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IL MURO DEL CANTO - L'anima oscura di Roma
15/12/2018 (1144 letture)
Il Muro del Canto è un progetto molto particolare, che pesca tanto dal rock classico, quanto dall'anima più popolare e genuina della canzone romana, con un considerevole alone dark che conferisce alla musica un fascino particolare. Abbiamo raggiunto il cantante del gruppo, Daniele Coccia, per una piacevole chiacchierata.

Barry: Ciao Daniele e benvenuto su Metallized! Sicuramente, dato il tuo lavoro con i Surgery, non è la prima volta che affronti un'intervista su un sito che tratta prettamente heavy metal, ma forse è la prima volta che la affronti in rappresentanza de Il Muro del Canto...o no?
Daniele: Certo, è la prima volta e mi fa molto piacere, considerando il mio amore viscerale per il metallo, passione antica che va avanti da quando ero ragazzino.

Barry: Ti va di raccontarci come nasce Il Muro del Canto e come è stato, per te, passare da un gruppo legato a sonorità certamente più “estreme” ad uno molto più intimista? Detto che poi, se heavy metal fa rima con atmosfere oscure e malinconiche, allora dopotutto anche Il Muro del Canto ha molto di heavy metal!
Daniele: Per me è stato un passo naturale, nella musica la poligamia è consentita e ogni sapore nuovo è un valore aggiunto, qualcosa che accresce la diversità dei linguaggi e delle atmosfere. Nel nostro primo disco erano forti la valenza oscura, le tonalità minori, componenti ancora irrinunciabili per il nostro sound. 
Mi piace pensare che Il Muro del Canto appartenga al lato oscuro della musica italiana e al lato nascosto di Roma.

Barry: Al riguardo, ho notato che il vostro pubblico è molto trasversale: siete apprezzati tanto dagli amanti della musica cantautoriale, quanto dai metallari più “rudi”; come ti spieghi questa vostra interessante capacità di attrarre un pubblico non rigidamente inquadrato?
Daniele: In realtà il nostro pubblico è estremamente diverso, ai nostri concerti ci sono un sacco di persone avanti con l'età, padri con i figli in spalla, punk, metallari e gente comune. Questo è per noi un motivo di vanto, perché vuol dire che i nostri messaggi sono universali e che il nostro non è un suono da “ghetto”. 

Barry: Veniamo finalmente a questo nuovo lavoro in studio, L'Amore mio non more: si tratta, innanzitutto, del vostro quarto album dal 2012 ad oggi, il che denota una prolificità compositiva davvero niente male, tanto più che date l'idea di non avvertire la “pressione” di dover scrivere un nuovo album, ma tutto suona molto spontaneo e naturale. Qual è il vostro segreto?
Daniele: Scrivere canzoni è molto bello. Ogni brano è un mondo diverso, una sfida che ci appassiona genuinamente. Il nostro segreto è da rintracciare in questa urgenza creativa. Condividiamo tutto questo con il nostro pubblico che ci motiva a continuare e a migliorare.

Barry: Come avete lavorato per comporre musica e testi per il nuovo album? L'ispirazione, come sempre, sembra provenire tanto dal passato, quanto dai giorni nostri, come se le vostre canzoni raccontassero storie senza tempo.
Daniele: Ci piace considerare quello che facciamo sulla lunga distanza. La musica è una traccia del nostro passaggio, un’impresa che ci piacerebbe fosse comprensibile ed accessibile anche fra cento anni. Quindi lo facciamo in modo classico e senza riferimenti all'attualità di un epoca buia come questa, evitando il linguaggio contemporaneo. Ci piace pensare di scrivere a penna e non a matita.
A questo album abbiamo lavorato in modo corale, ognuno dicendo la sua, semplicemente, come sempre.

