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ENSLAVED + VREID + GAAHLS WYRD + WHOREDOM RIFE - Parkteateret, Oslo, 03/11/2018
09/11/2018 (657 letture)
Questa volta sono in trasferta e mi trovo ad Oslo per impegni di lavoro che però trovano un’allettante coincidenza con il concerto che gli Enslaved terranno in città insieme a Gaahls Wyrd e Vreid, in occasione dell’Army of the North Star Tour. La serie di concerti è organizzata dai curatori del Beyond the Gates e prevede un selezionato numero di live che si concentreranno esclusivamente nella Penisola scandinava. Non potevo quindi farmi mancare l’occasione di parteciparvi, per cui mi dirigo vero il Parkteateret, location del concerto, che questa sera conterà addirittura intorno ai 500 partecipanti, facendo registrare il sold-out a pochi giorni dall’evento.

WHOREDOM RIFE
Ad aprire la serata sono i Whoredom Rife, che avevo già avuto modo di vedere apprezzare in occasione dell’ultima edizione del Brutal Assault, dove si sono esibiti durante il primo giorno (report qui). Come già osservato in quel frangente, la band di Trondheim mostra senza troppi fronzoli un’attitudine estremamente aderente agli stilemi classici del norwegian black metal, rendendo il giusto tributo anche alla loro città di origine, resa celebre per l’iconica cattedrale posta sulla copertina di una pietra miliare del black metal come è De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem. Un passato pesante, quindi, che molti dei gruppi coevi ai Whoredom Rife stanno cercando di rimpolpare, ma a mio avviso con meno personalità. Se forse una eccezione la si potrà fare per i Mare, a maggior ragione a fronte dell’ultimo ottimo lavoro, molte delle band che condividono il loro destino nella Terratur Possessions le ho trovate semplicemente “nella media”, senza particolarità che facciano pensare ad uno scopo che non sia puramente quello emulativo. I Whoredom Rife, invece, mi hanno colpita per avere una certa personalità e gusto nel rielaborare il loro background d’ispirazione, oltre che dimostrare una certa capacità anche nel reggere lo stage. Questa sera, infatti, si renderanno protagonisti di uno show molto intenso e che vedrà una partecipazione attiva, nonostante il pubblico norvegese si dimostri un po’ glaciale all’inizio. K.R con un misto di sangue e facepainting è di poche parole e, nel concentrarsi principalmente sui pezzi di Dommedagskvad, ci trascina nel mix di sonorità acide, oscure ed infarcite di momenti di respiro più epici e di cavalcate infernali.
Davvero un’ottima performance, anche meglio della precedente a cui avevo assistito, che conferma l’interesse verso il gruppo e che quindi rende più gustosa l’attesa per il nuovo disco, Nid - Hymner av hat, in uscita per questa fine di novembre.

