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FOTOGRAFIE SEGNANTI - # 3 - E non dimenticare il Jolly
17/12/2018 (932 letture)
Capita quando certe immagini possiedono il potere di trasmettere al primo sguardo tutto un mondo che sta dietro di loro; magari senza nemmeno volerlo. Ne guardi una e nello stesso istante in cui il tuo cervello la recepisce, inconsciamente questa ti ha già colpito ed ha già detto molto più di quanto tu abbia avuto modo di renderti conto e, forse, di quanto te ne renderai mai. Se poi si tratta di una foto che fa anche da copertina ad un disco di particolare spessore, destinato a restare negli anni ed a sopravvivere alla band che lo ha prodotto, allora l'effetto sarà davvero indelebile. Proprio lo scenario che descrive la cover di Aces of Spades dei Motorhead, firmata da Allan Ballard.

SCREAMING FOR THE ACE
Se si dovesse compilare un ipotetico elenco di dischi che ogni buon amante della musica metal dovrebbe certamente possedere per potersi qualificare come tale, Ace Of Spades dei Motorhead sarebbe sicuramente fra i prescelti. Come molti altri dischi da loro firmati, peraltro. Ed anzi, per citare la nostra recensione:

Questo disco insieme a Overkill e Bomber completa un trittico irripetibile che nessun amante della musica metal può esimersi dal custodire gelosamente nella sua personale collezione. Tre capolavori assoluti che rappresentano la quintessenza della filosofia musicale dei Motörhead.
L’inconfondibile cover vede ritratti i tre membri della band vestiti da messicani, ed è la prima volta che i Nostri compaiono in foto; in basso campeggia l’asso di picche, autentica iattura per gli inglesi.


Ed in effetti, per chi crede nella cartomanzia, l'Asso di Picche è la carta più temuta, l'auspicio peggiore, il più nefasto, annunciando varie sfortune e morte, nel caso peggiore. Ad ogni modo, è proprio di questa copertina che vogliamo adesso occuparci, tutt'altro che sfortunata per i Motorhead. Uscito nel 1980, ossia in un momento storico in cui l'estetica del Metal doveva ancora trovare un suo assetto, mentre la N.W.O.B.H.M. si apprestava a rivoluzionare la scena e circa un paio di anni prima di quello Screaming for Vengeance che abbiamo citato nella Puntata 1 della collana come importantissimo in questo senso, Ace of Spades fece la sua parte anche da questo punto di vista.

E LE ALTRE BORCHIE? PICCHE
Senza voler parlare in questo frangente dei contenuti musicali dell'opera -non è questa la sede e c'è già la recensione prima richiamata per questo- è proprio la forza della foto di copertina che oggi celebriamo. E per prima cosa possiamo notare come, quasi sempre, i risultati migliori si ottengano da una combinazione di decisioni coscienti ed altre imposte dalle circostanze. In ossequio al tema di Shoot You in the Back, la copertina di Ace of Spades propone i tre tizzoni d'inferno in versione metal-cowboy, con il set ricavato molto più prosaicamente in una cava di sabbia posta a Nord di Londra, in cui si cercò di ricreare a buon mercato l'atmosfera del deserto del Nevada. Perché il mito americano era comunque già anni stuzzicante per il baffuto bassista, perché "Fast" Eddie Clarke non vedeva l'ora di potersi calare nei panni di Clint Eastwood e perché con pochi soldi, un buon fotografo (ne parleremo dopo) ed una buona dose di spirito di adattamento e furbizia, poteva venir fuori qualcosa di buono; e così fu. Erano tempi in cui né Lemmy, né gli altri componenti della band potevano vantare una situazione economica particolarmente florida, tanto che le borchie a forma di Asso di Picche visibili sulla gamba destra di Lemmy-che da qui in poi diventerà un simbolo forte del gruppo, quasi al pari dello Snaggletooth qui presente sul petto di Philty- erano cucite solo su quella, mentre la sinistra non le aveva. Una singolare estrosità? No, soldi solo per quelle visibili e posa imposta di conseguenza. Quelle di Clarke e Taylor risultano quindi speculari sia per questioni di bilanciamento con l'assetto triangolare della foto, con la posizione del batterista che ricalca quella di Lemmy, ma sfalsata per dare profondità e favorire l'inserimento del logo del gruppo e dell'Asso di Picche su un'immagine divisa nettamente in due dalla linea di forza del bordo del cumulo di sabbia, sia per motivi analoghi a quelli prima richiamati.