Barry: Benché trattiate tematiche molto variegate, possiamo dire che l'amore (spesso con note amare), la povertà, la rabbia, la disillusione, l'anticlericalismo (il che fa molto metal, in effetti) siano fra le tematiche più importanti?
Daniele: Assolutamente sì. Un tema che è molto vicino al mondo del metal che noi abbiamo sempre trattato senza problemi è la morte. Ma in questo nuovo disco i temi dominanti sono il tempo, il nostro passaggio su questo mondo, i ricordi.

Barry: Per quanto riguarda la copertina, si tratta come di consueto di un lavoro evocativo, con un orologio, un serpente (parrebbe una vipera, ma non sono un erpetologo) ed un pettirosso, quasi a simboleggiare il “male” ed il “bene”; ci ho azzeccato o intendevate comunicare altre sensazioni?
Daniele: Esatto nella copertina Paolo Campana e Lucamaleonte hanno rappresentato la vita con l'orologio. Con il pettirosso il bene, con il serpente il male. Con il titolo insieme a queste immagini volevamo comunicare forza e passione.

Barry: Per i vostri singoli, Reggime er gioco e La vita è una, avete girato dei bei video, collaborando con due bravissimi attori romani, quali Vinicio Marchioni e Marco Giallini (che molti ricorderanno soprattutto per la serie TV Romanzo Criminale); come sono nate queste due collaborazioni?
Daniele: Le collaborazioni con Marco Giallini e con Vinicio Marchioni sono nate in entrambi i casi da una vicinanza artistica nel modo di rappresentare Roma. Oltre ad essere attori straordinari sono persone che si approcciano al lavoro in una modalità che sentiamo molto vicina. Ci siamo conosciuti, riconosciuti ed è stato un onore per noi ospitarli nei videoclip dei nostri singoli.

Barry: Senza na Stella vede la collaborazione con Lavinia Mancusi, un vero valore aggiunto per il brano (senza nulla togliere alla tua voce, ovviamente!); come è nata la collaborazione con questa splendida ugola?
Daniele: Qualche anno fa Lavinia mi chiese se mi andava di scrivere qualcosa per lei, e le proposi Senza na Stella, che avevo già pronta.
Ma, quando la sentii cantare così splendidamente da lei, proposi al resto del gruppo di includerla nel nostro nuovo disco.

Barry: Fra i vari brani, forse la mia personale preferenza va a Novecento; ti va di raccontarci qualcosa in più su questo bel pezzo?
Daniele: Abbiamo scritto Novecento ai tempi di Ancora ridi, ma abbiamo trovato il giusto arrangiamento solo quest'anno. Diciamo che abbiamo aspettato il momento giusto.
È un brano che sembra quasi swing e racconta Roma durante lo sviluppo delle periferie negli anni 50/60. In un certo senso qualcosa che mi sono sentito di raccontare perché a modo mio ho vissuto cose analoghe nella provincia degli anni 80. Nuovi quartieri, strade sterrate, cantieri e campi incolti, marane di acqua piovana, tanta libertà e un po' di nostalgia per il nostro bel 900.

Barry: Roma Maledetta è una sorta di storia della nostra città, con riguardo tanto alla sua grandezza, quanto alla sua anima più nera; come definiresti il vostro rapporto con Roma ed i romani?
Daniele: Il nostro rapporto con Roma è molto semplice, forse rendiamo quello che lei ci dà, a volte può essere un pugno e altre un bacio appassionato. Per quanto riguarda la band, Roma ci ha dato un amore che non sapevamo potesse esistere. Per il resto ci piange il cuore vederla ridotta come è oggi.

Barry: Ponte Mollo è, immagino, un vostro omaggio a Lando Fiorini ed alla canzone popolare romana; come mai questa particolare scelta?
Daniele: Ponte Mollo è una canzone bella da morire e forse, tra quelle non scritte da noi, è quella che abbiamo arrangiato con più naturalezza. È anche un omaggio a Lando Fiorini, grande interprete della nostra tradizione.

Barry: Di recente, avete collaborato anche con Piotta per il suo brano 7 Vizi Capitale, divenuto celebre per esser stato la colonna sonora della serie TV Suburra; come è nata questa collaborazione?
Daniele: L'idea della collaborazione in 7 Vizi Capitale con Piotta è nata attorno alla sua canzone che aveva un testo perfetto per essere fatto insieme a noi e perfetto per essere la colonna sonora di Suburra.