GAAHLS WYRD
Proseguiamo con un ospite molto atteso, anche a giudicare dall’accoglienza molto calorosa che un pubblico finora piuttosto statico riserva all’ingresso della band. Parliamo dei Gaahls Wyrd, ultima incarnazione di Gaahl che, dopo aver archiviato la pratica ed i contenziosi con i Gorgoroth ed aver anche chiuso l’esperienza con i suoi God Seed, ha deciso da qualche tempo di mostrarsi in una nuova veste che ne sembra un po’ la summa. La scaletta scelta per l’esibizione infatti incorpora un po’ una sorta di tributo al passato musicale del frontman, proponendo diverse cover. Personalmente devo ammettere di non essere mai stata una grandissima fan dei Gorgoroth, li ho sempre ascoltati con parsimonia (in particolare Destroyer, or About How to Philosophize with the Hammer) e poi accantonati in maniera forse piuttosto brutale: non avevo quindi grossa attesa o aspettativa nei confronti di questo concerto. Sono però stata piacevolmente sorpresa nel constatare che dal vivo la performance è stata a dir poco incredibile: Gaahl si è rivelato un frontman davvero solido, anche nel suo manifestare un distacco quasi “solenne”. Con il classico facepainting, un chiodo di pelle e la croce rovesciata, si sposta da un lato all’altro del palco non in maniera febbrile, piuttosto con estrema compostezza mentre impugna il microfono. Sembrava quasi che stesse marciando in una processione con concentrazione, sporgendosi di tanto in tanto con le sue corna verso il pubblico per lanciare degli sguardi davvero raggelanti. È stato molto emozionante come show: i pezzi dei Gorgoroth (come Sign of an Open Eye, Exit - Through Carved Stones o Prosperity and Beauty) sono risultati molto più incisivi e coinvolgenti, anche se devo dire che la classe sprigionata dai brani dei Trelldom, il primissimo gruppo di Gaahl, non ha davvero eguali. Hanno qualcosa di ancestrale: molto meno estremi nelle ritmiche e più cadenzati, ma non per questo meno trascinanti, con molti intermezzi di sospensione dove si ha davvero la percezione di essere afferrati dalla morbosità delle parti vocali a cui si intersecano a volte i sibillini assoli di chitarra. È proprio in queste occasioni che infatti il cantato si fa più febbrile, passando dal gutturale luciferino a delle vette più urlate e strazianti, da mettere i brividi. Prediligendo un approccio più recitativo e salmodico, Gaahl in questi frangenti a mio avviso raggiunge la massima capacità interpretativa, trasmettendo molto carisma oltre a dimostrare la sua estensione vocale.
Insomma, alla fine è stato un concerto davvero al di sopra delle aspettative, che mi ha lasciata estremamente soddisfatta e con la voglia e la curiosità di “saperne di più”, dato che il debut dei Gaahls Wyrd è previsto proprio per il prossimo anno sotto l’egida della Season of Mist.

VREID
La serata scorre molto rapidamente, sono poche le pause tra un gruppo e l’altro e soprattutto i tempi vengono rispettati spaccando il minuto. Così, siamo già arrivati al gruppo che precederà gli headliners della serata: i Vreid.
Il gruppo norvegese è nato dalle ceneri dei Windir, dopo la morte del frontman Valfar, avvenuta per ipotermia nel 2004 mentre si trovava nella valle di Sogndal, quando fu colto alla sprovvista da una tormenta di neve che gli costò la vita. Un episodio veramente terribile, da cui poi la band decise di ricominciare fondando appunto quelli che noi oggi conosciamo come Vreid. Se nel primissimo periodo della loro nuova carriera possiamo ancora riconoscere degli strascichi delle sonorità tipiche del gruppo d’origine, soprattutto per alcune intersezioni folk che erano tipiche del viking/black metal dei Windir, nella loro successiva evoluzione il gruppo si è sempre più distaccato dal suo passato musicale. Quello che infatti possiamo ascoltare negli ultimi loro lavori è un black metal fortemente melodico, che quindi crea una netta cesura con qualsiasi eco nostalgico e che consacra i Vreid come gruppo “a parte”, non più costretto a portare sul dorso un’eredità forse pesante. Se da un lato questo ha fortunatamente precluso la possibilità che la band si riducesse ad un mero tentativo di perpetrare qualcosa che era giusto cessasse con la scomparsa del suo ex-leader creativo, dall’altra non posso dirmi una fan dei loro ultimi esiti, soprattutto dell’acclamato ultimo Lifehunger. Uscito proprio quest’anno, l'album ha ricevuto delle critiche molto positive in generale e anche questa sera una manciata di brani, com’era lecito aspettarsi, saranno proprio estratti da questo disco, che purtroppo su di me non ha proprio attecchito. Devo quindi fare una recensione il più possibile oggettiva del concerto, perché è tangibile che i Vreid abbiano dimostrato la capacità di essere molto in sintonia col pubblico (letteralmente in delirio mentre il live si consumava), tuttavia mi sono trovata davanti ad una proposta che per gusti personali non mi ha entusiasmata e che quindi mi ha procurato un certo distacco. I pezzi sono compositivamente complessi, alternando delle parti che richiamano alla mente i Dissection a dei frangenti invece più melodici ed atmosferici, che conferiscono ai brani un aspetto più progressivo. La varietà con cui si articolano i pezzi non pone dubbi sulla creatività della band nel saper plasmare in maniera così eterogenea la sua musica, sapendola piegare anche a delle derive più catchy e più rockeggianti. Ho trovato, tuttavia, una certa pesantezza nell’assimilare il tutto, per cui non sono riuscita a sintonizzarmi con quello che sembrava essere il pathos generale della gente che attorno a me li sosteneva a gran voce.
È probabilmente un gruppo non molto nelle mie corde, che forse meriterebbe di essere approfondito con più concentrazione, ma che lascia un sapore un po’ incerto, attenuando dal mio punto di vista l’hype che invece era riuscito a trasmetterci con la sua oscurità Gaahls Wyrd.
Un piccolo “shock”, che forse però si armonizza maggiormente con quella che è la recente proposta musicale degli Enslaved, che siamo a questo punto pronti per accogliere.

