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TESSERACT + BETWEEN THE BURIED AND ME + PLINI - Campus Industry, Parma, 24/11/2018
28/11/2018 (429 letture)
Milano è la tappa fissa di quasi tutte le band che toccano le sponde italiane nei loro tour europei per un'unica data nel nostro bel paese. Ebbene, questa volta i britannici TesseracT hanno preferito una venue più a sud, precisamente nella periferia di Parma. Il Campus Industry è un locale molto difficile da raggiungere, forse un po’ troppo isolato, solitamente adibito a discoteca. Chi, come noi, è giunto a Parma in treno o con altri mezzi che non fossero autovetture ha sicuramente faticato a raggiungere la location dell’evento e soprattutto ha faticato ancor di più a lasciarla una volta finito, considerando la totale assenza di pullman e il numero irrisorio di taxi. Si poteva sicuramente fare di più a livello gestionale per un concerto che ha registrato il sold out a poche ore dall’apertura cancelli. Un tutto esaurito che forse né l’organizzazione né le band si sarebbero aspettati.
Con l’occasione, ho potuto partecipare al raduno del fan club italiano dei TesseracT in Piazza Duomo, durante il quale ho firmato una bandiera italiana da consegnare alla band durante il concerto. Un’ottima iniziativa per conoscere meglio chi condivide le stesse passioni musicali e per andare insieme al Campus Industry. Giunti all’esterno, qualche ora prima dell’apertura, non abbiamo potuto fare a meno di notare quanto fosse lugubre, abbandonato e scarsamente illuminato il parcheggio, neanche asfaltato, in cui abbiamo dovuto metterci in coda. Una volta superati i cancelli abbiamo dovuto formare un’altra coda nel cortile del locale in attesa che aprissero definitivamente le porte. Uno step inspiegabile, considerando che nel cortile non ci stavamo. Ripeto, si poteva fare molto di più a livello organizzativo che definirei ampiamente insufficiente. Giusto far gettare le bibite ai controlli, ormai siamo abituati, ma addirittura essere obbligati a cestinare cibo? Non ci siamo. Passando al locale, lo spazio interno è quello di una discoteca, il palco è molto stretto e troppo basso rispetto alla transenna, e quindi la visuale poteva risultare ostacolata soprattutto per chi non si trovava in prima fila come il sottoscritto. Fortunatamente il Campus Industry è molto largo e per questo motivo ci siamo potuti distribuire comodamente in senso longitudinale, a differenza della maggior parte dei locali.

PLINI
Uno dei motivi che mi ha spinto ad essere presente, oltre agli headliner ovviamente, è proprio il giovane australiano. Il suo sound innovativo lo ha reso uno dei migliori chitarristi emergenti e l’EP Salt+Charcoal ne ha consacrato il successo con un tour europeo quest’estate. Non avendo potuto partecipare, causa concomitanza con il Download madrileno, sono stato ben felice di trovarlo nella lineup dell’evento. Cascade, tratta dall’unico full-length Handmade Cities, ha aperto in modo magistrale la serata, tra tecnica perfetta, tempi dispari e una esecuzione impeccabile. Poi il trittico di canzoni tratte dall’EP sopracitato, dal sound a tratti jazz, con cui abbiamo potuto apprezzare le sonorità multiformi sia di Plini che dei suoi compagni di palco, ragazzi dotati di un talento innato. Paper Moon, la più lunga del lotto, ci ha fatto tornare indietro nel tempo di cinque anni, rivisitando i suoni più grezzi dell’allora ventunenne chitarrista. Allo scoccare della mezz’ora esatta, con uno sbrigativo ringraziamento al pubblico, il gruppo è uscito di scena smontando personalmente la strumentazione presente sul palco. Volendo commentare la scaletta, ho trovato inspiegabile l’assenza dell’omonima Salt+Charcoal, uno dei suoi brani migliori. Doverosi i complimenti all’addetto luci che è riuscito a tenere il tempo di ogni singola canzone, forse però a tratti in maniera un po’ fastidiosa e psichedelica. Essendo in prima fila, in alcuni momenti è stato difficile tenere gli occhi aperti. I volumi degli strumenti erano perfettamente bilanciati, tanto da poter udire ogni singola nota. Tenere i volumi bassi in locali ristretti è sempre la scelta migliore.

SETLIST PLINI
1. Cascade
2. Kind
3. Flâneur
4. Sunhead
5. Paper Moon


BETWEEN THE BURIED AND ME
Non so se per mancanza di personale o cosa, ma per la seconda volta il cambio di strumentazione è stato eseguito dalla band stessa, così come il soundcheck. Nessuna entrata plateale in scena, quindi, in quanto i componenti erano già tutti sul palco a provare gli strumenti. Risultato? Più che i Between the Buried and Me sembrava di ascoltare i Between the Batteria and Me. Basso tagliato fuori dal mix e chitarre quasi assenti. La voce, quando si assestava su toni medio alti, era impossibile da percepire. Il cantante muoveva la bocca senza apparentemente emettere alcun suono. Discorso diverso per le parti in growl in cui fortunatamente abbiamo potuto apprezzare la tecnica eccezionale di Thomas Giles, che dopo quasi vent’anni di carriera è ancora in forma smagliante. Blake Richardson, il batterista, è stato molto bravo a destreggiarsi nei vari brani, soprattutto considerando la notevole complessità degli stessi. Purtroppo i volumi alzati all’inverosimile, come già accennato, hanno creato un ammasso informe di suoni. A livello di tecnica parliamo di uno dei gruppi migliori del panorama metal, i tredici minuti di The Proverbial Bellow, con cui si è aperta la loro esibizione, ne sono un esempio lampante. Il poco spazio a loro dedicato, poco più di tre quarti d’ora, li ha costretti a preferire canzoni tratte dal concept Automata accantonando il consistente repertorio storico, con l’eccezione di Sun of Nothing, tratta dal capolavoro Colors. I fan presenti erano letteralmente in visibilio e le ossa degli astanti ne hanno risentito, visto il pogo parecchio movimentato. Il palco ristretto, tuttavia, non ha consentito molta libertà di movimento ai musicisti che hanno dovuto fare lo slalom tra pedaliere e amplificatori.