Barry: Come si sente un musicista quando il suo nuovo album è appena uscito, ma ancora non ha l'occasione di “saggiare” l'accoglienza live per i nuovi pezzi, perché il tour per la sua promozione deve ancora iniziare? Prevale la voglia matta di iniziare a presentare il disco, oppure la “preoccupazione” per come verrà accolto?
Daniele: In realtà, quando si esce con un nuovo disco ,c'è sempre una dolce ansia che accompagna l'attesa e una grande voglia di condividere i nuovi brani con il pubblico in concerto. Ma la preoccupazione si è dissipata, perché il disco è stato accolto meglio di come pensavamo e quindi ora resta solo la voglia di suonare.

Barry: Una domanda che, forse, non vi hanno mai fatto (almeno spero): della vostra musica si legge un po' di tutto: ho letto che fate folk rock, folk semplice, musica cantautoriale, musica influenzata da film western (!), alternative rock o, come era scritto sulla cover di L'ammazzasette, musica popolare romana...ma se fossi tu a dover dare una definizione del vostro stile, che termini useresti?
Daniele: Francamente non so darti una risposta che sintetizzi la nostra proposta con un paio di termini speciali. Noi suoniamo rock con influenze chitarristiche legate al folk americano, cantiamo e recitiamo in romano ma cercando di essere il più universali possibile. 

Barry: Come mai, secondo te, la musica romana è vista più come un gruppetto di canzoni da osteria, mentre in altri paesi la musica verace popolare ha molto più successo ed è molto più rispettata (penso al folk irlandese, per dirne una)?
Daniele: La canzone romana è stata sempre troppo poco rappresentata e poco cantata, anche se sono tantissimi gli scritti tramandati dei quali non ci sono fonogrammi. Negli ultimi 30 anni è stato scritto molto poco di originale e, vista la passione che riscontriamo nei romani verso le canzoni della nostra città, credo che colmare questo vuoto sia quasi un obbligo morale.

Barry: Ho letto in un'intervista che ti farebbe piacere raccontare il motivo della somiglianza della prima parte di La terra è bassa, contenuta in L'Ammazzasette, con un brano di Sergio Endrigo...quindi prego, fai pure e soddisfa anche la nostra curiosità!
Daniele: Il riferimento melodico dell'inciso vocale di La Terra è Bassa è una citazione di Sergio Endrigo. Il testo della nostra canzone è ispirata a mio nonno che da bambino mi canticchiava sempre quella filastrocca. Una ricordo molto dolce.

Barry: Recentemente hai pubblicato anche un album solista, dove hai affrontato sfumature ancor più intimiste e cantautoriali; ce ne vuoi parlare?
Daniele: Il Cielo di Sotto è stato il mio primo disco da solista. Raccoglie tutti i brani scritti in italiano dal 2009 al 2017. Canzoni che amo moltissimo, che ritraggono bene il mio spirito. Ascoltatelo!

Barry: Quali sono le tue principali influenze come cantante ed autore? E, naturalmente, poiché siamo su un sito che tratta heavy metal...quali sono le tue band di riferimento del genere?
Daniele: In generale la mia passione più grande è sempre stato il death metal, ma seguo sempre con grande interesse le nuove tendenz; i miei nuovi amori ultimamente sono Enslaved, Klevertak, Deafheaven, SikTh e Dyscarnate.

Barry: Dobbiamo aspettarci novità dai Surgery, per i fan della tua storica band?
Daniele: Il capitolo dei Surgery non è mai stato chiuso in maniera definitiva. Quando ci incontriamo parliamo sempre di come tornare in maniera più scioccante ed atroce possibile. Il primo amore non si scorda mai.

Barry: Grazie mille per questa intervista!
Daniele: Grazie a voi, speriamo che il nuovo disco possa piacere anche ai vostri lettori!



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