ENSLAVED
Avendo purtroppo saltato le volte che gli Enslaved sono stati di passaggio in Italia, compreso il loro ultimo concerto estivo in concomitanza con il Frantic Fest, sono quindi molto eccitata all’idea di vederli e soprattutto di essere qui nella loro Terra: il contorno dà infatti un tocco di completezza ulteriore ad un’esperienza che già si preannunciava interessante. Seguo la band da molto tempo e sono anche un’estimatrice della loro ultima ondata, se così possiamo chiamarla, avendo ad esempio molto apprezzato Riitiir, che probabilmente resta il mio preferito nella triade degli ultimi dischi prodotti, ma dal quale purtroppo non vengono eseguiti pezzi dal vivo. La serata si apre, però, con un tuffo nel passato dedicato al loro album più iconico, Frost, che subito ci catapulta nel caos del live con l'intro a cui segue la ferocissima Loke.
L’incipit è dunque subito uno schiaffo, che ci risveglia dalle atmosfere un po’ più "leggere" dei Vreid, portandoci ad assecondare l’irruenza di una doppietta tutta targata 1994: a Loke farà infatti seguito Vetrarnótt, da Vikingligr Veldi. Il set sarà molto vario e quindi questo regalerà delle sensazioni contrastanti data la diversità dei pezzi e ciò che trasmetteranno: la ricchezza dell’espressività musicale si traduce sempre infatti in una ricchezza dal punto di vista esperienziale e gli Enslaved dimostreranno abilità e classe nel saltare da un mood all’altro senza tuttavia far sembrare il passaggio troppo traumatico. Brani con momenti più eterei come in particolar modo i due estratti da E (disco che non ho ancora assorbito per bene e che probabilmente pecca un po’ troppo di prolissità) si incastrano quindi in maniera insospettabile anche con le tonalità più glaciali degli altri due estratti da Frost, Isöders dronning e Jotunblod. Interessante anche l’esecuzione di Havenless, un brano che adoro con il suo fiero coro vichingo e durante il quale il frontman Grutle Kjellson smanetta con il touch screen del suo iPad, per infarcire il pezzo con ulteriori effetti distorti.
Ma la batosta finale arriva con Allfǫðr Oðinn, addirittura ripresa dall’EP Hordanes Land e contenuta anche nello split con gli Emperor del ’93. Non potevamo chiedere un saluto migliore, con un pezzo che ci regala una scarica di adrenalina che in realtà schiude la voglia di far proseguire la serata e di chiedere alla band di continuare a regalaci ancora qualche altro brano.
Purtroppo ciò non accadrà e gli Enslaved ci saluteranno con un inchino di gruppo. Un piccolo rammarico forse è per il fatto che non scelgano di eseguire estratti da Eld, ma questa sera ad ogni modo mi hanno lasciata pienamente soddisfatta e, soprattutto, affamata di rivederli ancora.

ENSLAVED SETLIST
Frost (intro)
Loke
Vetrarnótt
Ruun
Storm Son
Isöders dronning
Havenless
Jotunblod
Sacred Horse
Allfǫðr Oðinn



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locandina del tour
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locandina del concerto di Oslo
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