SETLIST BETWEEN THE BURIED AND ME
1. The Proverbial Bellow
2. The Coma Machine
3. Dim Ignition
4. Millions
5. Sun of Nothing
6. Voice of Trespass


TESSERACT
Per la seconda volta in poco meno di cinque mesi ho avuto la fortuna di trovarmi in prima fila a pochi passi dalla band di Milton Keynes. Due esibizioni completamente diverse ovviamente: la prima all’aperto in un festival dalle dimensioni enormi ma con scaletta ridotta, questa da headliner in un locale dalla capienza di un migliaio di persone e con quasi due ore a disposizione. Con la precisione di un metronomo, i musicisti sono apparsi accompagnati da un boato alle 21:30 esatte, sulle note di Luminary, traccia d’apertura dell'ultimo lavoro Sonder. Fortunatamente il palco era stato ripulito dagli ingombri che avevano limitato i movimenti dei BTBAM e i TesseracT sembravano avere più spazio di manovra. In scaletta erano presenti alcune canzoni scritte dall’ex cantante Ashe O’Hara ed eravamo tutti molto curiosi di sentire come si sarebbe comportato Daniel Tompkins nella loro reinterpretazione. La resa è stata perfetta, Of Mind - Nocturne su tutte. Dopo la coppia di Concealing Fate, rispettivamente parte II e parte III, tratte dal loro album d’esordio, i toni sono stati smorzati verso un ritmo più docile grazie al poker di canzoni estratto da Polaris. D’altronde Dan doveva scaldare la voce per il crescendo finale con la combo King/Concealing Fate - Acceptance, i brani più violenti e aggressivi della serata, che hanno fatto tremare i muri del locale. Il quintetto britannico ha dimostrato di avere molto a cuore ognuno dei dischi pubblicati, andando a suddividere la scaletta in modo da dare pari spazio ad ognuno di essi.
La presenza scenica di Daniel Tompkins, inoltre, è stata un valore aggiunto, dato che poche band attualmente possono vantare un frontman di questa caratura. Sono di qualità sia la padronanza della tecnica scream che l’ottima esecuzione degli acuti e dei falsetti. Il suo non è semplicemente canto, ma una vera e propria interpretazione, come un attore sul palcoscenico: un mix tra performance vocale e movenze a tempo sulle note della chitarra di Alec Kahney. I momenti salienti della serata possono sicuramente essere identificati con il crowd surfing eseguito per ben due volte, di cui l’ultima sulle note cantate in scream della conclusiva Concealing Fate - Acceptance. Un’esibizione perfetta da parte di tutti, anche se c’è stato solo un brevissimo momento di indecisione durante Juno in cui uno strumento è uscito fuori tempo, ma una band di qualità sa reagire anche a queste situazioni rendendo l’errore completamente impercettibile. Le luci, dal canto loro, hanno giocato un ruolo importante creando un’atmosfera suggestiva con un gioco di chiaroscuro in cui i membri spesso si trovavano in controluce, sagome scure su sfondo illuminato. Un effetto molto affascinante. I volumi erano adeguati, non perfetti come quelli dell’esibizione di Plini, ma bisogna considerare che bilanciare la voce è una difficoltà in più. In ogni caso abbiamo potuto apprezzare sia la parte strumentale che l’ottima performance vocale, soprattutto il tipico suono djent della band che rende molto bene dal vivo. Assistere dal vivo a ben tre parti della suite Concealing Fate, probabilmente il lavoro migliore di tutta la loro discografia, è davvero un’emozione.

SETLIST TESSERACT
1. Luminary
2. Of Mind - Nocturne
3. Concealing Fate II - Deception
4. Concealing Fate III -The Impossible
5. Survival
6. Dystopia
7. Hexes
8. Phoenix
9. Juno
10. Smile
11. Of Matter - Proxy
12. Of Matter - Retrospect
13. King
14. Concealing Fate I – Acceptance


Alcune considerazioni finali: il costo del biglietto (29€, prevendita compresa) si è rivelato ottimo, considerando la qualità delle performance e il fatto che in scaletta figurassero tre artisti di livello mondiale. Inoltre, la scelta degli stessi è stata studiata molto bene, perché appartengono allo stesso genere e perciò il pubblico ha avuto modo di apprezzare ogni esibizione, a prescindere dalle preferenze personali. Del tutto inutile, però, il dj set dopo il concerto, di pessimo gusto. Nel complesso è stata una serata imperdibile, un mini-festival progressive metal assolutamente ben riuscito.



Earthformer
Giovedì 29 Novembre 2018, 22.40.32
2
Vacca boia che concerto che è stato, plini non solo duona da dio masa anvhe prendersi poco sul serio, troppo bello quando a fine scaletta fa "holy fuck, this is probably the best show we've played in this tour so far"
Paperoga
Giovedì 29 Novembre 2018, 20.27.25
1
Mamma mia il campus di parma, peggior posto in cui sono andato a vedere un concerto. Per il resto serata indimenticabile, tutte e tre le band incredibili!
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TesseracT Fan Club Italia
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28/11/2018
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Campus Industry, Parma, 24/11/2018
 
 
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