PICCOLI RIBELLI DEL WEST
Quella foto in cui appaiono per la prima volta i tre musicisti sulla copertina di un loro disco, scaturita in parte da ragioni prosaiche come quelle cui abbiamo accennato, in parte dalla voglia di America da western movie (cit.) ed in parte ancora dalla felice intuizione di Alan Ballard servì, come detto, anche a definire meglio alcuni tratti estetici che poi sarebbero stati "canonizzati" dai Judas Priest in un contesto in cui non c'era la possibilità di accedere a tutto in tempo reale, ed una singola immagine poteva avere un effetto abnorme sulla scena. Anche a questo è stato già fatto cenno e proprio nell'articolo numero uno della serie, quando abbiamo scritto:

Oggi come oggi è difficile, per la generazione dei "Millennials", rendersi conto di come una sola canzone, una copertina, una recensione letta su una fanzine o su una rivista ufficiale, potesse influenzare l'immaginario dei singoli. Il fatto è che non solo non c'erano internet e le sue infinite possibilità offerte in tempo reale; è che non c'era niente. Di molti gruppi, quindi, si conoscevano i nomi, si sapeva che avevano fatto uscire un certo disco, ma tante volte non si era ascoltata una sola loro nota. Quasi sempre non si conosceva che la copertina di un loro lavoro (magari vista di straforo in bianco e nero ed in bassa risoluzione) e qualche nome, sempre tramite qualche scritto o qualche notizia che circolava via telefono fisso e tramite lettera cartacea, ma spesso era tutto lì.

Ecco; è sempre bene ricordare certe cose, perché è proprio così che dobbiamo guardare a questo scatto, provando ad immaginare quale dirompente effetto potesse avere, prima ancora della musica, l'impatto con quei tre ceffi, con quelle borchie, con quella pelle total black il cui effetto cromatico era spezzato solo dalla presenza del poncho “eastwoodiano” dello stesso colore della sabbia del terreno e con il bianco/blu del cielo tenuto sfumato a fare da sfondo. Un colpo d'occhio che apriva mondi di ribellione a portata di tutti e che poi venivano visitati ascoltando di partite a carte, colpi alla schiena, del lavoro dei road crew e di una caccia che era sempre meglio della cattura.

IL FOTOGRAFO DI MICHELANGELO
Da queste poche note, si evince che la foto della quale ci stiamo occupando sarà stata anche semplice nella costruzione, ma non certo eseguita con approssimazione. Anzi, risulta molto più costruita di ciò che può sembrare, una qualità che può essere ascritta solo a lavori firmati da professionisti di livello, quale era Alan Ballard. Autore di scatti finiti su album o altrove, che immortalano artisti che rispondono ai nomi di Sinatra, Jethro Tull; Joe Jackson; Adam Ant; Fastway; Gary Glitter; Japan; Tank; XTC; The Damned e tantissimi altri, Ballard ha cominciato come assistente presso il London Evening Standard, per poi passare al settore moda lavorando con John Cowan, il cui studio era ubicato in Shaftesbury Mews nr. Earls Court, prestandosi come assistente e stampatore. Cowan, tra gli anni 60 e 70 scattò alcune tra le fotografie più note del periodo, caratterizzate da un dinamismo assolutamente inconsueto per l'epoca, diventando un punto fermo della scena. Tanto che il suo studio appare nel film Blow Up di Michelangelo Antonioni, col personaggio di Thomas che in parte si rifà proprio a lui. Tornado a Ballard, che da lui apprese molto, durante il periodo successivo in cui lavorò per Vogue America, diventò celebre per il suo lavoro di documentazione delle tensioni razziali del periodo, specialmente tra residenti di Harlem e forze dell'ordine. Famosa, a questo proposito, la sua foto di un ufficiale di Polizia sotto tiro. Le sue immagini aventi come soggetto famosi artisti Rock sono regolarmente quotate sul mercato dell'arte e sono in vendita presso una nota galleria specializzata al 916 di Springdale Road ad Austin, Texas.
Il fotografo è morto il 21 Aprile del 2011 all'età di 75 anni, ma il suo lavoro ha contribuito a cambiare leggermente la vita i tutti noi. E dobbiamo essergliene grati.



