutt’uno, sfiorando le ragnatele e le decorazioni spettrali penzolanti.
I nostri iniziano e si cimentano in pezzi vecchi, con ovazione generale su Rage,per poi passare a singoli del nuovo album come la smagliante Bulletproof, cantata a memoria da tutti. In questo momento sale sul palco per un piccolo featuring un giovane ragazzino, che pare aver già partecipato a uno show con gli Attila in passato.
Il frontman intanto chiede al pubblico per alzata di mano chi abbia già visto la band dal vivo e chi no, dando poi un caloroso “Welcome To The Family” ai nuovi arrivati. Chiede inoltre a tutti di abbassarsi in ginocchio per poter poi saltare a tempo con la musica, fomenta il sing-along e in generale la partecipazione dei fan.
Esprime poi il suo amore per la pizza, le Lamborghini, la casa di moda Gucci e in generale per l’Italia, nonché Milano come miglior audience, facendo spesso il gesto del cuore con le mani.
Gli astanti si dividono fra pogo e contemplazione dei loro idoli, mentre aumentano sempre più i livelli di sudore all’interno della sala pur non compromettendo la dinamica performance sul palco, che fra un breakdown possente e l’altro e testi a limiti del turpiloquio vede passare pezzi noti e sfrontati come Party With The Devil, Proving Grounds e l’unica, inimitabile Moshpit che rappresenta benissimo la filosofia della band -e se vogliamo una vera e propria way of life- con il verso “Fuck This Shit, You Can Find Me in The Moshpit”.
La conclusione del set pare arrivata, ma alla richiesta dell’encore -e di un pezzo nello specifico- porterà i Nostri a suonare il loro ultimo spassosissimo singolo Pizza, che pare decantare per davvero l’amore per la pizza da parte della band (d’altro canto come non condividerlo?!).

A parte qualche singolo mancante del nuovo lavoro, la scaletta è ricca e accontenta i presenti sia per scelte dei pezzi che per l’impatto e la performance stellare. In formissima e coinvolgenti, ci si domanda come una band così prestante possa avere così tanti haters: sarà a causa della loro scurrilità o della loro mescolanza di generi, ma i nostri hanno davvero molto da dire e l’hanno ampiamente dimostrato durante questo live stupendo. D’altra parte, a vedere l’entusiasmo dei presenti, hanno un fandom davvero solido: io stessa, se permettete, mi rifarei alla loro filosofia: “Fuck This Shit, You Can Find Me in the Moshpit!”.



Paperoga
Martedì 6 Novembre 2018, 19.49.32
1
Sicuramente interessanti, peccato che non sono potuto andare..
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31/10/2018
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ATTILA + ESKIMO CALLBOY + THE BROWNING
Legend Club, Milano 31/10/2018
 
 
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