Rob Fleming
Domenica 30 Dicembre 2018, 10.27.28
16
Anch'io ho "reso omaggio". Fastway a manetta e due album poco menzionati, ma per me bellissimi: Another perfect day e The world is yours. Per ricordami che i Motorhead non erano solo i primi 4 capolavori
Raven
Domenica 30 Dicembre 2018, 9.25.51
15
Ed è bello vederli insieme in questa foto.
Andrea
Domenica 30 Dicembre 2018, 9.23.51
14
E' appena passato l'anniversario della morte di Lemmy.
Elluis
Mercoledì 19 Dicembre 2018, 20.40.21
13
Se penso che non c'è più nessuno di loro, mi viene una tristezza infinita...
ObscureSolstice
Martedì 18 Dicembre 2018, 21.39.18
12
Una formazione mitica. Il miglior terzetto esistente. Lo "scatto alternativo" in alto a destra dove sono in posizione a triangolo con Clarke sullo sfondo è grandiosa, molto realistica da film veramente.
Area
Martedì 18 Dicembre 2018, 9.00.16
11
@Raven, i nati dal 1985 fino al 94 sono Generazione Y e questi sono millenials e io ci rientro dentro da 86. Quelli nati dopo il 94 sono Generazione Z o iGeneration. Fino dell'Off topic.
Raven
Martedì 18 Dicembre 2018, 8.55.10
10
Generazione Z sarebbe effettivamente più esatto.
Area
Martedì 18 Dicembre 2018, 8.47.53
9
Ah comunque i "Millenials" sono tutti coloro nati tra i primi anni 80 fino alla fine dei 90... spesso si definisce millenials tutti quelli che oggi hanno appena 20 anni o poco più o gli adolescenti attuali.
Area
Martedì 18 Dicembre 2018, 8.45.12
8
Io la prima volta che ho visto la copertina di Ace of spades credevo che fossero Texani
Freccia
Lunedì 17 Dicembre 2018, 20.22.37
7
Lucignolo, d'accordissimo con te! Purtroppo la descrizione dell'oggi è vera, aggiungerei inoltre le foto da deficienti fatte dai rapper nostrani e non! Comunque grandissima la copertina di Ace.... E grandissima la band simbolo di dedizione e coerenza!
Silvia
Lunedì 17 Dicembre 2018, 18.02.09
6
Molto bello l'articolo, un'altra foto iconica che in effetti richiama il mondo western 😃
lucignolo
Lunedì 17 Dicembre 2018, 17.28.58
5
una foto che è segnante perchè dietro quello scatto c'è una storia di tre ragazzi e di un grande gruppo,e quello che hanno fatto in questo album ha immortalato e definito quella cover nel tempo.Oggi di segnante ci sono solo tette e culi (nella loro stupidità,non nella loro bellezza),siamo nell'era kardascian,pagherei oro per trovare le stesse sensazioni di quando ho visto la copertina di Ace of spades e messo a girare sul piatto,qualcuno che mandi affanculo tutto e tutti a 1000 all'ora,facendo semplicemente quello che sanno fare meglio,rock 'n roll.
Fabio Rasta
Lunedì 17 Dicembre 2018, 14.50.10
4
Articolo doveroso in questa serie. Con LEMMY se ne sono andati tutto un modo di intendere il Rock, e la semplicità con cui quel mondo lo si viveva. Quei tre ragazzacci, oggi tutti passati a miglior vita (?!), si stavano divertendo come matti, senza immaginare minimamente quale effetto dirompente e duraturo, avrebbero avuto sulla scena, sui Rockers di tutto il mondo, e su milioni di adolescenti. Il massimo della coerenza è che LEMMY se ne fotteva di tutto questo, non si è mai dato delle arie, non faceva pesare il suo stato di simbolo, ed è rimasto fino all'ultimo uno di noi. Oggi, oltre ai suoi dischi e relativi tour, continua a mancarmi lui e quello che rappresentava: un'epoca di valori, lealtà ed orgoglio, ma anche di applicazione ed impegno, senza il peso tuttavia, di tutta quella pomposa seriosità di oggi. Epoca finita x sempre. Ma non dimenticata.
Rik bay area thrash
Lunedì 17 Dicembre 2018, 9.58.20
3
Picture iconica a dir poco 😉 e soprattutto fa un bellissimo effetto sulla cover del album in vinile. Cioè in grande. All'epoca, come scritto in review, era tutto da inventare, le borchie il chiodo e un certo look erano ancora in divenire (anche se i Judas priest nell 80 avevano già un new look). La foto ritrae tre rider in un deserto 😉, ma sebbene sia un trucco, è a dir poco perfetta e ben si adatta al sound dei motorhead. Aaahhhhh naturalmente un masterpiece da tenere come una relics. Imho
Joe91
Lunedì 17 Dicembre 2018, 9.50.05
2
"Aces of Spades"?
Elluis
Lunedì 17 Dicembre 2018, 9.30.42
1
Uno dei dischi fondamentali per quella che è stata la mia crescita, dall'adolescenza ad oggi. Articolo molto interessante che rivela molti particolari che ignoravo, un grande plauso a @Raven come sempre. Ricordo un'intervista di Scott Ian che ricordava che la prima volta che ha avuto tra le mani questo disco rimase sconvolto dal suono di questo album, e ignorando chi fossero i Motorhead, si chiedeva "ma chi diavolo sono 'sti tre messicani che suonano a mille all'ora?"
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